{"id":1255,"date":"2004-06-01T12:00:00","date_gmt":"2004-06-01T12:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.oikonomia.it\/?post_type=articolo&#038;p=1255"},"modified":"2026-04-11T09:35:59","modified_gmt":"2026-04-11T09:35:59","slug":"il-pensiero-religioso-sulla-guerra-e-la-violenza-politica-mutamenti-storico-culturali","status":"publish","type":"articolo","link":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2004\/giugno\/il-pensiero-religioso-sulla-guerra-e-la-violenza-politica-mutamenti-storico-culturali\/","title":{"rendered":"Il pensiero religioso sulla guerra e la violenza politica. Mutamenti storico-culturali"},"content":{"rendered":"<p>Esiste un \u201cpensiero religioso\u201d sulla guerra? O pi\u00f9 precisamente: quale \u00e8 la concezione della guerra nel pensiero religioso? Perch\u00e9 indubbiamente le grandi religioni universali di redenzione non hanno potuto, n\u00e9 voluto, ignorare le questioni ed i problemi che la guerra poneva al loro messaggio di salvezza. E spesso hanno risposto a questo problema nei termini &#8211; per anticipare una possibile ipotesi di lettura \u2013 di una assunzione della guerra stessa nel proprio messaggio di salvezza. Facendo cio\u00e8 della guerra uno\u00a0<em>strumento<\/em>\u00a0(ad un tempo doloroso e necessario) di affermazione e di diffusione della\u00a0<em>propria<\/em>\u00a0via di salvezza. Come dire? &#8211; una subordinazione della vita umana alla pi\u00f9 ampia missione redentrice religiosa, la cui affermazione andava oltre le singole esistenze umane. Forse nasce da qui l\u2019idea della\u00a0<em>guerra santa<\/em>, un paradosso che oggi offende la sensibilit\u00e0 contemporanea ma che trovava ampio consenso nella mentalit\u00e0 di numerose culture dell\u2019antichit\u00e0, come alcuni esempi possono meglio chiarire.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Guerra e religioni<\/strong><\/p>\n<p>Per gli ebrei antichi, ricorda Max Weber<sup>1<\/sup>\u00a0Jahv\u00e8 stesso era il vero e proprio capo supremo e condottiero in una guerra federale (<em>ghedah<\/em>). Ed in questo senso \u201cuna guerra confederale era perci\u00f2 una guerra santa\u201d<sup>2<\/sup>\u00a0L\u2019arca stessa di Jahv\u00e8 costituiva il \u201csantuario portatile da campo\u201d (idem) e, secondo la traduzione sacerdotale, Dio era ritualmente invitato a levarsi da essa e mettersi a capo dell\u2019esercito; dopo la battaglia lo si invitava a riprendere il suo posto<sup>3<\/sup>.<\/p>\n<p>Nota Weber che questo Dio guerriero dell\u2019alleanza (<em>cherem<\/em>), verr\u00e0 ad assumere col tempo e lo svilupparsi del giudaismo in una piena confessione religiosa, un \u201cprincipio fanatico secondo cui il nemico del paese doveva essere semplicemente annientato\u201d<sup>4<\/sup>. Un simbolo di questa ideologia guerresca \u00e8 Sansone, il \u201cguerriero furioso\u201d dalla \u201clungondeggiante capigliatura\u201d propria degli uomini che si consacrano alla guerra (<em>hithnadeb<\/em>) che quando \u00e8 posseduto dallo spirito di Jahv\u00e8 \u201cfa a brani leoni, incendia campi, abbatte case, percuote a morte con qualsiasi strumento qualsiasi massa di uomini e compie altri atti di selvaggia furia guerresca\u201d<sup>5<\/sup>.<\/p>\n<p>Tuttavia, questa estremizzazione costituisce per Weber\u00a0<em>solo un aspetto<\/em>\u00a0del pensiero religioso del giudaismo antico, il quale si nutriva, insieme \u201cdel comandamento della clemenza verso i deboli e i meteci che impronta molte parti della Sacra Scrittura\u201d<sup>6<\/sup>. L\u2019atteggiamento verso la guerra mostra cos\u00ec, gi\u00e0 a partire dalla tradizione a noi pi\u00f9 prossima, quella giudaica, il suo fatale condizionamento storico \u2013 culturale che produce un dinamismo interno tra i toni del\u00a0<em>fanatismo<\/em>\u00a0e quelli del\u00a0<em>pacificismo<\/em>, secondo le mutevoli vicende sociali e politiche del popolo che esprimeva tale religiosit\u00e0.<\/p>\n<p>In questo senso dunque, Gerardus Van der Leeuw<sup>7<\/sup>, afferma senza indugio che \u201cl\u2019ospitalit\u00e0 e la guerra sono, l\u2019una non meno dell\u2019altra,<em>\u00a0attivit\u00e0 religiose<\/em>, destinate a vincere la<em>\u00a0potenza straniera<\/em>\u00a0o a neutralizzarla\u201d.