{"id":1235,"date":"2003-02-01T12:00:00","date_gmt":"2003-02-01T12:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.oikonomia.it\/?post_type=articolo&#038;p=1235"},"modified":"2026-04-11T09:00:51","modified_gmt":"2026-04-11T09:00:51","slug":"il-pensiero-politico-di-roberto-michels-fra-democrazia-partito-politico-e-oligarchia","status":"publish","type":"articolo","link":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2003\/febbraio\/il-pensiero-politico-di-roberto-michels-fra-democrazia-partito-politico-e-oligarchia\/","title":{"rendered":"Il pensiero politico di Roberto Michels fra democrazia, partito politico e oligarchia"},"content":{"rendered":"<p>Le vicende intellettuali di Roberto Michels si possono comprendere sullo sfondo di una biografia complessa, a volte contraddittoria. Come sempre accade in casi cos\u00ec articolati, attorno alle motivazioni del pensiero michelsiano sono sorte numerose interpretazioni le quali, alla fine, rischiano di complicare ulteriormente la figura dell\u2019autore, lasciandone una immagine a dir poco schizofrenica.<\/p>\n<p>Di sicuro, riferirsi alla evoluzione della vita e degli studi di Michels significa riconoscere una dinamica parabolica, nella quale dall\u2019impegno militarista \u2013 si arruol\u00f2 a soli diciannove anni \u2013 divenne prestissimo un attivista di sinistra, subendo l\u2019influenza della socialdemocrazia tedesca, per poi giungere al fascismo, con entusiasmo e convinzione. Cos\u00ec, abbiamo il Michels tedesco (nasce a Colonia, studia a Berlino, Monaco, Lipsia) e il Michels italiano (si stabilisce in Italia e dichiara di sentirsi cittadino italiano), un Michels socialdemocratico (qualcuno lo vuole addirittura rivoluzionario) e un Michels fascista, un Michels impegnato in politica e un Michels scienziato sociale convinto che la politica non poteva proporre soluzioni democratiche. Su questo sfondo biografico, si distinguono tre grandi momenti dell\u2019evoluzione del pensiero michelsiano: il momento sociologico, nel quale Michels costruisce uno studio sulla struttura dei partiti politici; un momento politico, relativo all\u2019analisi della socialdemocrazia tedesca; un momento elitista, sul significato delle organizzazioni di partiti e le possibilit\u00e0 di espressione democratica di un sistema politico.<\/p>\n<p>Le idee fondamentali, e pi\u00f9 conosciute, di Roberto Michels ruotano attorno a quella che da pi\u00f9 parti \u00e8 riconosciuta come legge ferrea dell\u2019oligarchia. Non ci sono dubbi \u2013 secondo Michels &#8211; sull\u2019esito politico delle forme del potere democratico: \u00abLa democrazia conduce all\u2019oligarchia. E\u2019 tale non tanto la nostra tesi, quanto la conclusione dei nostri studi\u00bb\u00a0<sup>1<\/sup>. Michels \u00e8 la figura che chiude il periodo di fondazione dell\u2019elitismo politico moderno, iniziato con le produzioni di Gaetano Mosca e di Vilfredo Pareto. Seppur eterogenei nei loro contributi, gli elitisti hanno un tipico modo di rafforzare epistemologicamente le loro argomentazioni: \u00e8 necessario \u2013 si legge negli esordi dei libri di Mosca, Pareto e Michels \u2013 osservare scientificamente la politica, e non pi\u00f9 semplicemente pensarla. Di conseguenza, \u00e8 inevitabile che una volta usciti dalle oniriche analisi metafisiche sulla politica, inevitabilmente \u2013 a loro giudizio \u2013 ci si scontra con la \u00abrealt\u00e0\u00bb, tanto pi\u00f9 \u00abreale\u00bb quanto separata dal mondo fantastico di chi anela alla buona politica fondata sul bene comune e sugli interessi della comunit\u00e0. La conseguenza di tale discorso \u00e8, per necessit\u00e0, una concezione pessimistica e negativa dei rapporti politici.<\/p>\n<p>Insomma, al pari di Mosca e di Pareto, anche Michels si affretta ad affrancare la sua riflessione da qualsiasi ambito morale, giacch\u00e9 le sue conclusioni vogliono avere la pretesa di essere al di l\u00e0 del Bene e del Male, come dovrebbe essere\u2013 secondo loro \u2013 per qualsiasi altra legge sociologica. E\u2019 il ricorrente problema del mascheramento di una posizione pessimistica con la totemica pretesa scientificizzante della scienza sociale. Come se bastasse porsi dal punto di vista dell\u2019osservazione sociologica per vedere la realt\u00e0 cos\u00ec com\u2019\u00e8, e non cos\u00ec come ci pare pi\u00f9 adeguato vederla per una nostra precisa predisposizione d\u2019animo. Tanto \u00e8 vero che la legge sociologica generale, per Michels, \u00e8 la legge che vuole ogni aggregato umano tendere, immanentemente, alla formazione di oligarchie.<\/p>\n<p>La critica a Michels si \u00e8 interrogata sull\u2019esito pessimista dell\u2019evoluzione del suo pensiero, procedendo da interpretazioni diverse. Ricostruire l\u2019origine dell\u2019opera michelsiana e la tipologia delle interpretazioni \u00e8 lo scopo del paragrafo successivo ed \u00e8 un momento indispensabile per la comprensione delle idee forti contenute ne\u00a0<em>La sociologia del partito politico<\/em>.<\/p>\n<p><strong>1. L\u2019evoluzione del pensiero michelsiano<\/strong><br \/>\nLa questione principale che ha maggiormente impegnato la letteratura critica su Michels riguarda il passaggio da una posizione politica democratica-radicale, nella quale Michels \u00e8 un attivo intellettuale militante nella socialdemocrazia tedesca della Seconda internazionale, alla elaborazione del nucleo principale delle idee sulla \u00ablegge ferrea dell\u2019oligarchia\u00bb.<\/p>\n<p>Il divario ideologico \u00e8 enorme. Basta far riferimento al modo con il quale Leszek Kolakowski indica i tratti essenziali degli aderenti al marxismo degli anni successivi alla Seconda internazionale. Fra le altre cose, Kolakowski mette in rilievo che costoro erano convinti dell\u2019inevitabilit\u00e0 del successo storico del socialismo, dell\u2019universalit\u00e0 del miglioramento delle condizioni di accesso all\u2019istruzione e alla politica, che il socialismo rifletteva gli interessi dell\u2019umanit\u00e0, che la lotta rivoluzionaria sarebbe stato il risultato della ribellione delle classi lavoratrici\u00a0<sup>2<\/sup>. In pratica, cosa \u00e8 accaduto in Michels che lo ha condotto dalla fiducia nella trasformazione rapida del mondo, alla rassegnazione verso un mondo che mai potr\u00e0 cambiare nella struttura del potere politico?<\/p>\n<p>Uno dei modi tipici di analizzare il cambiamento di Michels \u00e8 quello di vederlo come un rivoluzionario romantico deluso. In tal senso, accertata l\u2019apatia e l\u2019inamovibilit\u00e0 del movimento socialista, Michels avrebbe riformulato le sue scelte di fondo, le quali saranno il preludio per la sua conclusiva adesione al fascismo. Se democrazia non pu\u00f2 essere, se trasformazioni e rivoluzione non saranno mai, allora l\u2019esatto contrario \u00e8 vero; cos\u00ec nasce la legge ferrea dell\u2019oligarchia. Per questa linea interpretativa facciamo riferimento soprattutto all\u2019introduzione di Juan Linz all\u2019edizione del 1966 de La sociologia del partito politico, ma anche allo studio di Arthur Mitzman\u00a0<sup>3<\/sup>.<\/p>\n<p>Un altro modo di valutare la figura michelsiana \u00e8 quello di ridimensionare la sua componente socialrivoluzionaria e inquadrare lo sviluppo del suo pensiero all\u2019interno di una cultura socialdemocratica intrisa di positivismo marxista. Questa tesi interpretativa, sostenuta per esempio da Giordano Sivini\u00a0<sup>4<\/sup>\u00a0e da Pino Ferraris\u00a0<sup>5<\/sup>, essenzialmente vuole dimostrare che il salto ideologico fra il \u201cprimo\u201d Michels e il Michels fascista \u00e8 meno spericolato di quanto si creda.<\/p>\n<p>Un\u2019ulteriore ipotesi interpretativa intende mettere in luce come Michels abbia mantenuto inalterata la struttura concettuale della sua opera, mentre l\u2019approccio motivazionale, tanto ideologico quanto metodologico, \u00e8 andato trasformandosi per l\u2019influenza di autorevoli esponenti quali Gaetano Mosca e Max Weber. In sostanza, non \u00e8 stato Michels a cambiare bandiera: \u00e8 il vento che ha cominciato a soffiare in direzioni opposte.