{"id":1233,"date":"2003-02-01T12:00:00","date_gmt":"2003-02-01T12:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.oikonomia.it\/?post_type=articolo&#038;p=1233"},"modified":"2026-04-11T12:11:37","modified_gmt":"2026-04-11T12:11:37","slug":"la-figura-di-harold-garfinkel-nello-sviluppo-delletnometodologia","status":"publish","type":"articolo","link":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2003\/febbraio\/la-figura-di-harold-garfinkel-nello-sviluppo-delletnometodologia\/","title":{"rendered":"La figura di Harold Garfinkel nello sviluppo dell\u2019etnometodologia"},"content":{"rendered":"<p>L\u2019approccio sociologico americano conosciuto col nome di \u201cetnometodologia\u201d, \u00e8 stato per anni una sorta di tab\u00f9 per la sociologia italiana. Pochi, infatti, sono stati gli studiosi italiani\u00a0<sup>1<\/sup> che hanno tentato di interpretare i suoi principi teorici, con grandi sforzi, peraltro, nel delinearne chiaramente le modalit\u00e0 di applicazione nello studio di contesti empirici concreti. Una prima difficolt\u00e0 si \u00e8 riscontrata sicuramente a causa del linguaggio ostico e qualche\u00a0volta oscuro delle sue opere fondamentali. Una seconda, probabilmente diretta conseguenza della prima, \u00e8 dipesa dalle aspre critiche che l\u2019establishment sociologico americano ha rivolto all\u2019etnometodologia, considerata per molti anni una sorta di movimento settario della sociologia\u00a0<sup>2<\/sup>. La gran parte di questi problemi, tuttavia, sono stati accentuati dall\u2019atteggiamento schivo, ironico e polemico nei confronti della sociologia istituzionale tenuto per anni dal padre fondatore, nonch\u00e9 figura centrale del movimento: Harold Garfinkel\u00a0<sup>3<\/sup>.<\/p>\n<p>Alla luce di questa premessa, il presente saggio si pone l\u2019obiettivo di tracciare brevemente i tratti peculiari del pensiero di Harold Garfinkel, cercando di rivolgere l\u2019attenzione a quegli aspetti che hanno determinato maggiormente la storia dell\u2019etnometodologia nel panorama sociologico internazionale.<\/p>\n<p><strong>1. La formazione di Garfinkel<\/strong><br \/>\nHarold Garfinkel nacque in una piccola cittadina del New Jersey, Newark, il 29 ottobre 1917, da una famiglia ebraica di piccoli commercianti\u00a0<sup>4<\/sup>\u00a0La sua formazione fu inizialmente economica, per imposizione del padre. Frequent\u00f2, infatti, dei corsi di contabilit\u00e0 e amministrazione gratuiti presso l\u2019universit\u00e0 di Newark, lavorando la notte nel negozio paterno.<\/p>\n<p>Nel frattempo entr\u00f2 in contatto con un gruppo di studenti ebrei interessati alla sociologia, tra cui Melvin Tumin, Herbert McClosky e Seymour Sarason, che frequentavano un corso di statistica sociale tenuto da Paul F. Lazarsfeld (che alcuni anni dopo avrebbe sviluppato la sua \u201csociologia scientifica\u201d) all\u2019universit\u00e0 di Newark. Le discussioni con questi studenti fecero nascere in Garfinkel l\u2019interesse per gli studi sociologici\u00a0<sup>5<\/sup>. Cos\u00ec, nel 1939, Garfinkel inizi\u00f2 a frequentare il dipartimento di sociologia nell\u2019universit\u00e0 del North Carolina, Chapel Hill, con una borsa di studio. Qui venne introdotto allo studio di una vasta gamma di prospettive teoriche che avrebbero determinato in modo significativo lo sviluppo dell\u2019etnometodologia: dalle teorie dell\u2019azione sociale di Thomas e Znaniecki, a quelle di Burke e Wright Mills sui vocabolari di motivi, alla fenomenologia di Husserl.