<\/p>\n<p>E\u2019 interessante cogliere questa\u00a0<em>duplice possibilit\u00e0<\/em>, dell\u2019ospitalit\u00e0 e della guerra, dell\u2019accoglienze e del rifiuto dell\u2019altro, come mezzi\u00a0<em>egualmente religiosi<\/em>\u00a0per vincere la potenza straniera. Rivelano\u00a0<em>la possibilit\u00e0<\/em>\u00a0di una scelta sempre presente; di una risposta culturale \u201caperta\u201d, che le societ\u00e0 possono elaborare per far fronte alle proprie tensioni e contraddizioni storiche, interne ed esterne.<\/p>\n<p>Storicamente, questa scelta \u00e8 stata purtroppo una scelta in favore del proprio particolarismo, un tratto costitutivo di ogni gruppo locale, per il quale gli\u00a0<em>altri<\/em>\u00a0sono sempre\u00a0<em>stranieri<\/em>; estranei la cui presenza va combattuta, anche per (ri)affermare la coscienza della<em>\u00a0propria<\/em>\u00a0identit\u00e0.<br \/>\nAl riguardo, Pierre Clastres<sup>8<\/sup>\u00a0analizzando la guerra nelle sue \u201cforme elementari\u201d, cio\u00e8 in societ\u00e0 \u201cprimitive\u201d e \u201cselvaggie\u201d, secondo l\u2019insegnamento di Durkheim<sup>9<\/sup>\u00a0ha riscoperto ed evidenziato con forza nell\u2019archeologia della violenza questa matrice sociogenetica \u201coriginaria\u201d, che \u00e8 alla base del conflitto<em>\u00a0intraspecifico<\/em>\u00a0organizzato umano.<\/p>\n<p>La guerra, cio\u00e8, nelle sue forme \u201celementari\u201d non appare riconducibile (come pure molto spesso si dice e si pensa) ad una presunta matrice biologica, etologica o comunque innatistica (lo spirito sanguinario ed aggressivo attribuito a certe etnie). No, per Clastres la guerra primitiva nasce dalla \u201cstruttura stessa della societ\u00e0 selvaggia: il suo\u00a0<em>particolarismo<\/em>\u00a0produce e d\u00e0 senso alla guerra\u201d.<\/p>\n<p>Per ogni gruppo locale gli\u00a0<em>altri<\/em>\u00a0sono sempre degli stranieri, ma \u00e8 anche e solo la figura dello straniero che conferisce ad ogni gruppo la coscienza della propria identit\u00e0: il\u00a0<em>noi<\/em>\u00a0comunitario\u201d<sup>10<\/sup>. E\u2019 questo\u00a0<em>etnocentrismo<\/em>, che fonda il vincolo sociale. Un vincolo che viene mantenuto ed alimentato attraverso una animosit\u00e0 permanente<sup>11<\/sup>\u00a0contro gli\u00a0<em>altri<\/em>, per dare esistenza, vita e continuit\u00e0 ad un\u00a0<em>noi<\/em>\u00a0altrimenti precario, evanescente, a rischio di labilit\u00e0 e di disintegrazione interna, da esorcizzare costantemente e ri-generare proprio attraverso l\u2019attivit\u00e0 bellica. La cui funzione &#8211; occulta ma primaria &#8211; diverrebbe allora quella (altamente simbolica) di ricostituire il\u00a0<em>senso stesso dell\u2019identit\u00e0<\/em>\u00a0<em>comune e del legame sociale<\/em>\u00a0attraverso una costante dinamica\u00a0<em>noi-loro<\/em>, cui Francesco Remotti ha dato pi\u00f9 recenti ed illuminanti contributi<sup>12<\/sup>.<\/p>\n<p>Questa scelta etnocentrica in favore della potenza della propria identit\u00e0 collettiva, ha trovato storicamente livelli di relazione impliciti con una analoga caratteristica delle grandi religioni mondiali, caratterizzate anch\u2019esse, secondo Van Deer Leew, dalla\u00a0<em>ricerca della potenza<\/em><sup>13<\/sup>\u00a0finalizzata peraltro ad accrescere la loro capacit\u00e0\u00a0<em>redentrice<\/em>.<\/p>\n<p>La potenza delle grandi religioni mondiali, sarebbe funzionalmente legata alla forza salvifica del loro messaggio.<\/p>\n<p>Questa\u00a0<em>forza salvifica<\/em>\u00a0da dispiegare nel mondo non attiene tuttavia alla\u00a0<em>vita<\/em>\u00a0(<em>umana<\/em>), la quale \u00e8<em>\u00a0data<\/em><sup>14<\/sup>, ma alla\u00a0<em>salvezza<\/em>\u00a0(spirituale), che \u00e8 invece pi\u00f9 problematica da guadagnare e da conservare.<\/p>\n<p>La distinzione non \u00e8 da poco: perch\u00e9 la priorit\u00e0 della\u00a0<em>salvezza<\/em>\u00a0(spirituale) sulla<em>\u00a0vita<\/em>, giocher\u00e0 un ruolo strategico proprio nella concezione della guerra, il cui effetto distruttivo umano, veniva in qualche modo\u00a0<em>subordinato<\/em>\u00a0all\u2019affermazione di un disegno di salvezza (collettiva) che paradossalmente, trascendeva l\u2019uomo e poteva immolare in numerevoli vite umane.