{"id":1069,"date":"2002-06-01T12:00:00","date_gmt":"2002-06-01T12:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.oikonomia.it\/?post_type=articolo&#038;p=1069"},"modified":"2026-04-09T09:42:46","modified_gmt":"2026-04-09T09:42:46","slug":"vittorio-possenti-religione-e-vita-civile-ed-armando-2001","status":"publish","type":"articolo","link":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2002\/giugno\/vittorio-possenti-religione-e-vita-civile-ed-armando-2001\/","title":{"rendered":"Vittorio Possenti, Religione e vita civile, ed. Armando, 2001"},"content":{"rendered":"<p>E\u2019 passato ormai un secolo da quando F. Nietzsche scrisse\u00a0<em>La Volont\u00e0 di Potenza<\/em>, mentre verifichiamo nella storia contemporanea gli effetti di quel vuoto culturale dentro cui i vari \u201csuperuomo\u201d sono in grado di costruire comportamenti improntati alla logica della volont\u00e0 di potenza. Mentre nel pensiero del filosofo tedesco troviamo l\u2019annuncio del nichilismo, del non senso, del vuoto culturale, nel libro di Vittorio Possenti (ordinario di filosofia politica a Venezia), \u201c<strong>Religione e vita civile<\/strong>\u201d, riscontriamo una via d\u2019uscita, una speranza di rinnovamento per la nostra civilt\u00e0, dove i valori del cristianesimo sono in grado di realizzare compiutamente il superamento di quel relativismo morale, di quell\u2019anomia di cui oggi l\u2019occidente \u00e8 espressione.<\/p>\n<p>Nella prima parte della sua opera l\u2019autore dimostra come la modernit\u00e0 sia il risultato della dialettica tra libert\u00e0 e ricerca di senso, e come quella si sia risolta interamente a vantaggio della prima; ma il bisogno vero dell\u2019uomo, si legge, \u00e8 quello di identit\u00e0, di senso, di conoscenza di\u00a0<em>ci\u00f2 verso cui ogni cosa tende<\/em>. Occorre, secondo l\u2019autore, riaffermare l\u2019idea di libert\u00e0 in linea con la concezione ideale originaria della dottrina liberale, corretta dall\u2019apporto dell\u2019aristotelimo e dal tomismo, con la consapevolezza che quella dottrina porta con s\u00e9 i lineamenti di concetti che appartengono alla cultura greco &#8211; latina e cristiana. Di fronte ad una concezione del pensiero classico che non si considera indifferente o agnostica rispetto all\u2019idea di uomo, che concepisce l\u2019uomo come \u201c<em>dotato di una essenza e di un telos<\/em>\u201d che lo trascende, troviamo la societ\u00e0 liberale contemporanea che rifiuta qualsiasi visione teleologica dell\u2019essere umano, dove la volont\u00e0 individuale genera e rinnova continui valori da seguire, abbandonandosi alla logica dell&#8217;<em>eterno ritorno<\/em>. La cultura liberale sembra aver perso il suo impegno pedagogico, la sua unit\u00e0 di fine, il senso della ricerca dell\u2019Intero, ponendo le basi per una concezione dell\u2019uomo ripiegata su se stessa che non si interroga sull\u2019origine delle cose. Mentre la scienza politica classica considera la politica come sopravanzata da altri saperi e conoscenze di ordine superiore, il liberalismo si \u00e8 limitato a riconoscere la dignit\u00e0 dell\u2019uomo nella libert\u00e0, tralasciando di approfondire le relazioni tra uomo e uomo e tra uomo Dio. La libert\u00e0, secondo l\u2019autore, concepita come un obbedire solo a se stessi, conduce a non riconoscere nell\u2019autorit\u00e0 politica (<em>auctoritas<\/em>) quel carattere morale, che \u00e8 per cos\u00ec dire, principio dell\u2019agire degli uomini, lasciando lo spazio a forme di convivenza affidate alla logica dei rapporti di scambio. E\u2019 in questa parte del lavoro, dove V. Possenti dispiega una diagnosi attenta della crisi del pensiero liberale, che si riscontra l\u2019assenza di una teoria morale consistente nella quale subentrano gli apporti correttivi di grandi pensatori cristiani, primo fra tutti, quello di S. Tommaso.