{"id":1078,"date":"2002-10-01T12:00:00","date_gmt":"2002-10-01T12:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.oikonomia.it\/?post_type=articolo&#038;p=1078"},"modified":"2026-04-09T10:04:29","modified_gmt":"2026-04-09T10:04:29","slug":"bioetica-diritti-umani-e-multienicita","status":"publish","type":"articolo","link":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2002\/ottobre\/bioetica-diritti-umani-e-multienicita\/","title":{"rendered":"Bioetica, diritti umani e multienicit\u00e0"},"content":{"rendered":"<p>1.\u00a0<em>Bioetica diritti umani e multienicit\u00e0<\/em>\u00a0\u00e8 il tema generale della ricerca triennale della quale questo volume rende pubblica una parte dei risultati.<\/p>\n<p>La parte affidata al gruppo di lavoro del quale io ho fatto parte ha svolto una ricerca sul campo dei rapporti tra gli immigrati (e i nomadi) e il Sevizio Sanitario Nazionale. Il lavoro, iniziato\u00a0praticamente nel 2000, \u00e8 svolto durante un periodo che \u00e8 stato sempre pi\u00f9 marcato dai dibattiti pubblici sull\u2019immigrazione. Particolarmente nel primo semestre del 2002 queste polemiche (di area economica, politica, culturale, religiosa) si sono cristallizzate intorno all\u2019iter parlamentare di quella che \u00e8 diventata la legge Bossi\/Fini dell\u2019agosto dello stesso anno: la legge 30 luglio 2002, n.189 riguardante la\u00a0<em>Modifica alla normativa in materia di immigrazione e di asilo<\/em>.<\/p>\n<p>Non era nostro compito n\u00e9 intenzione dare indicazioni per provvedimenti di legge di tal estensione e complessit\u00e0, ma \u00e8 indubbio che il nostro gruppo (composto da 5 membri pi\u00f9 una segretaria) ha vissuto l\u2019intensificarsi del dibattito e l\u2019acuirsi dei contrasti tra gli interlocutori con viva partecipazione personale.<\/p>\n<p>Infatti i motivi ideali sottesi alla nostra ricerca ci spingono ad una solidariet\u00e0 di fondo per gli immigrati che abbiamo sentiti come fratelli e sorelle sfavoriti, eppure cos\u00ec simili a noi.<\/p>\n<p>I diritti umani oggettivamente si basano su principi di solidariet\u00e0 ideale e reale: per noi \u00e8 quindi stato naturale metterci nei loro panni, non in modo pietistico o romantico, bens\u00ec come confronto aperto alla nostra posizione di privilegiati. Ora, nell\u2019ambito dei diritti umani \u00e8 una contraddizione parlare di \u2018privilegiati\u2019, proprio perch\u00e9 la legge non solo deve essere uguale per tutti ma altres\u00ec favorire l\u2019uguaglianza di possibilit\u00e0 alla partenza, e comunque permettere a tutti un livello minimo di ridistribuzione\/condivisione dei beni essenziali.<\/p>\n<p>Nel corso della ricerca \u00e8 emerso sempre pi\u00f9 chiaramente, e non casualmente, che le difficolt\u00e0 dell\u2019immigrato nel rapporto con l\u2019istituzione sanitaria \u00e8 ampiamente condivisa dagli stessi cittadini italiani meno favoriti, sia per censo che per cultura. Infatti la societ\u00e0 multietnica \u00e8 essenzialmente multiculturale e quindi richiama, su scala pi\u00f9 ampia, la moltiplicit\u00e0 delle culture presenti \u2018normalmente\u2019 sul territorio nazionale. In questo senso, non solo i nomadi balcanici, ma anche i nomadi con la cittadinanza italiana appartengono a culture diverse da quelle maggioritarie, e anche le differenze tra le culture regionali italiane (pur in via di diminuzione) non sono da sottovalutare. Altrimenti non si spiegherebbe il fenomeno (prima culturale che politico) della Lega Nord. E comunque tutti sappiamo che esiste una migrazione \u2018sanitaria\u2019 dal Sud verso il Centro\/Nord d\u2019Italia per accedere a servizi che si ritengono (talora erroneamente) migliori.