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Guerra e cristianesimo<\/strong><\/p>\n<p>Se la cultura ebraica antica identificava l\u2019attivit\u00e0 della guerra con l\u2019appartenenza religiosa, per cui i fedeli erano l\u2019esercito e Jhav\u00e8 il condottiero, anche la religione cristiana mostra &#8211; nelle sue passate esperienze storiche &#8211; una pi\u00f9 mediata, sebbene non meno stretta associazione tra guerra ed affermazione del disegno divino. Un esempio ci \u00e8 fornito dall\u2019epica eroica della battaglia di Lepanto, combattuta dalla Lega Santa contro i Turchi.<\/p>\n<p>\u201cIl cristianesimo \u2013 scrive Davis Hanson &#8211; non aveva mai visto una cos\u00ec entusiastica celebrazione come quella che salut\u00f2 la vittoria di Lepanto. In tutta l\u2019Italia e la Spagna le folle intonarono il\u00a0<em>Te Deum Laudamus<\/em>, di lode e ringraziamento a Dio. Vennero coniate speciali monete commemorative con l\u2019iscrizione: \u201cNell\u2019anno della grande vittoria navale\u00a0<em>per grazia di Dio<\/em>\u00a0contro i turchi\u201d. Miguel Cervantes, reduce della battaglia in cui perse tra l\u2019altro l\u2019uso di una mano, immortal\u00f2 Lepanto anni dopo nel suo\u00a0<em>Don Chisciotte<\/em>, scrivendo che \u201cquei cristiani che l\u00ec perirono furono persino pi\u00f9 felici di quelli che ne uscirono vivi\u201d<sup>15<\/sup>.<\/p>\n<p>La maggior parte dei dipinti e delle canzoni popolari attribuirono l\u2019eccezionale vittoria cristiana all\u2019intervento divino<sup>16<\/sup>. Questa fu l\u2019interpretazione del come<em>\u00a0La Lega Santa<\/em>\u00a0fosse riuscita in poche ore ad arrestare secoli di aggressione turca<sup>17<\/sup>. Davis Hanson attribuisce invece pi\u00f9 praticamente \u201cla tragica fine di migliaia di ottomani al largo dell\u2019Etolia\u201d al ben pi\u00f9 secolare sistema cristiano del capitalismo di mercato \u201cche produsse una profusione di galeazze, archibugi, cannoni, reti di abbordaggio e galee\u2026<sup>18<\/sup>, mentre viceversa l\u2019innovazione tecnologica e militare, spinta dal movente economico e dell\u2019economia di mercato, manc\u00f2 all\u2019Islam, decretandone la sconfitta militare. L\u2019analisi risulta interessante perch\u00e9 mostra come la differenza religiosa possa giocare un ruolo determinante nell\u2019influenzare la stessa vittoria o sconfitta bellica (\u201cDio \u00e8 con noi\u201d diceva Cromwell, aggiungendo accortamente, con classico pragmatismo inglese: \u201cma tenete asciutte le polveri\u201d).<\/p>\n<p>Questo primo scenario di guerra tra grandi civilt\u00e0 portatrici di distinti messaggi di salvezza, ci consente di aprire il discorso difficile della \u201c<em>Guerra santa<\/em>\u201d, un tema comune ad Islam e Cristianit\u00e0.<\/p>\n<p>Per l\u2019Islam, altra grande religione di redenzione, la guerra santa (<em>jihad<\/em>) costituisce addirittura un capisaldo della sua dottrina di salvezza, peraltro largamente frainteso e conosciuto pi\u00f9 per la sua\u00a0<em>vulgata<\/em>\u00a0popolare che per la sua originaria e pi\u00f9 complessa matrice culturale.<\/p>\n<p>In estrema sintesi possiamo tradurre il concetto di\u00a0<em>jihad<\/em>\u00a0come scopo e ragione dell\u2019esistenza, ovvero come perfettibilit\u00e0 morale, da perseguire attivamente mediante una costante ed attiva\u00a0<em>guerra o lotta morale<\/em>\u00a0contro il\u00a0<em>principio del male<\/em>; che \u00e8 in noi non meno che fuori di noi. Quindi contro l\u2019egocentrismo e contro le forze che operano nella storia.<\/p>\n<p>Inscritta in un\u2019etica di potenze contrapposte, che ambiscono all\u2019anima umana, la concezione religiosa coranica postula un dualismo di fondo per certi versi assai simile a quello della\u00a0<em>christianitas<\/em>\u00a0delle Crociate. Operare e lottare contro le forze malvagie (Iblis \u00e8 il corrispettivo demoniaco islamico), \u00e8 quindi il senso originario della\u00a0<em>jihad<\/em>\u00a0come delle Crociate, come sforzo per migliorarsi, come una sorta di ascesi intramondana, per usare un termine weberiano.