<\/p>\n<p>E\u2019 Paolo Ciancarelli\u00a0<sup>6<\/sup>\u00a0che ravvisa nel concetto michelsiano di \u00abpartito socialista morale\u00bb una delle chiavi di lettura per comprendere il passaggio fra i \u201cvari\u201d Michels. \u00abOgni partito socialista \u00e8 per se stesso un partito morale \u2013 Dovunque il pensiero socialista penetra in un aggregato di lavoratori, ivi nasce da esso una seriazione opulenta di fattori morali\u00bb\u00a0<sup>7<\/sup>. Per Michels il partito socialista \u00e8 un modello ideale di partito, in quanto realizzato sulla contiguit\u00e0 fra il mondo intellettuale di estrazione borghese e socialista per scelta vocazionale e interessi della classe proletaria. Il primo, attraverso un\u2019adeguata azione, riesce a educare le masse proletarie veicolandone le istanze rivoluzionarie. Il partito socialista \u00e8, quindi, il luogo ideale nel quale si incontrano la forza della dottrina intellettuale con l\u2019azione politica della classe operaia e questo connubio costituisce il tratto morale di questa formazione.<\/p>\n<p>D\u2019altronde, Michels si \u00e8 costantemente confrontato con la natura e gli scopi dei partiti politici. E\u2019 stata gi\u00e0 menzionata la sua iniziale militanza nel partito socialdemocratico tedesco; in un periodo successivo individuabile fra il 1906-1907, ricordiamo il Michels studioso dei gruppi dirigenti e della composizione dell\u2019elettorato dei partiti socialisti (soprattutto italiano e tedesco); nella fase conclusiva riconosciamo la sua opera sulla Sociologia del partito politico. Ebbene, il concetto di partito, inteso come partito socialista morale, \u00e8 il tratto costante dell\u2019evoluzione del pensiero di Michels. A mutare, secondo Ciancarelli\u00a0<sup>8<\/sup>, \u00e8 l\u2019approccio. Il Michels degli inizi possedeva un ottimismo originario, espressione della sua operativit\u00e0 ideologica formata nell\u2019ambito della socialdemocrazia tedesca. Il Michels finale ha s\u00ec sub\u00ecto la delusione del fallimento del programma rivoluzionario, ma uno degli aspetti decisivi utili per comprendere l\u2019evoluzione delle sue posizioni intellettuali deve necessariamente far riferimento all\u2019incontro con Max Weber.<\/p>\n<p>Fra Michels e Weber intercorse un fitto scambio epistolare durato dal 1906 al 1915, anno nel quale si registr\u00f2 una divergenza fra i due sulla questione della guerra mondiale. L\u2019incontro con Weber fu decisivo: Weber era un critico accanito nei confronti della socialdemocrazia tedesca, in quanto la riteneva un partito fintamente rivoluzionario che, di fatto, bloccava l\u2019azione delle masse proletarie. Ci ricorda Wolfgang J.Mommsen: \u00abper quanto contemplasse teoricamente nelle sue riflessioni la possibilit\u00e0 di forme sociali socialistiche, Weber non vedeva in fondo nessuna alternativa reale al sistema economico capitalistico. Per lui, la \u201crivoluzione socialista del futuro\u201d non era che una chimera. Al suo allievo Robert Michels, che, sulla base di idee umanitarie e radicalmente democratiche, si andava confrontando col problema di un socialismo liberale, Weber replicava che l\u2019unica alternativa reale era quella fra un socialismo sindacalistico in senso tolstoiano, dunque completamente fondato su un\u2019etica della convinzione, e l\u2019accettazione della civilt\u00e0 sulla base dell\u2019adattamento alle condizioni sociologiche della tecnica, sia questa economica, politica o di un qualsiasi altro genere\u00bb\u00a0<sup>9<\/sup>. Nel ripercorrere l\u2019opposizione weberiana alle soluzioni socialiste e marxiste non ci si deve soffermare solo sulla critica al marxismo volgare contenuta nelle opere sulla dimensione religiosa dei fenomeni economici. Il rifiuto weberiano \u00e8 fondato sul problema della razionalit\u00e0 degli ordini sociali. Questa, forse, \u00e8 l\u2019autentica profezia che Weber riusc\u00ec a elaborare ben prima del consolidamento della monumentale macchina statale sovietica. Weber era convinto che qualsiasi socialismo razionale avrebbe riassunto in s\u00e9 le burocrazie della societ\u00e0 capitalistica e che, anzi, ne avrebbe amplificato l\u2019azione. Questo perch\u00e9 l\u2019ordinamento socialistico avrebbe dovuto, per necessit\u00e0, creare una rigida amministrazione burocratica, organizzata sulla base di regole ancora pi\u00f9 fisse e formali di quelle della societ\u00e0 capitalistica: \u00abl\u2019esigenza di un\u2019amministrazione continua, rigorosa, intensiva e su cui si possa fare assegnamento, quale l\u2019ha creata il capitalismo [\u2026] e quale ogni socialismo razionale dovr\u00e0 semplicemente accoglierla e accrescerla\u00bb\u00a0<sup>10<\/sup>.<\/p>\n<p>Weber si occup\u00f2 del movimento socialista non solo a partire dalle questioni teoriche che il dibattito filosofico e sociologico produceva nei primi due decenni del ventesimo secolo. Egli partecip\u00f2, quale osservatore, al congresso di Mannheim del 1906 del Partito Socialdemocratico tedesco. L\u2019impressione che ne ricevette fu estremamente tranquillizzante: il livello di pericolosit\u00e0 rivoluzionaria dell\u2019SPD era praticamente nullo. Sullo sfondo di questi eventi lo scambio epistolare fra Weber e Michels si infittisce e Mommsen ricorda proprio il grande ascendente che il primo ebbe sul secondo nella valutazione dei fatti in gioco. Addirittura, rileggendo alcune delle lettere scambiate fra i due, osserviamo l\u2019ammonimento intellettuale che Weber dirige verso il Michels a causa dell\u2019entusiasmo che ancora quest\u2019ultimo mostrava nei confronti dell\u2019esperienza socialista sindacale\u00a0<sup>11<\/sup>.<\/p>\n<p>Lo stretto rapporto con Weber condurr\u00e0 Michels a pubblicare i suoi studi sul Partito socialdemocratico tedesco all\u2019interno dell\u2019\u00a0<em>Archiv f\u00fcr Sozialwissenschaft und Sozialpolitik<\/em>, rivista diretta da Weber, sviluppando due temi principali: la denuncia dell\u2019ambiguit\u00e0 e della inamovibilit\u00e0 del partito e l\u2019applicazione ad esso dei criteri di valutazione comparata con gli altri partiti liberali. In pratica, la classica controversia che insiste nel mondo socialista \u00e8 quella relativa all\u2019appartenenza alla classe borghese dei<em>\u00a0leaders<\/em>\u00a0socialisti. La questione si propone come urgente proprio a livello dottrinale. Si ricorder\u00e0, infatti, come Marx ebbe modo di esprimersi nelle celebri pagine del<em>\u00a0Manifesto del Partito Comunista<\/em>: \u00abin tempi nei quali la lotta delle classi si avvicina al momento decisivo, il processo di disgregazione all\u2019interno della classe dominante, di tutta la vecchia societ\u00e0, assume un carattere cos\u00ec violento, cos\u00ec aspro, che una piccola parte della classe dominante si distacca da essa e si unisce alla classe rivoluzionaria, alla classe che tiene in mano l\u2019avvenire. Quindi, come prima una parte della nobilt\u00e0 era passata alla borghesia, cos\u00ec ora una parte della borghesia passa al proletariato; e specialmente una parte degli ideologi borghesi, che sono riusciti a giungere alla intelligenza teorica del movimento storico nel suo insieme\u00bb, ma \u00abfra tutte le classi che oggi stanno di contro alla borghesia, il proletariato soltanto \u00e8 una classe realmente rivoluzionaria\u00bb\u00a0<sup>12<\/sup>. Infatti, secondo Marx i ceti medi come i piccoli industriali, gli artigiani, i contadini, i commercianti, lottano contro la borghesia con l\u2019obiettivo di restaurare un ordine precedente che li vedeva in una situazione di relativa prosperit\u00e0. Possono fingere di accompagnarsi alle istanze rivoluzionarie, ma solo quel che basta per difendere i propri interessi futuri. E il sottoproletariato, \u00abputrefazione passiva degli infimi strati della societ\u00e0\u00bb, in bal\u00eca dei cambiamenti, \u00e8 quello che spesso rischia di lasciarsi corrompere per delle finalit\u00e0 apparentemente rivoluzionarie e in realt\u00e0 reazionarie.<\/p>\n<p>Insomma, la questione della\u00a0<em>leadership<\/em>\u00a0non proletaria dei partiti socialisti e socialdemocratico non era una questione da poco. August Bebel, a capo del partito socialdemocratico tedesco, era per esempio un tornitore, mentre non si pu\u00f2 dire lo stesso di Kautsky; addirittura, Franz Mehring, pilastro dell\u2019ortodossia al fianco di Kautsky, divenne socialdemocratico dopo aver condotto professionalmente un\u2019esperienza da pubblicista e giornalista per la stampa liberale.