{"id":1061,"date":"2002-06-01T12:00:00","date_gmt":"2002-06-01T12:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.oikonomia.it\/?post_type=articolo&#038;p=1061"},"modified":"2026-04-11T11:29:36","modified_gmt":"2026-04-11T11:29:36","slug":"analisi-comparativa-degli-elementi-che-esprimono-il-concetto-di-sostenibilita","status":"publish","type":"articolo","link":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2002\/giugno\/analisi-comparativa-degli-elementi-che-esprimono-il-concetto-di-sostenibilita\/","title":{"rendered":"Analisi comparativa degli elementi che esprimono il concetto di sostenibilit\u00e0"},"content":{"rendered":"<p><strong>1. Introduzione<\/strong><\/p>\n<p><strong>I<\/strong>. Tra i meriti attribuibili al follow-up di Rio de Janeiro del giugno 1992, va ascritto quello di aver attirato l&#8217;attenzione della comunit\u00e0 internazionale al senso di consapevolezza di fronte al livello di degrado ambientale raggiunto, nonch\u00e9 di proporre delle strategie economiche innovative che non penalizzino il livello socio &#8211; economico raggiunto.<\/p>\n<p>I 183 Paesi che parteciparono alla Conferenza patrocinata dall&#8217;organizzazione delle Nazioni Unite su &#8220;Ambiente e Sviluppo&#8221; (UNCED), concordarono sull&#8217;affermazione di obiettivi comuni (la &#8220;Dichiarazione di Rio&#8221;) mediante la formulazione di un piano di azione per promuovere delle specifiche iniziative economiche, sociali ed ambientali da attuare nel 21\u00b0 secolo, denominato AGENDA 21 (Fig.1).<\/p>\n<p>Originariamente gli strumenti operativi dell&#8217;AGENDA 21 si sarebbero dovuti attuare mediante quattro Convenzioni internazionali quadro\u00a0<sup>1<\/sup>, che avrebbero interagito vicendevolmente, assicurando in questo modo, il giusto equilibrio del pianeta Terra.<\/p>\n<p>L&#8217;AGENDA 21 \u00e8 strutturata in quaranta capitoli nei quali sono sviluppati argomenti (o tematiche) reputati suscettibili di approfondimenti, idonei per garantire un adeguato livello di integrazione tra ambiente e sviluppo.<\/p>\n<p><strong>Fig.1 &#8211; L&#8217;articolazione dell&#8217;AGENDA 21<\/strong><\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.oikonomia.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/image001.gif\" alt=\"image001\" \/><\/p>\n<p><strong>II<\/strong>. Gli esperti che lavorarono sul documento programmatico AGENDA 21, formularono il concetto di &#8220;sostenibilit\u00e0&#8221; sui seguenti tre elementi :<br \/>\n1. l&#8217;integrazione delle considerazioni ambientali in tutte le strutture dei governi centrali e in tutti i livelli di governo per assicurare coerenza tra le politiche settoriali;<br \/>\n2. un sistema di pianificazione, di controllo e gestione per sostenere tale integrazione;<br \/>\n3. l&#8217;incoraggiamento della partecipazione pubblica dei vari soggetti coinvolti con richiesta di una piena possibilit\u00e0 di accesso alle informazioni.<\/p>\n<p>Si giunse cos\u00ec alla definizione finale formulata dalla Commissione mondiale sull&#8217;ambiente e lo sviluppo, presieduta da Gro Harlem Bruntland, : &#8220;<em>uno sviluppo che fa fronte alle necessit\u00e0 del presente senza compromettere le capacit\u00e0 delle future generazioni di soddisfare le proprie esigenze<\/em>&#8220;.<\/p>\n<p>Secondo la definizione proposta, lo<em>\u00a0sviluppo sostenibile<\/em>\u00a0ricerca, dunque, un rapporto armonico della qualit\u00e0 della vita, pur rimanendo nei limiti del rispetto ambientale.<\/p>\n<p>In attuazione a questo principio sono state rese operative le Convenzioni relative ai Cambiamenti climatici, la diversit\u00e0 biologica e la lotta contro la desertificazione, quali strumenti di diritto internazionale, che soccorrono in particolare quei Paesi che ancor oggi soffrono i limiti per l&#8217;assenza di democrazia, per garantire la qualit\u00e0 ambientale globale.