{"id":1266,"date":"2004-06-01T12:00:00","date_gmt":"2004-06-01T12:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.oikonomia.it\/?post_type=articolo&#038;p=1266"},"modified":"2026-04-11T09:52:58","modified_gmt":"2026-04-11T09:52:58","slug":"jonathan-sacks-the-dignity-of-difference-how-to-avoid-the-clash-of-civilizations-continuum-london-and-new-york-2003-216-pp","status":"publish","type":"articolo","link":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2004\/giugno\/jonathan-sacks-the-dignity-of-difference-how-to-avoid-the-clash-of-civilizations-continuum-london-and-new-york-2003-216-pp\/","title":{"rendered":"Jonathan Sacks, The Dignity of Difference. How to avoid the clash of civilizations Continuum, London and New York 2003, 216 pp."},"content":{"rendered":"<p>\u201c<em>Le grandi religioni incarnano le verit\u00e0 non disponibili per l\u2019economia o politica, e rimangono salienti anche quando tutto il resto si cambier\u00e0. Ci ricordano che la civilizzazione sopravvive non a causa della forza ma della sua capacit\u00e0 di rispondere ai deboli, non a causa della ricchezza ma della cura dei poveri, non a causa del potere ma della preoccupazione per gli impotenti.<\/em>\u201d (J. Sacks, The Dignit\u00e0 of Difference, p.195)<\/p>\n<p>L\u2019autore \u00e8 il Rabbino delle Congregazioni Giudaiche Unite del\u00a0<em>Commonwealth<\/em>, uno dei pi\u00f9 grandi intellettuali religiosi del nostro tempo. Sin dalle prime righe, l\u2019opera affascina per lo stile di scrivere e per il vasto orizzonte umano che comprende. Le riflessioni prodotte sulla filosofia antica e moderna, sulle teorie dell\u2019educazione e di etica, sulla futurologia, sociobiologia e la teoria dei giochi costruiscono una visione interessantissima per l\u2019avvenire del terzo millennio.<\/p>\n<p>Il libro, \u201csupplica per la tolleranza nel tempo dell\u2019estremismo\u201d, \u2013come lo definisce lo stesso autore\u2013, cerca di rispondere ad una domanda cruciale: possono le religioni diventare una forza della pace piuttosto che dei conflitti? Ormai oggi nessuno nega il ruolo della religione sulla scena della politica internazionale. Per\u00f2 gli avvenimenti del settembre 2001 (e, possiamo aggiungere, del marzo 2004) convertono l\u2019affermazione di Jonathan Swift in una domanda dolorosa: ma veramente abbiamo abbastanza religione per odiarci ma non abbastanza per amarci?!<\/p>\n<p>J. Sacks afferma che dalla politica dell\u2019ideologia siamo entrati nell\u2019era della politica dell\u2019identit\u00e0. L\u2019identit\u00e0 che sempre crea un \u201cnoi\u201d e un \u201cloro\u201d. La pace richiede una profonda crisi di tale identit\u00e0: siamo capaci \u2013ci provoca l\u2019autore\u00ad\u2013 di riconoscere l\u2019immagine di Dio in colui che non sembra fatto a nostra immagine, in un straniero\u00ad? La globalizzazione ha trasformato il nostro mondo in un piccolo paese in cui tutti sono stranieri. Le nostre differenze devono trasformarsi per noi da una minaccia di conflitto ad un invito di sentirci arricchiti dalle diversit\u00e0 degli altri. Il filo rosso del libro \u00e8 una forte richiesta di fare spazio per l\u2019altro. Infatti, procede l\u2019autore, la base teologica del rispetto delle differenze \u00e8 radicata non nel relativismo ma nel monoteismo biblico. \u00c8 proprio questa religione che per la prima volta ha insegnato all\u2019essere umano ad uscire al di l\u00e0 della sua polis, del suo stato, trib\u00f9 o nazione per rivolgersi all\u2019umanit\u00e0 intera.<\/p>\n<p>Il dialogo oggi si costruisce attorno a degli elementi in comune mettendo da parte le differenze come se fossero cose insignificanti e minime. Per\u00f2 nel nostro tempo, che secondo le parole di Freud, \u00e8 caratterizzato dal \u201cnarcisismo delle piccole differenze\u201d c\u2019e una necessit\u00e0 vitale di sviluppare non solo la teologia del comune ma piuttosto la teologia delle differenze.