<sup>19<\/sup>\u00a0E tuttavia, la\u00a0<em>jihad<\/em>\u00a0\u00e8 stata, ed \u00e8 ancora oggi brutalmente intesa come \u201cguerra perenne contro gli infedeli\u201d, e come tale praticata; spesso al servizio di mire espansionistiche politiche, o come giustificazione di economie predatorie. Anche dall\u2019influsso di questa concezione musulmana di<em>\u00a0jihad<\/em>\u00a0verr\u00e0 a svilupparsi, a partire dalle secolari guerre di liberazione delle popolazioni iberiche contro la dominazione araba, l\u2019ideale etico-religioso cristiano della Crociata.<\/p>\n<p>Concetto antitetico al primitivo o originario pacifismo cristiano, il\u00a0<em>bellum sacrum<\/em><sup>20<\/sup>\u00a0trover\u00e0 espressione nel pensiero ufficiale della Chiesa a partire dal IX secolo, con Papa Giovanni VIII che proclam\u00f2 la santit\u00e0 della lotta contro i saraceni combattuta nell\u2019Italia meridionale. Aveva inizio idealmente un \u2018complesso storico-mitico\u2019 come Alphonse Dupront chiama il fenomeno delle Crociate<sup>21<\/sup>\u00a0tipico dell\u2019Occidente, che durer\u00e0 per circa dodici secoli e che ha costituito, come acutamente rileva l\u2019autore, \u201cuna realt\u00e0 millenaria dalla quale l\u2019Occidente non \u00e8 ancora liberato\u2026\u201d<sup>22<\/sup>. La \u201cguerra santa\u201d dell\u2019Occidente cristiano avr\u00e0 il carattere di un impegno totale; un fenomeno plurisecolare<sup>23<\/sup>\u00a0che, secondo il nostro autore, esprimerebbe i bisogni di un mondo, di un\u2019epoca.<\/p>\n<p>Questa \u201cguerra santa\u201d, spiega l\u2019Autore, non \u00e8 tuttavia<em>\u00a0la sacralizzazione della guerra<\/em>. Chi la vive, infatti, non la percepisce come un mero fatto bellico, bens\u00ec come un fenomeno \u201ctotale ed originario\u201d, un evento coinvolgente e costitutivo dell\u2019intera vita e di un\u2019intera epoca. Qualcosa che attiene alla stessa concezione del mondo, e che quindi ha il carattere assoluto di una realt\u00e0<sup>24<\/sup>\u00a0inevitabile e necessaria.<\/p>\n<p>In queste mobilitazioni religiose e guerresche trovava formulazione e significato culturale \u201cforte\u201d la dimensione collettiva ed identitaria, della\u00a0<em>christianitas<\/em>, comunit\u00e0 sovranazionale portatrice di un messaggio salvifico da affermare in\u00a0<em>questo\u00a0<\/em>mondo, sebbene\u00a0<em>non per questo<\/em>\u00a0mondo, come scrive Max Weber<sup>25<\/sup>.<\/p>\n<p>Solo in questa cornice si pu\u00f2 \u201ccapire\u201d persino l\u2019aspetto pi\u00f9 perturbante delle Crociate, il\u00a0<em>massacro<\/em>. Qui si tratta, dice infatti Dupront, di realizzare \u201cl\u2019ordine del mondo\u201d<sup>26<\/sup>. Che si compie attraverso una \u201cdisumanit\u00e0 religiosa\u201d. Nella Gerusalemme ormai conquistata, i crociati massacrano i saraceni di entrambi i sessi, rifugiati sul tetto del Tempio, destando la collera dello stesso Tancredi che aveva posto gli sventurati sotto la protezione della sua bandiera. Anche qui si ripete la sofferta distinzione tra anime opposte e conviventi di un fenomeno. Quella caritatevole e pacifica (se cos\u2019\u00ec possiamo dire), rappresentata da Tancredi, e quella violenta e disumana, che prevarr\u00e0.<\/p>\n<p>Sangue a fiotti, cadaveri che si ammucchiano, che si ammassano nelle strade di Gerusalemme in cataste alte come case, rendono assai efficacemente\u00a0<em>la coerenza radicale della guerra santa<\/em>, epurata di ogni emotivit\u00e0, consegnata\u00a0<em>alla realizzazione del disegno<\/em>, in eterno, perseguito con impassibile e disumana ferocia. La grandezza stessa della vittoria implica il massacro inenarrabile, necessario per placare l\u2019ansia collettiva di\u00a0<em>una salvezza mai garantita<\/em>, che attanagliava la cristianit\u00e0 dell\u2019epoca<sup>27<\/sup>. Solo quando sopraggiunge l\u2019umanissima nausea, l\u2019orrore del sangue, del massacro, allora, scrive Dupront, si apre un\u2019altra strada e quel complesso evento epocale che sembrava assoluto ed inevitabile, necessario e fatale, si scioglie in un orizzonte storico pi\u00f9 ampio di lui<sup>28<\/sup>.