<\/p>\n<p>La chiave di lettura delle tre convenzioni scaturite dal Follow-up di Rio, \u00e8 inquadrabile nel principio di interconnessione risultante dai cicli bio-geo-chimici.<\/p>\n<p>I cambiamenti climatici, oltre ad essere influenzati dalle emissioni industriali e dalla presenza dei CFC (clorofluorocarburi), sono condizionati dal sistema forestale, in generale e specificatamente da quello equatoriale, ormai insufficiente a garantire un giusto equilibrio ossigeno &#8211; anidride carbonica. Tagli, incendi, condizioni climatiche contrastanti non sempre favorevoli sono i tre fattori che condizionano pesantemente la ricchezza di biodiversit\u00e0, del sistema forestale influenzando, in modo rilevante in talune zone, il fenomeno della desertificazione.<\/p>\n<p>Le pratiche sostenibili, pertanto, sono quel tipo d&#8217;interventi necessari tendenti a non aggravare ulteriormente il sistema da danni irreversibili gi\u00e0 provocati.<\/p>\n<p><strong>III<\/strong>. Negli ultimi trent&#8217;anni le convenzioni internazionali per la conservazione della natura, quali strumenti di diritto internazionale patrocinate dall&#8217;ONU, hanno sviluppato un sistema evolutivo d&#8217;approccio passando da:<\/p>\n<p><strong>convenzioni di prima generazione<\/strong>, pensate per tematiche di ordine generale come la tutela dei mari e delle coste dai sversamenti di petrolio da attuare ad aree geografiche interessate dalle principali rotte;<br \/>\n<strong>convenzioni di seconda generazione<\/strong>, originate dopo la Conferenza di Stoccolma del 1972, focalizzate su tematiche specifiche, come ad esempio la Convenzione per la tutela delle specie migratrici (CMS) del 1979 o la Convenzione sul commercio internazionale delle specie a rischio d&#8217;estinzione (CITES), del 1973 ;<br \/>\n<strong>convenzioni di terza generazione<\/strong>, originate dalla Conferenza di Rio de Janeiro del 1992, dal carattere multidisciplinare, o globale, che perseguono lo scopo di attuare in modo integrato ed armonico ambiente e sviluppo. Quest&#8217;ultimo inteso come processo economico.<\/p>\n<p>Nella Fig. 2 \u00e8 stato rappresentato il modello di E-Governance, cio\u00e8 le Agenzie delle Nazioni Unite che dal 1972 curano il processo di attuazione delle politiche internazionali ambientali, incluso il Vertice di Johannesburg.<\/p>\n<p><strong>Fig.2 &#8211; E-Governance ambientale<\/strong><\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.oikonomia.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/image002.gif\" alt=\"image002\" \/><\/p>\n<p><strong>IV<\/strong>. La nostra attenzione si concentrer\u00e0 sulla Convenzione sulla Diversit\u00e0 Biologica in quanto, sia dal testo della stessa sia dalle decisioni adottate dalla Conferenza delle Parti contraenti (COP), sono contenuti una serie d&#8217;argomenti meritevoli d&#8217;approfondimenti analitici, d&#8217;ordine filosofico e morale sino ad ora mai posti a confronto.<\/p>\n<p>Ad oggi, sono disponibili una mole d&#8217;informazioni basate esclusivamente su dati scientifici: mancano adeguati riferimenti che quantifichino il grado di promozione raggiunto relativamente agli aspetti sociali, economici e politici.<\/p>\n<p>Sulla questione ambientale non \u00e8 stata prodotta una Enciclica, anche se numerosi sono gli interventi di valore Magisteriale di cui il principale \u00e8 sicuramente ascrivibile al &#8220;Messaggio per la giornata della Pace&#8221; pronunciato dal S. Padre nel 1990, elaborato in vista della Conferenza di Rio de Janeiro.<\/p>\n<p>Nel Messaggio si ribadisce in primo luogo la visione cristiana basata sul duplice dualismo lavoro e dono e lavoro e gratuit\u00e0, cio\u00e8 l&#8217;homo oeconomicus, solidale, proteso a progettare un mondo per tutti.<\/p>\n<p>La Chiesa, ad oggi, \u00e8 intervenuta sulle questioni ambientali soffermandosi principalmente sul principio interpretativo del concetto di sostenibilit\u00e0\u00a0<sup>2<\/sup>, in modo indiretto e su tematiche di pi\u00f9 ampio respiro che fungono, comunque, da base applicativa al dibattito odierno come la cooperazione, in tutte le sue forme, la solidariet\u00e0, la sussidiariet\u00e0, con un richiamo al principio di responsabilit\u00e0 dell&#8217;uomo verso il creato, senza per altro aver sviluppato un documento ad hoc.