{"id":1241,"date":"2003-02-01T12:00:00","date_gmt":"2003-02-01T12:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.oikonomia.it\/?post_type=articolo&#038;p=1241"},"modified":"2026-04-11T09:05:36","modified_gmt":"2026-04-11T09:05:36","slug":"lorenzo-ornaghi-a-cura-di-globalizzazione-nuove-ricchezze-e-nuove-poverta-milano-vita-e-pensiero-2000-pp-200","status":"publish","type":"articolo","link":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2003\/febbraio\/lorenzo-ornaghi-a-cura-di-globalizzazione-nuove-ricchezze-e-nuove-poverta-milano-vita-e-pensiero-2000-pp-200\/","title":{"rendered":"Lorenzo Ornaghi (a cura di), Globalizzazione: nuove ricchezze e nuove povert\u00e0, Milano, Vita e Pensiero, 2000, pp. 200."},"content":{"rendered":"<p>Il Volume, pubblicato a cura del politologo Ornaghi, raccoglie gli Atti di uno dei molti Convegni internazionali di studio, organizzati in varie Universit\u00e0, italiane, pontificie ed anche straniere, in occasione del Grande Giubileo del 2000 che \u2013 come si ricorder\u00e0 \u2013 ha dedicato una specifica \u2018Sessione\u2019 al \u201cGiubileo delle Universit\u00e0\u201d sotto la bella \u2018sigla\u2019 \u201cL\u2019Universit\u00e0 per un nuovo Umanesimo\u201d.<\/p>\n<p>In effetti, ciascun Convegno, pur nell\u2019articolazione propria di ogni disciplina scientifica, si \u00e8 caratterizzato sia per aver inteso affrontare le diverse tematiche sotto l\u2019angolo visuale del rispettivo contributo all\u2019affermazione dell\u2019umanit\u00e0 dell\u2019uomo \u2013 sottolineerei, \u201cdi ogni uomo e di tutto l\u2019uomo\u201d, secondo quanto scritto nella\u00a0<em>Populorum progressio<\/em>\u00a0dall\u2019indimenticabile Paolo VI \u2013 sia anche per aver cercato di perseguire un approccio di carattere interdisciplinare. Da entrambi i punti di vista, il Volume a cura di Ornaghi risponde validamente agli obiettivi perseguiti nel Convegno di cui pubblica gli Atti e che \u2013 come ricorda nella Prefazione l\u2019allora Rettore dell\u2019Universit\u00e0 Cattolica del Sacro Cuore Zaninelli (ora, come noto, \u00e8 proprio il prof. Ornaghi) \u2013 si \u00e8 svolto alla Cattolica di Milano nei giorni 6 e 7 settembre 2000.<\/p>\n<p>Sul primo fronte, la prospettiva del \u201cNuovo Umanesimo\u201d \u00e8 abbondantemente portata avanti nei saggi raccolti nel Volume; e ci\u00f2 nella misura in cui in ognuno di essi, sia quanto all\u2019aspetto analitico, sia e soprattutto quanto alle proposte \u2018operative\u2019 fatte, risulta viva \u2013 come ciascun lettore pu\u00f2 ben riscontrare \u2013 quella che il curatore, nella Premessa, ha chiamato l\u2019attenzione \u201call\u2019uomo e al futuro prossimo dei popoli\u201d. In realt\u00e0, in tutti i saggi, si sono \u2018prese le distanze\u2019 da una visione di tipo liberista della globalizzazione oggi in atto nelle sue varie manifestazioni, dai commerci alla produzione, dai capitali finanziari alle tecnologie, per pervenire invece ad una in cui \u201cla competizione non trionfi sulla giustizia\u201d. E\u2019 in questo e per questo che si prospetta una globalizzazione \u2018dal volto umano\u2019 o \u2018al servizio dell\u2019uomo\u2019, che \u201crichiede il rigore del pensiero, l\u2019intransigenza dell\u2019etica e il cuore della solidariet\u00e0\u201d.