<\/p>\n<p>Se pensiamo all\u2019orrore che solo oggi sorge dalle coscienze religiose di ogni confessione di fronte a questa evocazione, possiamo forse cominciare a capire quale rivoluzione antropologica si stia delineando nella coscienza religiosa contemporanea. Da un lato infatti si sta conducendo una \u201cdomesticazione\u201d della guerra, una tendenza ad occultare, distanziare, \u201ceufemizzare\u201d le manifestazioni belliche. Dall\u2019altro, si cercano nuove e diverse \u201cgiustificazioni etiche\u201d da dare alla guerra, laddove questa non pu\u00f2 pi\u00f9 contare su\u00a0<em>link<\/em>\u00a0religiosi.<\/p>\n<p>\u201cDa parecchi secoli almeno \u2013 scrive Dupront al riguardo, con straordinaria attualit\u00e0 &#8211;\u00a0<em>la guerra giusta<\/em>\u00a0ha tentato di \u201ccivilizzare\u201d la \u201cguerra santa\u201d, e per le guerre ordinarie ci \u00e8 riuscita; ma per quelle \u201cgrandi\u201d o per quelle che mettono in discussione\u00a0<em>un ordine di vita<\/em>\u00a0o il possesso dell\u2019universo,<em>\u00a0la sacralit\u00e0 della guerra santa resta<\/em>, sia pure a brandelli, l\u2019esaltazione suprema, quella che non ha pi\u00f9 bisogno di giustizia.\u201d<sup>29<\/sup>. L\u2019ultimo e pi\u00f9 attuale esempio di \u201cguerra giusta\u201d in questo senso sarebbe \u2013 per assumere il punto di vista dell\u2019autore &#8211; quella combattuta dagli USA ed i suoi alleati contro l\u2019Iraq di Saddam Hussein, mentre quella \u201ctotale\u201d contro il terrorismo, \u201cdovunque sia\u201d, pure teorizzata dalla dottrina americana della \u201cguerra preventiva\u201d, sarebbe senz\u2019altro una \u201cguerra santa\u201d, n\u00e9 pi\u00f9 n\u00e9 meno di quella fomentata ed agitata da esponenti fanatici dell\u2019integralismo islamico (da Al Qaeda a frange diverse dell\u2019islamismo estremistico).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Il rifiuto religioso della guerra<\/strong><\/p>\n<p>Contro queste due concezioni ideologiche della guerra, come contro\u00a0<em>ogni<\/em>\u00a0guerra, si \u00e8 venuto sviluppando un pensiero di\u00a0<em>radicale rifiuto religioso<\/em>\u00a0che nel cristianesimo, ad esempio, trova un\u2019immagine forte nella metafora (giornalistica) di Giovanni Paolo II come \u201cGuerriero della Pace\u201d.<\/p>\n<p>In questo provocatorio termine si cela una trasformazione culturale molto importante. L\u2019idea di una radicale presa di distanza della Chiesa cattolica dalla guerra, espressa in una sorta di \u201cguerra alla guerra\u201d.<\/p>\n<p>Si afferma infatti su altre e pi\u00f9 consolidate interpretazioni, una percezione religiosa della guerra\u00a0<em>come negazione della vita<\/em>. E\u2019 una esperienza emotiva e cognitiva nuova, sentita e diffusa, capace di mobilitare attivamente le coscienze di tutti gli attori sociali, persino dei non credenti, contro i disegni di dominio o di affermazione sociale sottesi ad ogni conflitto organizzato.<\/p>\n<p>Questa elaborazione, nell\u2019ambito della religione cattolica ad esempio, \u00e8 percepibile come un lungo cammino nella via della pace, che progressivamente si \u00e8 emancipato da pressanti condizionamenti sociali e culturali, peraltro documentato nel magistero sociale della Chiesa (1891-1991)<sup>30<\/sup>. A partire da numerose encicliche, infatti, l\u2019opera dei pontefici cattolici, da Leone XIII in poi,<sup>31<\/sup>\u00a0si \u00e8 ripetutamente impegnata a formulare direttive di azione in campo sociale a \u201csegno e salvaguardia del carattere trascendente della persona umana\u201d<sup>32<\/sup>, per ricordare \u201cil bene ultimo, la giustizia umana, la pace vera\u201d (<em>Gaudium et Spes<\/em>, n. 76).<\/p>\n<p>Nella\u00a0<em>Populorum Progressio<\/em>, enciclica di Paolo VI, riemerge ad esempio una metafora forte della sacralit\u00e0 della vita, presente nelle stesse aspirazioni ed esigenze dell\u2019uomo, di ciascun uomo \u201c<em>immagine di Dio<\/em>\u201d e perci\u00f2 portatore di inalienabili diritti e doveri. Sono segni di una riflessione sempre presente nel magistero della Chiesa cattolica ma che sembra crescere di ora in ora con straordinaria intensit\u00e0.<\/p>\n<p>Se ne pu\u00f2 cogliere lo spirito profetico gi\u00e0 dai discorsi per la Giornata mondiale della Pace<sup>33<\/sup>\u00a0scorrendo i titoli di questi discorsi.