{"id":1088,"date":"2002-10-01T12:00:00","date_gmt":"2002-10-01T12:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.oikonomia.it\/?post_type=articolo&#038;p=1088"},"modified":"2026-04-09T10:18:07","modified_gmt":"2026-04-09T10:18:07","slug":"la-presenza-del-cristianesimo-nella-costituzione-europea","status":"publish","type":"articolo","link":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2002\/ottobre\/la-presenza-del-cristianesimo-nella-costituzione-europea\/","title":{"rendered":"La presenza del cristianesimo nella costituzione europea"},"content":{"rendered":"<p>Il punto di partenza di queste riflessioni \u00e8 costituito dalle polemiche suscitate dalla stesura della\u00a0<em>Carta dei diritti fondamentali dell\u2019Unione europea<\/em>, che nel dicembre del 2000 fu approvata dal Consiglio Europeo, e dal riproporsi attuale di discussioni affini sul ruolo politico dell\u2019etica religiosa.<\/p>\n<p>Con l\u2019elaborazione della\u00a0<em>Carta<\/em>, l\u2019obiettivo dell\u2019Unione europea \u00e8 stato quello di costruire le fondamenta etiche del nascituro \u00abdiritto costituzionale europeo\u00bb. Molti stati membri, infatti, hanno progressivamente cominciato ad adeguare i propri ordinamenti alla nuova realt\u00e0 giuridica dell\u2019Unione europea. Sempre pi\u00f9 si sentiva l\u2019esigenza di poter fare riferimento ad un corpus di diritti fondamentali.<\/p>\n<p>L\u2019organo preposto alla stesura della Carta dei diritti fondamentali ha preso il nome di \u00ab<strong>Convenzione<\/strong>\u00bb, e non si esagera se si afferma che la Convenzione aveva un mandato restrittivo: alla Convenzione era impedito di introdurre<\/p>\n<p>Uno dei momenti pi\u00f9 critici nella discussione sulla Carta \u00e8 stato nella stesura del suo Preambolo. Vi leggo i primi due capoversi, cos\u00ec come compaiono oggi nella traduzione italiana:innovazioni sostanziali rispetto a documenti affini gi\u00e0 elaborati in ambito europeo e internazionale (si veda l\u2019art.51 della Carta). Il fine della Carta \u00e8 quello di definire, in una organica e solenne Dichiarazione dei diritti, alcune prerogative irrinunciabili derivanti dall\u2019appartenenza dei cittadini agli Stati membri dell\u2019Unione.<\/p>\n<p>I popoli dell\u2019Europa nel creare tra loro un\u2019unione sempre pi\u00f9 stretta hanno deciso di condividere un futuro di pace fondato su valori comuni.<\/p>\n<p><em>Consapevole del suo patrimonio spirituale e morale, l\u2019Unione si fonda sui valori indivisibili e universali della dignit\u00e0 umana, della libert\u00e0, dell\u2019uguaglianza e della solidariet\u00e0<\/em>.<\/p>\n<p>Dietro a questa formulazione, tuttavia, ci sono state posizioni contrapposte.<\/p>\n<p>In una delle ultime riunioni dei parlamentari europei, il deputato dei Cristiano democratici bavaresi, il Sig. Friedrich, ha proposto che il testo comparisse facendo riferimento all\u2019eredit\u00e0 religiosa.<\/p>\n<p>Appena il testo dell\u2019emendamento \u00e8 stato eletto alla Presidenza, il deputato Guy Braibant, che di fatto dirigeva il Presidium dato che il Presidente Herzog era malato, ha subito messo in rilievo che la Francia non avrebbe mai potuto accettare un testo fondamentale con il riferimento all\u2019eredit\u00e0 religiosa, perch\u00e9 questo elemento era contrario al carattere laico dello Stato che \u00e8 uno dei capisaldi della Costituzione francese.<\/p>\n<p>La proposta di Braibant: sostituire religioso con spirituale, aggettivo che in Francia ha un connotato analogo ma pi\u00f9 moderato.<\/p>\n<p>La situazione \u00e8 precisa: da una parte i francesi chiedono che la Carta europea non sia troppo distante dalla prassi costituzionale francese, dall\u2019altra i membri dei partiti democratici cristiani \u2013 in particolare quelli tedeschi (ma tutta la situazione, come vedremo, \u00e8 stata soprattutto un affare fra francesi e tedeschi) \u2013 i quali condizionano per esempio il prolungamento della lista dei diritti civili \u2013 come per esempio il diritto di sciopero, vera novit\u00e0 \u2013 all\u2019accettazione del riferimento all\u2019eredit\u00e0 religiosa.