<\/p>\n<p>Quanto al secondo aspetto, quello del carattere interdisciplinare o, meglio, multidisciplinare dei saggi, intanto va detto che i contributori provengono da diverse delle scienze umane, o scienze sociali, essendo sociologi, economisti, politologi, con una \u2018punta\u2019 rappresentata dal Nobel per l\u2019Economia Stiglitz, presente anche in qualit\u00e0 di (ex)\u00a0<em>chief economist<\/em>\u00a0della Banca Mondiale. Non solo, ma va anche sottolineato che, nei vari saggi, molti autori hanno adottato un punto di vista pi\u00f9 ampio rispetto a quello specifico della disciplina scientifica di propria competenza \u2018professionale\u2019.<\/p>\n<p>Scendendo in qualche dettaglio e non potendo ovviamente soffermarmi su tutti i saggi, lo far\u00f2 con riferimento a quello che,\u00a0<em>dal mio punto di vista di economista dello sviluppo \u2018eticamente motivato\u2019<\/em>, mi ha particolarmente interessato. Trattasi del saggio del (noto) sociologo inglese d\u2019origine polacca Zyhmut Bauman, contributo in cui ho trovato molto stimolante l\u2019analisi proposta in termini di quella che l\u2019autore chiama la \u2018<em>duplice separazione<\/em>\u2019 che caratterizzerebbe la societ\u00e0 capitalistica.<\/p>\n<p>La\u00a0<em>prima separazione<\/em>\u00a0da considerare \u00e8 quella, coincidente con \u201cla data di nascita del capitalismo\u201d, che gi\u00e0 Max Weber aveva indicato come \u201cla separazione della sfera familiare da quella produttiva\u201d e che Bauman ha validamente precisato avere implicato \u201cprima di tutto e soprattutto, l\u2019emancipazione dell\u2019attivit\u00e0 economica dai sentimenti e dagli obblighi etici di cui era intessuta la vita familiare\u201d. E tuttavia \u2013 continua l\u2019autore \u2013 \u201cfin all\u2019inizio dell\u2019et\u00e0 moderna, l\u2019endemica carenza di autolimitazione del capitalismo aveva trovato una forza contrastante nelle istituzioni del moderno Stato democratico\u201d; questo ha allora svolto \u201cun duplice ruolo, intimamente contraddittorio: quello di rete di salvataggio del capitalismo e, contemporaneamente, di suo vigile, implacabile censore\u201d. In breve \u2013 \u00e8 la conclusione dell\u2019autore su questo punto \u2013 \u201cl\u2019economia e la politica della fase classica dell\u2019et\u00e0 moderna, bench\u00e9 talvolta in contrasto e raramente in aperto conflitto tra loro, nell\u2019insieme hanno collaborato e i loro effetti sono stati sinergici\u201d.<\/p>\n<p>La<em>\u00a0seconda separazione<\/em>\u00a0\u00e8 quella in atto, da imputarsi per Bauman a \u2018due ragioni convergenti\u2019 che fanno s\u00ec che oggi \u201cle cose non stanno pi\u00f9 cos\u00ec, o stanno rapidamente cessando di essere tali\u201d e che possono riassumersi nella separazione sempre pi\u00f9 evidente fra l\u2019economia e la politica. Segue che l\u2019economia, \u2018liberatasi\u2019 \u2013 per dire \u2013 dapprima dall\u2019etica e oggi dalla politica, \u201crisulta (oggettivamente) avviata al dominio sempre pi\u00f9 pervasivo ed articolato\u201d, fino \u2013 aggiungerei io \u2013 a \u2018dominare\u2019 la stessa tecnica<em>\u00a0tramite<\/em>\u00a0il ruolo che le risorse disponibili e fruibili giocano nell\u2019indirizzare gli sviluppi nella ricerca, nelle invenzioni scientifiche, nelle innovazioni tecnologiche.<\/p>\n<p>Comunque, oggi, dopo la \u2018seconda separazione\u2019, \u00e8 proprio la politica ad essere \u2018perdente\u2019 ed \u2018assente\u2019, sono proprio gli organi dello Stato ad apparire impotenti o insufficienti. \u201cLa sovranit\u00e0 dello Stato e l\u2019incisivit\u00e0 della sua azione \u2013 precisa l\u2019autore \u2013 sono state erose simultaneamente \u2018dall\u2019alto\u2019 e \u2018dal basso\u2019: dalle forze economiche globali, abbastanza intense da abbattere le preesistenti strutture di contenimento e agili a sufficienza da aggirare ogni nuova norma; e dai cittadini-ridotti-a-consumatori, che si chiamano fuori dalla Politica con la \u2018P\u2019 maiuscola (o sono indotti a voltarle le spalle) nel nome della<em>\u00a0life-politics<\/em>.