<\/p>\n<p>Da queste premesse scaturisce lo sviluppo della formazione michelsiana. Da una parte, Weber che lo \u201cistiga\u201d a una posizione avalutativa, nella quale bisognava abbandonare qualsiasi idea di soffermarsi su ci\u00f2 che doveva essere il vero interesse delle masse proletarie a partire da giudizi di valore; dall\u2019altra, il fondamentalismo etico di Michels che lo portava a valutare nel partito socialista morale, sorto sull\u2019alleanza degli intellettuali con la classe operaia, il concetto centrale della sua riflessione.<\/p>\n<p><strong>2. Democrazia e oligarchia<\/strong><br \/>\nNel prendere in esame la maggiore, e pi\u00f9 conosciuta, fra le opere di Michels, ossia\u00a0<em>La sociologia del partito politico<\/em>, bisogna preliminarmente operare un distinguo sulle diverse edizioni dell\u2019opera. La prima edizione apparve nel 1911, in tedesco, e l\u2019anno successivo in italiano. Michels rimise mano al lavoro nel 1925, cos\u00ec giustificandosi: \u00abquesta seconda edizione si basa su di un rifacimento radicale della prima, come lo richiedevano le mutate circostanze ed alcune nuove importanti pubblicazioni pertinenti all\u2019argomento trattato\u00bb\u00a0<sup>13<\/sup>. Forse, definire la nuova edizione un \u00abrifacimento radicale\u00bb della prima \u00e8 un po\u2019 troppo. Di sicuro, la seconda edizione mostra una pacatezza e una moderazione maggiore, mentre i contenuti della prima sono pi\u00f9 diretti e, in alcuni casi, polemici. Per i nostri scopi, volti alla determinazione della struttura pessimistica dell\u2019argomentazione elitistica, dobbiamo far riferimento anche alla prima edizione, quale espressione genuina di uno spirito del tempo, di un preciso atteggiamento scientifico e pessimistico nei confronti delle controverse circostanze storiche del panorama politico italiano e europeo.<\/p>\n<p>L\u2019assunto di Michels muove da un sillogismo. Le moderne democrazie si fondano sul sistema dei partiti politici e questo significa che costruire un\u2019analisi scientifica delle democrazie deve poter significare occuparsi delle organizzazioni dei partiti. Anzi, il funzionamento dei partiti politici \u00e8 l\u2019indice migliore che pu\u00f2 argomentare lo stato di salute di una democrazia. Utilizzando quella che lui a pi\u00f9 riprese chiama legge generale della sociologia, cio\u00e8 quella che vuole ogni aggregato umano costruire oligarchie, allora la sorte della democrazia, che si regge su aggregati come i partiti politici, \u00e8 segnata. Infatti, nella concezione di Michels il principio di sovranit\u00e0 popolare affermato dall\u2019idea di democrazia \u00e8 una menzogna. I partiti politici, per la loro stessa natura, producono\u00a0<em>leadership<\/em>\u00a0di potere in senso oligarchico.<\/p>\n<p>Questo significa, principalmente, che l\u2019analisi delle forme del potere politico si riduce ad una analisi del diverso grado di potere oligarchico presente nel sistema politico. Dal potere monarchico, massimo grado di espressione dell\u2019oligarchia, alla democrazia, nella quale la numerosit\u00e0 di coloro che appartengono alla classe dominante si estende in misura maggiore. Impostata cos\u00ec la riflessione, \u00e8 ovvio che una democrazia nella quale la classe al governo fa i propri interessi e non quelli della nazione \u00e8 pi\u00f9 dannosa rispetto ad una monarchia basata su una larga rappresentanza del ceto dominante. Ma non si deve credere che Michels introduca chiss\u00e0 quale criterio storiografico di demarcazione fra i diversi gradi di espressione del potenziale oligarchico. Semplicemente, la soluzione dipende dal grado di riproduzione della classe al potere, di natura conservatrice e prodigata alla tutela dell\u2019unico motivo reale per la gestione del pubblico potere: mantenere la posizione di dominio.<\/p>\n<p>Secondo Michels fra aristocrazia e democrazia c\u2019\u00e8 uno stretto legame che deve essere messo in rilievo se si vuole procedere scientificamente alla valutazione degli ordinamenti politici esistenti. Si tratta di un mutuo rapporto di necessit\u00e0, giacch\u00e9 se \u00e8 vero che l\u2019aristocrazia, che aspira alla conservazione del potere politico, \u00e8 costretta a presentarsi con peculiarit\u00e0 tipiche della democrazia, \u00e8 altrettanto vero che il contenuto della democrazia \u00e8, inevitabilmente, penetrato di elementi aristocratici.<\/p>\n<p>Questa oligarchia possiede una capacit\u00e0 di conservarsi superiore a qualsiasi destino storico e, pur di non perdere la posizione di dominio, \u00abama mutar di maschera e di coccarda\u00bb &#8211; dice il Michels nella prima edizione della sua opera &#8211; cos\u00ec che \u00abla corrente di pensiero conservatrice [\u2026] ci appare oggi legata all\u2019assolutismo, domani al costituzionalismo, dopodomani al parlamentarismo\u00bb\u00a0<sup>14<\/sup>. Lo svolgersi della storia politica, in tal senso, \u00e8 subordinato alle dinamiche vissute dalla classe al potere politico, e in particolare dalle trasformazioni del vecchio ceto aristocratico. Le aristocrazie di un tempo sono ormai sconfitte dall\u2019avvento della modernit\u00e0 e del sistema dei partiti politici. Di questi ultimi, anche quelli conservatori devono far riferimento all\u2019azione della societ\u00e0 civile e della massa, per cui devono cedere qualcosa alla purezza del principio oligarchico: \u00abanche se per loro natura restano antidemocratici, essi si vedono obbligati, almeno in determinati periodi della vita politica, a fare professione di democrazia o anche a ostentare una fede democratica\u00bb\u00a0<sup>15<\/sup>. Addirittura, sembra sottolineare Michels, \u00abl\u2019istinto di autoconservazione che agisce anche in politica, spinge elementi dei vecchi gruppi dominanti a scendere dall\u2019alto dei loro posti di privilegio durante il periodo elettorale per dare di piglio a quegli stessi strumenti democratici e demagogici di cui si vale la pi\u00f9 giovane, numerosa e incolta delle nostre classi sociali, il proletariato\u00bb\u00a0<sup>16<\/sup>.<\/p>\n<p>E\u2019 sicuramente la seconda parte del rapporto aristocraziademocrazia ad essere rilevante. Cosa intende Michels quando afferma che il contenuto della democrazia si compone di elementi tipici della dottrina aristocratica? Innanzitutto, per \u00abcontenuto della democrazia\u00bb Michels non fa riferimento alle regole dell\u2019azione istituzionale democratica, ma ai tratti teorici tipici del pensiero democratico cos\u00ec come \u00e8 stato sviluppato dai filosofi e dai pensatori politici.<\/p>\n<p>Secondo Michels, la teoria del pensiero liberale non bas\u00f2, all\u2019origine, le sue aspirazioni sulle masse. Il suo riferimento furono i nuovi ceti borghesi, gi\u00e0 dominatori nel campo economico ma che ancora erano esclusi dal potere politico. Preparato in questo modo, il giudizio non pu\u00f2 che essere impietoso: per i nuovi ceti borghesi \u00able masse pure e semplici risultavano un male necessario, sfruttabile unicamente per raggiungere scopi cui esse erano estranee\u00bb\u00a0<sup>17<\/sup>. Michels cita una quantit\u00e0 di storici e filosofi che cos\u00ec interpretano l\u2019evoluzione dei movimenti liberali e democratici: dalla raccolta di articoli contenuta ne\u00a0<em>The Federalist<\/em>, di Hamilton, Jay e Madison, a Carl von Rotteck, Friedrich von Raumer, Heinrich von Sybel, Wilhelm Roscher. In questi pensatori troviamo un\u2019accesa avversit\u00e0 per il ruolo delle masse nella vita democratica di un Paese. Se la democrazia pu\u00f2 manifestarsi in due modi, cio\u00e8 come dominio dei rappresentanti o come dominio della massa, bisogna osservare che nella storia del pensiero politico i primi sostenitori del liberalismo hanno percepito la seconda opzione in modo pi\u00f9 negativo. Michels rievoca alcuni di quelle considerazioni pi\u00f9 incisive orientate sull\u2019accidentalit\u00e0 e potenziale dannosit\u00e0 del coinvolgimento delle masse nelle grandi dinamiche politiche. Per esempio, la peggiore delle azioni storiche fu quella compiuta dalla monarchia francese, la quale costrinse la borghesia ad allearsi con le masse popolari. Ancora, cita quelle considerazioni di pensatori liberali contrarie al suffragio universale. Ma sulla critica a queste pretese di riconoscere nell\u2019azione delle masse un effetto non contemplato nelle ispirazioni del movimento liberale e borghese si vedano le considerazioni svolte nel primo capitolo.