{"id":1257,"date":"2004-06-01T12:00:00","date_gmt":"2004-06-01T12:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.oikonomia.it\/?post_type=articolo&#038;p=1257"},"modified":"2026-04-11T09:39:16","modified_gmt":"2026-04-11T09:39:16","slug":"edmund-burke-e-linutilita-della-guerra","status":"publish","type":"articolo","link":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2004\/giugno\/edmund-burke-e-linutilita-della-guerra\/","title":{"rendered":"Edmund Burke e l\u2019inutilit\u00e0 della guerra"},"content":{"rendered":"<p>Membro del partito\u00a0<em>whig<\/em>, strenuo difensore della libert\u00e0 politica, abile e a volte esasperante oratore, la concezione di Burke \u00e8 strettamente legata alla sua attivit\u00e0 politica e parlamentare. Gli esordi dell\u2019attivit\u00e0 parlamentare di Burke coincidono con l\u2019acuirsi del contrasto delle colonie nordamericane con la madrepatria inglese. Burke intervenne pi\u00f9 volte sostenendo le ragioni dei coloni e guadagnandosi la stima dei suoi colleghi. Nel suo\u00a0<em>Discorso per la conciliazione<\/em>\u00a0<em>con le colonie<\/em>\u00a0abbiamo un esemplare saggio del suo pensiero politico moderato e ricettivo delle embrionali istanze democratiche dei contesti politici del diciottesimo secolo.<\/p>\n<p>La fine della guerra dei Sette anni (1756-1763), nella quale entrarono in conflitto gli espansionismi commerciali e territoriali di Francia e Inghilterra, proclam\u00f2 la supremazia britannica nel continente nordamericano, il quale \u00e8 inglese per una estensione che va dal Canada alla Florida. Globalmente, quello britannico era un impero immenso che annoverava, fra i suoi possedimenti coloniali, quelli del Bengala e del Bihar, dell\u2019Australia, di Guadalupe e Martinica, Cuba. L\u2019amministrazione di questo impero richiedeva uno sforzo finanziario considerevole che la Gran Bretagna, debilitata dalla guerra, non riusciva a sostenere. Di qui il tentativo del governo britannico di esercitare una maggiore pressione fiscale sulle colonie. Tentativi che si espressero con il\u00a0<em>Sugar Act<\/em>\u00a0(1764), il quale colpiva con un forte dazio le importazioni di zucchero (necessario per le distillerie nordamericane) dai Caraibi francesi, e con lo\u00a0<em>Stamp Act<\/em>\u00a0(1765), tassa di bollo sugli atti ufficiali e sulle pubblicazioni, che sar\u00e0 poi revocato l\u2019anno successivo di fronte alla protesta dei coloni e alle critiche mosse dal partito\u00a0<em>whig<\/em>\u00a0nel Parlamento britannico (\u00e8 in questa occasione che il nome di Burke inizia a farsi conoscere). Tuttavia, negli anni successivi furono presi provvedimenti per una progressiva tassazione sulle merci importate dai coloni e lo scontro crebbe rapidamente. Fra i coloni, alcuni intellettuali come Benjamin Franklin, John Dickinson, Thomas Jefferson, James Otis, Samuel Adams, pubblicarono una serie di opuscoli polemici in cui si faceva appello alla stessa tradizione parlamentare inglese per denunciare l\u2019ingiustizia che il governo britannico stava perpetrando nei confronti delle colonie. In particolare, il riferimento costante era al principio secondo il quale nessuna tassa pu\u00f2 essere imposta senza l\u2019approvazione di un\u2019assemblea nella quale i diritti dei contribuenti trovano un\u2019adeguata rappresentanza.\u00a0<em>No taxation without representation<\/em>: quindi il Parlamento britannico, nel quale non compaiono i rappresentanti delle colonie, non pu\u00f2 legiferare sulle tasse alle colonie d\u2019oltremare.