<\/p>\n<p>L\u2019analisi dell\u2019Autore prosegue aprendosi alla riflessione sulle relazioni del pensiero neoliberale con il pluralismo morale post-moderno, affrontando una delle tematiche centrali di tutta l\u2019opera: la rilevanza pubblica o privata della religione. Appurato che la definizione di che cosa sia il bene spetti solamente all\u2019individuo e riducendo quello alle esclusive preferenze dei singoli, si scopre che nel pensiero liberale occidentale l\u2019idea di bene, e in particolare di quello comune, (insieme a quella di natura umana, fine ed essere) incontra delle difficolt\u00e0 nella sua definizione. La cultura politica liberale post-moderna oscilla infatti tra due correnti di pensiero: quella, secondo cui \u00e8 necessario definire regole pubbliche e minime che si astengano da una definizione e da una educazione virtuosa dell\u2019uomo, e quella, che si legittima intorno ad una concezione dell\u2019uomo fondata sull\u2019autonomia. L\u2019autodeterminazione individuale, la neutralit\u00e0 dello Stato rispetto alla concezione del bene, il pluralismo morale non sono altro che il risultato del primato della libert\u00e0 sul concetto di bene. E\u2019 un agnosticismo questo, di tipo politico, sociologico e giuridico, che non fa parte della cultura occidentale, da sempre ancorata ad una scala di valori e di principi di cui si \u00e8 sempre saputa riconoscere la relativa gerarchia.<\/p>\n<p>L\u2019autore a questo punto della sua riflessione introduce argomentazioni personali di ordine politico, culturale, facendole precedere spesso da \u201ca mio avviso\u201d. Egli sottolinea, infatti, con forza come l\u2019individualismo costituisca una deformazione dello stesso ideale originario liberal-democratico e della stessa cultura occidentale, non tralasciando di recuperare il valore della famiglia come cellula vitale su cui edificare societ\u00e0 politica e Stato. Ci\u00f2 ha condotto ad una rottura e ad una dissoluzione dei legami sociali, perdendosi la dimensione dell\u2019alterit\u00e0 e del sapersi mettere in discussione o in relazione socratica con l\u2019altro. E\u2019 questo uno dei quattro nodi pi\u00f9 importanti che le liberaldemocrazie dovranno sciogliere, nella speranza di vedere ridotta la distanza che separa Stato e privato, a vantaggio di una rinnovata responsabilit\u00e0 morale collettiva. Accanto a questa sfida, c\u2019\u00e8 la questione della vita, dove \u00e8 sempre pi\u00f9 forte l\u2019influsso dell\u2019ideologia libertaria e nichilista e dove \u00e8 predominante la consapevolezza che la vita sia soggetta alla discrezionalit\u00e0 dell\u2019individuo; c\u2019\u00e8 poi il relativismo etico da cui devono guardarsi le liberaldemocrazie, non dimenticando l\u2019evidenza secondo cui le democrazie funzionano solo se fondate su valori morali condivisi; ultima, delle quattro sfide, \u00e8 quella di vedere recuperato il primato del governo delle leggi su quello strumentale o semplicemente procedurale degli uomini.<\/p>\n<p>Questa parte dell\u2019opera, quella appunto dedicata ai problemi del presente, si chiude con una domanda che non nasconde di riferirsi, pur distaccandosene, a quella posta da Tocqueville, nella sua opera pi\u00f9 famosa: pu\u00f2 la religione acquisire rilevanza pubblica pur vivendosi nel post-moderno la \u201cmorte di Dio\u201d? Mantenendo lo stile di una diagnosi concentrata su complesse e diverse questioni legate alla modernit\u00e0, questa parte del lavoro elabora il significato della laicit\u00e0 della democrazia, aprendo lo sguardo alle basi etiche e razionali di societ\u00e0 multiculturali quali sono quelle a noi vicine. Non ci si accontenta allora del classico schema liberale della tolleranza o della pubblica neutralit\u00e0, poich\u00e9 \u00e8 in gioco la stessa cooperazione sociale, la socializzazione, la formazione alla virt\u00f9, l\u2019educazione, la pienezza della vita morale. E\u2019 proprio in questi processi che interviene lo spirito religioso del cristiano, il quale \u00e8 attento a ricercare se stesso dentro una logica dialogica che non isola l\u2019altro.