{"id":1249,"date":"2004-06-01T12:00:00","date_gmt":"2004-06-01T12:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.oikonomia.it\/?post_type=articolo&#038;p=1249"},"modified":"2026-04-11T09:18:20","modified_gmt":"2026-04-11T09:18:20","slug":"la-violenza-nella-politica-il-caso-della-guerra","status":"publish","type":"articolo","link":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2004\/giugno\/la-violenza-nella-politica-il-caso-della-guerra\/","title":{"rendered":"La violenza nella politica: il caso della guerra"},"content":{"rendered":"<p>1. I 27 agosto 1928 venne firmato a Parigi da 15 rappresentanti di altrettanti stati un trattato internazionale (in seguito chiamato Kellogg-Briand) composto da tre soli articoli. Il terzo conteneva le norme di applicazione, mentre i due primi articoli dicevano nel testo originale<\/p>\n<blockquote><p>\u201cARTICLE I: The High Contracting Parties solemly declare in the names of their respective peoples that they condemn recourse to war for the solution of international controversies, and renounce it, as an instrument of national policy in their relations with one another.<\/p>\n<p>ARTICLE II: The High Contracting Parties agree that the settlement or solution of all disputes or conflicts of whatever nature or of whatever origin they may be, which may arise among them, shall never be sought except by pacific means\u201c.<\/p><\/blockquote>\n<p>Per l\u2019allora Regno d\u2019Italia firm\u00f2 l\u2019ambasciatore G. Manzoni, mentre oggi nella Costituzione Repubblicana troviamo l\u2019art. 11: \u201cL\u2019Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libert\u00e0 degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parit\u00e0 con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranit\u00e0 necessarie all\u2019ordinamento che assicuri la pace e la giustizia tra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.\u201d<\/p>\n<p>Il testo di Parigi e quello di Roma sono il frutto (benefico) di due grandi guerre molto diverse tra di loro seppur combattute a distanza di soli due decenni. Nel primo caso, pur essendo gi\u00e0 stata fondata la Societ\u00e0 delle Nazioni, non si fa riferimento ad essa, mentre nel secondo il riferimento agli organismi sovranazionali \u00e8 esplicito.<\/p>\n<p>Il superamento delle guerre per mezzo dell\u2019azione di un\u2019autorit\u00e0 internazionale accettata dai contendenti \u00e8 stata nei sogni dei pensatori europei degli ultimi secoli, e le due catastrofi mondiali che avevano provocato la morte di almeno 60 milioni di persone ed infiniti dolori erano la macabra prova della necessit\u00e0 storica di tale superamento.<\/p>\n<p>La Societ\u00e0 delle Nazioni e le stesse Nazioni Unite non hanno prodotto una pace universale, ma, come dicono i politici, si sta andando nella direzione giusta.<\/p>\n<p>2. Un rimprovero abituale al Patto di Parigi \u00e8 che non vi erano incluse sanzioni contro i contravvenienti e che non erano regolati i diritti di legittima difesa. Ad ogni modo costatiamo che le guerre non sono state rallentate per nulla: anzi il secolo passato \u00e8 forse il pi\u00f9 sanguinoso della storia umana. Probabilmente questo primato negativo \u00e8 dipeso dallo sviluppo inaudito delle potenzialit\u00e0 industriali ed organizzative degli stati e dal conseguente sviluppo degli armamenti e della rispettive strategie.<\/p>\n<p>Ci si potrebbe per\u00f2 realisticamente chiedere: \u00e8 possibile cambiare la natura umana, che contiene tra le sue caratteristiche fondamentali l\u2019aggressivit\u00e0 intraspecifica? Sia l\u2019etologia umana come la psicologia dell\u2019et\u00e0 evolutiva ci insegnano che una dose di disponibilit\u00e0 all\u2019aggressione \u00e8 necessaria per l\u2019autocoscienza e la sopravvivenza dell\u2019individuo come anche per la strutturazione dei gruppi sociali. Quindi la tendenza genetica di per s\u00e9 \u00e8 positiva e non negativa. E\u2019 come i denti che crescono ai bambini: a tutta prima fanno male ma poi si rivelano indispensabili alla nutrizione!