<\/p>\n<p>Il presidio, in assenza del presidente Herzog e del Commissario Vitorino, approva la proposta dei parlamentari europei democristiani e la Convenzione 47, un testo intermedio a quello finale, cita esplicitamente il riferimento all\u2019eredit\u00e0 religiosa. E\u2019 il 12 settembre dell\u2019anno 2000.<\/p>\n<p>Nel frattempo, per\u00f2, anche Chirac e Jospin sono intervenuti con vigore nel dibattito. Il Ministro francese delegato agli Affari Europei, Sig. Pierre Moscovici ha dichiarato pubblicamente che la Francia non avrebbe mai accettato di firmare il testo della Carta se il suo preambolo avesse fatto riferimento all\u2019eredit\u00e0 religiosa dell\u2019Europa.<\/p>\n<p>Inizia una pressione verso il Presidium del Presidente Herzog operata dai vertici dello Stato francese e dalle componenti socialiste degli attori europei. La richiesta, esplicita, \u00e8 quella di rinunciare al riferimento religioso nel testo della Convenzione.<\/p>\n<p>Lo scenario, a questa seconda sessione di discussione, trova meno impreparati gli esponenti. A leggere le cronache, osservando chi non si \u00e8 sbilanciato e chi invece ha sostenuto l\u2019una o l\u2019altra delle posizioni in campo, \u00e8 possibile sbilanciarsi nel disegno dello schema delle forze in campo: favorevoli al riferimento religioso erano soprattutto Germania, Austria e Lussemburgo. Invece, Francia, Portogallo e Italia sostenevano l\u2019urgenza di garantire l\u2019orientamento laico della Carta europea.<\/p>\n<p>Alla fine, comunque, \u00e8 prevalsa la convinzione che non si poteva sacrificare la stesura della Carta al muro contro muro sulla parola \u201creligione\u201d. I parlamentari europei, o piuttosto la maggioranza dei loro rappresentanti, hanno quindi, alla fine, trovato un accordo a favore della generale affermazione che menziona non l\u2019eredit\u00e0 religiosa ma il patrimonio spirituale e morale dell\u2019Unione.<\/p>\n<p>Ma non \u00e8 finita qui. Un\u2019altra parte davvero sorprendente della storia sta arrivando. Le sessioni di lavoro delle istituzioni europee sono sostenute da speciali gruppi di giuristi-linguisti che hanno il compito di ricomporre i materiali nelle diverse lingue europee. Questo gruppo, inutile dirlo, \u00e8 assai competente e professionalizzato. Nella traduzione in lingua tedesca, \u00abspirituale\u00bb viene tradotto con\u00a0<em>geistig<\/em>. Ma gli esponenti tedeschi affermano con decisione che geistig, nella loro lingua, ha un significato molto pi\u00f9 sfumato di \u201cspirituale\u201d, pi\u00f9 vicino \u2013 forse \u2013 al nostro \u201cspiritismo\u201d, per fare un esempio. Chiedono e ottengono, quindi, di tradurre quello \u201cspirituale\u201d nella versione tedesca di \u00ab<em>geistig religi\u00f6sen<\/em>\u00bb. Oggi, se si sfoglia la Carta nelle diverse lingue, si trova che la Carta fa riferimento al patrimonio spirituale in tutte le lingue eccetto il tedesco, dove \u201cpatrimonio spirituale\u201d \u00e8 diventato, per motivi linguistici, \u201cpatrimonio spirituale religioso\u201d.<\/p>\n<p>Ora, \u00e8 chiaro che quanto \u00e8 avvenuto apre numerosi interrogativi.<\/p>\n<p>In generale, per semplificare il discorso, ci troviamo di fronte a quell\u2019atteggiamento purtroppo consueto che cerca di relegare la religiosit\u00e0 nell\u2019ambito della sfera privata. Come a dire: \u201cognuno preghi per conto suo, si \u00e8 liberi di farlo, ma la cosa pubblica, lo Stato, l\u2019Unione europea, sono un\u2019altra cosa\u00bb.