<\/p>\n<p>Sono infatti\u00a0<em>due<\/em>\u00a0le ragioni, o le forze, oggigiorno in atto a determinare un\u2019epocale trasformazione nelle quote e nella gerarchia dei poteri: da un lato, si ha il potere sempre crescente, subdolo, pervasivo, del \u2018capitale\u2019, dall\u2019altro quello sempre assottigliantesi, arrancante, immobile, della politica.<\/p>\n<p>Chiaramente, a fronte del\u00a0<em>primo aspetto<\/em>\u00a0c\u2019\u00e8 il dirompente fenomeno della globalizzazione, fenomeno troppo noto perch\u00e9 Bauman debba spendere pi\u00f9 di qualche parola per sottolinearne il ruolo di \u2018rottura\u2019 per l\u2019equilibrio del preesistente sistema di \u2018convivenza\u2019 tra mercato e Stato: \u201ccapitali e merci \u2026 [vengono] a situarsi in uno \u2018spazio esterno\u2019 irraggiungibile dalle attuali istituzioni politiche; e finch\u00e9 sar\u00e0 cos\u00ec, i codici etici\u2013 per quanto ben strutturati \u2013 non avranno reali possibilit\u00e0 di diventare vincolanti\u201d.<\/p>\n<p>Ma \u00e8 quanto al\u00a0<em>secondo aspetto<\/em>\u00a0che l\u2019analisi del Bauman si mostra originale, innovativa e particolarmente stimolante.<\/p>\n<p>Il punto di partenza, come accennato, \u00e8 rappresentato dalla \u2018rivoluzione tecnologica\u2019 (quella delle cosiddette\u00a0<em>Information and Communication Technologies<\/em>) in atto, rivoluzione che sta fortemente incidendo sul rapporto tra produzione ed occupazione, rendendo la seconda sostanzialmente \u2018sganciata\u2019 dalla prima e determinando \u2013 questo \u00e8 il punto a mio avviso maggiormente innovativo ed importante \u2013 il modo di \u2018essere\u2019 e di \u2018valere\u2019 della disoccupazione. Tutto ci\u00f2, infatti, comporta (\u00e8 la valida tesi dell\u2019autore) un \u201cprofondo cambiamento dell\u2019ubicazione sociale dei poveri e della natura della loro povert\u00e0\u201d.<\/p>\n<p>\u201cPer la maggior parte del XX secolo, come per tutto il secolo precedente, la povert\u00e0 nel mondo \u2018progredito\u2019 (cio\u00e8 industrializzato) \u00e8 coincisa con la disoccupazione\u201d; ma questa era, per dire, una povert\u00e0 \u2018scomoda\u2019. In effetti, \u201cil lavoro era la principale sorgente della ricchezza nazionale, e la condizione per reclamarne una parte era l\u2019aver partecipato alla sua produzione\u201d. Il punto \u00e8 che, nelle date condizioni, il lavoro era da considerarsi il primo e fondamentale, diretto o indiretto, \u2018fattore della produzione\u2019; e allora \u2013 sottolinea l\u2019autore \u2013 \u201cnella scarsit\u00e0 e nell\u2019abbondanza, in tempo di vacche magre o grasse, il lavoro doveva restare una\u00a0<em>merce<\/em>\u00a0\u2013 una risorsa che i potenziali acquirenti avrebbero considerato appetibile non appena le circostanze economiche fossero state propizie\u201d.<br \/>\nPertanto, il disoccupato-povero non poteva, per dire, essere \u2018lasciato a se stesso\u2019; ma cibo e alloggio e, col tempo, assistenza sanitaria e istruzione di base sarebbero stati, mantenendo chi era temporaneamente privo di lavoro al di sopra della \u2018soglia di povert\u00e0\u2019, un buon<em>\u00a0investimento<\/em>. Non solo, ma \u2013 preciserei \u2013 con Keynes e dopo Keynes, il lavoratore e lo stesso disoccupato andavano sempre \u2018sostenuti\u2019 nelle loro fonti di reddito\u00a0<em>in quanto<\/em>\u00a0potenziali consumatori; il che era necessario al fine di garantire la stessa possibilit\u00e0 di vendita e profittabilit\u00e0 della produzione e, quindi, di sopravvivenza, anzi di crescita, dell\u2019intero sistema capitalistico.