<\/p>\n<p>Papa Paolo VI, fin dal 1968 parlava di \u201cpromuovere la pace\u201d (<em>Per la promozione della pace<\/em>), ed individuava la via di questa promozione nel rispetto dei diritti dell\u2019uomo<sup>34<\/sup>. Ne mostrava il carattere culturale, di attiva creazione umana<sup>35<\/sup>; ne ribadiva il legame con il primitivo messaggio cristiano, troppo spesso dimenticato<sup>36<\/sup>. Ne svelava il nemico segreto, l\u2019ingiustizia sociale<sup>37<\/sup>, ne ribadiva la possibilit\u00e0, in un momento storico che faceva disperare di ritrovare una coesione anche solo interna<sup>38<\/sup>. Ne indicava la responsabilit\u00e0 personale, alla quale tutti siamo chiamati<sup>39<\/sup>. Ed infine, forse pi\u00f9 esplicitamente, ampliava e riconduceva il problema della pace a quello della\u00a0<em>vita<\/em><sup>40<\/sup>. Giovanni Paolo II riprender\u00e0 questi temi con una elaborazione ancora pi\u00f9 serrata e radicale.<\/p>\n<p>La pace diviene fonte di metafore che richiamano a sempre pi\u00f9 forti assunzioni di responsabilit\u00e0, verso Dio<sup>41<\/sup>; ma anche verso s\u00e9 stessi, come un impegno al cambiamento anche personale<sup>42<\/sup>\u00a0Soprattutto, ricercandone i legami con la<em>\u00a0difesa della vita<\/em>\u00a0nelle sue manifestazioni pi\u00f9 \u201cdeboli\u201d<sup>43<\/sup>, sino a rivendicare infine la natura profondamente ed autenticamente\u00a0<em>religiosa<\/em>\u00a0della pace\u00a0<sup>44<\/sup>.<\/p>\n<p>La lettura di questi temi mostra anche i \u201cfuochi\u201d culturali della lotta alla guerra. Di epoca in epoca, di momento in momento, cambia infatti la metafora della pace, il cui raggiungimento richiede strategie, forme e vie in sintonia col mutato contesto culturale.<\/p>\n<p>Non a caso infatti il prossimo messaggio che il Pontefice proporr\u00e0 per la Giornata Mondiale della Pace del 1 gennaio 2004, sar\u00e0 dedicato a \u201c<em>Il diritto internazionale, una via per la pace<\/em>\u201d. Il tema richiama le responsabilit\u00e0 di tutte le societ\u00e0 politiche (sia per le loro azioni che per le loro omissioni) circa gli esiti ancora pi\u00f9 drammatici che il conflitto in corso potrebbe sortire.<\/p>\n<p>Credo che sia possibile individuare in questo pur sintetica, limitatissima rassegna un percorso riflessivo che la Chiesa cattolica ha elaborato passando per la umana fatica di\u00a0<em>promuovere\u00a0<\/em>e<em>\u00a0creare, costruire\u00a0<\/em>e<em>\u00a0responsabilizzare<\/em>\u00a0gli uomini, verso la pace, fino ad indicare vie di pi\u00f9 schietto impegno sociale quale\u00a0<em>il rispetto di minoranze sociali, delle coscienze individuali<\/em>, per giungere a pi\u00f9 universali impegni alla difesa della vita di per s\u00e9, come valore religioso, che con Giovanni Paolo II diventa<em>\u00a0la nuova via religiosa<\/em>\u00a0per la pace.<\/p>\n<p>Sembra oggi pi\u00f9 chiaro, rispetto a molti altri tormentati periodi storici, che la salvezza, non si possa imporre con la violenza, con le campagne militari. In una delle ultime udienze generali del mercoled\u00ec (26 novembre 2003), Papa Wojtyla ha ancora una volta replicato il suo pensiero sulla guerra proprio in un momento in cui la cultura che domina la scena internazione sembra proporre sempre pi\u00f9 la logica delle armi per combattere ci\u00f2 che (con termine religioso) gli Stati Uniti chiamano \u201cIl Male\u201d del terzo millennio.<\/p>\n<p>Come riporta un cronista, nel negare l\u2019utilit\u00e0 del militarismo , della violenza, del male da contrapporre al male, Papa Wojtyla nella lettura della Bibbia prende distanza dal \u201cDio degli eserciti\u201d biblico, commentando il salmo 109 intitolato \u201cIl Messia, re e sacerdote\u201d, dove si parla di forze ostili neutralizzate dalla \u201cconquista vittoriosa\u201d di Dio.