<\/p>\n<p>Che questo diritto a vivere la scelta religiosa, nella libert\u00e0 prevista dal sistema della leggi, sia un successo per le moderne democrazie, non c\u2019\u00e8 dubbio. E, tutto sommato, \u00e8 un successo piuttosto recente.<\/p>\n<p>Nel passato in molti Stati d\u2019Europa vigeva il principio del\u00a0<em>cuius regio eius religio<\/em>, principio per il quale i sudditi tutti di una nazione erano costretti a seguire la confessione religiosa del proprio sovrano, non essendone ammessa alcun\u2019altra. Volendo venire al nostro tempo e rimanere all\u2019Italia, ricordiamo che lo Statuto della monarchia dei Savoia, decaduto con l\u2019avvento della Repubblica, riconosceva il Cattolicesimo come unica e sola religione di Stato. Ci\u00f2 faceva dell\u2019Italia uno Stato confessionale cattolico.<\/p>\n<p>Oggi, uno Stato moderno non rifiuta la religione e la religiosit\u00e0, piuttosto si dichiara equidistante rispetto a ogni confessione religiosa, e perci\u00f2 non si identifica con nessuna di esse, come fa quello italiano. Forse, pi\u00f9 che chiamarlo laico, dovremmo parlare di Stato aconfessionale.<\/p>\n<p>Ma torniamo alla domanda iniziale: la religione \u00e8 qualcosa che fa riferimento solo alla dimensione individuale e privata della nostra esistenza?<\/p>\n<p>Ovvero, esiste un ruolo pubblico per la religione?<\/p>\n<p>E\u2019 fondamentale riconoscere che i valori religiosi vissuti dai cittadini si trasformano in valori civili che elevano la comunit\u00e0 sociale e la comunit\u00e0 politica.<\/p>\n<p>Certo, l\u2019etica religiosa sostiene l\u2019individuo nella sua adesione al messaggio di salvezza indicato nelle profezie. Ma ha anche una dimensione sociale diretta. Basti pensare alla nascita di organizzazioni ispirate alla religione, le quali fanno un bene sociale, nei campi dell\u2019assistenza, dell\u2019istruzione, della cultura.<\/p>\n<p>Dalla religiosit\u00e0 scaturiscono effetti di rilevanza pubblica. Ecco allora che uno Stato, un ordinamento pubblico, non pu\u00f2 rimanere indifferente a questo importante contributo determinato dall\u2019etica religiosa.<\/p>\n<p>In Italia, questo riconoscimento del ruolo pubblico dell\u2019etica religiosa si esprime in varie forme, la pi\u00f9 visibile \u00e8 forse quella dell\u20198 per 1000, nella quale lo Stato si priva dell\u2019uso diretto delle entrate perch\u00e9 stima l\u2019uso che ne possono fare le organizzazioni religiose.<\/p>\n<p>Ma dobbiamo riconoscere che questo ruolo pubblico della religione \u00e8 stato la costante che ha costruito la storia del Vecchio continente.<\/p>\n<p>Si pensi alla nascita degli Ordini Mendicanti nel XIII secolo. Non si \u00e8 trattato solo di una grande fase di rigenerazione della Chiesa e della vita evangelica, ma con l\u2019insegnamento di San Domenico e di San Francesco riusciamo a cogliere anche una nuova antropologia, un rinnovato modo di impostare l\u2019ordine economico, politico e anche culturale. Per capire il ruolo pubblico degli Ordini Mendicanti, si pensi al fatto che le autorit\u00e0 civili favorirono e protessero l\u2019insediamento delle case dei frati nelle loro citt\u00e0. E questi Ordini Mendicanti praticavano la povert\u00e0 e si dedicavano alla predicazione e agli studi, per cui oltre alle grandi istituzioni universitarie di Bologna e di Parigi, ricordiamo il fiorire degli studi a Oxford, Montpellier, Tolosa, Cambridge, Coimbra. Un\u2019azione costante che ancora oggi ci porta qui, in una istituzione universitaria domenicana, a discutere di Europa. L\u2019Europa avverte l\u2019influenza decisiva di questa nuova realt\u00e0 della Chiesa, giacch\u00e9 gli Ordini Mendicanti, non sono congregazioni monastiche tipiche delle epoche precedenti, perch\u00e9 chi vi entrava non doveva, per principio, fare voto di stabilit\u00e0, ma anzi si riprometteva di girare il mondo, passando da Comune a Comune, girando l\u2019Europa &#8211; con particolare riferimento all\u2019Europa orientale.