<\/p>\n<p>Oggi, al contrario, i poveri\u00a0<em>non<\/em>\u00a0rappresentano pi\u00f9, da nessun punto di vista, un \u2018esercito operaio di riserva\u2019. Oggi, afferma correttamente Bauman, \u201cla tecnologia permette di ridurre costantemente i posti di lavoro, ma non la produzione\u201d; \u2026 oggi, \u201cla sfida principale \u2026 consiste \u2026nel riuscire a smaltire le scorte, nel trovare (o, meglio ancora, nel suscitare) una richiesta di prodotti adeguata alla capacit\u00e0 produttiva esistente\u201d. Oggi, pertanto, \u2018non servono\u2019, per dire, i produttori-consumatori, n\u00e9 i disoccupati-consumatori da sostenersi comunque per vendere, in attesa di occuparli per produrre di pi\u00f9 e vendere di pi\u00f9; bens\u00ec \u2018servono\u2019 i\u00a0<em>buoni consumatori<\/em>, quelli facoltosi ed esigenti, \u201cprodighi e insaziabili\u201d. Contro il rischio che essi \u2018si assottiglino\u2019, occorre distribuire ai sempre pi\u00f9 pochi occupati quote crescenti del prodotto, mentre sia la disoccupazione che la povert\u00e0 risultano sostanzialmente \u2018lasciate a se stesse\u2019, tranne (ovviamente) quanto pu\u00f2 essere fatto sulla base delle \u2018opere di carit\u00e0\u2019. Insomma \u2013 scrive con amara ironia l\u2019autore \u2013 essendo i poveri e i disoccupati dei\u00a0<em>cattivi consumatori<\/em>, \u201cuna banconota in pi\u00f9 \u2018in tasca al contribuente\u2019 ha molto pi\u00f9 senso della banconota \u2018in tasca al povero\u2019: \u00e8 infatti opinione generale che ne far\u00e0 un uso \u2018migliore\u2019 \u2013 in senso strettamente economico, s\u2019intende\u201d.<\/p>\n<p>Tuttavia \u2013 incalza Barman \u2013 \u201cquand\u2019anche non fossero pi\u00f9 argomento di prescrizioni etiche, i poveri continuerebbero a tormentare la nostra coscienza. Di fronte [allora] a una simile contraddizione \u2026 un ulteriore espediente cui di solito si ricorre \u00e8 quello della \u2018criminalizzazione\u2019 della vittima\u201d. Essendo \u2018superflui\u2019 sia come produttori che come consumatori, i poveri sono oggi \u2018assegnati\u2019 ad una nuova \u2018sottoclasse\u2019, quella degli<em>\u00a0esclusi<\/em>; tanto che, con una colorita, ma ancora amara, espressione, l\u2019autore riporta l\u2019opinione diffusa che \u201csiano quindi i poliziotti, non gli assistenti sociali, a prendersi cura di costoro\u201d.<\/p>\n<p>Mentre \u201cla criminalizzazione della povert\u00e0 (che vede gli Stati Uniti [d\u2019America] stabilmente all\u2019avanguardia, ma l\u2019Europa interseguire dappertutto, e con sempre maggior zelo, l\u2019esempio d\u2019oltreoceano) tende a colmare il vuoto politico lasciato dallo Stato sociale in ritirata\u201d, la povert\u00e0 \u2013 certamente, direi, la povert\u00e0 relativa, ma spesso anche quella assoluta \u2013 avanza dappertutto.<\/p>\n<p>\u201cDieci anni fa, negli Stati Uniti, lo stipendio di un dirigente d\u2019industria era in media 42 volte quello di un \u2018colletto blu\u2019, ora [si noti, nel 1999] \u00e8 di 419 a 1. Il 95% del\u00a0<em>surplus<\/em>\u00a0prodotto tra il 1979 e il 1999, pari a 1100 miliardi di dollari, \u00e8 stato acquisito e consumato dal 5% degli americani\u201d. D\u2019altronde, \u201cla tendenza nei singoli paesi trova riscontro, su scala pi\u00f9 ampia, nello spazio economico globale\u201d.