<\/p>\n<p>Lo stesso spirito religioso deve per\u00f2 fare i conti con uno Stato laico che domanda, quando non si dimostri agnostico rispetto ai suoi obiettivi o quando non cerchi l\u2019unit\u00e0 della comunit\u00e0 con la promessa di quote individuali di benessere, la collaborazione della religione e della filosofia per indirizzare la comunit\u00e0 verso contenuti determinati, riconoscendo nella prassi civile il \u201cdare a Dio\u201d e il \u201cdare a Cesare\u201d. La laicit\u00e0 aperta all\u2019elemento religioso deve per\u00f2 guardarsi dal laicismo secondo il quale Dio \u00e8 escluso dal processo etico e civile, in forza di una notevole presenza di relativismo etico<\/p>\n<p>Verso quale postmoderno? E\u2019 questa la domanda che introduce la seconda parte dell\u2019opera, incentrata sull\u2019impatto che il cristianesimo pu\u00f2 creare sulla civilt\u00e0. Domanda semplice, ma ricca di interessi e di argomenti che cercano di individuare le basi spirituali ed antropologiche di una societ\u00e0 rinnovata nella libert\u00e0 e nella giustizia. L\u2019autore evita per\u00f2 di concentrarsi su una molteplicit\u00e0 di questioni, dedicandosi ai problemi essenziali di ogni civilt\u00e0: questione dell\u2019uomo, di Dio e della cultura. Sono questi i fondamenti da cui l\u2019esistenza trova senso e ispirazione e che l\u2019autore analizza ricorrendo ad una sorta di fattori diagnostici che da soli disegnano il quadro spirituale dell\u2019epoca.<\/p>\n<p>La secolarizzazione \u00e8 uno di questi. E\u2019 necessario per comprendere gli ultimi secoli della nostra storia europea porre l\u2019accento sulla secolarizzazione del cristianesimo considerandolo non solo nel vasto ambito delle conoscenze e della vita civile, ma anche in quello antropologico, teologico e filosofico. Assistiamo nella modernit\u00e0 alla \u201cmorte di Dio\u201d, allo svuotamento dell\u2019idea di Dio, al compimento del cristianesimo nell\u2019ateismo, anche se, e qui sta la novit\u00e0 del messaggio di questo libro, evidenze empiriche rivelano come si stia pronunciando con forza nella storia contemporanea una sorta di desecolarizzazione che annuncia l\u2019allontanamento della religione dall\u2019ambito privato per approdare a quello pubblico. L\u2019intervento della religione nell\u2019ambito pubblico pu\u00f2 produrre un impatto nuovo sulla stessa vita civile, offrendosi come riferimento importante (cos\u00ec come \u00e8 sempre stata) per la riflessione morale, per il dialogo civile e per la ricerca del significato dell\u2019esistenza. In questo senso, l\u2019Autore suggerisce di impostare approfonditi studi sociologici, affiancati a quelli teologici e filosofici, che siano in grado di mostrare le debolezze e la non attualit\u00e0 delle critiche illuministiche e marxiste della religione, basandosi, per questo, su basi e criteri essenzialmente empirici. Le stesse chiese cristiane, da oltre un secolo, sono impegnate nella difesa di quei valori fondamentali su cui si fonda la democrazia, messi in pericolo da quella cultura illuministica impregnata di individualismo che ha divinizzato l\u2019uomo allontanandolo da Dio. La libert\u00e0, da sempre eretta a valore supremo, ha aumentato nell\u2019umanit\u00e0 una sorta di inquietudine che ha reso l\u2019uomo schiavo di se stesso. Occorre, secondo l\u2019Autore, passare ad una concezione antieroica dell\u2019esistenza dove l\u2019uomo e Dio possano cooperare per produrre una umanit\u00e0 segnata dalla virt\u00f9 e dall\u2019amore. Il nichilismo purtroppo, come del resto ha annunciato Nietzsche, non \u00e8 in grado di produrre un nuovo umanesimo avendo generato un uomo disadattato, solo, senza valori, senza centro, ancorato alla logica della finitezza e dell\u2019indifferenza verso la dimensione contemplativa, che crede nel proprio dominio sconfinato sulla natura e sulla tecnica. Quest\u2019ultimo punto ha creato un\u2019influenza forte sulla cultura basando la realizzazione dell\u2019uomo su questa sua capacit\u00e0 di dominare le cose, anzich\u00e9 nella vita del suo spirito. Anche qui si rileva come la libert\u00e0 di ricerca non sia un valore incondizionato e come le sue applicazioni non debbano superare i limiti e la regolazione dell\u2019etica. E\u2019 giunta l\u2019epoca della vera rivoluzione, quella per cui l\u2019uomo acquisisce coscienza di s\u00e9 e dei fini che gli provengono dal messaggio biblico, fiducioso nella verit\u00e0 piuttosto che nella potenza e nell\u2019utilit\u00e0. E proprio qui sta la stessa idea di Europa, in cui la libert\u00e0 diventa autentica solo quando si coniuga con la verit\u00e0, in virt\u00f9 di quell\u2019ideale di umanit\u00e0 europea che, proveniente dalla grecit\u00e0, dalla romanit\u00e0 e dal cristianesimo, si riassume nell\u2019idea cristiana di persona.