{"id":1082,"date":"2002-10-01T12:00:00","date_gmt":"2002-10-01T12:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.oikonomia.it\/?post_type=articolo&#038;p=1082"},"modified":"2026-04-09T10:08:48","modified_gmt":"2026-04-09T10:08:48","slug":"lidolatria-virtuale","status":"publish","type":"articolo","link":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2002\/ottobre\/lidolatria-virtuale\/","title":{"rendered":"L\u2019idolatria virtuale"},"content":{"rendered":"<p>La conoscenza umana, come si sa, parte dalle sensazioni, dalle immagini sensibili (<em>phantasmata<\/em>) e da esse astrae l\u2019universale intelligibile che propone alla contemplazione gaudiosa dell\u2019occhio dell\u2019intelletto.<\/p>\n<p>Non vi \u00e8 dubbio che nell\u2019estate 2002 l\u2019onda, anzi il maremoto delle sensazioni riversa, su di un numero assai rilevante di quegli \u201canimali razionali\u201d che sono gli esseri umani, un universo di immagini multimediali il cui oggetto intelligibile si identifica, o almeno sembra identificarsi, con l\u2019immortale sfera calcistica.<\/p>\n<p>Il fenomeno, naturalmente, \u00e8 lungi dall\u2019essere nuovo. Che la sfera stessa rivesta dagli albori della civilt\u00e0 una valenza simbolica di rara densit\u00e0, \u00e8 un fatto conosciuto: la forma perfetta nella sua finitezza, che nella sua stessa perfezione contiene un indice di incommensurabilit\u00e0, resiste alla pretesa possessiva dell\u2019uomo, a cui infatti nega il potere di misurarla per numeri interi, come essa analogicamente sfugge, inesorabile, alle mani protese del portiere!<\/p>\n<p>Dalla forma mitica delle sfere celesti alla forma fisica come pure all\u2019orizzonte dell\u2019occhio umano, dal globo terrestre alla pallina del ping-pong, dal calcio fiorentino al tavolo del bigliardo, dalla roulette al\u2026 cannone, non si contano i giochi, esaltanti o innocenti o crudeli, che sulla forma sferica hanno gettato e gettano le loro fondamenta, allo stesso tempo cercando l\u2019efficacia del risultato e la perfezione della forma simbolica.<\/p>\n<p>Nemmeno \u00e8 nuovo il fatto che l\u2019azione atletica costituisca materia di spettacolo: in fondo, gi\u00e0 nell\u2019antica Grecia i Giochi Olimpici costituivano un\u2019esibizione pubblica ed \u00e8 nel ricordo (nostalgico!) di tutti coloro che hanno passato la sessantina, la definizione dello sportivo implicitamente contenuta nel celebre\u00a0<em>incipit<\/em>\u00a0di Nicol\u00f2 Carosio: \u00abSportivi italiani in ascolto, buon pomeriggio!\u00bb. Semmai potremmo lamentare che dall\u2019esibizione dell\u2019eleganza e dell\u2019armonia del corpo umano, c\u00f2lte dagli immortali scultori greci, si sia passati al prevalente culto della potenza materiale dei muscoli, per cui il corpo umano non riflette pi\u00f9 lo splendore dell\u2019anima spirituale, ma piuttosto s\u2019ingegna a rivaleggiare con le macchine: da segno di ci\u00f2 che sta al di sopra dell\u2019uomo, si \u00e8 fatto piuttosto strumento di\u2026 Superman!<\/p>\n<p>La stessa ammirazione per gli autori di imprese sportive, che spesso possiamo senz\u2019altro chiamare con il nome di idolatria, non solo non \u00e8 una esclusiva caratteristica di questo campo della vita umana, ma \u00e8 da dire che costituisce il fondamento stesso dell\u2019azione sportiva : questa non avrebbe senso se fosse da tutti ignorata, essa non \u00e8, in quanto tale, rivolta all\u2019autore dell\u2019impresa, ma a coloro ai quali \u00e8 proposta come modello da imitare (o come prodotto da fruire, assistendovi con piacere).