<\/p>\n<p>Come noto, a fronte del fatto che \u201cil consumo internazionale di beni e servizi sia stato, nel 1997, due volte maggiore che nel 1975 e sei volte maggiore che nel 1950\u201d, i dati ufficiali ONU mostrano che \u201cun miliardo di persone [cio\u00e8, di uomini, donne e soprattutto bambini proprio simili a quelli in \u2018Occidente\u2019!] \u2018non \u00e8 in grado di soddisfare i bisogni pi\u00f9 elementari\u2019. \u2026 In 70-80 dei circa cento paesi \u2018in via di sviluppo\u2019 il reddito medio\u00a0<em>pro capite<\/em>\u00a0\u00e8 oggi pi\u00f9 basso di dieci e perfino di trent\u2019anni fa. \u2026 Secondo calcoli dell\u2019Agenzia per lo sviluppo delle Nazioni Unite [UNDP] \u2026 meno del 4% della ricchezza personale delle 225 persone pi\u00f9 facoltose basterebbe a garantire a tutti i poveri l\u2019accesso all\u2019istruzione e all\u2019assistenza medico-sanitaria di base, e un\u2019alimentazione sufficiente\u201d. L\u2019amara conclusione dell\u2019autore in proposito \u00e8 che \u201cPerfino una redistribuzione cos\u00ec modesta \u00e8 da considerarsi improponibile \u2013 almeno nel futuro prevedibile\u201d. Questi sono, comunque, i fatti, per riportare solo alcuni fra i tanti sconvolgenti dati sulla situazione dei poveri a livello globale!<\/p>\n<p>Allora, aggiunge pertinentemente il Bauman, \u201ccon frequenza crescente, la beneficenza privata \u00e8 chiamata a sostituire le sempre pi\u00f9 avare istituzioni e a riempire il vuoto della politica internazionale nel campo degli interventi umanitari\u201d. \u2026 Tuttavia, \u201cDi rado, per non dire mai, durante le campagne di assistenza ai paesi poveri si sente parlare della vera causa della loro situazione: La lenta ma costante distruzione delle risorse di gran parte del pianeta, la svalutazione dei mezzi di sussistenza tradizionali e la sempre maggiore difficolt\u00e0 di trovare lavoro; quel lavoro che permetterebbe a milioni di diseredati di procurarsi almeno l\u2019indispensabile\u201d\u2026 In effetti, \u201cPer popolazioni che fino a tempi recenti hanno vissuto nel contesto di economie tradizionali, l\u2019essere gettato all\u2019improvviso nelle acque agitate del libero commercio planetario implica<em>\u00a0la replica, in modo estremamente concentrato nel tempo e nello spazio, delle due grandi separazioni<\/em>\u00a0[corsivo mio] che l\u2019Occidente ha impiegato due secoli, e molto travaglio, per portare a termine. Ne deriva la lacerazione del delicato tessuto di rapporti umani, scambi di doni, aiuto reciproco, reti di protezione sociali e produttive, che da tempo immemorabile erano date per scontate, giacch\u00e9 l\u2019economia tradizionale le forniva automaticamente\u201d.<\/p>\n<p>\u201cSiccome la globalizzazione incontrollata ha conseguenze raccapriccianti\u201d \u2013 \u00e8 il giudizio conclusivo del Bauman \u2013 \u201cqualunque tentativo realistico di curare radicalmente l\u2019attuale calamit\u00e0 della crescente disuguaglianza e della produzione accelerata di \u2018scorie\u2019 umane implicher\u00e0 il controllo su scala mondiale delle forze parimenti mondiali del capitalismo di mercato. E comunque procederanno, i tentativi in questione dovranno per prima cosa salvare quanto \u00e8 rimasto dei valori della tolleranza e innalzarli al livello della solidariet\u00e0 tra i popoli\u2026 Quello che occorre, in sintesi, \u00e8 la politicizzazione del nostro destino globale \u2013 la ricostruzione di una cornice democratica che limiti gli eccessi dell\u2019economia guidata dal profitto, questa volta al livello globale\u201d.