{"id":1261,"date":"2004-06-01T12:00:00","date_gmt":"2004-06-01T12:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.oikonomia.it\/?post_type=articolo&#038;p=1261"},"modified":"2026-04-11T09:48:30","modified_gmt":"2026-04-11T09:48:30","slug":"tavola-rotonda-letica-nella-responsabilita-sociale-dimpresa-teoria-esperienze-ed-una-proposta-il-comitato-nazionale-per-letica-economica-e-finanziaria","status":"publish","type":"articolo","link":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2004\/giugno\/tavola-rotonda-letica-nella-responsabilita-sociale-dimpresa-teoria-esperienze-ed-una-proposta-il-comitato-nazionale-per-letica-economica-e-finanziaria\/","title":{"rendered":"Tavola rotonda \u201cL\u2019etica nella responsabilit\u00e0 sociale d\u2019impresa\u201d Teoria, esperienze ed una proposta: il Comitato Nazionale per l\u2019Etica Economica e Finanziaria"},"content":{"rendered":"<p>Il 23 aprile 2004 si \u00e8 tenuta la tavola rotonda del nostro Master \u201cManagement e responsabilit\u00e0 sociale d\u2019impresa\u201d. Per l\u2019occasione i nostri vicini (nonch\u00e9 finanziatori del Master) della Coldiretti ci hanno invitato nella loro splendida sala Congressi di Palazzo Rospigliosi. Non sono tanto sicuro sui requisiti che debba avere una tavola rotonda per definirsi tale (la \u201cnostra\u201d non vi si avvicinava neanche da un punto di vista geometrico), ma credo di aver individuato due indicatori piuttosto rilevanti del successo di un incontro di questo tipo: il pubblico rimasto per gli ultimi oratori e la velocit\u00e0 di abbandono della sala alla fine dell\u2019evento.<\/p>\n<p>Il nostro ultimo oratore, l\u2019associate partner di KPMG Antonio Candotti, ha avuto tutto il tempo non solo di concludere il suo interessante intervento davanti ad un pubblico pari a circa il 70% del totale, ma anche di rispondere ad una serie di domande degli studenti. E i pazienti uscieri della Coldiretti alle nove meno un quarto di quel venerd\u00ec sera, hanno a stento sospinto fuori dalla sala i capannelli di persone che si formavano intorno ai nostri oratori. Tutto questo interesse ci gratifica enormemente degli sforzi e non pu\u00f2 che farci ben sperare per il futuro del corso.<\/p>\n<p>Tutto era cominciato circa un mese prima dalla proposta del nostro Professor Marzano: promuovere l\u2019istituzione di un organo di consulenza etica nell\u2019ambito dell\u2019economia e della finanza, sulla traccia del Comitato di Bioetica che cos\u00ec alacremente sta lavorando in questi anni. Un supporto a tal progetto \u00e8 venuto dall\u2019adesione del Professor Francesco D\u2019Agostino, attuale presidente del Comitato di Bioetica. Il punto di partenza dell\u2019incontro sarebbe dunque stato un parallelo tra le questioni di etica nella scienze biomediche e quelle, cos\u00ec attuali, dell\u2019economia e della finanza. Servivano poi pareri provenienti da punti di vista differenti sia riguardo la proposta, sia riguardo lo stato attuale della responsabilit\u00e0 sociale delle imprese. Sono stati coinvolti nell\u2019iniziativa la Confindustria, la suddetta Coldiretti, l\u2019ordine dei dottori commercialisti di Roma e due aziende che hanno fatto della responsabilit\u00e0 sociale d\u2019impresa un loro punto di forza, la compagnia assicurativa Unipol e la societ\u00e0 di consulenza e revisione KPMG.<\/p>\n<p>Ma andiamo per ordine; all\u2019apertura della tavola, alle cinque e trenta in punto, Padre Compagnoni faceva una breve presentazione (ringraziando particolarmente il Segretario della Coldiretti, Franco Pasquali, al suo fianco per tutto il convegno) e passava subito la mano al Professor D\u2019Agostino, per descrivere lo stato dell\u2019arte del Comitato Nazionale di Bioetica.