<\/p>\n<p>Dopo aver partecipato alla seconda guerra mondiale, tra il 1946 e il 1952 Garfinkel consegu\u00ec ad Harvard il Ph.D. in sociologia, sotto la diretta supervisione di Talcott Parsons, in quel periodo la figura pi\u00f9 importante nella sociologia accademica nord-americana, e la cui influenza, insieme a quella di Alfred Sch\u00fctz, saranno predominanti nelle sue riflessioni su molte tematiche centrali dell\u2019etnometodologia.<\/p>\n<p>Mentre conseguiva il dottorato ad Harvard, Garfinkel insegn\u00f2 due anni all\u2019universit\u00e0 di Princeton. In quel periodo organizz\u00f2 una conferenza con Richard Snyder a Wilbert Moore, chiamata\u00a0<em>Problems in Model Construction in the Social Sciences<\/em>, alla quale invit\u00f2 a partecipare teorici innovativi come Herbert Simon, Talcott Parsons, Kenneth Burke, Kurt Wolff, Alfred Sch\u00fctz e Paul Lazarsfeld, con l\u2019idea di sviluppare degli studi interdisciplinari sul comportamento nelle organizzazioni, iniziativa che per\u00f2 non ebbe molto seguito.<\/p>\n<p>Nel 1954 Garfinkel, grazie a Philip Selznick, inizi\u00f2 a insegnare presso il dipartimento di sociologia e antropologia nell\u2019allora sconosciuta universit\u00e0 di Los Angeles in California (UCLA), da cui si \u00e8 formalmente ritirato nel 1987, e dove rimane tuttora attivo come professore emerito.<\/p>\n<p>La formazione culturale di Garfinkel avvenne in un momento critico per la storia americana. La Depressione, la seconda guerra mondiale e l\u2019immediato Dopoguerra furono periodi di rapida transizione sociale, di istanze antielitarie e democratiche delle classi pi\u00f9 povere e delle minoranze etniche, come la comunit\u00e0 ebraica di cui Garfinkel faceva parte, nei confronti dell\u2019establishment politico. L\u2019atmosfera di discussione e dibattito, soprattutto durante la guerra e negli anni Cinquanta e Sessanta, incrementarono la nascita di dipartimenti di sociologia da cui ci si aspettava una soluzione a tutti i problemi sociali del periodo. Molti giovani studenti furono attratti da questo genere di studi e Garfinkel fu uno di questi.<\/p>\n<p>E\u2019 importante ribadire che egli ricevette la sua prima formazione sociologica all\u2019universit\u00e0 del North Carolina, prima dell\u2019affermarsi delle idee di Parsons e della sociologia scientifica di Lazarsfeld. Qui Garfinkel aveva appreso teorie e metodi sociologici vari e spesso divergenti tra loro, ispirati principalmente allo studio delle prospettive teoriche che si concentravano sul l\u2019attore e sull\u2019interazione sociale e a tecniche qualitative di ricerca, quali l\u2019osservazione partecipante e le storie di vita, allora molto diffuse. Prima della seconda guerra mondiale, infatti, l\u2019approccio sociologico dominante negli Stati Uniti era ancora costituito dalla Scuola di Chicago, ispirata dal lavoro di Park, Thomas, Cooley e Mead, per cui l\u2019etnografia era ancora il principale strumento metodologico utilizzati nelle scienze sociali. Pertanto, i temi filosofici ed epistemologici che interessavano la prospettiva dell\u2019attore, il problema della riflessivit\u00e0 e la validit\u00e0 della conoscenza e della percezione erano una parte fondamentale del curriculum sociologico di ogni studente. Nonostante si cominciasse gi\u00e0 a sentir parlare di sociologia scientifica, il passaggio, tuttavia, non era ancora avvenuto. Cos\u00ec, la formazione che Garfinkel ricevette durante gli anni di universit\u00e0 fu ampiamente teorica, con una forte enfasi sui problemi sociali\u00a0<sup>6<\/sup>.