<\/p>\n<p>2. Il problema della formazione alla multiculturalit\u00e0 del personale delle strutture sanitarie \u00e8 presto diventato centrale nella nostra riflessione. Accanto alla necessit\u00e0 di tale formazione ci \u00e8 diventato chiaro che non \u00e8 un problema che si possa risolvere interamente con qualche corso di formazione. La comprensione dell\u2019altro, infatti, il sapersi mettere dalla sua parte, il saper universalizzare il nostro punto di vista di partenza, \u00e8 infatti un processo profondo dello sviluppo della persona umana fin dalla sua nascita. Tutti conosciamo la sua importanza nello sviluppo (ontogenetico) del bambino verso l\u2019et\u00e0 adulta, e non possiamo dimenticare che esistono riflessioni simili per l\u2019intero sviluppo (filogenetico) della cultura umana (cf. M. Tomasello, The Cultural Origins of Human Cognition, Harvard Univ. Press 1999).<\/p>\n<p>La riflessione teologica cristiana nella sua tradizione millenaria si \u00e8 sviluppata, in campo morale, partendo dal detto di Cristo:<em>\u00a0Amate anche i vostri nemici e fate del bene a quelli che vi odiano<\/em>. Tale atteggiamento \u00e8 il massimo di identificazione possibile con l\u2019altro, il diverso, talmente diverso da essermi avverso e da nuocerci. Eppure siamo chiamati ad accettarlo come persona, non per quello che fa di bene e di male, ma perch\u00e9 \u00e8 persona. In questo senso l\u2019amore del prossimo, accettazione del diverso non \u00e8 al di l\u00e0 di ogni logica e giustizia, bens\u00ec \u00e8 il compimento supremo della ragionevolezza e dell\u2019equit\u00e0.<\/p>\n<p>3. Il momento che l\u2019immigrazione in Italia sta vivendo \u00e8 particolare: dalle coste del sud e dai confini terrestri verso i Balcani siamo ogni giorno sempre pi\u00f9 \u2018invasi\u2019. Ma perch\u00e9?<\/p>\n<p>Innanzi tutto perch\u00e9 le differenze economiche tra paesi confinanti o prospicenti il Mediterraneo sono troppo accentuate, e perch\u00e9 le speranze di miglioramento a breve termine sono troppo aleatorie per spingere i giovani a restare e ad impegnarsi nel proprio paese. Se si aggiungono le guerre pi\u00f9 e meno dichiarate (nel Kurdistan, nei paese sub-sahariani, in Palestina), i regimi di fatto dittatoriali e un forte incremento della popolazione il quadro diventa realistico.<\/p>\n<p>Cosa faremmo noi se ci trovassimo al loro posto?<\/p>\n<p>I Paesi dell\u2019Unione Europa hanno bisogno di immigrati. Sia per la produzione industriale che agricola che per i servizi. La denatalit\u00e0 che si sta estendendo all\u2019Europa centrale \u00e8 un altro sintomo della necessit\u00e0 che abbiamo di nuovi cittadini.<\/p>\n<p>La Dichiarazione Universale dei Diritti dell\u2019Uomo del 1948 all\u2019art.13 stabilisce la libert\u00e0 di movimento sia all\u2019interno dello stato che tra stati differenti e l\u2019art. 25 inizia con queste parole: \u201cOgni individuo ha diritto ad un tenore di vita sufficiente a garantire la salute e il benessere proprio e della sua famiglia, con particolare riguardo all\u2019alimentazione, al vestiario, all\u2019abitazione, alle cure mediche e ai servizi sociali necessari.\u201d<\/p>\n<p>E\u2019 quello che chiedono gli immigrati: ma essi stessi contribuiscono con il loro lavoro ad incrementare il bene comune, che diventa poi beni comuni e possibilit\u00e0 di accesso ai servizi essenziali.<\/p>\n<p>D\u2019altra parte, per restare nell\u2019ambito della salute, l\u2019immigrato raramente arriva in Italia in cattive condizioni di salute, n\u00e9 porta con s\u00e9 in modo speciale malattie tropicali o \u2018esotiche\u2019. E\u2019 invece dimostrato che le sue condizioni di salute peggiorano rapidamente se non ha presso di noi un alloggio, del cibo e un lavoro adeguato. Tutto questo non \u00e8 solo un fatto materiale, bens\u00ec umano: l\u2019immigrato \u00e8 una persona con i nostri stessi problemi di identit\u00e0, equilibrio, relazionalit\u00e0. Se non viene accolto in un modo, diciamo per capirci, decente svilupper\u00e0 tutti i risentimenti, le ideologie, gli psicosomatismi gi\u00e0 ben noti nella nostra societ\u00e0, che si avvia ad essere una societ\u00e0 di depressi.