<\/p>\n<p>Dopo un breve excursus storico (i comitati nazionali etici nascono circa 25 anni fa nella Francia di Mitterand), il professore ha raccontato il perch\u00e9 di tale nascita e soprattutto l\u2019ambito in cui vengono istituiti. In un certo periodo storico ci si \u00e8 resi conto di un vuoto tra le dimensioni tecniche e politiche della biomedicina che portano a compiere delle scelte con ripercussioni sociali. Laddove infatti politici e tecnici si trovano su posizioni contrapposte o difficilmente avvicinabili, su decisioni che comportano pericoli o rischi, l\u2019etica interviene per valutare se accettare un rischio per un bene generalizzabile. Non produce, precisa il professore, testi che hanno autorit\u00e0, ma pareri che hanno autorevolezza e come tali possono indurre il legislatore a scrivere una legge o supportare un giudice nel dirimere una controversia. Tale autorevolezza \u00e8 data da una serie di requisiti essenziali: l\u2019indipendenza e l\u2019imparzialit\u00e0 dei membri del comitato e la diversit\u00e0 delle loro posizioni e del grado di conoscenza \u201ctecnica\u201d delle varie questioni.<\/p>\n<p>Non sempre, all\u2019interno dei comitati, si raggiungono opinioni condivise (le ultime scottanti questioni sono quelle del testamento biologico e dell\u2019eutanasia passiva) ma l\u2019affrontare con il dibattito le diverse problematiche ha di per s\u00e9 un importante ruolo sociale.<\/p>\n<p>Il Rettore a questo punto chiamava il Professor Marzano a presentare la sua proposta alla luce della descrizione del ruolo del comitato di Bioetica. Il professore iniziava sulla falsariga del precedente oratore: anche il sistema economico con le sue problematiche deve affrontare le tre dimensioni tecniche, politiche e etiche, e in pi\u00f9 ha la sua specifica dimensione economica. La disci-plina economica, secondo il pro-fessore, non trova soluzioni com-plete, non ha ricette perfette o comunque completamente endo-gene al sistema economico. Questo \u00e8 un sistema aperto che necessita dei postulati, delle variabili esogene. L\u2019etica viene in soccorso dell\u2019economia proprio nella definizione di queste variabili esterne.<\/p>\n<p>L\u2019altro motivo per cui l\u2019etica deve intervenire nelle decisioni economiche, \u00e8 la consa-pevolezza che alcuni elementi come la salute, l\u2019istruzione, in generale lo sviluppo umano, sono ormai considerati da molti, elementi imprescindibili per lo sviluppo economico.<\/p>\n<p>La questione che ci si pone \u00e8 a questo punto \u00e8 di quale tipo di etica si debba parlare. Ogni gruppo sociale o professionale, ogni corporazione ha una sua visione, un suo codice deontologico. Un comitato nazionale potrebbe essere una camera di compensazione tra i vari interessi, un luogo in cui si possano fissare dei paletti morali, laddove non vi siano obblighi legali. Perch\u00e9 ci\u00f2 che si fa in nome dei principi economici pu\u00f2 colpire e danneggiare molti uomini nel mondo, come spesso le speculazioni sulle monete nazionali e sempre i paradisi fiscali.<\/p>\n<p>Il presidente dell\u2019Ordine dei Dottori Commercialisti di Roma, Arnaldo Acquarelli, ha dato una breve panoramica delle iniziative dell\u2019ordine sul tema dell\u2019etica. In particolare ha parlato dei progetti di formazione per i commer-cialisti per assistere le imprese nella redazione del Bilancio etico o sociale. Ma ha voluto puntua-lizzare alcune cose: l\u2019economia \u00e8 la base dello sviluppo umano ma, e non solo nella visione pi\u00f9 liberista, gli obiettivi solidaristici sono lontani da quelli aziendali. Certo \u00e8 che l\u2019evoluzione del sistema economico ha portato le aziende a doversi ricredere su alcuni comportamenti antisociali, che danneggiano la reputazione aziendale; n\u00e9 si pu\u00f2 prescindere dalla sostenibilit\u00e0 del business e dal dialogo con gli stakeholders, importante tassello per la continuit\u00e0 aziendale.<\/p>\n<p>In questo si inserisce il ruolo che potranno avere i commercialisti, che in quanto \u201cconsulenti\u201d delle aziende possono indirizzare le imprese e le persone verso compor-tamenti pi\u00f9 responsabili, che possono portare ad uno sviluppo anche econo-mico. Ma l\u2019etica deve essere sosteni-bile economicamente per l\u2019impresa, cio\u00e8 deve essere considerata all\u2019interno della strategia aziendale.<\/p>\n<p>Claudio Gentili, Direttore di Scuola e Formazione della Conf-industria, a questo punto \u00e8 stato chiamato in causa per parlare del rapporto dell\u2019imprenditoria italiana con la Corporate Social Responsability, con particolare riguardo alla formazione. Negli ultimi anni si da una grande attenzione al fenomeno nei corsi manageriali per tante ragioni; c\u2019\u00e8 un motivo culturale, data la visione anti-industriale diffusa nel Paese, che tende a demonizzare l\u2019impresa, quando anche Adam Smith, filosofo morale, evidenziava le differenze tra affarista e imprenditore; c\u2019\u00e8 una situazione di fatto: l\u2019economia nasce in un sistema di leggi e di rapporti; e perch\u00e9 l\u2019imprenditore anche nel passato pensava alla collettivit\u00e0: fin dalla nascita della partita doppia veniva addebitato l\u20198% a MD (Messer Dominadio) ovvero alla bene-ficienza.