<br \/>\nQuando Garfinkel and\u00f2 ad Harvard, si era gi\u00e0 diffusa la teoria volontaristica dell\u2019azione di Parsons (1937), che avrebbe dovuto fornire una risposta ai numerosi problemi rimasti irrisolti nelle teorie utilitaristiche relativi al tema dell\u2019ordine sociale (Hilbert, 1992). L\u2019obiettivo di Parsons, come \u00e8 noto, era di creare una nuova teoria sociologica che promuovesse l\u2019integrazione di diverse discipline, come la psicologia e l\u2019antropologia, oltre alla sociologia, per contrastare la vocazione \u201ciper-empirista\u201d fino ad allora dominante nella sociologia nord-americana (Ruggerone, 2000, p. 53).<\/p>\n<p>Lo struttural-funzionalismo di Parsons in combinazione con i metodi statistici di Lazarsfeld vennero cos\u00ec a definire la nozione di \u201cscientifico\u201d e \u201cobiettivo\u201d nelle discipline sociologiche. Dall\u2019inizio degli anni Cinquanta fino alla fine degli anni Sessanta la \u201csociologia statistica\u201d con orientamento funzionalista costitu\u00ec il paradigma dominante nelle scienze sociali americane. Quando, per\u00f2, questa prospettiva mostr\u00f2 i suoi punti deboli e le falle di un approccio non perfettamente \u201cscientifico\u201d, come si era creduto per alcuni anni, ma soprattutto fu evidente che essa non era in grado di dare risposte alle nuove istanze che emergevano nella societ\u00e0 americana degli anni Sessanta, cominciarono allora ad affermarsi nuovi approcci: l\u2019etnometodologia fu uno di questi.<\/p>\n<p>Per molti giovani sociologi Garfinkel forn\u00ec la prima introduzione alla fenomenologia e un nuovo differente approccio alle teorie sociali classiche. Pochissimi studenti in quel periodo erano occupati a mantenere lo status quo. Molti erano interessati invece al cambiamento, ai movimenti sociali e alle rivoluzioni, a nuovi modi di pensare che non fossero pi\u00f9 cos\u00ec occidentali, logici e da classe media.<\/p>\n<p>E\u2019 in questo contesto, dunque, che si colloca la nascita dell\u2019etnometodologia, intesa come diretta opposizione alla fede nel formalismo, nella ragione razionale, nelle rappresentazioni matematicizzate del comportamento sociale che caratterizzarono la sociologia del Secondo Dopoguerra (Rawls, 2000, p. 564).<\/p>\n<p><strong>2. La figura di Garfinkel nell\u2019etnometodologia<\/strong><\/p>\n<p>Il tono polemico nei confronti della sociologia tradizionale \u00e8 un tema ricorrente negli scritti degli etnometodologi e di Garfinkel in particolare. Quest\u2019ultimo, infatti, inizia la sua critica gi\u00e0 nella tesi di dottorato, molto prima della nascita dell\u2019etnometodologia, ponendo in evidenza la sua posizione nei confronti della teoria dell\u2019azione sociale di Parsons e della fenomenologia di Sch\u00fctz. Sebbene fosse stata scritta sotto la supervisione di Parsons, e si occupasse delle sue teorie, infatti, la dissertazione\u00a0<sup>7<\/sup>\u00a0non abbracciava il sistema concettuale struttural-funzionalista, allora emergente, ma cercava di scavare ancora pi\u00f9 in profondit\u00e0 nei problemi fondamentali della teoria dell\u2019azione, affrontati, ma secondo Garfinkel in modo incompleto, ne<em>\u00a0La struttura dell\u2019azione sociale<\/em>\u00a0(Parsons, 1937). In particolare, Garfinkel era insoddisfatto, e cerc\u00f2 nella sua tesi di porvi rimedio, della trattazione imprecisa di come avviene la conoscenza e la comprensione nell\u2019attore sociale espressa dalla teoria dell\u2019azione volontaristica.