<\/p>\n<p>Ma pensiamo anche al ruolo in Europa avuto dalla Riforma protestante e dalla Riforma cattolica (o Controriforma, secondo una brutta abitudine di qualche storico). L\u2019esigenza di rinnovamento della vita religiosa, e di abbandono di costumi e consuetudini contrarie all\u2019ideale del cristianesimo, si estendono rapidamente lungo tutto il continente europeo, investendo l\u2019ordine politico e civile. Fra l\u2019altro, \u00e8 soprattutto la Riforma protestante che mescola dottrina politica e dottrina religiosa, giacch\u00e9 quando avviene la rottura con la Chiesa di Roma, il compito di difendere e giudicare la fede rimane affidato alle autorit\u00e0 civili e politiche. La riforma, dunque, in aperta contraddizione con il suo conclamato bisogno di tolleranza religiosa, favorisce un ritorno e un rafforzamento delle concezioni assolutiste della politica. E\u2019 nel pensiero politico di Lutero che troviamo che non \u00e8 mai giusto opporsi all\u2019autorit\u00e0 civile, perch\u00e9 egli rileva che i Capi di Stato sono come dei Vescovi per necessit\u00e0.<\/p>\n<p>Infine, in questo breve excursus storico, vorrei citare le numerose opere sociali ispirate dai carismi religiosi che si attuano durante l\u2019esplosione della Rivoluzione industriale, quando ancora le politiche degli Stati non erano in grado di dare una risposta sufficiente alla risoluzione dei nuovi problemi connessi con la proletarizzazione delle masse e l\u2019industrializzazione. Cos\u00ec ricordiamo le Conferenze di San Vincenzo dei Paoli, i Somaschi, il\u00a0<em>Gellenverein<\/em>\u00a0di Adolf Kolping (Germania), le iniziative caritative di Ozanam, le cooperative cristiano sociali, le corporazioni cristiane, l\u2019Unione di Friburgo, e tante, tante altre.<\/p>\n<p>Allora, si pu\u00f2 anche dibattere sull\u2019inserimento dell\u2019eredit\u00e0 religiosa nella Carta fondamentale dei diritti dell\u2019Unione europea, e ci possono anche essere ragioni di rispetto e di opportunit\u00e0 che ci devono portare ad ascoltare le motivazioni di chi non pensa sia necessario il riferimento diretto all\u2019eredit\u00e0 religiosa. Quello che forse deve essere visto come pi\u00f9 urgente, \u00e8 la maturazione della consapevolezza che va ben al di l\u00e0 della formulazione del Preambolo.<\/p>\n<p>La religione, per sua natura, non pu\u00f2 rimanere confinata nell\u2019ambito del privato. La religione cristiana, soprattutto, deve ricordarsi per l\u2019importante contributo che offre in merito alla democraticizzazione della vita politica. Ci troviamo qui a discutere di quali siano le fondamenta dell\u2019Unione Europea in modo organizzato, libero, appunto democratico. Che la specificit\u00e0 del caso europeo risiede appunto nella democraticit\u00e0 dei suoi ordinamenti se ne era accorto gi\u00e0 il Machiavelli, quando nell\u2019Arte della guerra, distingueva l\u2019Europa per la numerosa presenza di repubbliche, mentre l\u2019Asia e l\u2019Africa hanno pi\u00f9 governi dispotici e monolitici. Per Machiavelli, i modi dell\u2019organizzazione politica qualificano la realt\u00e0 europea e ne fanno un caso unico al mondo. Ma per estendere questo discorso chiamerei in causa un pensatore laicissimo come Max Weber, il quale non sembra lasciare dubbi sulla reale portata dell\u2019eredit\u00e0 religiosa dell\u2019Europa.<\/p>\n<p>\u00abNel trattare i problemi della storia universale, il figlio della moderna cultura europea \u2013 dice Weber \u2013 formuler\u00e0 inevitabilmente e a ragione la seguente domanda: per quale concatenazione di circostanze, proprio qui, in terra d\u2019Occidente, e soltanto qui, si sono prodotti dei fenomeni culturali i quali si sono trovati in una direttrice di sviluppo di significato e di validit\u00e0 universali?