<\/p>\n<p>Riprendendo un tema caro al Mosca, Michels osserva come alla base delle dinamiche politiche vi sia una legge uniforme: qualsiasi gruppo si trovi a gestire il potere politico aspira, e progetta, di conservare questo dominio trasmettendolo ai propri discendenti. Emerge in questo frangente la visione antropologica del Michels: l\u2019uomo sociale agisce sollecitato dai suoi istinti che, in ogni settore, gli impongono un imperativo, quello di tramandare in eredit\u00e0 il suo possesso. D\u2019altronde, \u00e8 questo stesso principio generale che ha dato origine alla matrice borghese dell\u2019istituto della famiglia, che nasce con l\u2019indissolubilit\u00e0 del matrimonio e la condanna dell\u2019adulterio proprio perch\u00e9, secondo il Michels, l\u2019uomo che giunge a un certo benessere economico ha, per istinto, l\u2019esigenza di tramandare in eredit\u00e0 il suo possesso al figlio legittimo\u00a0<sup>18<\/sup>. Includendo negli oggetti di possesso privato da trasmettere ereditariamente anche il potere politico, ecco che la dinamica dei gruppi al potere \u00e8 praticamente scritta: il gioco delle parti consiste in coloro che cercano di conservare la propria posizione di dominio e negli altri che cercano di soppiantare i poteri dei primi.<\/p>\n<p>Si noti bene che, secondo il Michels, questa dinamica \u00e8 superiore a ogni istituzione di diritto pubblico, quindi sarebbe veramente fuorviante \u2013 sempre per Michels \u2013 credere che nelle moderne democrazie queste dinamiche perverse non avvengano. Quello che veramente \u00e8 tipico del corredo democratico di un assetto istituzionale consiste nella possibilit\u00e0 che ciascun gruppo in competizione politica ha di condire la propria posizione con una buona dose di ipocrisia illimitata. Si scopre, per esempio, che tutti quelli che, nella modernit\u00e0, hanno mosso una opposizione ai privilegi e ai costumi dei vecchi ceti aristocratici ne hanno, una volta raggiunto il potere, ricopiato le espressioni tipiche.<\/p>\n<p>Ma un altro modo assai caratteristico di misurare l\u2019illimitata ipocrisia di chi lotta per conquistare il potere politico \u00e8 quello di osservare come si serve dell\u2019etica per i suoi scopi. Tutti i gruppi contendenti, in pratica, si servono di argomentazioni etiche volte a dimostrare il bene universale che la loro azione politica persegue, mentre a vedere meglio non stanno altro che rincorrendo i propri particolarissimi ed egoistici fini. Cos\u00ec, nell\u2019arena politica si sente inneggiare alla liberazione di tutto il genere umano, alla lotta in nome del popolo, alla volont\u00e0 di affermare giustizia ed uguaglianza sociale, mentre si cerca nient\u2019altro che la conquista del proprio dominio. Ora, in queste riflessioni di Michels si pu\u00f2 leggere una posizione che vuole l\u2019ordinamento democratico un naturale \u201camplificatore\u201d di questa tendenza: \u00abnell\u2019era della democrazia l\u2019etica \u00e8 un\u2019arma di cui ciascuno pu\u00f2 valersi\u00bb, \u00able democrazie sono parolaie\u00bb, \u00abil demagogo, questo frutto spontaneo del terreno democratico, trabocca di sentimentalit\u00e0 e di commozione sopra i dolori del popolo\u00bb\u00a0<sup>19<\/sup>.<\/p>\n<p>Il fattore innovativo portato dalla democrazia moderna \u00e8 l\u2019organizzazione. In pratica, \u00e8 attraverso l\u2019organizzazione che si pu\u00f2 impostare il libero conflitto politico fra gruppi forti e gruppi meno forti, in quanto \u00e8 l\u2019organizzazione che riesce a fare della solidariet\u00e0 fra i deboli aventi uguali interessi una struttura in grado di competere per il potere politico. In sintesi, la lotta politica democratica richiede una certa organizzazione delle parti, la quale consente alle masse di competere per il potere, ma che produce anche effetti indesiderati, controproducenti, vale a dire il dilagare dello spirito conservatore all\u2019interno dell\u2019arena politica. Infatti, quando parliamo di un partito popolare, di un partito che vuole essere a favore delle masse, dobbiamo chiarire che esso non pu\u00f2 essere direttamente guidato dalle masse. \u00abChi dice organizzazione dice tendenza all\u2019oligarchia\u00bb\u00a0<sup>20<\/sup>. Infatti, realt\u00e0 come i partiti politici hanno bisogno di delegati che sbrighino gli affari correnti e che possano prendere decisioni immediate. Ai primordi della formazione di queste strutture partitiche, il delegato \u00e8 indissolubilmente legato alla volont\u00e0 della massa. Ma con la specializzazione dell\u2019impresa politica, si richiedono ai delegati maggiori cognizioni e particolari abilit\u00e0. Ecco che nasce l\u2019esigenza di formare i delegati del partito, attraverso corsi e scuole adatti, e il risultato fu quello di creare\u00a0<em>\u00e9lites<\/em>\u00a0di aspiranti al comando del partito, comunque dirigenti delle masse. E\u2019 questo processo che fa dei delegati originari sottoposti alla volont\u00e0 delle masse, un organismo indipendente ed emancipato dalla massa. Per tale ragione \u00e8 implicita l\u2019oligarchia dentro una qualsiasi organizzazione partitica. In pratica, il meccanismo dell\u2019organizzazione \u00e8 tale per cui ogni partito viene diviso \u00abin una minoranza che dirige ed una maggioranza che \u00e8 diretta\u00bb\u00a0<sup>21<\/sup>. A questo punto si noter\u00e0 come il Michels abbia praticamente trasportato l\u2019idea originaria che Mosca aveva proposto per le realt\u00e0 politiche<em>\u00a0in toto<\/em>\u00a0all\u2019interno delle unit\u00e0 del sistema come i partiti politici. La prospettiva teorica elitista trova in Michels la \u201cquadratura del cerchio\u201d: dal sistema politico nazionale all\u2019organizzazione di partito, la regola della formazione dell\u2019<em>\u00e9lite<\/em>\u00a0politica permea tutta la sfera dell\u2019azione politica. In Michels, ancora, risuona con forza il credo delle teorie politiche pessimistiche: nell\u2019arena politica gli individui possiedono un certo numero di interessi di base; il potere politico \u00e8 qualcosa per cui lottare e una volta acquisito &#8211; non importa in che modo &#8211; si deve difendere, conservare e tramandare; le idee etiche, i valori, altro non sono che armi per ingaggiare questa lotta e costruire una parvenza di bont\u00e0 universale che possa celare i reali interessi particolari in gioco.<\/p>\n<p><strong>3. L\u2019organizzazione e la conservazione<\/strong><br \/>\nLo schema teorico di Michels \u00e8 lineare nella sua articolazione: le moderne democrazie richiedono un alto livello di organizzazione politica e tale organizzazione genera delle strutture di potere che suddividono anche l\u2019interno dei partiti politici in una maggioranza che dirige e in una massa diretta.<\/p>\n<p>Michels costruisce una teoria generale delle cause che producono, nell\u2019organizzazione democratica, l\u2019insorgenza dei meccanismi dell\u2019oligarchia. Tale teoria affonda le proprie radici in questioni di carattere psicologico, relativo al comportamento dei\u00a0<em>leaders<\/em>\u00a0nelle situazioni di potere, e in questioni di psicologia collettiva, relative alle propensioni delle masse per l\u2019avvento di una conduzione autorevole della loro vitalit\u00e0 politica. In tal senso, il ritratto psicologico del membro dell\u2019oligarchia che il Michels traccia \u00e8 abbastanza fosco: il\u00a0<em>leader<\/em>\u00a0possiede una naturale sete di potere tipica in chiunque si lanci nel mondo politico, prende coscienza del proprio valore e costruisce la propria abilit\u00e0, la propria eloquenza e la propria intelligenza in vista dello scopo della massimizzazione del dominio. Ma il pessimismo michelsiano raggiunge forse il suo apice nella considerazione di come le masse siano per definizione apatiche, abbiano il bisogno di essere comandate, sono pronte ad una riconoscenza senza limiti nei confronti di chiunque dia loro una prospettiva, possiedono una tendenza innata alla venerazione dei capi e al culto della personalit\u00e0. Se la visione del Michels si struttura sulla innata propensione dei capi ad emergere a qualunque costo e sulla incapacit\u00e0 delle masse di non essere manovrate a piacimento, allora \u00e8 ovvio che l\u2019intero castello teorico politico \u00e8 orientato verso il pi\u00f9 assoluto pessimismo.