<\/p>\n<p>Le differenze con la posizione di Parsons sono riassunte all\u2019inizio della sua dissertazione dove afferma che, mentre questi aveva sviluppato il pensiero di Weber tentando una sintesi tra i fatti della struttura sociale e i fatti della personalit\u00e0, il suo tentativo sarebbe stato, invece, quello di sviluppare \u00abun sistema sociale generalizzato costruito solamente dall\u2019analisi delle strutture dell\u2019esperienza\u00bb (Garfinkel, 1952, p. 1). Per fare ci\u00f2, Garfinkel cerc\u00f2 una rete teorica che portasse direttamente alle procedure con cui gli attori analizzano le loro circostanze pratiche, progettano e producono i propri corsi di azione, rete teorica che trov\u00f2 negli scritti fenomenologici di Alfred Sch\u00fctz e di Aron Gurwitsch, e che egli trasform\u00f2 in uno schema di lavoro per produrre indagini sperimentali del fenomeno sociologico dell\u2019ordine sociale (<em>ibid<\/em>., p. 2), da cui si sarebbe sviluppato successivamente il programma di studi etnometodologici\u00a0<sup>8<\/sup>.<\/p>\n<p>Le critiche a Parsons e alle teorie sociologiche che derivano dalla sua impostazione, si accentuano negli scritti successivi di Garfinkel. In particolare, egli rivolge le sue accuse alla cosiddetta \u201csociologia convenzionale\u201d (o \u201canalisi costruttiva\u201d, o \u201canalisi formale\u201d) con la quale si intendono perlopi\u00f9 le teorie e i metodi derivati dalle opere di Parsons e dalla sociologia scientifica di Lazarsfeld (Garfinkel e Sacks, 1970)\u00a0<sup>9<\/sup>. In questa sede basti dire che il rapporto tra etnometodologi e sociologi ha assunto toni abbastanza aspri fino agli anni Ottanta, mentre negli ultimi scritti (Garfinkel, 1992, 1996, 2002) la polemica si \u00e8 un po\u2019 smorzata, poich\u00e9 Garfinkel si \u00e8 sforzato di chiarire la posizione dell\u2019etnometodologia all\u2019interno delle scienze sociali e di delineare le differenze tra gli obiettivi delle indagini etnometodologiche e quelli del resto della sociologia.<\/p>\n<p>Il cambiamento di Garfinkel \u00e8 tanto pi\u00f9 evidente se si pensa al fatto che negli anni Settanta gli venne negata l\u2019iscrizione all\u2019American Sociological Association\u00a0<sup>10<\/sup>, organo per eccellenza della sociologia americana, mentre oggi l\u2019etnometodologia ha costituito addirittura una sessione ufficiale nei meeting annuali dell\u2019associazione.<\/p>\n<p>Sembra ormai superato il periodo della nascita degli studi etnometodologici del lavoro in cui, come ci racconta Lynch (1993), Garfinkel costringeva i suoi studenti ad ottenere una padronanza \u201cadeguata\u201d dell\u2019occupazione da studiare, intraprendendo dei corsi di apprendimento delle attivit\u00e0 ad essa connesse, prima di iniziare l\u2019indagine. Alcuni dei suoi studenti seguirono questo consiglio per la loro dissertazione e ricerca post-dottorale, imparando il lavoro di scienziati, matematici, camionisti, musicisti. In realt\u00e0, questa applicazione radicale del \u201crequisito di adeguatezza unica\u201d insieme al principio di \u201cindifferenza etnometodologica\u201d\u00a0<sup>11<\/sup>\u00a0costituivano l\u2019apice della tendenza anti-teorica e anti-fondativa di Garfinkel e la realizzazione compiuta del suo programma in base al quale l\u2019etnometodologo avrebbe dovuto accostarsi ai fenomeni in modo del tutto ingenuo (<em>going native<\/em>), diventando competente delle attivit\u00e0 che si prefiggeva di studiare e rifiutando di utilizzare qualsiasi metodo di indagine o concetto teorico astratto convenzionale, per osservare nei dettagli di ciascuna situazione come l\u2019ordine sociale viene endogenamente e intelligibilmente prodotto.