<\/p>\n<p>Ora, mentre sul piano dei \u2018valori\u2019 (\u2018superare\u2019 la mera tolleranza e \u2018innalzarla\u2019 al livello della solidariet\u00e0), nonch\u00e9 su quello degli \u2018obiettivi\u2019 (la politicizzazione del nostro destino globale; la ricostruzione di una cornice democratica a livello mondiale) si pu\u00f2 consentire, anche se \u2018con qualche distinguo\u2019, \u00e8 invece sul fronte degli \u2018strumenti\u2019 d\u2019azione che a me sembrano insufficienti le proposte specifiche fatte dall\u2019autore. Come economista dello sviluppo (certo, \u2018eticamente motivato\u2019, ma sempre\u00a0<em>qua<\/em>\u00a0economista), ritengo infatti, da un lato, essere\u00a0<em>necessario ma non sufficiente<\/em>\u00a0quanto richiesto da Bauman sul \u2018trattamento\u2019 di tipo solidale, e non soltanto tollerante, dei tanti immigrati provenienti dal Sud del mondo che si affollano nei nostri paesi occidentali. N\u00e9, d\u2019altro lato, credo essere realistico pensare ad un \u2018reddito base\u2019\u00a0<em>per tutti<\/em>, \u201cindipendente dal lavoro svolto, venduto e comprato\u201d, secondo un\u2019impostazione che sembra sia stata prospettata (addirittura) da Thomas Paine e che \u00e8 stata recentemente ripresa e riproposta in Europa da molti studiosi. In particolare, se pure una proposta di questo genere possa avere un seguito oggi in Europa, a mio avviso\u00a0<em>non<\/em>\u00a0\u00e8 pensabile parlarne a livello globale; e ci\u00f2 per\u00a0<em>due<\/em>\u00a0ordini di considerazioni. In primo luogo, nelle presenti circostanze, non si vede bene come tale misura potrebbe essere attuata; e, in secondo luogo, non risolverebbe comunque il problema dello \u2018sviluppo economico\u2019 nei paesi poverti \u2013 sviluppo economico che implica\u00a0<em>sempre<\/em>, in quei paesi, la crescita produttiva\u00a0<em>pro capite<\/em>\u00a0che, tuttavia, non sia \u2018a scapito\u2019 dello sviluppo umano\u00a0<em>sostenibile<\/em>.<\/p>\n<p>E\u2019 chiaro, peraltro, che \u2013 come lo stesso Bauman ha sottolineato \u2013 lo sviluppo economico nei paesi poveri\u00a0<em>non<\/em>\u00a0pu\u00f2 (si noti, nel senso dell\u2019inglese \u2018<em>can<\/em>\u2019, anche se fosse possibile nel senso dell\u2019inglese \u2018<em>may<\/em>\u2019) incentrarsi sulla crescita delle esportazioni e, pi\u00f9 in generale, sulla crescente \u2018liberalizzazione\u2019 del commercio mondiale, cos\u00ec come si sostiene e si persegue, in particolare, a livello di importanti Organizzazioni internazionali quali l\u2019Organizzazione mondiale del commercio (WTO), il Fondo monetario internazionale (IMF), l\u2019Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OECD) e tante altre, ma \u2013 si noti \u2013<em>\u00a0non<\/em>, generalmente, in sede ONU.<\/p>\n<p>Mentre nelle note riunioni internazionali di Doha, Monterrey, Johannesburg, si \u00e8 da ultimo insistito \u2013 soprattutto da parte degli USA \u2013 su quello che \u00e8 stato chiamato il \u2018minimo comun denominatore\u2019 del commercio quale \u2018motore dello sviluppo\u2019, il punto \u00e8 che liberalizzare al massimo il commercio mondiale<em>\u00a0non<\/em>\u00a0\u00e8 proprio ci\u00f2 che serve ai paesi poveri (i cosiddetti \u2018paesi i meno sviluppati\u2019,\u00a0<em>Least Developed Countries<\/em>) al fine della promozione e del mantenimento dello sviluppo economico\u00a0<em>irreversibile<\/em>. Mentre \u00e8 certo che il commercio mondiale \u2018libero\u2019 e \u2018senza vincoli\u2019 va a vantaggio dei paesi ricchi e, magari, dei pochi paesi cosiddetti \u2018emergenti\u2019 \u2013 vale a dire quelli che hanno gi\u00e0 superato la \u2018soglia del sottosviluppo\u2019, come diversi paesi del Sud-est asiatico, il Brasile, il Messico, la Russia, e pochi altri \u2013\u00a0<em>non<\/em>\u00a0\u00e8 affatto detto che lo sia anche a vantaggio dei tanti paesi poveri.