<\/p>\n<p>Neanche dentro l\u2019oligarchia soffia il bench\u00e9 minimo vento di concordia: la lotta fra i<em>\u00a0leaders<\/em>\u00a0pu\u00f2 originarsi per molteplici ragioni, come la distanza generazionale, la diversa origine sociale, o semplicemente da visioni diverse. Due forme particolari di lotta sono quelle fra i leaders provenienti dalle fila del partito e coloro che, invece, hanno raggiunto l\u2019oligarchia al di fuori di esso; come dice Michels: \u00abtra gli \u201calti papaveri di partito\u201d e personalit\u00e0 spesso gi\u00e0 famose che giungono alla ribalta improvvisamente\u00bb\u00a0<sup>22<\/sup>. Particolare, ancora, \u00e8 il confronto fra la\u00a0<em>leadership<\/em>\u00a0di tipo burocratico e quella di tipo demagogico. In pratica, Michels ci sta indicando una ulteriore differenziazione nelle minoranze dirigenti dei partiti moderni: da una parte i leaders eletti che dipendono dal consenso delle masse, dall\u2019altra i leaders burocratici, che hanno raggiunto la loro posizione di vertice attraverso il controllo della macchina del partito. Ma attenzione, alla fine in ogni visione michelsiana prevale la generale predisposizione alla conservazione del potere, per cui Michels nota come accada frequentemente che la leadership burocratica e quella demagogica finiscano per allearsi o fondersi\u00a0<sup>23<\/sup>. La fusione fra i diversi interessi presente nelle oligarchie diventa evidente quando osserviamo il funzionamento del meccanismo della cooptazione. I\u00a0<em>leaders<\/em>\u00a0affermati, infatti, ormai lontani dalla base delle masse, tentano di colmare il vuoto attraverso la cooptazione di coloro che invece riscuotono il consenso e che potrebbero insidiare il loro potere. La cooptazione, solitamente, consiste nell\u2019attribuire a tali figure delle cariche prive di reali poteri, ma comunque onorifiche. Il risultato \u00e8 che \u00abi leaders dell\u2019opposizione ottengono nel partito alte cariche e onori e cos\u00ec vengono resi innocui, in quanto in tal modo sono loro precluse le cariche pi\u00f9 importanti ed essi rimangono nei secondi posti senza influenza notevole e senza poter sperare di diventare un giorno maggioranza; per contro essi condividono ora la responsabilit\u00e0 delle azioni compiute insieme agli avversari di una volta\u00bb\u00a0<sup>24<\/sup>.<\/p>\n<p>\u00abL\u2019atto finale di questo processo consiste non tanto in una\u00a0<em>circulation des \u00e9lites<\/em>, quanto in una\u00a0<em>fusion des \u00e9lites<\/em>\u00bb\u00a0<sup>25<\/sup>. In questo frangente teorico avviene un momento interessante di confronto fra la teoria del Michels e quella del Pareto. Michels sembra proporre una visione alternativa a quella di Pareto; in realt\u00e0 \u00e8 bene precisare che la sua teoria si sofferma sulla vitalit\u00e0 dei moderni partiti di massa, vitalit\u00e0 che potremmo dire fissata nel quotidiano, nella cronaca dei singoli momenti dell\u2019organizzazione partitica (il congresso, la segreteria, le elezioni). Ecco, forse le strategie e le tattiche quotidiane possono leggersi utilmente attraverso la teoria conservatrice di Michels basata sulla tendenza alla fusione dei gruppi oligarchici, mentre la visione di Pareto, a dire il vero, \u00e8 assai pi\u00f9 ampia nella considerazione dell\u2019evoluzione storica delle dinamiche sociali. Pareto fonda, lo ricordiamo, le sue argomentazioni sull\u2019equilibrio dinamico del sistema sociale, interpretabile a partire dalla sfera dei residui in attuazione i quali conferiscono a coloro che meglio riescono a esprimerli una posizione dominante. Le trasformazioni dei residui, e le conseguenti sollecitazioni ai gruppi dell\u2019<em>\u00e9lites<\/em>, si stagliano in un orizzonte temporale assai diverso rispetto alle vicissitudini quotidiane che il Michels osservava nel Partito socialdemocratico tedesco.<\/p>\n<p>In definitiva, le oligarchie dei partiti politici sono continuamente minacciate da due forze: una esterna, consistente nell\u2019orientamento delle masse che potrebbe produrre cambiamenti al vertice se non stravolgimenti, in caso di ribellione; una interna, dovuta al gioco di potere partecipato dagli ulteriori sottogruppi differenziati all\u2019interno dell\u2019oligarchia. In tale situazione, come si pu\u00f2 pretendere \u2013 pensa il Michels \u2013 che possano esserci comportamenti virtuosi nell\u2019arena politica? \u00abEd \u00e8 da questo che deriva in tutti i moderni partiti popolari la profonda mancanza di vero spirito di fratellanza, cio\u00e8 di fiducia negli uomini, ed il conseguente stato latente e continuo di belligeranza, quello \u201cspiritus animi\u201d sempre teso che ha dato luogo alla diffidenza reciproca dei leaders, diffidenza che \u00e8 diventata una delle caratteristiche essenziali della democrazia\u00bb\u00a0<sup>26<\/sup>.<\/p>\n<p>La posizione del Michels \u00e8, a questo punto, chiara nelle sue premesse e nelle sue conclusioni. L\u2019analisi si basa sui processi in atto nelle democrazie moderne per conquistare il potere politico. L\u2019organizzazione politica \u00e8 la novit\u00e0 della modernit\u00e0: essa costruisce i percorsi per giungere al potere, e una volta partecipi del potere ogni individuo, di fatto, smette i panni del progressista o dell\u2019innovatore per vestire quelli del conservatore. E\u2019 un processo che non conosce impedimenti e che soffoca ogni buona propensione verso una politica che costruisca i buoni ideali. In tal senso, le macchine organizzative dell\u2019arena politica non si confrontano pi\u00f9 sul piano delle visioni teoriche o idealistiche, piuttosto competono per il consenso di una certa base elettorale. Gli obiettivi, allora, si trasformano: dagli assetti desiderabili della societ\u00e0 in avvenire all\u2019acquisto del maggior numero di voti da realizzarsi subito. In tutto questo, diatribe e risentimenti personali diventano gli eventi tipici della cronaca quotidiana e ogni riferimento a idealit\u00e0 o a valori disturba l\u2019incessante lotta fra le fazioni, mentre \u00e8 desiderabilissima se pu\u00f2 tornare utile nel contenzioso. Anche il parlamentarismo \u00e8 uno strumento piegato a queste \u00abocculte\u00bb esigenze: \u00abParlamentarismo significa aspirazione al maggior numero possibile di voti\u00bb\u00a0<sup>27<\/sup>, proprio come \u00abOrganizzazione di partito significa aspirazione al maggior numero possibile di iscritti\u00bb\u00a0<sup>28<\/sup>. Soprattutto i partiti socialdemocratici pagano un alto costo a questa dinamica. Sono loro, infatti, che per aumentare il consenso, tradotto in voti e in inscritti, devono in un certo senso \u201cdiluire\u201d il proprio messaggio ideologico per proporlo favorevolmente anche a settori non immediatamente identificabili con gli interessi della classe proletaria. Forse, la maggiore evidenza dell\u2019incongruenza fra le idealit\u00e0 della socialdemocrazia e la prassi politica \u201ccorrotta\u201d dall\u2019organizzazione si ha quando si esamina il rapporto del partito con lo Stato. L\u2019ideologia dei partiti socialisti postula l\u2019estinzione dello Stato nella futura societ\u00e0 comunista, ritenendolo superfluo e strumento di oppressione. Nonostante la purezza di questa convinzione, tuttavia, Michels osserva come le pressanti esigenze organizzatrici del partito abbiano, di fatto, centralizzato le funzioni direttive le quali si esprimono con efficacia quando riescono a imporre autorit\u00e0 e disciplina. Per tale via, \u00abil partito politico-rivoluzionario \u00e8 uno Stato nello Stato, che in teoria dichiara di perseguire lo scopo di svuotare e di distruggere lo Stato presente per sostituirlo con uno Stato completamente diverso\u00bb\u00a0<sup>29<\/sup>. E\u2019 inarrestabile il declino del fuoco ideologico dei partiti rivoluzionari: il \u00abdinamismo rivoluzionario\u00bb viene soffocato dalle esigenze di un\u2019organizzazione politica che deve continuamente richiamare la propria azione alla prudenza per conservarsi nella stabilit\u00e0. E\u2019 in tal modo che la macchina organizzativa del partito rivoluzionario, creata con lo scopo del sovvertimento dei rapporti di forza, diviene invece un fine in s\u00e9: \u00abl\u2019organo finisce per prevalere sull\u2019organismo\u00bb\u00a0<sup>30<\/sup>. Ipoteticamente, il Michels adombra la possibilit\u00e0 che forse anche Marx, il quale dovrebbe insorgere contro questo stato di fatto dei partiti marxisti, forse invece cederebbe di fronte alla tentazione della gloria promossa da numerosi partiti intitolati al suo nome. Insomma, il giudizio penoso che vuole le socialdemocrazie e i movimenti rivoluzionari organizzati come partiti ideologicamente rivoluzionari ma concretamente conservatori non conosce limiti e, secondo il Michels, rivela al meglio la reale e inarrestabile tendenza insita in ogni organizzazione politica.