<\/p>\n<p>Una delle cause dell\u2019inclinazione dei sistemi moderni ad imporre l\u2019unit\u00e0 artificiale sulla diversit\u00e0 divinamente creata &#8211; che come conseguenza ha prodotto effetti drammatici come le crociate, le inquisizioni, la\u00a0<em>jihad<\/em>\u00a0ed l\u2019olocausto- \u00e8 radicata nel pericoloso paradigma dominante in tutte le culture universaliste (Grecia e Roma antiche, Cristianesimo del medioevo, Islam, Illuminismo e capitalismo globale) che lui chiama lo \u201cspirito di Platone\u201d.<\/p>\n<p>Per Platone, sostiene Sacks, la vera essenza delle cose si colloca nel mondo delle idee e non nella concreta incarnazione del mondo dei sensi. Questo ultimo \u00e8 soltanto il posto dei conflitti, degli errori e delle guerre. Il mondo perfetto \u00e8 il mondo dove le differenze si risolvono nell\u2019uniformit\u00e0, dove la diversit\u00e0 degli alberi si riunisce nell\u2019idea di Albero e la variet\u00e0 degli uomini \u2013 nell\u2019idea di Uomo. Questo mondo dell\u2019universalismo \u00e8 un mondo di pace e armonia. Per Sacks tale universalismo non \u00e8 per niente migliore del tribalismo, la regressione ad un\u2019antica e stizzosa lealt\u00e0. Se per il tribalismo esiste un dio per ogni nazione, per l\u2019universalismo esiste un dio per tutta l\u2019umanit\u00e0 e perci\u00f2 solo una fede, un solo credo, una sola strada. Il tribalismo rifiuta i diritti agli outsiders. L\u2019universalismo li concede solo se l\u2019<em>outsider<\/em>\u00a0si converte e viene assimilato.<\/p>\n<p>L\u2019etica biblica ci offre una visione ben diversa: la diversit\u00e0 \u2013 biologica, personale, religiosa, culturale &#8211; \u00e8 l\u2019essenza del mondo. Infatti, Bibbia si apre con i racconti su Adamo, Eva, Caino, Abele, No\u00e9 \u2013 archetipi dell\u2019umanit\u00e0 \u2013 e solo in seguito prosegue raccontando di un uomo in particolare: Abramo, insegnandoci che l\u2019universalismo \u00e8 il primo passo sulla strada della creativit\u00e0 morale (Cfr. p. 51). Dio, creatore dell\u2019universo, fa la sua alleanza con tutta l\u2019umanit\u00e0 (l\u2019Arca di Noe); volge poi la sua attenzione ad un popolo particolare facendo lo spazio alle differenze. Secondo l\u2019interpretazione del Rabbino, Dio, facendo la sua alleanza con il popolo giudeo, non esclude la possibilit\u00e0 che gli altri popoli, culture e religioni possano avere proprie relazioni con Lui nel contesto delle leggi di Noe (Cfr. p. 55). L\u2019unit\u00e0 di Dio si trova nella diversit\u00e0 della Sua creazione. Perci\u00f2 la dignit\u00e0 umana \u00e8 radicata nel fatto che ognuno di noi \u00e8 unico e irrepetibile.<\/p>\n<p>Per l\u2019autore, la filosofia platonica \u00e8 valida esclusivamente nell\u2019ambito scientifico ma perde di senso nell\u2019ambito della spiritualit\u00e0 ed dell\u2019etica. L\u2019etica filosofica che si basa su ci\u00f2 che abbiamo in comune: razionalit\u00e0 (Kant), emozioni (Hume), massimizzazione delle conseguenze positive (Bentham), si differenzia molto dall\u2019etica biblica che \u00e8 molto pi\u00f9 complessa perch\u00e9 sottolinea un certo dualismo: siamo particolari ed universali, gli stessi eppure differenti.<\/p>\n<p>Dopo aver visto la base filosofico\u2013teologica della riflessione di Sacks, passiamo all\u2019nalisi della globalizzazione, delle sue sfide, le possibilit\u00e0, le sofferenze, le resistenze e il rancore che essa porta. Il libro ci offre sei principi morali che dovrebbero guidare il processo di globalizzazione: controllo, contributo, compassione, creativit\u00e0, coo-perazione, conservazione (le cos\u00ec dette \u201csei c\u201d). Ogni principio viene rilevato rispetto alle dimensione fondamentali della globalizzazione: la perdita della responsabilit\u00e0 morale, l\u2019economia del mercato, il concetto di<em>\u00a0tzedakah<\/em>, la rivoluzione nella tecnologia informatica, la societ\u00e0 civile, l\u2019ambiente naturale. Cerchiamo di caratterizzare brevemente questi principi.