<\/p>\n<p>L\u2019acuirsi del contrasto indusse Burke, il 22 marzo del 1775, a presentare al Parlamento la sua mozione di conciliazione con le colonie. Le argomentazioni esposte da Burke per giustificare la conciliazione sono di carattere politico, cio\u00e8 riguardano l\u2019opportunit\u00e0 degli interessi dell\u2019azione inglese nei confronti delle colonie, mentre non si sofferma affatto sulla questione giuridica relativa al diritto di tassazione del Parlamento britannico sulle colonie. Burke si concentra sull\u2019inopportunit\u00e0 di ricorrere alla forza per piegare le rivendicazioni dei coloni, in quanto la forza pu\u00f2 risolvere i problemi nel periodo in cui viene applicata, genera incertezza e depaupera i soggetti confliggenti. In pratica, la guerra non \u00e8 mai una soluzione politica, giacch\u00e9 minaccia costantemente di produrre problemi maggiori di quelli che intende risolvere. Senza citare il fatto, afferma Burke, che la guerra pu\u00f2 generare altra guerra, perlomeno pu\u00f2 favorire l\u2019intervento di quei paesi, come Francia e Spagna, che potrebbero avere degli interessi nelle zone belliche. La guerra \u00e8 inutile e dannosa, la via da perseguire \u00e8 quella della pace.<\/p>\n<p>Nella elaborazione di Burke vi \u00e8 un altro aspetto fondante la sua avversione per la guerra. Coloro che hanno in animo la libert\u00e0 dei popoli e delle persone, non possono n\u00e9 approvare la guerra e tantomeno essere piegati con una guerra a una condizione diversa. \u00c9 impossibile cambiare l\u2019atteggiamento e gli umori dei coloni, perch\u00e9 il loro carattere si forgia sull\u2019amore della libert\u00e0<sup>1<\/sup>. Questo amore \u00e8 presente nei coloni pi\u00f9 che in ogni altro popolo del mondo, e questo perch\u00e9 il popolo dei coloni discende da quello inglese. L\u2019Inghilterra ha da sempre coltivato una grande passione per le cause della libert\u00e0, e lo ha fatto in modo tipicamente inglese, quindi non anelando a un principio astratto di libert\u00e0, ma sempre rivolgendo la propria passione verso questioni sensibili e \u201cnel nostro paese accadde [\u2026] che fin dall\u2019inizio le pi\u00f9 grandi battaglie per la libert\u00e0 si combattessero intorno a questioni di tassazione\u201d<sup>2<\/sup>. Fra l\u2019altro, aggiunge Burke, le forme di governo e le assemblee amministrative costruite dai coloni sono molto democratiche, in alcuni casi la rappresentanza popolare genera democrazia diretta. Per cui \u00e8 nell\u2019indole stessa del colono nordamericano provare avversione per qualsiasi autorit\u00e0 che lo spinga a subire decisioni nelle quali non ha potuto esprimersi con alcun tipo di rappresentanza politica.<\/p>\n<p>L\u2019attenzione riposta da Burke per le condizioni concrete della libert\u00e0 di un popolo, contro le astrattezze della concezione politica razionale e individualistica, gli suggerisce i pericoli connessi con l\u2019indebolimento dei diritti civili e politici dei coloni. Nelle parole di Burke: \u201callo scopo di provare che gli Americani non hanno diritto alcuno alle loro libert\u00e0, ci sforziamo ogni giorno di sovvertire le massime che preservano l\u2019intero spirito della nostra stessa libert\u00e0. Per provare che gli Americani non dovrebbero essere liberi, siamo costretti a diminuire il valore della libert\u00e0 stessa; e nel dibattito non guadagniamo mai un meschino punto su di loro, senza attaccare qualcuno di quei principi o deridere qualcuno di quei sentimenti per cui i nostri antenati versarono il loro sangue\u201d<sup>3<\/sup>. In pratica, Burke afferma che ledere i diritti dei coloni significa mettere in pericolo gli stessi diritti dei cittadini della madrepatria inglese.