<\/p>\n<p>La maggior parte degli studenti di seconda generazione, che avevano conseguito il dottorato sotto la sua supervisione tra il 1970 e il 1980, scomparvero dai dipartimenti di sociologia e intrapresero altre occupazioni fuori o dentro il mondo accademico. In molti casi essi lasciarono la sociologia non di proposito, ma perch\u00e9 il tipo di ricerche che avevano svolto, incoraggiati e ispirati da Garfinkel, precluse loro la possibilit\u00e0 di un impiego come sociologi in un periodo in cui, tra le altre cose, l\u2019etnometodologia non era ancora ben vista all\u2019interno delle scienze sociali.<\/p>\n<p>Del resto, lo stesso Garfinkel non ha mai applicato nelle sue indagini il requisito di adeguatezza unica in modo radicale. La sua unica ricerca pubblicata all\u2019interno del programma di studi del lavoro (Garfinkel\u00a0<em>et al<\/em>., 1981), sulla scoperta di un pulsar ottico in un laboratorio astronomico, si basa addirittura solo sull\u2019analisi della documentazione che comprendeva conversazioni registrate e atti scritti, fornita e prodotta dagli stessi scienziati.<\/p>\n<p>Oggi l\u2019etnometodologia ha assunto posizioni meno radicali nei confronti della sociologia convenzionale, soprattutto grazie allo sviluppo di una sua \u201cpseudo\u201d corrente, che ha riscosso molto successo in ambito sociologico e linguistico: l\u2019analisi della conversazione (AC). La sua assimilazione all\u2019etnometodologia probabilmente \u00e8 dipesa in gran parte dalla collaborazione che ebbero per qualche anno Garfinkel e la mente creatrice di questa corrente, Harvey Sacks. I due si conobbero durante un seminario di Parsons ad Harvard e rimasero in contatto per alcuni anni. Nel 1963 Garfinkel riusc\u00ec ad ottenere all\u2019UCLA un posto come Assistant Professor di sociologia per Sacks (Schegloff, 1989). Nonostante avessero partecipato insieme a diverse ricerche, tuttavia, essi hanno scritto un unico saggio a quattro mani dal titolo\u00a0<em>On formal structures of practical actions<\/em>\u00a0che riassume il punto di vista dell\u2019etnometodologia nei confronti di un concetto fondamentale nello sviluppo del movimento: l\u2019indicalit\u00e0 degli\u00a0<em>accounts<\/em>. Non entrer\u00f2 qui nel merito di una discussione che richiederebbe una trattazione a parte\u00a0<sup>1<\/sup><sup>2<\/sup>, tuttavia, \u00e8 necessario dire che proprio le diverse interpretazioni successive di questo concetto da parte di Sacks e Garfinkel (Ruggerone, 2000) hanno determinato, a mio avviso, quell\u2019allontanamento teorico e pratico che rende contraddittorio e paradossale il fatto che oggi la AC continui ad essere considerata una corrente interna all\u2019etnometodologia.<\/p>\n<p>Lo stesso Garfinkel, che pure non si \u00e8 mai opposto all\u2019identificazione della AC con l\u2019etnometodologia, si \u00e8 dimostrato scettico nei confronti della sola utilizzazione di un sistema di trascrizioni formalizzato, quale quello utilizzato dagli analisti della conversazione, per trattare i fenomeni nelle loro manifestazioni reali. Egli, infatti, trova che non sia possibile riportare e cogliere gli aspetti della produzione locale dei fenomeni della conversazione attraverso la caratterizzazione formale prodotta dalla AC (Jules-Rosette, 1985, p. 38). Nonostante questa abbia in comune con l\u2019etnometodologia l\u2019attenzione per i dettagli e condivida con essa la preoccupazione a trattare solo oggetti reali e \u201cnaturalmente occorrenti\u201d, Garfinkel si \u00e8 chiesto come essa possa documentare e dettagliare le asserzioni generali insite nel modello della presa del turno, delle coppie di adiacenza e cos\u00ec via (<em>ibid<\/em>.).