<\/p>\n<p>In questi, come si dice \u2018tecnicamente\u2019, esiste un\u00a0<em>problema di fondo<\/em>\u00a0rappresentato dalla scarsissima \u2018elasticit\u00e0 dell\u2019offerta\u2019; il che \u2013 come si comprende \u2013 implica direttamente che ai traffici mondiali \u2018liberalizzati\u2019 i paesi poveri\u00a0<em>non<\/em>\u00a0potranno accedere con successo, stante la sostanziale difficolt\u00e0 di produrli o di disporne, relativamente a \u2018beni-chiave\u2019 quali tanti prodotti industriali, i servizi di base (acqua, sanit\u00e0, istruzione), gli appalti pubblici, per non parlare del caso del \u2018famigerato\u2019 Mai (Accordo multilaterale sugli investimenti), mentre nulla si dice, n\u00e9 si vuole fare, sulla liberalizzazione dei brevetti e delle tecnologie relative a beni fondamentali, ma \u2018complicati\u2019, come in particolare i farmaci (veramente \u2018scandaloso\u2019 \u00e8 il comportamento degli USA nel caso dei farmaci da rendere disponibili\u2019 a prezzi accessibili a tutti per la lotta all\u2019Aids che, come noto, uccide 24 milioni di persone all\u2019anno, soprattutto in Africa!). Insomma, cerchiamo allora di \u2018demistificare\u2019, anzi di \u2018denunciare\u2019, anche ad alta voce, gli equivoci che, a volte anche in buona fede, si celano sotto slogans o campagne di\u00a0<em>media<\/em>, spesso ad ampissima diffusione.<\/p>\n<p>Concludendo, far\u00f2 un solo \u2018telegrafico\u2019 riferimento \u2013 salvo riprendere in altra occasione il punto \u2013 al prossimo \u2018vertice\u2019 del WTO\/OMC previsto a Cancun (Messico) per il settembre 2003. Non \u00e8 azzardato parlarne come di un incontro decisivo sul fronte del \u2018collegamento\u2019 che, ancora una volta, si cercher\u00e0 \u2018ufficialmente\u2019 di presentare tra la liberalizzazione dei commerci a livello mondiale, come sopra sintetizzata, ma anche in altri campi, e lo sviluppo economico dei paesi poveri. Che, per\u00f2,\u00a0<em>non<\/em>\u00a0sia cos\u00ec, ho cercato di esporlo telegraficamente; che si riuscir\u00e0, a meno, a contrastare la proposta, non \u00e8 affatto agevole dirlo; ma occorre\u00a0<em>a tutti i costi<\/em>\u00a0che ci si muova per provarci a farlo, certamente \u2013 oltre, s\u2019intende, ai rappresentati dei paesi poveri \u2013 al livello delle tante Organizzazioni non governative che, a ragione, si oppongono a contenuti cos\u00ec \u2018parziali\u2019 ed \u2018unilaterali\u2019 della riunione, ma anche \u2013 se mi \u00e8 consentito dire \u2013 da parte di tutti \u2018gli uomini di buona volont\u00e0\u2019.<\/p>\n","protected":false},"template":"","meta":{"_acf_changed":false,"_lmt_disableupdate":"","_lmt_disable":""},"autori":[870],"fascicolo":[64],"class_list":["post-1241","articolo","type-articolo","status-publish","hentry","autori-ferruccio-marzano","fascicolo-febbraio-2003"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.0 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Oikonomia - Lorenzo Ornaghi (a cura di), Globalizzazione: nuove ricchezze e nuove povert\u00e0, Milano, Vita e Pensiero, 2000, pp. 200.<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Leggi l&#039;articolo a cura di Ferruccio Marzano, pubblicato nel numero di Febbraio 2003. 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