<\/p>\n<p>La globalizzazione \u00e8 un processo molto destabilizzante: i cambiamenti dell\u2019ambiente oggi superano molte volte le nostre capacit\u00e0 interiori di adattarci. Usando il linguaggio di William Ogburn: la cultura materiale si trasforma molto pi\u00f9 velocemente della cultura non-materiale, cio\u00e8 le nostre risposte mentali e culturali. Usando un\u2019espressione cara a Z. Bauman, da pellegrini del mondo diventiamo dei turisti, e la societ\u00e0 man mano assomiglia a un albergo piuttosto che a una casa. Scompare il concetto di appartenenza, \u201cle zone della stabilit\u00e0 personale\u201d vengono ancora diminuite con il collasso delle istituzioni della vita sociale (Cfr. p. 70). Assistiamo ad un collasso del linguaggio morale: \u201cdevo\u201d si sostituisce con \u201cvoglio\u201d, e ad un trasferimento della responsabilit\u00e0 \u2013 per educazione, salute,\u00a0<em>welfare<\/em>\u00a0&#8211; dalle famiglie e le comunit\u00e0 allo stato o mercato. Come risultato, \u201csiamo davanti a un massimo di insicurezza con il minimo delle risorse per affrontarla\u201d (p. 71). Sembra che la globalizzazione e l\u2019insicurezza che essa porta siano fuori del nostro controllo.<\/p>\n<p>In questa situazione la religione \u00e8 quasi l\u2019unica fonte di sicurezza. Il suo potere \u00e8 nella capacit\u00e0 di localizzare la fonte delle azioni dentro di noi. Essa restituisce a noi la dignit\u00e0 di protagonisti e il senso di responsabilit\u00e0. La fede trasforma la nostra vita da una catena di inevitabile determinismo del mercato, della moda o del genoma, ad una catena di azioni proprie guidate dalla nostra tradizione e dai nostri valori. Il potere delle grandi religioni consiste non solo nella capacit\u00e0 di offrire una visione del bene. Questo ci danno anche diversi sistemi filosofici. Le tradizioni religiose ci offrono qualcosa in pi\u00f9: la visione del bene incarnata nella vita delle comunit\u00e0 reali con le loro storie, i loro riti e le loro preghiere.<\/p>\n<p>Il secondo punto d\u2019analisi di J. Sacks \u00e8 la dimensione morale del mercato nell\u2019era globale. L\u2019autore \u00e8 convinto che il mercato \u00e8 efficiente nel creare la ricchezza ma non nel distribuirla. L\u2019idea di scambio che \u00e8 il cuore dell\u2019economia di mercato incarna il principio della dignit\u00e0 delle differenze: attraverso lo scambio le differenze diventano benedizione. Per\u00f2 il mercato diventa inaccettabile quando serve non a sostegno della comunit\u00e0 ma al suo indebolimento attraverso la rottura dei legami di solidariet\u00e0 e il crescente divario tra i ricchi e poveri. Proprio per la sua incapacit\u00e0 di far nascere naturalmente la distribuzione equa, il mercato ha bisogno di un orientamento, di un indirizzo. Tale indirizzo Sacks lo trova nel concetto ebraico di\u00a0<em>tzedakah<\/em>\u00a0che unisce in una parola due principi: la giustizia e la carit\u00e0.\u00a0<em>Tzedakah<\/em>\u00a0non permette che esistano delle persone senza i beni necessari e obbliga coloro che sono avvantaggiati di condividere il surplus. Non \u00e8 un atto opzionale che lo riduce alla carit\u00e0. \u00c8 un obbligo di legge. L\u2019atto pi\u00f9 grande del\u00a0<em>tzedakah<\/em>\u00a0per\u00f2 \u00e8 ci\u00f2 che permette all\u2019altro individuo di diventare indipendente che ci fa venire in mente l\u2019idea di Sen sullo \u201csviluppo come libert\u00e0\u201d. L\u2019equit\u00e0 finale nella concezione giudaica non \u00e8 semplicemente equa distribuzione delle risorse o delle opportunit\u00e0. \u00c8 l\u2019equa dignit\u00e0,\u00a0<em>kavod habriyot<\/em>, di ogni membro della societ\u00e0.