<\/p>\n<p>In ogni caso, Garfinkel (1988, 1991, 1996) ha riconosciuto negli anni che gli studi della AC sono quantomeno \u201cconsonanti\u201d con il programma etnometodologico. Difatti, molti etnometodologi utilizzano sempre pi\u00f9 frequentemente le sue tecniche di trascrizione delle conversazioni\u00a0<sup>13<\/sup>\u00a0e, nello stesso tempo, molti analisti della conversazione si sono avvicinati all\u2019etnometodologia e ai suoi studi delle attivit\u00e0 ordinarie e del lavoro scientifico. Il risultato \u00e8 stato una sorta di \u201cibridizzazione\u201d che ha prodotto sia etnometodologi che praticano l\u2019analisi della conversazione, sia analisti della conversazione che si avvalgono di concetti etnometodologici e in cui molto spesso non \u00e8 pi\u00f9 possibile individuare una netta demarcazione tra le due discipline\u00a0<sup>14<\/sup>.<\/p>\n<p>Infine, occorre dire che ogni concetto introdotto da Garfinkel non ha avuto una trattazione sistematica nei suoi scritti, poich\u00e9 questi era convinto (e forse lo \u00e8 ancora adesso) che ogni metodo o termine usato per lo studio di un particolare fenomeno dovesse essere usato \u201cesclusivamente\u201d per quel fenomeno. Pertanto, si spiega in parte perch\u00e9 Garfinkel molto spesso parli attraverso l\u2019uso di \u201cslogan\u201d, il cui senso viene esplicitato riportando le molteplici indagini da lui condotte, conii nuovi vocaboli senza definirne con precisione il significato, ripeta spesso gli stessi concetti continuamente all\u2019interno dello stesso testo, ma utilizzando termini sempre differenti per indicarli\u00a0<sup>15<\/sup>. Tutto ci\u00f2, se da un lato rende la lettura dei suoi saggi a dir poco \u201csnervante\u201d e il lavoro di interpretazione molto pesante e complesso, dall\u2019altro \u00e8 giustificato da Garfinkel col fatto che l\u2019etnometodologia non formula teorie, ma \u00e8 concentrata sulla pura ricerca empirica. In altre parole, ci\u00f2 che \u00e8 importante che i lettori comprendano non \u00e8 il mero significato dei concetti, ma il modo in cui quei concetti stessi si manifestano empiricamente. Conoscere il punto di vista dell\u2019etnometodologia corrisponde cio\u00e8 a \u201cfare\u201d etnometodologia e, in effetti, gli esempi pratici e le indagini da lui condotte rappresentano le parti pi\u00f9 chiare e interessanti in ogni suo saggio.<\/p>\n<p>Nonostante le numerose critiche ricevute sin dalla nascita ufficiale dell\u2019etnometodologia nel 1967, Garfinkel \u00e8 sempre rimasto coerente nelle sue posizioni anti-conformiste, mostrando di non lasciarsi influenzare dall\u2019opinione della comunit\u00e0 sociologica. Non ha neppure mai cercato di difendersi e di rispondere alle accuse sempre pi\u00f9 dure che da pi\u00f9 parti gli erano rivolte\u00a0<sup>16<\/sup>. Questo arduo compito \u00e8 stato invece intrapreso dai suoi collaboratori, che hanno cercato di chiarire i punti pi\u00f9 oscuri e controversi degli scritti di Garfinkel e di specificare la peculiarit\u00e0 dell\u2019etnometodologia, spesso associata ad altre correnti di microsociologia o a uno dei metodi qualitativi di ricerca sociale.