<\/p>\n<p>La risposta generale \u00e8 che la storia della guerra pu\u00f2 diventare una storia della educazione dell\u2019aggressivit\u00e0 collettiva umana. Come il singolo cresce e matura in proporzione della canalizzazione dei proprio istinti verso fini positivi per s\u00e9 e per gli altri, cos\u00ec il fenomeno collettivo dell\u2019aggressivit\u00e0 estrema, la guerra, potr\u00e0 essere reso meno dannoso se affrontato esplicitamente e progressivamente limitato.<\/p>\n<p>Dopo i primi accordi di diritto internazionale umanitario della fine dell\u2019800, la guerra si \u00e8 realmente umanizzata, almeno un po\u2019 di pi\u00f9 e nella sue grandi linee. Il problema oggi \u00e8 che non abbiamo pi\u00f9 come nella Bibbia \u2018i re che a primavere escono a farsi la guerra\u2019 (con danni relativamente ridotti), ma abbiamo tanti interessi e tanti mezzi violenti per difenderli.<\/p>\n<p>Ne segue che dobbiamo impegnarci di pi\u00f9 nella riduzione della guerra sia per estensione che per conseguenze. Come oggi abbiamo apparati internazionali di controllo della salute, l\u2019Organizzazione Mondiale della Sanit\u00e0, cos\u00ec dobbiamo impegnarci collettivamente anche sulla via della pace.<\/p>\n<p>Oggi sono comunemente ammessi la guerra di legittima difesa e gli interventi umanitari, che sotto l\u2019egida garantista di Organizzazioni internazionali, difendono popoli dai loro stessi governanti o comunque da poteri interni che operano illegittimamente.<\/p>\n<p>Non esistono criteri accettati e formulati di come si riconoscono tali due situazioni che in qualche modo si configurano come forme di \u2018guerra giusta\u2019. Una simile costatazione vale per molte norme generali sia giuridiche che morali, eppure noi le utilizziamo continuamente e in linea generali con efficacia.<\/p>\n<p>3. Il problema storico \u00e8 quello della buona fede. Quanti governanti hanno veramente creduto nelle ragioni, oggettivamente difendibili, delle guerre da loro scatenate ? Quanti interessi collettivi (magari di classi sociali o politiche) sono stati ammantati da interessi dell\u2019umanit\u00e0 tutta o almeno della giustizia?<\/p>\n<p>Per questo tradizionalmente le guerre vengono dichiarate solo dopo l\u2019approvazione dei Parlamenti che teoricamente rappresentano gli interessi collettivi e non quelli parziali. Inoltre oggi i cittadini hanno anche altri mezzi per farsi intendere, anche se i mezzi di comunicazione di massa sono troppo spesso sottomessi ad interessi di parte. Non diversamente che in passato, per\u00f2. E\u2019 rimasta famosa la campagne di stampa prima della guerra di Libia del 1911 per convincere l\u2019opinione pubblica italiana delle ricchezze agricole e naturale dello \u2018scatolone di sabbia\u2019! La falsa propaganda faceva leva , astutamente, su motivi di egoismo nazionale: una piccola guerra vale la pena per conquistare tutto questo ben di Dio !<\/p>\n<p>Non \u00e8 compito di uno studioso di etica pubblica fare la Cassandra e nemmeno il predicatore quaresimale. Anzi il contrario: l\u2019etica e la storia ci insegnato ad essere aperti alla speranza. Infatti oggi abbiamo molte possibilit\u00e0 di controllo democratico dei processi politici e quindi la possibilit\u00e0 di correggere anche le opinioni pubbliche distorte dalla propaganda o anche dal perseguimento di interessi illegittimi. Non \u00e8 facile, ma \u00e8 possibile.<\/p>\n<p>Lo studio delle conseguenze della guerra, specialmente quando ci toccano direttamente, sono buone magistrae vitae . Non per nulla i movimenti pacifisti si sviluppano subito dopo i conflitti, e sono tanto pi\u00f9 forti quanto pi\u00f9 catastrofici sono stati gli\u00a0avvenimenti bellici precedenti.<\/p>\n<p>Potremmo forse rilanciare in questo campo l\u2019antica saggezza: Non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te.<\/p>","protected":false},"template":"","meta":{"_acf_changed":false,"_lmt_disableupdate":"","_lmt_disable":""},"autori":[872],"fascicolo":[81],"class_list":["post-1249","articolo","type-articolo","status-publish","hentry","autori-francesco-compagnoni","fascicolo-giugno-2004"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.0 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Oikonomia - La violenza nella politica: il caso della guerra<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Leggi l&#039;articolo a cura di Francesco Compagnoni, pubblicato nel numero di Giugno 2004. 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