<\/p>\n<p>Traendo riferimento dai documenti della Dottrina Sociale della Chiesa, nel paragrafo terzo sono stati riportati i contributi maggiormente significativi, letti in modo comparativo e comunque riconducibili alle tematiche ambientali come il privilegiare il coinvolgimento dell&#8217;intera umanit\u00e0, la messa in comune delle risorse, il rispetto della natura, la responsabilit\u00e0 verso le generazioni future.<\/p>\n<p><strong>V<\/strong>. In ultima analisi si ritiene che le informazioni attualmente in possesso, adottate nei diversi fori internazionali, siano sufficienti per completare il quadro conoscitivo sul reale stato dell&#8217;ambiente globale tenuto conto, tra l&#8217;altro, che prossimamente si svolger\u00e0 a Johannesburg la manifestazione celebrativa per il decennale della Conferenza di Rio de Janeiro (Rio+10). La Commissione Sviluppo Sostenibile (CSS), l&#8217;Agenzia ONU istituita dall&#8217;UNCED per dare attuazione ai contenuti dell&#8217;AGENDA 21, sar\u00e0 chiamata ad illustrare i risultati ottenuti, ed in particolare se lo sviluppo sostenibile \u00e8 una via praticabile e percorribile. Le riunioni preparatorie al vertice di Johannesburg hanno evidenziato le notevoli difficolt\u00e0 nell&#8217;ottenere soddisfacenti risultati. Se da un lato \u00e8 stata constatata una piena coscienza e consapevolezza delle Parti dai diversi problemi ambientali, dall&#8217;altro i risultati sono molto lontani ed ancora non risolti come il surriscaldamento della Terra, la continua e la lenta perdita della biodiversit\u00e0, l&#8217;azione di deforestazione a ritmi esponenziali ed il sempre pi\u00f9 evidente fenomeno della desertificazione. Il vertice, pertanto, sar\u00e0 l&#8217;occasione per focalizzare quattro ambiti tematici strettamente connessi tra loro:<\/p>\n<p>Proteggere la base delle risorse naturali dello sviluppo economico;<br \/>\nIntegrare gli aspetti ambientali e l&#8217;eliminazione della povert\u00e0;<br \/>\nRendere sostenibile la globalizzazione;<br \/>\nRafforzare il buon governo e la partecipazione.<\/p>\n<p>Il presente documento, lungi dal considerarsi esaustivo, tenuto conto della complessit\u00e0 delle diverse tematiche trattate, persegue lo scopo di individuare e comparare quegli argomenti ritenuti maggiormente significativi che sono alla base del concetto di sostenibilit\u00e0 per l\u2019apertura di un dibattito, meritori di ulteriori approfondimenti.<\/p>\n<p><strong>2. Analisi delle principali problematiche ambientali<\/strong><\/p>\n<p><em>2.1. Il Contesto internazionale<\/em><\/p>\n<p>L\u2019idea di una Convenzione dal carattere globale, emerse nel corso dell\u2019Assemblea Generale dell\u2019IUCN (l\u2019Organizzazione internazionale per la conservazione della natura), nel 1980. Successivamente, nel 1987, il Programma delle nazioni Unite per l\u2019Ambiente (UNEP) procedette all\u2019istituzione di un gruppo di lavoro specifico affinch\u00e9 si occupasse delle diverse tematiche afferenti la biodiversit\u00e0, anche se il negoziato non inizi\u00f2 prima del novembre del 1990 per concludersi a Rio de Janeiro nel giugno 1992.<\/p>\n<p>La Convenzione, oltre a sancire che la biodiversit\u00e0 costituisce un valore intrinseco da tutelare e tramandare per le generazioni future, \u00e8 attenta nel considerare tutte le implicazioni sociali, economiche, scientifiche, educative, culturali, ricreative ed estetiche che afferiscono a tale concetto.