<\/p>\n<p>Tutto ci\u00f2, indubbiamente denota in lui uno spirito libero e una forte personalit\u00e0 che, seppure hanno contribuito per anni all\u2019emarginazione degli etnometodologi dalla sociologia accademica, hanno tuttavia suscitato molta ammirazione anche presso molti simpatizzanti dell\u2019etnometodologia, affascinati dalla sua genialit\u00e0 e dall\u2019atteggiamento ironico ed insieme modesto con cui si pone a chiunque.<\/p>\n<p><strong>Riferimenti bibliografici<\/strong><\/p>\n<p>D. J. Benson, J. A. Hughes, 1983,\u00a0<em>The perspective of ethnomethodology<\/em>, London, Longmans.<br \/>\nL. 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Gellner, 1975, \u201cEthnomethodology: The Re-enchantement Industry or the Californian Way of Subjectivity\u201d,<em>\u00a0Philosophy of the Social Science<\/em>, vol. 5, pp. 431-450.<br \/>\nJ. Heritage, 1984,\u00a0<em>Garfinkel and Ethnomethodology<\/em>, Cambridge, Polity Press.<br \/>\nR. Hilbert, 1992,\u00a0<em>The classical roots of ethnomethodology<\/em>, N. C., The University of North Carolina Press.<br \/>\nR.J. Hill e K.S. Crittenden, 1968,\u00a0<em>Proceedings of the Purdue Symposium on Ethnomethodology<\/em>, Lafayette, In., Purdue University Press.<br \/>\nG. Hinkle, H. Garfinkel, J. Heap, J. O\u2019Neill, G. Psathas, E. Rose, E. Tiryakian, D.L. Wieder e H. Wagner, 1977, \u201cWhen is phenomenology sociological?\u201d, in M. Korenbaum (ed.),\u00a0<em>The Annals of Phenomenological Sociology<\/em>, vol. 2, Dayton, Ohio, Wright State University, pp. 1-39.<br \/>\nB. Jules-Rosette, 1985, \u201cLa contribution de l\u2019ethnom\u00e9thodologie \u00e0 la recherche sociologique. Conversation avec Harold Garfinkel\u201d,<em>\u00a0Soci\u00e9t\u00e9s: revue des sciences humanes et sociales<\/em>, vol. 1, n. 5, pp. 35-39.<br \/>\nM. Lynch, 1993,\u00a0<em>Scientific practice and ordinary action<\/em>, New York, Cambridge University Press.<br \/>\nT. Parsons, 1937,<em>\u00a0The Structure of Social Action<\/em>, New York, McGraw-Hill; tr. it.,\u00a0<em>La struttura dell\u2019azione sociale<\/em>, Bologna, il Mulino, 1962.<\/p>\n<p><strong>NOTE<\/strong><br \/>\n<sup>1<\/sup>\u00a0Tra questi vanno ricordati in particolare Pier Paolo Giglioli, Alessandro Dal Lago e, negli ultimi anni, Giolo Fele e Lucia Ruggerone.<br \/>\n<sup>2<\/sup>\u00a0Ci si riferisce, in particolare, alle critiche di Coser (1975), Gellner (1975) e Wallace (1968).<br \/>\n<sup>3<\/sup>\u00a0In verit\u00e0, Garfinkel ironizza molto su questa sua paternit\u00e0, sostenendo di aver generato una \u00abcompagnia di bastardi\u00bb e di \u00abgeni\u00bb (Garfinkel, 1988, 1991), riferendosi con ci\u00f2 al fatto che ha sempre lasciato i suoi studenti e collaboratori liberi di \u00a0seguire le proprie strade e le proprie personali interpretazioni su che cosa fosse l\u2019etnometodologia e su come fare indagini empiriche.<br \/>\n<sup>4<\/sup>\u00a0Le notizie sulla biografia di Garfinkel che seguiranno sono tratte da Anne Rawls (2000), da alcuni anni curatrice delle pubblicazioni di Garfinkel, oltre che collega e amica.<br \/>\n<sup>5<\/sup>\u00a0Tutti i membri del gruppo diventarono pi\u00f9 tardi esponenti illustri nel mondo accademico, esercitando in vari modi un\u2019influenza positiva sulla carriera di Garfinkel: Tumin fu antropologo a Princeton; McClosky and\u00f2 ad occuparsi di scienze politiche all\u2019universit\u00e0 di Berkeley, contribuendo all\u2019introduzione della ricerca in quel settore; Saranson si occup\u00f2 di psichiatria all\u2019universit\u00e0 di Yale (Rawls, 2000, p. 555).<br \/>\n<sup>6<\/sup>\u00a0A testimonianza di ci\u00f2 basti sapere che la prima pubblicazione di Garfinkel fu un racconto dal titolo<em>\u00a0Color trouble<\/em>\u00a0(1940), in cui egli utilizz\u00f2 il tema della discriminazione razziale per introdurre il problema dell\u2019ordine sociale negli eventi quotidiani.