<\/p>\n<p>Al di l\u00e0 della immediata lettura storica, forse corrispondente a situazioni politiche che si registravano nel passaggio dei poteri da un re ad un altro, Giovanni Paolo II sembra far rilevare che il testo \u00e8 anche una potente metafora che rimanda ad un pi\u00f9 generale contrasto tra il progetto di Dio (il Re) e quello degli uomini che vogliono affermare \u201cil<em>\u00a0loro<\/em>\u00a0potere prevaricatore\u201d. In questo scontro tra bene e male che si svolge all\u2019interno delle vicende storiche umane, Dio si manifesta sempre, sottolinea il Pontefice. Ma\u00a0<em>mai<\/em>\u00a0con le stesse armi del male. Non a caso, rileva acutamente il cronista di questo articolo<sup>45<\/sup>\u00a0Giovanni Paolo II, citando un antico commentatore del salmo 109 (San Massimo da Torino, iv-v secolo), recupera l\u2019immagine del Cristo\u00a0<em>seduto alla destra<\/em>\u00a0del padre, dove staranno le\u00a0<em>pecore<\/em>, mentre a<em>\u00a0sinistra<\/em>\u00a0siederanno i\u00a0<em>capri<\/em>. La metafora ci dice che l\u2019<em>agnello<\/em>, il non violento, colui che giunge sino a lasciarsi immolare per la salvezza degli uomini, \u00e8 colui che segue il disegno di Dio, rifiutando persino il disegno sociale umano. Ci indica una strada non equivoca, esplicita, diretta.<\/p>\n<p>Nel recupero di questo messaggio \u201celementare\u201d, eppure tante volte censurato, trasfigurato, rinnegato, per certi aspetti oggi eroico, in un\u2019epoca cos\u00ec potentemente dominata da sentimenti collettivi di vendetta, Wojtyla ha levato una voce profetica, gridando la verit\u00e0 religiosa della pace come affermazione di un principio\u00a0<em>originario<\/em> del cristianesimo e delle grandi religioni universali di salvezza, che i grandi processi storico-culturali dell\u2019Occidente avevano subordinato al primato dell\u2019affermazione di\u00a0una\u00a0<em>societ\u00e0<\/em>\u00a0(cristiana, islamica, ecc.) e della sua missione di\u00a0<em>salvezza universale<\/em>.<\/p>\n<p>In questa scelta esemplare, potrebbe riassumersi il passaggio\u00a0<em>da una religione della salvezza<\/em>\u00a0ad una\u00a0<em>religione della vita<\/em>. In questo passaggio delle grandi religioni universali di redenzione da \u201cvie di salvezza\u201d a religioni dell\u2019assoluta ed universale sacralit\u00e0 della vita, sta infatti una delle pi\u00f9 rilevanti trasformazioni antropologiche della religione oggi.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Bibliografia<\/strong><\/p>\n<p>Pierre Clastres,\u00a0<em>Guerra e societ\u00e0 primitive<\/em>, ed altri scritti di antropologia politica, La Salamandra Edit., Milano, 1982.<\/p>\n<p>Emile Durkheim,\u00a0<em>Le forme elementari della vita religiosa<\/em>, Newton Compton, Roma, 1972.<\/p>\n<p>Alphonse Dupront,<em>\u00a0Il sacro. Crociate e pellegrinaggi. Linguaggi ed immagini<\/em>, Bollati Boringhieri, Torino, 1993.<\/p>\n<p>Max Weber,<em>\u00a0L\u2019etica protestante e lo spirito del capitalismo<\/em>, Sansoni Ed., Firenze, 1977.<\/p>\n<p>Max Weber,\u00a0<em>Sociologia della religione. L\u2019antico giudaismo<\/em>, Newton Compton, Roma, 1980.<\/p>\n<p>Francesco Remotti,\u00a0<em>Contro l\u2019identit\u00e0<\/em>, Roma-Bari, Laterza, 1996.<\/p>\n<p>R. Russo,\u00a0<em>Atlante della storia dell\u2019Islam, storie e dottrine<\/em>, Demetra\/Giunti, Firenze, 2001.<\/p>\n<p>Gerardus Van der Leeuw ,\u00a0<em>Fenomenologia della religione<\/em>, 1956, 1992.<\/p>\n<p>Giorgio Campanili, Alessandro Colombo, Vittorio Ugga (a cura di),\u00a0<em>Quaderno n. 1, novembre 1993 &#8211; Universit\u00e0 Cattolica del Sacro Cuore &#8211; Centro di ricerche per lo studio della dottrina sociale della Chiesa<\/em>, 1995, Milano.<\/p>\n<p><em>\u201cI Papi per la pace\u201d 25 messaggi di Paolo VI, e Giovanni Paolo II per la celebrazione della giornata mondiale della pace. I gennaio 1968-1 gennaio 1992<\/em>, Libreria Editrice Vaticana, Roma, 1992.<\/p>\n<p>Mimmo De Cillis,\u00a0<em>\u201cDal papa un\u2019udienza contro la guerra. Wojtyla,: il bene non s\u2019impone con la violenza e con le campagne militari\u201d<\/em>\u00a0in:\u00a0<em>Il Manifesto<\/em>, 27\/11\/2003, p. 12 Cultura.<\/p>\n<p>Dizionario Enciclopedico Italiano Treccani, Roma, 1970, vol. III,\u00a0<em>Crociata<\/em>.<\/p>\n<p><strong>Note<\/strong><br \/>\n<sup>1<\/sup>\u00a0M. Weber,\u00a0<em>Sociologia della religione. L\u2019antico giudaismo<\/em>, Newton Compton, Roma, 1980, p. 107.<br \/>\n<sup>2<\/sup>\u00a0M. Weber , cit., p. 107.<br \/>\n<sup>3<\/sup>\u00a0M. Weber , cit.idem.<br \/>\n<sup>4<\/sup>\u00a0M. Weber , op. cit., p. 110.<br \/>\n<sup>5<\/sup>\u00a0M. Weber , cit., p. 111.