<\/p>\n<p>Michels richiama l\u2019attenzione sull\u2019idea fantasiosa di democrazia e sulla impossibilit\u00e0 della sua realizzazione ideale. E\u2019 pi\u00f9 confacente all\u2019analisi reale dei rapporti politici prendere atto, attraverso la rilevazione empirica delle loro manifestazioni, dell\u2019esistenza di una classe politica suddivisibile in coloro che dominano e in quelli che sono dominati. Passi pure il principio giuridico di definizione dell\u2019ordinamento democratico: \u00e8, sembra dire il Michels, una buona dichiarazione d\u2019intenti, ma nulla pi\u00f9. La realt\u00e0 dei rapporti politici, come ci insegnano Mosca e Pareto, conferma invece che dalle lotte fra aristocrazia e popolo fino alle lotte di classe dell\u2019era moderna, la dinamica politica \u00e8 interamente articolata sul conflitto per il potere, sull\u2019eterno antagonismo fra chi comanda e coloro che, comandati, aspirano a soppiantare i primi.<\/p>\n<p><strong>4. \u00c9lites e democrazia<\/strong><br \/>\nQual \u00e8 il destino della democrazia, alla luce del pensiero di Michels? Michels non produce alcuna visione normativa sulla questione, in adesione all\u2019insegnamento weberiano della distinzione, nell\u2019impresa scientifica, fra giudizi di fatto e giudizi di valore. Michels compie, invece, un\u2019accurata analisi politologica su quelle che potremmo chiamare \u201ccause fisiologiche\u201d della distanza fra la teoria della democrazia e la sua realizzazione storica. Il momento critico potrebbe riassumersi nel capovolgimento della funzione etica nel discorso michelsiano: se l\u2019ideale di democrazia si riscontra nell\u2019eticit\u00e0 della partecipazione politica diffusa e per consenso, il pessimismo michelsiano osserva come questa etica altro non \u00e8 che uno strumento per raccogliere fortuna e gloria. Cos\u00ec, nella lotta \u2013 pi\u00f9 o meno subdola \u2013 per il potere, \u00abl\u2019etica [\u2026] non sarebbe altro che una finzione\u00bb\u00a0<sup>31<\/sup>. Insomma, il fatto innegabile, la costante di ogni trasformazione politica, l\u2019unica universale regola sociologica rimane la costituzione di una classe politica, di una \u00e9lite di potere, in ogni societ\u00e0 organizzata.<\/p>\n<p>Gli elementi teorici che sostengono questa concezione possiamo riassumerli in cinque punti.<\/p>\n<p>Al primo posto, in accordo con la scarsa considerazione che Michels ha sempre mostrato nei confronti delle masse, troviamo l\u2019indifferenza e la noncuranza politica della maggioranza. Non ha senso affermare il principio che vuole il rappresentante politico collegato e controllato alla sua base elettorale e alla popolazione intera. Questa \u00e8 una \u00ableggenda\u00bb del parlamentarismo. Coloro che si occupano della vita politica, fra il popolo, sono veramente una esigua schiera, e \u00absoltanto l\u2019egoismo \u00e8 capace di stimolare gli uomini allo scopo di preoccuparsi dello Stato, e se ne preoccuperanno infatti appena le cose andranno molto male per loro\u00bb\u00a0<sup>32<\/sup>.<\/p>\n<p>Ma non \u00e8 solo questa diffusa apatia delle masse a determinare l\u2019ineluttabilit\u00e0 della legge dell\u2019oligarchia. Al secondo posto il Michels cita i meccanismi impliciti nella rappresentanza politica. Il parlamentarismo pone le basi perch\u00e9 si costituisca un gruppo che \u00abmediante delegazione\u00bb governa sulla maggioranza. Altro che governo del popolo: \u00e8 il governo di quella parte del popolo che rappresenta tutto e tutti. Dice il Michels: \u00abtra la monarchia e la democrazia, basate tutte e due sul principio della delegazione, non c\u2019\u00e8 che una \u201cdifferenza di tempo\u201d, insignificantissima, e non d\u2019essenza. Il popolo \u201csovrano\u201d si sceglie, invece di un re, tutta una assemblea di piccoli re, ed incapace di esercitare liberamente il suo dominio sulla cosa pubblica, esso si lascia spontaneamente confiscare i suoi diritti. L\u2019unica cosa che la maggioranza si riserba, \u00e8 quella sovranit\u00e0 climaterica e derisoria che consiste nell\u2019eleggere, dopo un dato periodo di tempo, dei nuovi padroni\u00bb\u00a0<sup>33<\/sup>.<\/p>\n<p>Al terzo posto troviamo il ben noto principio dell\u2019ereditariet\u00e0, che vuole qualsiasi classe dirigente tendere a trasmettere il proprio potere alla discendenza. In ogni ordinamento politico, allora, non solo si d\u00e0 l\u2019oligarchia, ma a parere di Michels \u00abl\u2019aristocrazia si stabilisce in via automatica, anche in quegli Stati che la escludono\u00bb\u00a0<sup>34<\/sup>.<\/p>\n<p>Il quarto posto \u00e8 occupato da un tema trattato nel paragrafo precedente. Esso riguarda lo sviluppo della burocrazia statale al servizio e a difesa della classe politica. Per giustificarla, il Michels ricorre all\u2019istinto di conservazione dello Stato moderno, che si protegge allestendo una cintura attorno a s\u00e9 di burocrati il cui interesse coincide con il suo. A dimostrazione della funzionalit\u00e0 del rapporto fra gli interessi della burocrazia e quelli dello Stato, il Michels fa notare le vantaggiosissime condizioni economiche che normalmente vengono accordate a coloro che lavorano nel settore della pubblica amministrazione dello Stato.<\/p>\n<p>All\u2019ultimo posto troviamo la propensione dei partiti socialdemocratici a distaccare una \u00e9lite proletaria e ad inserirla dentro la classe politica. Questo processo, innanzitutto, \u00e8 un processo spontaneo. L\u2019attivismo dentro il partito pu\u00f2 essere l\u2019occasione per compiere una scalata verso il successo e gli onori della carriera politica. In questi termini, l\u2019impegno politico \u00e8 confrontabile con qualsiasi attivit\u00e0 lavorativa: da esso si pu\u00f2 trarre il sostentamento per la propria vita e un mezzo per dare espressione alle proprie ambizioni. In questo ambito il Michels fa un paragone discutibile, accostando la carriera degli elementi proletari all\u2019interno dei partiti socialdemocratici alla \u00abcarriera\u00bb che possono fare gli elementi contadini e piccoli borghesi all\u2019interno della Chiesa cattolica. Cos\u00ec come ci sono numerosi Vescovi che provengono da famiglie povere di lavoratori agricoli, la<em>\u00a0leadership<\/em>\u00a0dei partiti socialdemocratici \u00e8 costituita da elementi del mondo proletario. Troppo facile vanificare il tentativo analogico del Michels, a partire dalla considerazione che la Chiesa non rappresenta le istanze del mondo agricolo cos\u00ec come invece i partiti socialdemocratici promuovono le ragioni del mondo proletario; oppure che le \u201ccarriere\u201d in seno alla Chiesa non rispondono, di sicuro, ai requisiti richiesti per far concorrere elementi proletari alla\u00a0<em>leadership<\/em>\u00a0in seno al partito, e cos\u00ec via. L\u2019effetto finale di questo carrierismo politico, comunque, \u00e8 la costituzione di una \u00e9lite proletaria che subisce una metamorfosi importante, che per il caso tedesco porta il Michels a considerare che \u00abil gruppo socialista nel Reichstag, il quale d\u2019origine era proletario, coll\u2019andar del tempo \u00e8 diventato un genuino campione della borghesia\u00bb\u00a0<sup>35<\/sup>.<\/p>\n<p>In conclusione, il pessimismo conduce la riflessione di Michels alla circolarit\u00e0 dell\u2019interpretazione del rapporto politico fra\u00a0<em>\u00e9lites<\/em>\u00a0e masse. In pratica, si crea una oligarchia in seno a ogni organizzazione politica per via del generale e naturale disinteresse delle masse per le vicende politiche, e dall\u2019altra parte si afferma che la diffusa presenza di\u00a0<em>\u00e9lites<\/em>\u00a0di potere di fatto esclude le masse allontanandole dall\u2019arena politica in modo da preservare il potere in coloro che lo occupano e gestiscono. Il rapporto non ha soluzione; d\u2019altronde, accade sempre cos\u00ec quando si critica un impianto ideologico \u2013 la socialdemocrazia nel caso del Michels \u2013 opponendo un orientamento di pensiero altrettanto chiuso come il pessimismo politico.