<\/p>\n<p>L\u2019impresa, e questo \u00e8 il concetto principale espresso dalla \u201cvoce\u201d di Confindustria, ha di per s\u00e9 un ruolo sociale attivo importante, perch\u00e9 laddove c\u2019\u00e8 sviluppo economico, c\u2019\u00e8 minor analfabetismo e minore criminalit\u00e0. Per\u00f2 la nostra impresa, che operando nella nostra societ\u00e0 ha dei freni etici importanti, si trova a spesso a competere con economie in cui questi vincoli non ci sono. Ha raccontato dell\u2019idea, sorta in un precedente convegno, di finanziare i sindacati cinesi per migliorare la situazione dell\u2019economia e dei lavoratori qua in Europa.<\/p>\n<p>Ma a parte questa stravagante idea, come si impegna, sul versante CSR, la Confindustria? Ha una sua Carta dei valori, un codice etico e da quest\u2019anno un bilancio sociale. L\u2019impegno \u00e8 di accrescere la formazione (siamo fanalini di coda in questo in Europa) e di impegnarsi per la sostenibilit\u00e0 dello sviluppo economico, ovvero per un consumo diverso e pi\u00f9 efficiente delle risorse naturali. Ma chiede che la Csr non diventi una regolamentazione burocratica (lacci e lacciuoli..) e venga lasciata alla fantasia dell\u2019imprenditore. Lo Stato dovrebbe favorire lo scambio delle buone pratiche, dare incentivi fiscali e eliminare l\u2019IVA sulle donazioni.<\/p>\n<p>A questo punto era il momento del padrone di casa, il Segretario Generale della Coldiretti, Franco Pasquali. Devo ammettere che dopo tanti interventi interessanti, mi aspettavo un discorso senza troppo contenuto, d\u2019altronde, pensavo, che legame ci pu\u00f2 essere tra coltivatori e responsabilit\u00e0 sociale? Sono stato smentito: la Coldiretti \u00e8 sicuramente l\u2019organizzazione delle presenti all\u2019incontro che pi\u00f9 attivamente ha sviluppato un atteggiamento positivo. Negli ultimi anni infatti, si \u00e8 trovata a fronteggiare delle problematiche molto grandi (diossine, mucca pazza, patologie animali) che hanno diffuso il panico nella popolazione. Si \u00e8 deciso allora di attuare una profonda innovazione che ha effettivamente rivoluzionato il settore agricolo: non si tratta pi\u00f9 di semplice produzione del bene agricolo, ma di gestione e valorizzazione del territorio e dell\u2019ambiente.<\/p>\n<p>Si \u00e8 passati da un approccio chiuso e corporativista, all\u2019apertura verso gli altri settori e alla ricerca di alleati: il primo \u00e8 diventato il consumatore, il cui associazionismo era (ed \u00e8) ancora allo stato pioneristico e si \u00e8 sentito il bisogno di aiutarlo nel processo di crescita alla luce di obiettivi comuni come la sicurezza alimentare.<\/p>\n<p>Una delle proposte pi\u00f9 importanti, ora discussa in sede legale \u00e8 quella delle etichettature trasparenti; non tutti sono d\u2019accordo, soprattutto l\u2019industria, ma l\u2019obiettivo \u00e8 quello di valorizzare il territorio. Ed \u00e8 su questo campo (il territorio come patrimonio) che tra l\u2019altro si vuole giungere a delle conclusioni condivise al Wto, sulla grave questione del sovvenzionamento all\u2019agricoltura nelle economie ricche.<\/p>\n<p>Le parole d\u2019ordine sono concertazione e responsabilizzazione della rappresentanza delle imprese e delle parti sociali, per trovare ambi spazi di condivisione e alimentare il circolo virtuoso.<\/p>\n<p>La Coldiretti ha una Carta Statutaria che pone come principi lo sviluppo sostenibile, la trasparenza, il benessere dei lavoratori e anche degli animali; tale documento contiene un codice di comportamento e una carta etica per gli associati che prevede espulsioni per i soci che si comportano fuori regolamento (per esempio per l\u2019uso di estrogeni); a dirsi \u00e8 una cosa che sembra normale ma nel passato la sola filosofia era quella di avere il maggior numero di soci possibile, per accrescere il potere contrattuale.