<\/p>\n<p>Eppure, ci sembra di percepire, forse per via della diffusione senza precedenti della notoriet\u00e0 degli eventi sportivi, un qualche salto di qualit\u00e0 (non necessariamente un\u2026 salto in alto!). E\u2019 possibile che l\u2019irruzione dello schermo tra i mezzi di comunicazione abbia sublimato l\u2019effetto spettacolare dell\u2019evento, potenziandone tra l\u2019altro l\u2019efficacia e quindi l\u2019appetibilit\u00e0 economica, introducendo tutta una serie di difficolt\u00e0 e anche di pericoli che sono sempre pi\u00f9 sotto gli occhi di tutti.<\/p>\n<p>Ma forse l\u2019aspetto, in qualche modo pi\u00f9 sottile, ma almeno altrettanto determinante, di questa evoluzione, potrebbe risiedere nella natura stessa dello strumento, ossia nello schermo.<\/p>\n<p>Lo schermo ha invaso praticamente tutti i campi dell\u2019attivit\u00e0 umana, talora con effetti straordinari (si pensi alla medicina e alla chirurgia, rese capaci di agire a distanza), spesso con effetti pi\u00f9 ambigui quando non chiaramente deleteri : ad esempio, l\u2019alluvione di violenza che spettatori molto sovente indifesi sono quasi costretti ad assorbire con alta frequenza e periodicit\u00e0 invita a riflettere con seria attenzione all\u2019invito : \u00ab Beato l\u2019uomo che chiude gli occhi per non vedere il male, che chiude le orecchie per non udire il sangue ! \u00bb (Is. 33, 15b).<\/p>\n<p>Ma un aspetto che raramente si vede rilevato, almeno in maniera esplicita, \u00e8 il paradosso, anzi la contraddizione contenuta nella pretesa affermata dagli utilizzatori dello schermo, di offrire un contatto immediato (un \u201ccontatto virtuale\u201d) con la realt\u00e0, ossia con i fatti e con gli avvenimenti presentati allo sguardo e che altrimenti sarebbero (e comunque rimangono !) fisicamente irragiungibili : lo schermo, come infatti dice il suo nome, \u00e8 strumento di separazione, di protezione, di isolamento, che ci permette s\u00ec di assistere ai fatti \u00ab come se vi foste presenti \u00bb, ma appunto senza correre il rischio di subire l\u2019impatto, o il coinvolgimento, che la presenza reale esigerebbe.<\/p>\n<p>Quello a cui noi assistiamo, di fronte allo schermo, \u00e8 uno\u00a0<em>spettacolo di immagini<\/em>. E quale \u00e8 la natura delle immagini? Jacques Maritain, nel suo saggio\u00a0<em>Signe et symbole<\/em>,<sup>1<\/sup>\u00a0ha illustrato la differenza essenziale che distingue le immagini dagli altri segni, al cui universo d\u2019altra parte esse appartengono. La differenza fondamentale consiste nel fatto che la natura del segno consiste nella funzione di \u00ab far segno \u00bb a qualcosa di altro da s\u00e9, ed in quella funzione si esaurisce, per cui qualunque cosa pu\u00f2 ad un certo punto assumere la funzione di segno, indipendentemente dalla sua natura propria : la natura dell\u2019immagine invece conferisce a quest\u2019ultima una consistenza sua propria, per cui essa, oltre a rispecchiare l\u2019identit\u00e0 del modello da cui \u00e8 stata tratta o generata, vive anche di una sua propria vita, possiede un suo proprio valore e pu\u00f2, al limite, riproporsi essa stessa come un modello. Cos\u00ec il figlio \u00e8 per antonomasia l\u2019immagine del padre.