<\/p>\n<p>Per tali ragioni l\u2019unica via da perseguire \u00e8 quella della conciliazione, al di l\u00e0 di quello che la giurisprudenza potr\u00e0 decidere sulla legittimit\u00e0 del diritto di tassazione del Parlamento britannico. E\u2019 un fatto che una politica di contrasto con le colonie \u00e8 foriera di numerose implicazioni controproducenti, per cui dall\u2019affermazione di un criterio di\u00a0<em>expediency<\/em>, di opportunit\u00e0, Burke non sostiene gli ideali della rivoluzione americana ma giunge a difendere le pretese delle colonie in nome della loro appartenenza al\u00a0<em>corpus<\/em>\u00a0tradizionale inglese.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Ordine civile, pace e diritto<\/strong><\/p>\n<p><em>Reflections on the Revolution in France<\/em>\u00a0\u00e8 l\u2019opera pi\u00f9 conosciuta di Burke. E\u2019 una circostanza occasionale che guida il pensatore inglese a pronunciarsi su quanto \u00e8 avvenuto in Francia: un sermone commemorativo della Gloriosa Rivoluzione inglese tenuto da un membro della Revolution Society, centrato sulla consonanza fra i significati della Rivoluzione francese e quelli inglesi del 1688. Nel distruggere ogni ipotesi di similitudine fra le due circostanze storiche, Burke non ricorre solo all\u2019analisi storiografica, attraverso la quale riesce a dimostrare l\u2019infondatezza delle tesi avanzate dal pastore non-conformista Richard Price. La Rivoluzione francese offre a Burke l\u2019opportunit\u00e0 di confrontarsi con le questioni relative alle fondamenta dell\u2019assetto e del cambiamento politico.<\/p>\n<p>L\u2019ordine sociale nasce per contratto, secondo Burke. Ma non si tratta di un contratto qualsiasi, come potrebbe essere quello che regola lo scambio di beni economici. Il sociale \u00e8 pensato da Burke quale spazio della condivisione \u201cdi ogni scienza, di ogni arte, di ogni virt\u00f9 e di ogni perfezione\u201d, ed avendo obiettivi perseguibili nel corso del succedersi delle generazioni, esso diviene un\u2019unione non solo fra i viventi, ma fra loro, i predecessori e i membri delle generazioni future. Anche l\u2019ordine politico nasce per contratto e su questo livello Burke conduce una incisiva critica alle tesi della Rivoluzione francese. Infatti, coloro che guardano con entusiasmo alle innovazioni istituzionali francesi giudicano allo stesso tempo difettoso il meccanismo istituzionale britannico; in particolare, il dottor Price critica il sistema inglese della rappresentanza del corpo legislativo, fondato su meccanismi di censo, che produce iniquit\u00e0 e usurpazione.<\/p>\n<p>Potere, autorit\u00e0 e amministrazione non sono parte degli originari diritti dell\u2019uomo in una societ\u00e0 civile: sono, piuttosto, stabiliti per convenzione. Quindi, anche aderendo alle istanze illuministiche che vogliono una posizione di intransigenza rispetto l\u2019assoluta superiorit\u00e0 dei diritti umani, Burke osserva come il problema della rappresentanza e del potere politico \u2013 \u201ctutti i tipi di potere legislativo, giudiziario o esecutivo\u201d<sup>4<\/sup>\u00a0&#8211; non rientrano nella sfera dei diritti originari, ma sono il frutto di scelte e come tali possono essere giudicati dall\u2019esperienza. Ma l\u2019analisi di Burke si spinge ancora oltre: il contenuto del contratto si impernia sulla norma per cui \u201cnessun