<\/p>\n<p>La questione degli OGM \u00e8 delicatissima, ma si \u00e8 voluto prendere una decisione radicale e forte; per ora lo sviluppo di organismi geneti-camente modificati non \u00e8 considerato sicuro (si continuer\u00e0 a studiare la faccenda) ed \u00e8 comunque contrario al modello di sviluppo della valorizza-zione del territorio. Per cui si \u00e8 arrivati a dire no agli OGM; ma questo \u00e8 stato fatto attivamente, anche abbattendo produzioni.<\/p>\n<p>Nel 2006 verr\u00e0 redatto un bilancio sociale, mentre gi\u00e0 oggi i bilanci della Coldiretti sono certificati esternamente: non c\u2019\u00e8 nessun obbligo in proposito ma come attore sociale sente il bisogno di mostrare a collettivit\u00e0 e associati entrate e uscite. Una trasparenza che vorremmo vedere in tutte le associazioni di categoria. E un atteggiamento di responsabilit\u00e0 veramente apprezzabile.<\/p>\n<p>E\u2019 stato a questo punto il turno delle aziende. Franco Malagrin\u00f2 responsabile del Bilancio Sociale di UNIPOL, ha presentato alcuni lucidi sulla sua azienda che da undici anni pubblica il Bilancio Sociale. Il motivo di tale \u201cprecocit\u00e0\u201d, \u00e8 dovuto alla natura dell\u2019azienda, di cultura coopera-tivistica. Il ruolo di tale documento si \u00e8 evoluto negli anni da semplice strumento di comunicazione a esplicitazione del dialogo con (e tra) gli stakeholders. Proprio il discorso sugli stakeholders \u00e8 stato il punto centrale della presentazione, con panel organizzati in gruppi, ognuno dedicato ad argomenti clou del rapporto per elaborare progetti.<\/p>\n<p>Il dottor Malagrin\u00f2 parla del bilancio sociale come risultato di molte variabili (soprattutto umane) e come rielaborazioni dei modelli; \u00e8 molto critico sul fatto che vengano spesso applicati sistemi di valutazione con taluni indicatori poco irrilevanti (tipo i consumi energetici per banche e assicurazioni), mentre altri importanti parametri non vengono richiesti (sulla corporate governance ad esempio).<\/p>\n<p>Antonio Candotti, Associate Partner di KPMG, fa parte del network Sean. La sua presentazione si \u00e8 occupata dell\u2019approccio utilizzato da Sean nei confronti delle aziende che richiedono una consulenza \u201cper responsabilizzarsi socialmente\u201d. Il sistema si\u00a0chiama PROGRESS ed \u00e8 un approccio integrato volto allo sviluppo sostenibile. Sean richiede come prerequisito, l\u2019adozione da parte delle aziende di una carta dei valori i cui cardini sono la centralit\u00e0 della persona e la valorizzazione delle risorse umane, il rispetto e la tutela dell\u2019ambiente, la correttezza e la trasparenza dei sistemi di gestione nei riguardi delle componenti interne ed esterne all&#8217;impresa, l&#8217;impegno costante nella ricerca e nello sviluppo senza tuttavia dimenticare l\u2019efficienza, l&#8217;efficacia e l&#8217;economicit\u00e0 dei sistemi gestionali per accrescere costantemente i livelli di redditivit\u00e0 e di compe-titivit\u00e0 dell&#8217;impresa. Perch\u00e9 la gestione strategica di un\u2019azienda che tenga conto proattivamente di questi valori, porta a dei vantaggi economici rilevanti per l\u2019azienda stessa quali ad esempio la riduzione e gestione dei rischi e di alcuni costi, una migliore immagine sul mercato e una buona reputazione verso gli stakeholders (pensiamo a quelli pubblici), maggiori opportunit\u00e0 di mercato.<\/p>\n<p>Essere responsabili conviene, alla collet-tivit\u00e0 come all\u2019impresa: riusciremo a farlo capire a imprenditori, managers e amministratori pubblici?<\/p>","protected":false},"template":"","meta":{"_acf_changed":false,"_lmt_disableupdate":"","_lmt_disable":""},"autori":[1027],"fascicolo":[81],"class_list":["post-1261","articolo","type-articolo","status-publish","hentry","autori-daniele-carelli","fascicolo-giugno-2004"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.0 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Oikonomia - Tavola rotonda \u201cL\u2019etica nella responsabilit\u00e0 sociale d\u2019impresa\u201d Teoria, esperienze ed una proposta: il Comitato Nazionale per l\u2019Etica Economica e Finanziaria<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Leggi l&#039;articolo a cura di Daniele Carelli, pubblicato nel numero di Giugno 2004. 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