<br \/>\n<sup>6<\/sup>\u00a0M. Weber , cit., p. 110.<br \/>\n<sup>7<\/sup>\u00a0G. Van der Leeuw,\u00a0<em>Fenomenologia della religione<\/em>, (1956), Boringhieri, Torino, 1992, p. 25.<br \/>\n<sup>8<\/sup>\u00a0P. Clastres,\u00a0<em>Guerra e societ\u00e0 primitive, ed altri scritti di antropologia politica<\/em>, La Salamandra Edit., Milano, 1982.<br \/>\n<sup>9<\/sup>\u00a0E. Durkheim,<em>\u00a0Le forme elementari della vita religiosa<\/em>, Newton Compton, Roma, 1972.<br \/>\n<sup>10<\/sup>\u00a0P. Clastres, op. cit., p. 167.<br \/>\n<sup>11<\/sup>\u00a0P. Clastres, op. cit., p. 168.<br \/>\n<sup>12<\/sup>\u00a0F. Remotti,<em>\u00a0Contro l\u2019identit\u00e0<\/em>, Roma-Bari, Laterza, 1996.<br \/>\n<sup>13<\/sup>\u00a0G. Van der Leeuw , op. cit., p. 536.<br \/>\n<sup>14<\/sup>\u00a0G. Van der Leeuw , op. cit., p. 538.<br \/>\n<sup>15<\/sup>\u00a0V. D. Hanson,\u00a0<em>Massacri e Cultura. Le battaglie che hanno portato la civilt\u00e0 occidentale a dominare il mondo<\/em>, Garzanti, 2002, p. 299.<br \/>\n<sup>16<\/sup>\u00a0V. D. Hanson, op. cit., p. 300.<br \/>\n<sup>17<\/sup>\u00a0V. D. Hanson, idem.<br \/>\n<sup>18<\/sup>\u00a0V. D. Hanson, op. cit., pp. 320-325.<br \/>\n<sup>19<\/sup>\u00a0R. Russo,<em>\u00a0Atlante della storia dell\u2019Islam, storie e dottrine<\/em>, Demetra\/Giunti, Firenze, 2001, pp. 61-63.<br \/>\n<sup>20<\/sup>\u00a0Dizionario Enciclopedico Italiano Treccani, Roma, 1970, vol. III,\u00a0<em>Crociata<\/em>, p. 660.<br \/>\n<sup>21<\/sup>\u00a0A. Dupront ,\u00a0<em>Il sacro. Crociate e pellegrinaggi. Linguaggi ed immagini<\/em>. Bollati Boringhieri, Torino, 1993, p. 277.<br \/>\n<sup>22<\/sup>\u00a0A. Dupront, cit., p. 277.<br \/>\n<sup>23<\/sup>\u00a0A. Dupront, op. cit., p. 278.<br \/>\n<sup>24<\/sup>\u00a0A. Dupront, op. cit., p. 279.<br \/>\n<sup>25<\/sup>\u00a0M. Weber,<em>\u00a0L\u2019etica protestante e lo spirito del capitalismo<\/em>, Sansoni Ed., Firenze, 1977.<br \/>\n<sup>26<\/sup>\u00a0A. Dupront, op. cit., p. 293.<br \/>\n<sup>27<\/sup>\u00a0A. Dupront, op. cit., p. 294.<br \/>\n<sup>28<\/sup>\u00a0A. Dupront, op. cit., p. 280.<br \/>\n<sup>29<\/sup>\u00a0Alphonse Dupront, op. cit., p. 277.<br \/>\n<sup>30<\/sup>\u00a0G. Campanili, A. Colombo, V. Ugga (a cura di),\u00a0<em>Quaderno n. 1, novembre 1993 &#8211; universit\u00e0 cattolica del sacro cuore &#8211; centro di ricerche per lo studio della dottrina sociale della chiesa<\/em>, 1995, Milano.<br \/>\n<sup>31<\/sup>\u00a0G. Campanili, A. Colombo, V. Ugga (a cura di), op. cit., p. IV.<br \/>\n<sup>32<\/sup>\u00a0G. Campanili, A. Colombo, V. Ugga (a cura di), op. cit., pp. IV, V.<br \/>\n<sup>33<\/sup>\u00a0in:<em>\u00a0\u201cI Papi per la pace\u201d 25 messaggi di Paolo VI, e Giovanni Paolo II per la celebrazione della giornata mondiale della pace. I gennaio 1968-1 gennaio 1992<\/em>,Libreria Editrice Vaticana, Roma, 1992, p. 272.<br \/>\n<sup>34<\/sup>\u00a0Paolo VI, 1969,<em>\u00a0La promozione dei diritti dell\u2019uomo, via verso la pace<\/em>.<br \/>\n<sup>35<\/sup>\u00a0Paolo VI, 1970,<em>\u00a0La pace non si gode ma si crea<\/em>.<br \/>\n<sup>36<\/sup>\u00a0Paolo VI, 1971,\u00a0<em>Ogni uomo \u00e8 mio fratello<\/em>.<br \/>\n<sup>37<\/sup>\u00a0Paolo VI, 1972,\u00a0<em>Se vuoi la pace, lavora per la giustizia<\/em>.<br \/>\n<sup>38<\/sup>\u00a0Paolo VI, 1973,<em>\u00a0La pace \u00e8 possibile<\/em>.<br \/>\n<sup>39<\/sup>\u00a0Paolo VI, 1974,<em>\u00a0La pace dipende anche da te<\/em>.<br \/>\n<sup>40<\/sup>\u00a0Paolo VI,\u00a0<em>Se vuoi la pace difendi la vita<\/em>, 1977.<br \/>\n<sup>41<\/sup>\u00a0Giovanni Paolo II, 1982,<em>\u00a0La pace, dono di Dio affidato agli uomini<\/em>.<br \/>\n<sup>42<\/sup>\u00a0Giovanni Paolo II, 1984,\u00a0<em>La pace nasce da un cuore nuovo<\/em>.<br \/>\n<sup>43<\/sup>\u00a0Giovanni Paolo II, 1989,\u00a0<em>Per costruire la pace, rispettare le minoranze; 1991, Se vuoi la pace rispetta la coscienza di ogni uomo<\/em>.<br \/>\n<sup>44<\/sup>\u00a0Giovanni Paolo II, 1992,\u00a0<em>La religione via alla pace<\/em>.<br \/>\n<sup>45<\/sup>\u00a0Mimmo De Cillis, Il Manifesto, 27\/11\/2003, p. 12\u00a0<em>Cultura<\/em>, \u201cDal papa un\u2019udienza contro la guerra. 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