<\/p>\n<p><strong>Bibliografia<\/strong><\/p>\n<p>Ciancarelli P.,<br \/>\n2000,\u00a0<em>Sulla genesi del concetto di oligarchia in Michels: una reinterpretazione storico-critica<\/em>, Working Paper 41, stampato presso il Dipartimento di Scienze storiche, giuridiche, politiche e sociali dell\u2019Universit\u00e0 degli Studi di Siena.<\/p>\n<p>Ferraris P.,<br \/>\n1982, \u201cRoberto Michels politico (1901-1907), in\u00a0<em>Quaderni dell\u2019Istituto di studi economici e sociali<\/em>, Camerino, Universit\u00e0 di Camerino, n.1.<br \/>\n1985, \u201cAncora su Michels politico attraverso le lettere di Karl Kautsky\u201d, in\u00a0<em>Quaderni dell\u2019Istituto di studi economici e sociali<\/em>, Camerino, Universit\u00e0 di Camerino, n.4.<\/p>\n<p>Kolakowski L.,<br \/>\n1977,\u00a0<em>Glowne Nurty Marksizmu<\/em>, II, Paris, Instytut Literacki; tr.it.,\u00a0<em>Il periodo aureo. Nascita sviluppo dissoluzione del marxismo<\/em>, Milano, SugarCo, 1983.<\/p>\n<p>Marx K.,<br \/>\n1848,<em>\u00a0Das Kommunistische Manifest<\/em>, in Marx-Engels, Werke, Berlin, Dietz Verlag, 1956; tr.it.,\u00a0<em>Manifesto del Partito Comunista<\/em>, Torino, Einaudi, 1948.<\/p>\n<p>Michels R.,<br \/>\n1905, \u201cProletariat und Bourgeoisie in der sozialistischen Bewegung Italiens. Studien zu einer Klassen und Berfusanalyse des Sozialismus in Italien\u201d, in<em>\u00a0Archiv f\u00fcr Sozialwissenschaft und Sozialpolitik<\/em>, XXI, pp.347-416; XXII, 1906, pp.80-125, 424-466, 664-720; tr.it.,\u00a0<em>Il proletariato e la borghesia nel movimento socialista italiano<\/em>.\u00a0<em>Saggio di scienza sociografico-politica<\/em>, Torino, Bocca, 1908.<br \/>\n1907, \u201cL\u2019oligarchia organica costituzionale. Nuovi studi sulla classe politica\u201d, in\u00a0<em>La Riforma sociale. Rassegna di Scienze Sociali e Politiche<\/em>, a.XIV, vol.XVIII, fasc.12, dicembre 1907; ora nella raccolta di saggi di E.A.Albertoni,\u00a0<em>Potere e oligarchie<\/em>, Milano, Giuffr\u00e8, 1989.<br \/>\n1909, \u201cDer konservative Grundzug der Partei-Organization\u201d, in\u00a0<em>Monatschrift f\u00fcr Soziologie<\/em>, I, pp.228-316: tr.it., \u201cLa democrazia e la legge ferrea dell\u2019oligarchia\u201d, in\u00a0<em>Rassegna contemporanea<\/em>, III, 1910, n. 5, pp.259-283; apparso ancora in R. Michels, \u201cLa democrazia e la legge ferrea delle \u00e9lites\u201d, in\u00a0<em>Studi sulla democrazia e sull\u2019autorit\u00e0<\/em>, Firenze, Barbera, 1933.<br \/>\n1911,\u00a0<em>Zur Soziologie des Parteiwesens<\/em>, Leipzig, Dr.Werner Klinkhard; tr.it.,\u00a0<em>La sociologia del partito politico nella Democrazia moderna. Studi sulle tendenze oligarchiche degli aggregati politici<\/em>, Torino, Utet, 1912.<br \/>\n1925, seconda edizione tedesca riveduta e accresciuta de\u00a0<em>Zur Soziologie des Parteiwesens in der modernen Demokratie. Untersuchungen \u00fcber die oligarchischen Tendenzen des Gruppenlebens<\/em>, Stuttgart, Alfred Kr\u00f6ner Verlag; tr.it.,\u00a0<em>La sociologia del partito politico<\/em>, Bologna, il Mulino, 1966.<br \/>\n1980,<em>Antologia di scritti sociologici<\/em>, Bologna, il Mulino.<\/p>\n<p>Mitzman A.,<br \/>\n1973,\u00a0<em>Sociology and Estrangement: Three Sociologists of Imperial Germany<\/em>, New York.<\/p>\n<p>Mommsen W.J.,<br \/>\n1974,\u00a0<em>Max Weber und die deutsche Politik, 1890-1920, T\u00fcbingen<\/em>, J.C.B. Mohr; tr.it.,\u00a0<em>Max Weber e la politica tedesca<\/em>, Bologna, il Mulino, 1993.<\/p>\n<p>Sivini G.,<br \/>\n1980,\u201cIntroduzione\u201d in R. Michels,\u00a0<em>Antologia di scritti sociologici<\/em>, Bologna, il Mulino, 1980.<\/p>\n<p>Weber M.,<br \/>\n1922,\u00a0<em>Wirtschaft und Gesellschaft<\/em>, T\u00fcbingen, Mohr; tr.it.,\u00a0<em>Economia e societ\u00e0<\/em>, Milano, Comunit\u00e0, 1995, 5 voll.<\/p>\n<p><strong>NOTE<\/strong><br \/>\n<sup>1<\/sup>\u00a0R. Michels, 1911, tr.it., 1912, p.XIII.<br \/>\n<sup>2<\/sup>\u00a0Kolakowski L., 1977; tr.it., 1983, pp.10-11.<br \/>\n<sup>3<\/sup>\u00a0A. Mitzman, 1973.<br \/>\n<sup>4<\/sup>\u00a0G. Sivini, \u201cIntroduzione\u201d a R. Michels, 1980.<br \/>\n<sup>5<\/sup>\u00a0P. Ferraris, 1982, 1985.<br \/>\n<sup>6<\/sup>\u00a0P. Ciancarelli, 2000.<br \/>\n<sup>7<\/sup>\u00a0R.Michels, 1905; tr.it., 1908, p.276.<br \/>\n<sup>8<\/sup>\u00a0P. Ciancarelli, 2000, p.11.<br \/>\n<sup>9<\/sup>\u00a0W. J. Mommsen, 1974; tr.it., 1993, p.184.<br \/>\n<sup>10<\/sup>\u00a0M. Weber, 1922; tr.it., 1995, vol.1, p.218.<br \/>\n<sup>11<\/sup>\u00a0W.J. Mommsen, 1974; tr.it., 1993, p.189.<br \/>\n<sup>12<\/sup>\u00a0K. Marx, 1848; tr.it., 1948, p.113.<br \/>\n<sup>13<\/sup>\u00a0R. Michels, 1926; tr.it., 1966, p.18.<br \/>\n<sup>14<\/sup>\u00a0R. Michels, 1924; tr.it., 1966, p.27.<br \/>\n<sup>15<\/sup>\u00a0Ibid.<br \/>\n<sup>16<\/sup>\u00a0Ibidem, p.32.<br \/>\n<sup>17<\/sup>\u00a0Ibidem, p.35.<br \/>\n<sup>18<\/sup>\u00a0Ibidem, p.41.<br \/>\n<sup>19<\/sup>\u00a0Ibidem, pp. 16-17.<br \/>\n<sup>20<\/sup>\u00a0Ibidem, p. 33.<br \/>\n<sup>21<\/sup>\u00a0Ibid.<br \/>\n<sup>22<\/sup>\u00a0R. Michels, ***, p.260.<br \/>\n<sup>23<\/sup>\u00a0Ibid.<br \/>\n<sup>24<\/sup>\u00a0Ibidem, p.270.<br \/>\n<sup>25<\/sup>\u00a0Ibidem, p.275.<br \/>\n<sup>26<\/sup>\u00a0Ibidem, pp.261-262.<br \/>\n<sup>27<\/sup>\u00a0Ibidem, p.487.<br \/>\n<sup>28<\/sup>\u00a0Ibid.<br \/>\n<sup>29<\/sup>\u00a0Ibidem, p.488.<br \/>\n<sup>30<\/sup>\u00a0Ibidem, p.495.<br \/>\n<sup>31<\/sup>\u00a0R. Michels, 1907; ora in 1989, p.432.<br \/>\n<sup>32<\/sup>\u00a0Ibidem, p.436.<br \/>\n<sup>33<\/sup>\u00a0Ibidem, p.438.<br \/>\n<sup>34<\/sup>\u00a0Ibidem, p.439.<br \/>\n<sup>35<\/sup>\u00a0Ibidem, p.447.<\/p>\n","protected":false},"template":"","meta":{"_acf_changed":false,"_lmt_disableupdate":"","_lmt_disable":""},"autori":[823],"fascicolo":[64],"class_list":["post-1235","articolo","type-articolo","status-publish","hentry","autori-alberto-lo-presti","fascicolo-febbraio-2003"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.0 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Oikonomia - Il pensiero politico di Roberto Michels fra democrazia, partito politico e oligarchia<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Leggi l&#039;articolo a cura di Alberto Lo Presti, pubblicato nel numero di Febbraio 2003. Disponibile in formato PDF.\" \/>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2003\/febbraio\/il-pensiero-politico-di-roberto-michels-fra-democrazia-partito-politico-e-oligarchia\/\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"en_GB\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"Oikonomia - Il pensiero politico di Roberto Michels fra democrazia, partito politico e oligarchia\" \/>\n<meta property=\"og:description\" content=\"Leggi l&#039;articolo a cura di Alberto Lo Presti, pubblicato nel numero di Febbraio 2003. Disponibile in formato PDF.\" \/>\n<meta property=\"og:url\" content=\"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2003\/febbraio\/il-pensiero-politico-di-roberto-michels-fra-democrazia-partito-politico-e-oligarchia\/\" \/>\n<meta property=\"og:site_name\" content=\"Oikonomia\" \/>\n<meta property=\"article:modified_time\" content=\"2026-04-11T09:00:51+00:00\" \/>\n<meta property=\"og:image\" content=\"https:\/\/www.oikonomia.it\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/logo_oikonomia-nero.png\" \/>\n\t<meta property=\"og:image:width\" content=\"500\" \/>\n\t<meta property=\"og:image:height\" content=\"500\" \/>\n\t<meta property=\"og:image:type\" content=\"image\/png\" \/>\n<meta name=\"twitter:card\" content=\"summary_large_image\" \/>\n<meta name=\"twitter:label1\" content=\"Estimated reading time\" \/>\n\t<meta name=\"twitter:data1\" content=\"35 minutes\" \/>\n<script type=\"application\/ld+json\" class=\"yoast-schema-graph\">{\"@context\":\"https:\\\/\\\/schema.org\",\"@graph\":[{\"@type\":\"WebPage\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/en\\\/2003\\\/febbraio\\\/il-pensiero-politico-di-roberto-michels-fra-democrazia-partito-politico-e-oligarchia\\\/\",\"url\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/en\\\/2003\\\/febbraio\\\/il-pensiero-politico-di-roberto-michels-fra-democrazia-partito-politico-e-oligarchia\\\/\",\"name\":\"Oikonomia - Il pensiero politico di Roberto Michels fra democrazia, partito politico e oligarchia\",\"isPartOf\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/en\\\/#website\"},\"datePublished\":\"2003-02-01T12:00:00+00:00\",\"dateModified\":\"2026-04-11T09:00:51+00:00\",\"description\":\"Leggi l'articolo a cura di Alberto Lo Presti, pubblicato nel numero di Febbraio 2003. Disponibile in formato PDF.