uomo dovrebbe essere giudice della propria causa\u201d, cio\u00e8 \u201cogni singolo si priva del primo diritto fondamentale dell\u2019uomo non vincolato da patti sociali, ossia del diritto di giudicare per s\u00e9 e di farsi difensore del proprio caso\u201d<sup>5<\/sup>. In pratica, ogni uomo rinuncia alla libert\u00e0 di affermare autonomamente quali debbano essere i propri diritti sociali e politici per rimettere tale sentenza al corpo sociale e politico. Ecco perch\u00e9, in Burke, la rappresentanza politica non pu\u00f2 dispiegarsi secondo criteri di \u201cdiritti umani\u201d, ecco perch\u00e9 \u201cil governo non viene creato in virt\u00f9 dei diritti naturali, che possono esistere, e in effetti esistono, indipendentemente da esso\u201d<sup>6<\/sup>.<\/p>\n<p>Dalla concezione contrattualista di Burke non deriva che la forma politica di governo pu\u00f2 essere messa in discussione consensualmente ogni volta che lo si desideri. Burke considera la dinamica politica come un processo rispondente alle stesse regole dell\u2019evoluzione naturale. Il mutamento politico \u00e8 necessario, giacch\u00e9 \u201cuno Stato privo dei mezzi utili a operare qualche mutamento manca dei mezzi atti alla propria conservazione\u201d<sup>7<\/sup>, e si articola lungo le due direttrici dell\u2019ordine e della regolarit\u00e0. Per esempio, nel caso del sistema politico britannico, esaltato da Burke, si pu\u00f2 sviluppare l\u2019analogia con \u201cun corpo permanente composto di parti transitorie\u201d dove \u201csecondo le disposizioni di una sapienza meravigliosa che ha plasmato il grande mistero dell\u2019organizzazione sociale del genere umano, quell\u2019insieme non \u00e8 mai in un determinato momento vecchio, maturo o giovane, ma, immutabilmente costante, avanza attraverso le diverse direttrici del declino, della caduta, del rinnovamento e del progresso continui\u201d<sup>8<\/sup>. In tal modo, \u201cpreservando il metodo della natura nella conduzione dello Stato, quanto miglioriamo non \u00e8 mai completamente nuovo e quanto conserviamo non \u00e8 mai completamente obsoleto\u201d<sup>9<\/sup>.<\/p>\n<p>Per tali ragioni, Burke rifiuta l\u2019idea che si possa costruire un sistema politico dal nulla, cio\u00e8 dalla distruzione delle forme precedenti. In particolare, risulta dannosa la pretesa di dedurre, da alcuni principi generali e astratti, la sistemazione dello Stato e gli equilibri fra le sue parti. Proprio questo \u00e8 l\u2019errore pi\u00f9 grande che si pu\u00f2 imputare ai fautori della Rivoluzione francese: quello di aver proceduto avventurosamente, sotto la guida di una razionalit\u00e0 astratta e, di conseguenza, pericolosa. Le virt\u00f9 politiche segnalate da Burke sono la prudenza e la saggezza, e chiunque le possieda pu\u00f2 accedere al governo di un popolo. Qualsiasi altro criterio, come la rotazione o il sorteggio, sono contro la natura stessa del potere politico e vanno rifiutati<sup>10<\/sup>. La pretesa dei fautori della Rivoluzione francese di livellare e architettare geometricamente le forme dello Stato e del governo sconcerta Burke che le rifiuta categoricamente.