<\/p>\n<p>Cosa significa ci\u00f2? Significa che quando noi guardiamo una immagine visiva, ad esempio una fotografia, non ritorniamo soltanto con la mente alla persona o all\u2019evento che la fotografia ricorda, ma godiamo anche (soprattutto?) di una fotografia ben fatta: l\u2019immagine \u00e8 per noi la fonte o l\u2019occasione di un\u2019esperienza estetica ed in questa esperienza estetica pu\u00f2 senz\u2019altro esaurirsi il nostro rapporto con l\u2019immagine.<\/p>\n<p>Lo schermo, grazie alla sua tecnologia, permette la ricerca della verosimiglianza perfetta, il cui caso esemplare \u00e8 evidentemente la\u00a0<em>trasmissione in diretta<\/em>, ma che anche nelle trasmissioni ricostruite cerca di offrire il massimo verismo: esso ci propone cos\u00ec delle immagini che ci danno l\u2019illusione di assistere di presenza all\u2019evento che illustrano, ma che in realt\u00e0 sono dallo spettatore fruite per s\u00e9 stesse, pi\u00f9 o meno inconsciamente. Nel caso del cinema, possiamo verificare abbastanza facilmente questo fatto, quando ci succede ad esempio di criticare o contestare il contenuto, la trama del film, concedendo allo stesso tempo che \u00abci sono per\u00f2 delle bellissime immagini\u00bb. Con questa affermazione riconosciamo una certa ambivalenza dello spettacolo, una indipendenza di forma e contenuto, per cui la forma (l\u2019immagine) pu\u00f2 essere presa e fruita per s\u00e9, indipendentemente dalla realt\u00e0 sottostante.<\/p>\n<p>Ora le immagini, nonostante siano offerte ai sensi corporali, hanno una indubbia<em>\u00a0tendenza all\u2019immaterialit\u00e0<\/em>\u00a0e in questo le immagini dello schermo sono certamente le pi\u00f9 efficaci: la separazione effettuata dallo schermo le sottrae infatti alla percezione del tatto, che \u00e8 il senso per eccellenza della presenza fisica e sembra sottrarle per ci\u00f2 stesso ai condizionamenti del tempo e dello spazio, che definiscono l\u2019universo corporale. Si pu\u00f2 quindi esigere da esse una potenza, una frequenza, un ritmo, un\u2019efficacia, che non ci si sognerebbe di richiedere ad un reale organismo fisico. Il tifoso che da\u2019 una spinta al ciclista in salita si rende conto della fatica che il campione sta affrontando ed in certo qual modo la condivide, mentre chi lo guarda alla TV, \u00e8 naturalmente portato, standosene comodamente in poltrona, a richiedergli una potenza ed una regolarit\u00e0 da metronomo: una immagine infatti non si stanca!<\/p>\n<p>L\u2019idolo virtuale ha soppiantato l\u2019idolo reale: ora, l\u2019idolo deve essere perfetto e l\u2019idolo virtuale non ha scuse! L\u2019idolo reale deve quindi adeguarsi alle regole del virtuale, se vuole produrre uno spettacolo della qualit\u00e0 richiesta ed ottenere il prezzo che il mercato \u00e8 disposto a sborsare. La logica (appoggiata dalla tecnica del\u00a0<em>body-building<\/em>) conduce inevitabilmente a produrre non tanto un Superman, quanto un\u2026 Super-body.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 spiega probabilmente l\u2019inesauribile ed inesausta fame di spettacoli televisivi, come appunto il calcio, di cui i telespettatori sembrano non stancarsi mai e che si estende ben al di l\u00e0 del tempo cronometrato degli incontri: i quali, d\u2019altra parte, debbono essere anch\u2019essi moltiplicati all\u2019infinito, richiedendo a loro volta agli atleti delle prestazioni fisiche che vanno certamente assai oltre alle possibilit\u00e0 di un organismo non aiutato dalla tecnologia farmaceutica. Da parte degli spettatori, si tratta di un caso evidente del vizio di\u00a0<em>curiositas<\/em>,<sup>2<\/sup>\u00a0ed anche una applicazione dell\u2019idea paolina dell\u2019insaziabilit\u00e0 (dell\u2019avarizia, nel passo di Col. 3, 5) come idolatria.