<br \/>\n<sup>7<\/sup>\u00a0La tesi, discussa nel 1952 col titolo\u00a0<em>The perception of the other: a study in social order<\/em>, pur non essendo mai stata pubblicata, \u00e8 circolata tuttavia negli ambienti universitari interessati all\u2019etnometodologia. Ringrazio Lucia Ruggerone per avermene fornita una copia. Dei contenuti della dissertazione di Garfinkel si trovano comunque ampi cenni in Heritage (1984, 1987), in Hilbert (1992) e in Ruggerone (2000).<br \/>\n<sup>8<\/sup>\u00a0Per una trattazione pi\u00f9 approfondita della posizione di Garfinkel rispetto a Parsons e a Sch\u00fctz si rinvia a Heritage (1984) e Ruggerone (2000).<br \/>\n<sup>9<\/sup>\u00a0Sul rapporto tra etnometodologia e sociologia convenzionale si veda Lynch (1993) e Sena (2002, pp. 54-58).<br \/>\n<sup>10<\/sup>\u00a0Fu grazie all\u2019interessamento di Parsons che Garfinkel venne riammesso all\u2019associazione (Benson e Hughes, 1983, p. 31). Nonostante le critiche rivolte alla sua teoria dell\u2019azione, infatti, Parsons ebbe sempre molta stima di Garfinkel, come anche quest\u2019ultimo nei suoi confronti.<br \/>\n<sup>11<\/sup>\u00a0Questi due concetti sono fondamentali nella neoetnometodologia nonostante la loro interpretazione non sia del tutto univoca. Per un\u2019elaborazione critica del loro significato si veda Ruggerone (2000), Lynch (1993 e 1999) e Sena (2002).<br \/>\n<sup>12<\/sup>\u00a0Sul concetto di indicalit\u00e0 nell\u2019etnometodologia si veda Sena (2002).<br \/>\n<sup>13<\/sup>\u00a0Un caso esemplare \u00e8 il gi\u00e0 citato studio sul lavoro di scoperta del pulsar ottico di Garfinkel, Lynch e Livingston (1981) che riporta le conversazioni degli scienziati utilizzando proprio il sistema di trascrizione della AC.<br \/>\n<sup>14<\/sup>\u00a0L\u2019opinione che gli analisti della conversazione hanno di Garfinkel, tuttavia, \u00e8 assai diversa da quella degli etnometodologi: essi infatti lo considerano solo come una distante \u201cfigura paterna\u201d le cui iniziative radicali sono ormai di interesse principalmente storico (Lynch, 1993, p. xiii).<br \/>\n<sup>15<\/sup>\u00a0Secondo Rawls (2000, p. 575), Garfinkel cambierebbe la sua terminologia frequentemente per conservare la natura aperta e provvisoria dei suoi argomenti, evitando cos\u00ec che chi legga i suoi scritti sviluppi un significato convenzionale per le parole che egli usa.<br \/>\n<sup>16<\/sup>\u00a0Al contrario, Garfinkel rimproverava spesso gli etnometodologi che cercavano di difendersi dalle varie accuse, affermando che i tentativi di chiarire il \u201cprogramma\u201d o definire i collegamenti teorici dell\u2019etnometodologia distoglievano la loro attenzione dalla ricerca concreta (Hinkle\u00a0<em>et al<\/em>., 1977, pp. 9-17).<\/p>","protected":false},"template":"","meta":{"_acf_changed":false,"_lmt_disableupdate":"","_lmt_disable":""},"autori":[1025],"fascicolo":[64],"class_list":["post-1233","articolo","type-articolo","status-publish","hentry","autori-barbara-sena","fascicolo-febbraio-2003"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.0 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Oikonomia - La figura di Harold Garfinkel nello sviluppo dell\u2019etnometodologia<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Leggi l&#039;articolo a cura di Barbara Sena, pubblicato nel numero di Febbraio 2003. 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