<\/p>\n<p>Nel valutare il processo di democratizzazione avviato dall\u2019esperienza rivoluzionaria francese, il peso di queste argomentazioni sull\u2019assetto istituzionale \u00e8 decisivo. Si ricorder\u00e0 che Hume valuta positivamente l\u2019equilibrio fra il carattere monarchico e quello democratico dell\u2019assetto costituzionale inglese; in ugual misura Burke esalta la \u201cvia media\u201d inglese, a un tempo monarchica e rappresentativa, in grado di opporsi all\u2019assolutismo (\u201cil dispotismo del monarchia\u201d) e alla democrazia pura (\u201cil dispotismo della folla\u201d) per creare una forma intermedia, \u201cossia di una monarchia regolata da leggi, che venga controllata ed equilibrata dalle grandi forze della ricchezza e della dignit\u00e0 ereditarie, in questo modo entrambe coscienziosamente controllate dalla ragionevolezza e dai modi di sentire del popolo rappresentato in un organo adeguato e permanente\u201d<sup>11<\/sup>. Al tempo stesso, Burke dichiara di non saper valutare il governo di Francia. \u201cPretende di essere una democrazia pura, ma penso che si stia gi\u00e0 trasformando in un\u2019oligarchia nociva e ignobile\u201d<sup>12<\/sup>. Burke non si cimenta nella critica della democrazia: in sintonia con la sua concezione, non produce alcuna considerazione su di una idea astratta. Nondimeno, nell\u2019esaminare le forme storicamente realizzatesi di democrazie, Burke afferma che \u201cuna democrazia assoluta non sia da annoverarsi, al pari di una monarchia assoluta, tra le forme di governo legittime\u201d, cio\u00e8 tra le forme politiche pi\u00f9 desiderabili. Questo perch\u00e9 la democrazia favorisce lo scontro fra i gruppi sociali, e in nome di essa maggioranza e minoranza possono esercitare le oppressioni pi\u00f9 crudeli sull\u2019alta fazione. Comunque sia, dice Burke dichiarandosi eccezionalmente d\u2019accordo con il pensatore tory Bolingbroke, le forme politiche vanno giudicate per la loro duttilit\u00e0, cio\u00e8 per la capacit\u00e0 di prestarsi al cambiamento, e ravvisa che \u201c\u00e8 pi\u00f9 possibile innestare una qualche forma repubblicana su una monarchia che non un qualsiasi elemento monarchico sulle strutture repubblicane\u201d, per cui la sua preferenza va al sistema monarchico di tipo inglese.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Note<\/strong><br \/>\n<sup>1<\/sup>\u00a0E. Burke,\u00a0<em>Speech on Conciliation with America<\/em>, Londra, 1775; tr. it.,\u00a0<em>Discorso di Edmund Burke nel presentare la sua mozione di conciliazione con le Colonie<\/em>, in\u00a0<em>Scritti politici<\/em>, Utet, Torino, 1963, p. 87.<br \/>\n<sup>2<\/sup>\u00a0Ibidem, tr. it., p. 88.<br \/>\n<sup>3<\/sup>\u00a0Ibidem, tr. it., pp. 96-97.<br \/>\n<sup>4<\/sup>\u00a0Ibid.<br \/>\n<sup>5<\/sup>\u00a0Ibidem, tr. it., p. 83.<br \/>\n<sup>6<\/sup>\u00a0Ibid.<br \/>\n<sup>7<\/sup>\u00a0E. Burke,\u00a0<em>Reflections on the Revolution in France<\/em>, Londra, 1790; tr. it.,\u00a0<em>Riflessioni sulla Rivoluzione in Francia<\/em>, Ideazione, Roma, 1998, p. 45.<br \/>\n<sup>8<\/sup>\u00a0Ibidem, tr. it., p. 57.<br \/>\n<sup>9<\/sup>\u00a0Ibid.<br \/>\n<sup>10<\/sup>\u00a0Ibidem, pp. 72 e segg.<br \/>\n<sup>11<\/sup>\u00a0Ibidem, p. 145.<br \/>\n<sup>12<\/sup>\u00a0Ibidem, p. 146.<\/p>\n","protected":false},"template":"","meta":{"_acf_changed":false,"_lmt_disableupdate":"no","_lmt_disable":"no"},"autori":[823],"fascicolo":[81],"class_list":["post-1257","articolo","type-articolo","status-publish","hentry","autori-alberto-lo-presti","fascicolo-giugno-2004"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.0 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Oikonomia - Edmund Burke e l\u2019inutilit\u00e0 della guerra<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Leggi l&#039;articolo a cura di Alberto Lo Presti, pubblicato nel numero di Giugno 2004. 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