<\/p>\n<p>La seconda parte dell\u2019opera concentra la sua analisi sui singoli elementi della triade Dio &#8211; uomo \u2013 cultura, con l\u2019obiettivo di definire una prognosi accurata della vita civile postmoderna, alla luce della tendenziale deprivatizzazione della religione.<\/p>\n<p>Nella riflessione sulla cultura l\u2019autore rileva come sia dilagante nel panorama occidentale una vera e propria disunit\u00e0 del sapere, smarrito nei labirinti di sterili analisi razionali, concepite come uniche forme di conoscenza. Il pensare \u00e8 diventato per cos\u00ec dire una ricerca senza esiti, senza obiettivi, dove l\u2019oggetto e il soggetto della conoscenza coincidono. Il \u2018900 con le sue ideologie mantiene una grossa fetta di responsabilit\u00e0 in questo senso, avendo asservito l\u2019uomo ad una visione parziale e deformata delle cose. Viviamo dentro una razionalit\u00e0 dello scopo, strumentale, procedurale, che si sta incanalando dentro le scienze sociali impoverendole di semplificazioni metodologiche; in breve, la causalit\u00e0 divina \u00e8 stata esclusa da ogni campo di indagine. Si \u00e8 forse dimenticato per\u00f2, che il Dio cristiano \u00e8 proprio il Dio dell\u2019agire, che propaga con il suo messaggio d\u2019amore un rinnovamento dell\u2019azione conoscitiva ancorandola al messaggio di fraternit\u00e0 universale che la sola razionalit\u00e0 procedurale rischia di rompere. In questa situazione riprende senso la relazione iniziale finito\/infinito in cui si sostanzia il significato della religione; quest\u2019ultima infatti, apre la cultura alla dimensione spirituale, slegandola dall\u2019affanno della catalogazione di continue scoperte scientifiche e rendendola pi\u00f9 attenta a discernere ci\u00f2 che \u00e8 vero, nobile, giusto e virtuoso per l\u2019uomo. Le grandi questioni della modernit\u00e0 riguarderanno proprio la questione antropologica, che, nel risentire del distacco esistente tra spirito e corpo, concepisce l\u2019uomo come oggetto o ente della natura. Ancora una volta l\u2019Autore sottolinea come il concetto di libert\u00e0 debba guardarsi da quello illuministico e neoliberale di libero arbitrio; il libero arbitrio diventa libert\u00e0 quando avviene l\u2019incontro con il bene, con il vero, raggiungendosi la pienezza dell\u2019indipendenza e dell\u2019autonomia.<\/p>\n<p>L\u2019esaltazione della libert\u00e0 ha per cos\u00ec dire capovolto l\u2019intuizione evangelica secondo cui la verit\u00e0 ci render\u00e0 liberi. La verit\u00e0 infatti, concepita nella libert\u00e0 da tutto ci\u00f2 che crea vincoli, ostacoli e limiti, non si interessa dell\u2019assenza\/presenza di Dio, ritenuta ininfluente ai fini dell\u2019esercizio della stessa libert\u00e0. L\u2019Autore per\u00f2, pur rilevando questi elementi, non manca di sottolineare come questo declino della teologia sia solo apparente e come la religiosit\u00e0 contemporanea chieda una conciliazione del cristianesimo con la modernit\u00e0. Accanto ad un Dio sconosciuto, assente, distante, quale \u00e8 quello del postmoderno, accanto ad un Dio conoscibile dalla ragione, quale \u00e8 quello hegeliano, Possenti propone un ritorno al Dio biblico, al Dio di Mos\u00e8, del quale non si conoscono i lineamenti della faccia (che cosa Egli sia), mentre si riconoscono da terga, nel silenzio della sua presenza, le tracce del suo passaggio nella vita degli uomini.<\/p>\n<p>La forza del cristianesimo sta proprio nella sua capacit\u00e0 di porre l\u2019io davanti a Dio e offrire all\u2019uomo la possibilit\u00e0 di superare l\u2019amarezza del finito, del terrestre.