\",\"breadcrumb\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/en\\\/2003\\\/febbraio\\\/il-pensiero-politico-di-roberto-michels-fra-democrazia-partito-politico-e-oligarchia\\\/#breadcrumb\"},\"inLanguage\":\"en-GB\",\"potentialAction\":[{\"@type\":\"ReadAction\",\"target\":[\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/en\\\/2003\\\/febbraio\\\/il-pensiero-politico-di-roberto-michels-fra-democrazia-partito-politico-e-oligarchia\\\/\"]}]},{\"@type\":\"BreadcrumbList\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/en\\\/2003\\\/febbraio\\\/il-pensiero-politico-di-roberto-michels-fra-democrazia-partito-politico-e-oligarchia\\\/#breadcrumb\",\"itemListElement\":[{\"@type\":\"ListItem\",\"position\":1,\"name\":\"Home\",\"item\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/\"},{\"@type\":\"ListItem\",\"position\":2,\"name\":\"Articoli Rivista\",\"item\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/articolo\\\/\"},{\"@type\":\"ListItem\",\"position\":3,\"name\":\"Il pensiero politico di Roberto Michels fra democrazia, partito politico e oligarchia\"}]},{\"@type\":\"WebSite\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/en\\\/#website\",\"url\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/en\\\/\",\"name\":\"Oikonomia\",\"description\":\"Rivista di Etica e Scienze Sociali Journal of Ethics &amp; Social Sciences\",\"publisher\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/en\\\/#organization\"},\"potentialAction\":[{\"@type\":\"SearchAction\",\"target\":{\"@type\":\"EntryPoint\",\"urlTemplate\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/en\\\/?s={search_term_string}\"},\"query-input\":{\"@type\":\"PropertyValueSpecification\",\"valueRequired\":true,\"valueName\":\"search_term_string\"}}],\"inLanguage\":\"en-GB\"},{\"@type\":\"Organization\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/en\\\/#organization\",\"name\":\"Oikonomia - Rivista di etica e scienze sociali \\\/ Journal of Ethics & Social Sciences\",\"url\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/en\\\/\",\"logo\":{\"@type\":\"ImageObject\",\"inLanguage\":\"en-GB\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/en\\\/#\\\/schema\\\/logo\\\/image\\\/\",\"url\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/wp-content\\\/uploads\\\/2026\\\/03\\\/logo_oikonomia-nero.png\",\"contentUrl\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/wp-content\\\/uploads\\\/2026\\\/03\\\/logo_oikonomia-nero.png\",\"width\":500,\"height\":500,\"caption\":\"Oikonomia - Rivista di etica e scienze sociali \\\/ Journal of Ethics & Social Sciences\"},\"image\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.oikonomia.it\\\/en\\\/#\\\/schema\\\/logo\\\/image\\\/\"}}]}<\/script>\n<!-- \/ Yoast SEO plugin. -->","yoast_head_json":{"title":"Oikonomia - Il pensiero politico di Roberto Michels fra democrazia, partito politico e oligarchia","description":"Leggi l'articolo a cura di Alberto Lo Presti, pubblicato nel numero di Febbraio 2003. Disponibile in formato PDF.","robots":{"index":"index","follow":"follow","max-snippet":"max-snippet:-1","max-image-preview":"max-image-preview:large","max-video-preview":"max-video-preview:-1"},"canonical":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2003\/febbraio\/il-pensiero-politico-di-roberto-michels-fra-democrazia-partito-politico-e-oligarchia\/","og_locale":"en_GB","og_type":"article","og_title":"Oikonomia - Il pensiero politico di Roberto Michels fra democrazia, partito politico e oligarchia","og_description":"Leggi l'articolo a cura di Alberto Lo Presti, pubblicato nel numero di Febbraio 2003. Disponibile in formato PDF.","og_url":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2003\/febbraio\/il-pensiero-politico-di-roberto-michels-fra-democrazia-partito-politico-e-oligarchia\/","og_site_name":"Oikonomia","article_modified_time":"2026-04-11T09:00:51+00:00","og_image":[{"width":500,"height":500,"url":"https:\/\/www.oikonomia.it\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/logo_oikonomia-nero.png","type":"image\/png"}],"twitter_card":"summary_large_image","twitter_misc":{"Estimated reading time":"35 minutes"},"schema":{"@context":"https:\/\/schema.org","@graph":[{"@type":"WebPage","@id":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2003\/febbraio\/il-pensiero-politico-di-roberto-michels-fra-democrazia-partito-politico-e-oligarchia\/","url":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2003\/febbraio\/il-pensiero-politico-di-roberto-michels-fra-democrazia-partito-politico-e-oligarchia\/","name":"Oikonomia - Il pensiero politico di Roberto Michels fra democrazia, partito politico e oligarchia","isPartOf":{"@id":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/#website"},"datePublished":"2003-02-01T12:00:00+00:00","dateModified":"2026-04-11T09:00:51+00:00","description":"Leggi l'articolo a cura di Alberto Lo Presti, pubblicato nel numero di Febbraio 2003. Disponibile in formato PDF.","breadcrumb":{"@id":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2003\/febbraio\/il-pensiero-politico-di-roberto-michels-fra-democrazia-partito-politico-e-oligarchia\/#breadcrumb"},"inLanguage":"en-GB","potentialAction":[{"@type":"ReadAction","target":["https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2003\/febbraio\/il-pensiero-politico-di-roberto-michels-fra-democrazia-partito-politico-e-oligarchia\/"]}]},{"@type":"BreadcrumbList","@id":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2003\/febbraio\/il-pensiero-politico-di-roberto-michels-fra-democrazia-partito-politico-e-oligarchia\/#breadcrumb","itemListElement":[{"@type":"ListItem","position":1,"name":"Home","item":"https:\/\/www.oikonomia.it\/"},{"@type":"ListItem","position":2,"name":"Articoli Rivista","item":"https:\/\/www.oikonomia.it\/articolo\/"},{"@type":"ListItem","position":3,"name":"Il pensiero politico di Roberto Michels fra democrazia, partito politico e oligarchia"}]},{"@type":"WebSite","@id":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/#website","url":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/","name":"Oikonomia","description":"Rivista di Etica e Scienze Sociali Journal of Ethics &amp; Social Sciences","publisher":{"@id":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/#organization"},"potentialAction":[{"@type":"SearchAction","target":{"@type":"EntryPoint","urlTemplate":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/?s={search_term_string}"},"query-input":{"@type":"PropertyValueSpecification","valueRequired":true,"valueName":"search_term_string"}}],"inLanguage":"en-GB"},{"@type":"Organization","@id":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/#organization","name":"Oikonomia - Rivista di etica e scienze sociali \/ Journal of Ethics & Social Sciences","url":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/","logo":{"@type":"ImageObject","inLanguage":"en-GB","@id":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/#\/schema\/logo\/image\/","url":"https:\/\/www.oikonomia.it\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/logo_oikonomia-nero.png","contentUrl":"https:\/\/www.oikonomia.it\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/logo_oikonomia-nero.png","width":500,"height":500,"caption":"Oikonomia - Rivista di etica e scienze sociali \/ Journal of Ethics & Social Sciences"},"image":{"@id":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/#\/schema\/logo\/image\/"}}]}},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/articolo\/1235","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/articolo"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/types\/articolo"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1235"}],"wp:term":[{"taxonomy":"autori","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/autori?post=1235"},{"taxonomy":"fascicolo","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/fascicolo?post=1235"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}