<\/p>\n<p>Questi punti sono determinanti per produrre delle valutazioni sull\u2019era contemporanea. D\u2019altronde, quando parliamo di globalizzazione facciamo soprattutto riferimento alla rivoluzione tecnologica, soprattutto nel settore dell\u2019informazione e della comunicazione. Le nuove tecnologie anzitutto sono chiamate realizzare la democratizzazione della dignit\u00e0 umana rendendo accessibile a tutti l\u2019educazione, per sviluppare non solo la capacit\u00e0 di scrivere e leggere ma acquistare anche una certa padronanza per saper applicare le informazioni acquisite. Questo spiega la posizione dell\u2019autore che afferma che il miglior modo di esercitare\u00a0<em>tzedakah<\/em>\u00a0al livello internazionale \u00e8 investite nell\u2019educazione nei paesi in via di sviluppo.<\/p>\n<p>Una delle pi\u00f9 interessanti parti del libro \u00e8 dedicata alle c.d. \u201crelazioni di alleanza\u201d. Nella met\u00e0 del secolo XX, ci racconta J. Sacks, il mondo ha visto la nascita della teoria dei giochi e una delle sue pi\u00f9 famose applicazioni \u201cil Dilemma del Prigioniero\u201d che sfidava la supposizione di Smith sulla \u201cmano invisibile\u201d del mercato che trasforma i comportamenti egoistici degli attori in benefici mutui. Il dilemma \u00e8 stato spiegato qualche anno dopo: si \u00e8 verificato il ruolo fondamentale della fiducia reciproca come punto di partenza per acquisire una abitudine alla cooperazione chiamata, appunto, oggi \u201ccapitale sociale\u201d. Per farlo crescere oggi occorre la \u201crianimazione\u201d delle relazioni dell\u2019alleanza che si contrappongono alle moderne relazioni del contratto (<em>covenant vs. contractual relationships<\/em>). Le relazioni dell\u2019alleanza (tra Dio e umanit\u00e0, tra donna e uomo nel matrimonio, tra i membri di una comunit\u00e0 o tra i cittadini di una societ\u00e0) sono un legame non d\u2019interesse o di vantaggio ma di appartenenza dove si sviluppa la grammatica della reciprocit\u00e0 e dove nasce la fiducia (Cfr. p. 151). Le alleanze sono pi\u00f9 fondamentali e precedono i contratti: alleanze sociali creano societ\u00e0, i contratti sociali creano stati (Cfr. p. 205).<\/p>\n<p>Abbiamo gi\u00e0 menzionato che il mercato \u00e8 una cosa che riguarda i prezzi non i valori e perci\u00f2 deve essere guidato dalle virt\u00f9. Per\u00f2 non \u00e8 capace di produrle. Solo le relazioni d\u2019alleanza possono guidare la comunit\u00e0 politica ed economica nella ricerca del bene comune. Come giustamente nota l\u2019autore, \u201cSe la cooperazione senza concorrenza \u00e8 zoppa, allora la concorrenza senza cooperazione \u00e8 cieca\u201d.<\/p>\n<p>Uno dei pericoli pi\u00f9 grandi dell\u2019economia globale \u00e8 il suo impatto negativo sull\u2019ambiente. Secondo Sacks la costruzione dell\u2019etica ambientale in termini esclusivamente secolari risulta essere molto difficile: su che base abbiamo obblighi verso la natura, se essa non ha obblighi verso di noi, cio\u00e8 sta fuori del contratto e della reciprocit\u00e0? Perch\u00e9 la tutela della biodiversit\u00e0 prevale sul guadagno immediato della generazione presente? Che cosa ci fa rinunciare al consumismo? In questa situazione la Bibbia \u00e8 la fonte della coscienza ecologica che gi\u00e0 nei primi capitoli di Genesi ci da due parole chiavi:\u00a0<em>le\u2019ovdah<\/em>\u00a0\u201cservire\u201d e\u00a0<em>leshomrah<\/em>\u00a0\u201ccustodire\u201d. Ecco in breve la migliore descrizione della responsabilit\u00e0 dell\u2019uomo verso la natura.