<\/p>\n<p>Entriamo cos\u00ec nella terza parte di quest\u2019opera intesa ad esplorare le potenzialit\u00e0 liberanti che il Vangelo pu\u00f2 veicolare dentro la storia. Il Concilio Vaticano II, richiamato pi\u00f9 volte in questa sezione, ha segnato l\u2019aurora di una \u201cnuova cristianit\u00e0\u201d in grado di costituire un ordine nuovo dentro la societ\u00e0 secolarizzata moderna. E\u2019 il richiamo per i credenti ad impegnarsi in \u201crebus politicis\u201d, per annunciare un nuovo testamento di libert\u00e0 che non intenda separare fede e ragione, politica e morale, persona e societ\u00e0. Con il Vaticano II, la Chiesa cattolica supera il contenzioso illuministico con lo Stato moderno e si apre al sociale, al lavoro, scegliendo l\u2019uomo, candidandosi cos\u00ec a forza religiosa e morale in grado di fornire risposte antropologiche agli interrogativi pi\u00f9 scottanti della persona. La \u201cnuova cristianit\u00e0\u201d si pone come forma sociale, culturale e storica, ricavata dall\u2019incontro tra Chiesa e mondo, tra Vangelo e cultura. Quell\u2019idea esprime un significato pratico e serve a spiegare il cristianesimo nella sua concretezza, oltre a spiegare lo slancio progressista, dinamico e attuale del Vangelo; inoltre, chiarisce come il Vangelo mantenga nell\u2019oggi una notevole dose di risorse in grado di fornire risposte alla rivoluzioni future dell\u2019uomo. I credenti allora non dovranno amareggiarsi nel vedersi rifiutato il loro messaggio, ma cercheranno con magnanimit\u00e0 di esprimere cose essenziali che non appartengono a loro e che sono rivolte a tutti. Ma quale sar\u00e0 il loro messaggio? Quale cristianesimo comunicare? In virt\u00f9 dell\u2019assunto moderno, secondo cui l\u2019elemento essenziale della moralit\u00e0 sia nella libert\u00e0 e non nel bene, la nuova cristianit\u00e0 attinger\u00e0 le sue idee alla fraternit\u00e0 reciproca tra i singoli, alla alleanza tra verit\u00e0 e libert\u00e0, alla presenza del divino nell\u2019umano. Il postmoderno conoscer\u00e0 cos\u00ec una fioritura di santi laici, animati e sostenuti dall\u2019etica della responsabilit\u00e0, dall\u2019amore per le cose e per i compiti imposti dalla condizione secolare cos\u00ec da avvicinarsi a Dio.<\/p>\n<p>Quella attuale pu\u00f2 definirsi come una fase storica di transizione. Questa \u00e8 l\u2019impressione che si ricava dalle ultime pagine di questo lavoro. Il passaggio verso un ordine nuovo, per\u00f2, fatica a maturare, mancando per il momento la consapevolezza del negativo e della redenzione dallo stesso, confusi, come siamo, dentro una mole di problemi delicati e tra loro connessi. La coscienza ha sub\u00ecto una separazione dalla scienza, pertanto lo sforzo odierno rimane quello di ricercare Dio anche fuori dall\u2019io, \u00a0per ritrovarLo nella creazione dove Lui stesso ci ha posto.<\/p>\n<p>Come ritrovare Dio nelle cose se non impariamo a riconoscerLo e a farLo riconoscere? L\u2019Autore sembra non dare sufficiente rilievo ad un concetto che da solo pu\u00f2 consentire lo slancio verso una nuova societ\u00e0 civile: Dio &#8211; Amore. Un discorso questo che apre la mente e la sensibilit\u00e0 dell\u2019uomo a cogliere la presenza e l&#8217;essere di Dio in tutte le cose. Diventa allora l\u2019Amore la sfida attuale che il mondo deve conoscere e che da solo \u00e8 in grado di generare Dio tra gli uomini rendendoLo evidente alla storia. \u201cDa questo conosceranno che siete miei discepoli \u2026\u201d, dice S. Giovanni (Gv13,35).<\/p>\n<p>Proprio perch\u00e9 nella modernit\u00e0 viviamo di fronte ad una cultura che \u201csoffre\u201d l\u2019assenza della ricerca di senso, occorrer\u00e0 annunciare il Risorto attraverso l\u2019Amore reciproco; all\u2019orizzonte, come conseguenza, una societ\u00e0 civile e politica globale, legata da un rapporto di comunione fraterna ancorata alla Verit\u00e0.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>","protected":false},"template":"","meta":{"_acf_changed":false,"_lmt_disableupdate":"","_lmt_disable":""},"autori":[865],"fascicolo":[55],"class_list":["post-1069","articolo","type-articolo","status-publish","hentry","autori-emiliano-fiore","fascicolo-giugno-2002"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.0 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Oikonomia - Vittorio Possenti, Religione e vita civile, ed. 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