<\/p>\n<p>Il linguaggio delle immagini ha del resto un\u2019altra caratteristica, al cui servizio lo strumento dello schermo si \u00e8 posto con assoluta naturalezza ed efficacia: \u00e8 un linguaggio translinguistico, transnazionale e quindi tendente all\u2019universalit\u00e0. Chiunque pu\u00f2 avervi accesso, indipendentemente dalla lingua, indipendentemente dall\u2019et\u00e0. Certo, le immagini possono differenziarsi secondo le culture ed assumere valenze e significati pi\u00f9 o meno profondi: ma vi sono indubbiamente delle immagini universali, fondate ad esempio sulla natura stessa dell\u2019uomo, sulla sua gestualit\u00e0 fisica, che sono per ci\u00f2 stesso di universale ed immediata interpretazione.<\/p>\n<p>Esse hanno quindi un potere aggregante e mobilitante libero dai condizionamenti dello spazio geografico e, come si \u00e8 visto in epoche in cui ancora la tecnologia era molto pi\u00f9 limitata, possono diventare strumenti efficacissimi del potere, sia esso politico o ideologico, sia esso volto ad esaltare o al contrario a deprimere le masse.<\/p>\n<p>Riassumendo, ci troviamo, confrontandoci con le immagini dello schermo, soprattutto le pi\u00f9 elementari (come appunto, paradossalmente, quelle sportive, cio\u00e8 le pi\u00f9 fisiche) di fronte alle note di\u00a0<em>immaterialit\u00e0<\/em>\u00a0(abolizione dei condizionamenti spazio-temporali della corporeit\u00e0),\u00a0<em>immediatezza<\/em>\u00a0(presenza senza distanza),\u00a0<em>universalit\u00e0<\/em>\u00a0(potenza unificante),\u00a0<em>infinit\u00e0<\/em>\u00a0(fruibilit\u00e0 illimitata). In conclusione abbiamo forse nel campo del tele-spettacolo sportivo un esempio di una idolatria che potremmo chiamare virtuale, se tutte le idolatrie non fossero, appunto, virtuali: gli idoli infatti non sono nulla, \u00abhanno bocca e non parlano; hanno occhi e non vedono; hanno orecchi e non odono; non c\u2019\u00e8 respiro sulla loro bocca.\u00bb (S. 134, 16-17)<\/p>\n<p>\u00abTele-sportivi di tutto il mondo in ipnosi, buon pomeriggio\u2026!\u00bb<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>NOTE<\/strong><\/p>\n<p><sup>1<\/sup>\u00a0In\u00a0<em>\u0152uvres Compl\u00e8tes<\/em>, VII, Paris et Fribourg, 1988, pp. 97-158. Cfr. S. Tommaso d\u2019Aquino,\u00a0<em>Summa Th<\/em>., I, 35.<\/p>\n<p><sup>2<\/sup>\u00a0Cfr. S. Tommaso d\u2019Aquino,\u00a0<em>Summa Th<\/em>., II-II, Q. 167.<\/p>","protected":false},"template":"","meta":{"_acf_changed":false,"_lmt_disableupdate":"","_lmt_disable":""},"autori":[867],"fascicolo":[59],"class_list":["post-1082","articolo","type-articolo","status-publish","hentry","autori-ernesto-rossi-di-montelera","fascicolo-ottobre-2002"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.0 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Oikonomia - L\u2019idolatria virtuale<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Leggi l&#039;articolo a cura di Ernesto Rossi di Montelera, pubblicato nel numero di Ottobre 2002. 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