<\/p>\n<p>Queste sei C &#8211; controllo, contributo, creativit\u00e0, cooperazione, compassione, conservazione \u2013 ci portano alla settima grande C &#8211;\u00a0<em>Covenant<\/em>, la nuova globale alleanza della solidariet\u00e0 umana.<\/p>\n<p>Secondo le valutazioni di Sacks, oggi pi\u00f9 che mai abbiamo bisogno non di un contratto sociale globale ma di \u201cun\u2019alleanza che incornicia la visione condivisa del futuro dell\u2019umanit\u00e0\u201d (p. 202). L\u2019alleanza come un tentativo di creare\u00a0<em>partnership<\/em>\u00a0senza dominio o sottomissione che si differenzia dal contratto in tre aspetti fondamentali: essa non \u00e8 limitata alle condizioni e circostanze specifici, \u00e8 aperta e durevole, non \u00e8 basata sull\u2019idea di due individui che perseguono i propri interessi. \u00c8 un \u201cnoi\u201d che d\u00e0 identit\u00e0 a un \u201cio\u201d.<\/p>\n<p>Essendo non ontologiche ma relazionali le alleanze non sono esclusive, sono pluralistiche, non sono universali, ma assolute. La loro natura intergenerazionale estende gli orizzonti dei valori, delle storie, e delle esperienze vissute da una generazione all\u2019altra.<\/p>\n<p>L\u2019alleanza della speranza di cui il nostro mondo disperatamente ha bisogno, non consiste in un semplice ottimismo, in una credenza condivisa che le cose si cambieranno in bene. Essa sottolinea che la fonte dei cambiamenti \u00e8 dentro di noi, siamo noi chiamati ad essere protagonisti di un avvenire pi\u00f9 giusto e pi\u00f9 pacifico.<\/p>\n<p>Durante gli ultimi 8 anni la comunit\u00e0 intellettuale e politica ha speso troppe forze scrivendo e discutendo sul famoso avvertimento di Huntington sullo \u201cscontro delle civilizzazioni\u201d. Leggere un libro che ci parla della religione come la forza per la soluzione dello \u201cscontro\u201d \u00e8 senz\u2019altro molto confortante. Il libro trover\u00e0 una grande risonanza nel lettore cristiano: i concetti socio-antropologici di J. Sacks si integrano facilmente nella moderna visione cristiana (si pensi, per esempio, alla somiglianza tra il concetto di<em>\u00a0tzedakah<\/em>\u00a0e la nozione di giustizia sociale nata all\u2019interno della Chiesa Cattolica).<\/p>\n<p>Davanti all\u2019impotenza della politica moderna di raggiungere la pace ed armonia tra i popoli, la religione come prima esperienza umana del fenomeno globale diventa la fonte delle risposte adeguate alle sfide del nostro tempo. Laddove la politica\u00a0\u201cmuove le figure sulla scacchiera, la religione cambia le vite\u201d (p. 7).<\/p>\n<p>Il libro ci invita a fomentare il nemico della violenza, cio\u00e8 la conversazione, il dialogo che \u00e8 un saper apprezzare le nostre differenze senza relativismo, \u00e8 un condividere le nostre paure e vulnerabilit\u00e0 per riscoprire insieme la speranza. La speranza che sar\u00e0 alla base della nuova alleanza globale.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Nota<\/strong><br \/>\n<sup>1<\/sup>\u00a0\u00c8 l\u2019ultima edizione rivista con una prefazione nuova. Rabbi J. Sacks \u00e8 stato criticato molto dai suoi colleghi ortodossi per il suo pluralismo religioso. Nonostante le critiche subite il libro nel primo anno della sua uscita (2002) \u00e8 stato ristampato per ben 2 volte.<\/p>","protected":false},"template":"","meta":{"_acf_changed":false,"_lmt_disableupdate":"","_lmt_disable":""},"autori":[1028],"fascicolo":[81],"class_list":["post-1266","articolo","type-articolo","status-publish","hentry","autori-yuliya-shcherbinina","fascicolo-giugno-2004"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.0 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Oikonomia - Jonathan Sacks, The Dignity of Difference. 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