<\/p>\n<p>Specialmente per le donne e i bambini l\u2019assistenza sanitaria \u00e8 importante, non solo e non tanto come parte \u2018debole\u2019 della famiglia, ma proprio per il senso di sicurezza che un buona assistenza a loro d\u00e0 a tutta la famiglia. Ugualmente i traumi accidentali che costituiscono l\u2019altro importante capitolo dell\u2019assistenza agli immigrati sono dovuti al fatto che essi lavorano spesso in settori pericolosi, ed in condizioni precarie. Anche questi interventi sanitari sono essenziali per continuare a poter esercitare un lavoro, senza il quale la sopravvivenza in paese straniero \u00e8 estremamente aleatoria, non esistendo le reti di solidariet\u00e0 naturali di cui godiamo sul nostro territorio.<\/p>\n<p>Scrive S. Geraci , della Societ\u00e0 Italiana di Medicina delle Migrazioni, e direttore dell&#8217;area sanitaria della Caritas Diocesana di Roma : \u201c<em>L\u2019effetto migrante sano<\/em>\u00a0tende comunque con il tempo a indebolirsi per una migrazione di ricongiungimento o indotta da condizioni traumatiche (guerre persecuzioni, gravi crisi economiche, ecc.), e quindi meno selezionata sul versante della salute. I dati sui traumatismi e l\u2019alta percentuale di ricoveri per l\u2019abortivit\u00e0 volontaria attestano per\u00f2 anche una spiccata \u2018fragilit\u00e0 sociale\u2019 di alcune componenti della popolazione immigrata: le giovani donne, i lavoratori dei settori edilizia, agricoltura e industria soprattutto se impiegati in nero, gli irregolari ecc.\u201d (Immigrazione e salute in Italia, in: Caritas, Immigrazione. Dossier Statistico 2001).<\/p>\n<p>4. Nel capitolo 9 abbiamo riassunto \u2018indicazioni e proposte\u2019 che crediamo aver distillato da quanto i nostri \u2018testimoni\u2019 ci hanno riferito. Si tratta di problemi apparentemente tecnici ma che non possono essere portati a soluzione senza un cambiamento culturale serio seguito da interventi politici consonanti.<\/p>\n<p>Le leggi per controllare i flussi migratori sono certo necessarie, come anche una particolare attenzione verso gli appartenenti alla malavita organizzata che cavalcano il fenomeno, ma l\u2019attitudine delle istituzioni statali e privare deve essere di accoglienza, di fraternit\u00e0 accompagnato al rispetto della legge. E\u2019 essenziale quindi che spingiamo le istanze politiche ed amministrative a sviluppare normative e programmi adatte al migrante, anche di seconda generazione.<\/p>\n<p>Direi che siamo sul piano sanitario in un momento nel quale dobbiamo considerare lo straniero come una persona uguale a noi (per i doveri) ma con diverse necessit\u00e0 (per i diritti). Possiamo ricordare in proposito che tradizionalmente il \u2018Bene Comune\u2019, scopo supremo della societ\u00e0 umana, consiste in una situazione materiale e spirituale tale per cui ognuno possa realizzarsi.<\/p>\n<p>Se un Paese mostra la propria civilt\u00e0 soprattutto nel modo nel quale tratta i pi\u00f9 deboli, oggi l\u2019Italia deve mostrarla verso gli immigrati. Essi sono la parte debole del processo internazionale di globalizzazione dal quale i paesi ricchi hanno ricevuto tanti benefici. Dobbiamo agire affinch\u00e9 essi non diventino irreversibilmente la parte soccombente di questo processo.<\/p>\n<p>Non possiamo dire a tutti gli altri: per te non abbiamo pi\u00f9 posto. Prima perch\u00e9 non \u00e8 vero e poi perch\u00e9 essi hanno indirettamente (attraverso la globalizzazione) collaborato al nostro benessere.<\/p>\n<p>Il benessere sanitario che possiamo offrire loro \u00e8 gi\u00e0 in parte pagato direttamente da loro e lo sar\u00e0 sempre di pi\u00f9 durante la loro permanenza lavorativa.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>","protected":false},"template":"","meta":{"_acf_changed":false,"_lmt_disableupdate":"","_lmt_disable":""},"autori":[872],"fascicolo":[59],"class_list":["post-1078","articolo","type-articolo","status-publish","hentry","autori-francesco-compagnoni","fascicolo-ottobre-2002"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.0 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Oikonomia - Bioetica, diritti umani e multienicit\u00e0<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Leggi l&#039;articolo a cura di Francesco Compagnoni, pubblicato nel numero di Ottobre 2002. 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