\u00bb.<\/p>\n<p>La scienza come impresa razionale, l\u2019arte come impresa razionale, lo Stato come stato di diritto, cio\u00e8 una organizzazione razionale, l\u2019organizzazione razionale capitalistica del lavoro formalmente libero, e cos\u00ec via, \u00e8 soprattutto nel mondo europeo ed occidentale che acquistano un significato particolare. Questa razionalit\u00e0, a parere di Weber, \u00e8 una possibilit\u00e0 che si pu\u00f2 dare solo se esiste una predisposizione nella condotta umana ad aderire a certe forme di comportamento. Fra i pi\u00f9 importanti fattori di formazione della condotta razionale, senza alcun dubbio, vi \u00e8 il fattore appunto religioso e Weber dedica i suoi migliori sforzi alla descrizione di questo rapporto. Insomma, l\u2019impresa dell\u2019Unione Europea deve il proprio progetto, la propria organizzazione razionale, alla determinazione religiosa dei comportamenti sociali e politici \u2013 determinazione giudaico-cristiana &#8211; e Weber su questo non ammetterebbe alcun dubbio.<\/p>\n<p>Il riferimento a Weber \u00e8 servito per citare un interprete laico e attento alle dinamiche della storia universale.<\/p>\n<p>Ma forse ci aiuta anche a comprendere un\u2019altra cosa, e cio\u00e8 che \u00e8 implicito in un progetto di unificazione e di rapporti di solidariet\u00e0 la grande forza e il grande dono della tradizione giudaico-cristiana. Che lo si citi direttamente oppure no, forse \u2013 oserei dire \u2013 \u00e8 questione non cos\u00ec urgente, o almeno non tanto urgente da poter mettere in pericolo il cristianissimo (passatemi il termine) progetto di unificazione e di fratellanza.<\/p>\n<p>Il punto chiave davvero \u00e8 solo questo. La fraternit\u00e0 dei popoli che decidono di mettere in comune tutto quello che realmente possono condividere (anche la naturale laicit\u00e0 della realt\u00e0 francese) per dar luogo a un processo comune e di unit\u00e0. E la fonte di questa fraternit\u00e0 la riconosciamo nella preghiera che Ges\u00f9 rivolse al Padre: \u00abPadre, che tutti siano uno\u00bb. Egli, rivelando che Dio \u00e8 Padre, e che gli uomini, per questo, sono tutti fratelli, introduce l\u2019idea dell\u2019umanit\u00e0 come famiglia, l\u2019idea della famiglia umana possibile per la fraternit\u00e0 universale in atto. E\u2019 solo da questo progetto che oggi possiamo affermare che l\u2019Europa non deve fare distinzioni di sesso, religione, colore della pelle.<\/p>\n<p>E forse \u00e8 proprio questa la testimonianza e l\u2019insegnamento che ci sono stati lasciati dai grandi padri dell\u2019Unione europea, cio\u00e8 Robert Schuman e Alcide De Gasperi, per i quali \u00e8 stato avviato il processo di beatificazione, e Konrad Adenauer. Guai a pensare che la loro santit\u00e0 si dia nonostante l\u2019impegno politico, quando invece \u00e8 proprio a partire dalle virt\u00f9 e dalla vocazione civile e politica che hanno raggiunto un cos\u00ec alto traguardo. E fra queste virt\u00f9 dobbiamo ricordare proprio quelle del dialogo nella carit\u00e0, unica forza in grado di consentire al difficile (e sofferto) cammino storico dell\u2019Europa unita di costruirsi su tradizioni e concezioni diverse.<\/p>","protected":false},"template":"","meta":{"_acf_changed":false,"_lmt_disableupdate":"","_lmt_disable":""},"autori":[823],"fascicolo":[59],"class_list":["post-1088","articolo","type-articolo","status-publish","hentry","autori-alberto-lo-presti","fascicolo-ottobre-2002"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.0 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Oikonomia - La presenza del cristianesimo nella costituzione europea<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Leggi l&#039;articolo a cura di Alberto Lo Presti, pubblicato nel numero di Ottobre 2002. 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