<\/p>\n<p>L\u2019articolo 1\u00a03\u00a0contiene le basi concettuali della Convenzione dove \u00e8 possibile individuare tre obiettivi principali:<\/p>\n<p><strong>primo obiettivo<\/strong>, la Convenzione sulla diversit\u00e0 biologica persegue la salvaguardia della variabilit\u00e0 degli organismi viventi di ogni origine, ivi presenti nei diversi ecosistemi e complessi ecologici di cui fanno parte;<br \/>\n<strong>secondo obiettivo<\/strong>, il perseguimento dell&#8217;uso sostenibile delle componenti che costituiscono la diversit\u00e0 biologica (livello genetico, di specie ed ecosistemico) mediante l&#8217;applicazione dei modelli che consentono di rispettare i necessari tempi di rigenerazione delle risorse utilizzate. Pertanto, il fine ultimo \u00e8 quello di soddisfare le esigenze delle presenti generazioni e quelle future;<br \/>\n<strong>terzo obiettivo<\/strong>, la distribuzione, secondo principi di equit\u00e0, dei benefici derivanti dall&#8217;uso delle risorse genetiche e da un appropriato trasferimento delle relative tecnologie.<br \/>\nSulla base dell&#8217;elencazione dei tre obiettivi cos\u00ec delineati, il passo successivo vede l&#8217;individuazione delle tematiche specifiche di rilevo di nostro interesse.<\/p>\n<p><em>2.2 La Cooperazione: le linee guida delle Politiche delle Nazioni Unite per lo sviluppo<\/em><\/p>\n<p>Il tema della cooperazione \u00e8 sicuramente l&#8217;argomento maggiormente trattato nell&#8217;AGENDA 21 per l&#8217;attuazione dello sviluppo sostenibile, e dalle relative Convenzioni che ne derivano, il quale, tra l&#8217;altro, \u00e8 posto tra gli argomenti prioritari nei piani e programmi dei Paesi industrializzati (Pi), Esso trae fondamento da diverse fonti.<\/p>\n<p>Il capitolo IX della Carta delle Nazioni Unite \u00e8 dedicato alla &#8220;cooperazione internazionale economica e sociale&#8221;, ma gi\u00e0 nell&#8217;art.1 della Carta veniva indicata nei compiti e nelle finalit\u00e0 della nascente Organizzazione internazionale e l&#8217;attuale politica delle Nazioni Unite si sta impegnando a ridurre le drammatiche diseguaglianze che esistono tutt&#8217;oggi tra i Paesi membri.<\/p>\n<p>L&#8217;articolo 55 dello statuto ONU stabilisce quali siano le premesse fondamentali per garantire la stabilit\u00e0 economica cos\u00ec disponendo: &#8220;<em>Al fine di creare le condizioni di stabilit\u00e0 economica e di benessere che sono necessarie per avere rapporti pacifici ed amichevoli fra le nazioni, basati sul rispetto del principio dell&#8217;uguaglianza dei diritti o dell&#8217;autodeterminazione dei popoli, le Nazioni Unite promuoveranno:<\/em><\/p>\n<p><em>a) un pi\u00f9 elevato tenere di vita, il pieno impiego della mano d&#8217;opera, e condizioni di progresso e di sviluppo economico e sociale;<\/em><br \/>\n<em>b) la soluzione dei problemi internazionali economici, sociali, sanitari e simili, e la collaborazione internazionale culturale ed educativa;<\/em><br \/>\n<em>c) il rispetto e l&#8217;osservanza universale dei diritti dell&#8217;uomo e delle libert\u00e0 fondamentali per tutti, senza distinzione di razza, sesso, lingua o religione<\/em>.<\/p>\n<p>Tali premesse rappresentano le basi teoriche per la formulazione dei principi generali della cooperazione allo sviluppo contenuti in alcune risoluzioni adottare dall&#8217;Assemblea generale, che a giusto titolo sono considerate storiche in quanto indicano gli elementi fondamentali del nuovo tipo approccio per la crescita dei Paesi in via di sviluppo come la\u00a0<em>Dichiarazione e il Programma d&#8217;azione per l&#8217;instaurazione di un nuovo ordine economico internazionale<\/em>\u00a0(Ris.3202 e 3202 del 1974) e la carta dei diritti e doveri economici degli Stati (Ris.3281 del 1974).<\/p>\n<p>In conclusione, gli obiettivi generali perseguiti dall\u2019ONU\u00a0<sup>4<\/sup>\u00a0sono mirati al raggiungimento della giustizia sociale internazionale (Lettera m della Carta ONU) affinch\u00e9 si attui una politica economica tale da garantire il giusto rapporto tra i prezzi dei prodotti importati e quelli esportati dai Paesi in via di sviluppo, la diversificazione delle loro esportazioni, il miglioramento delle condizioni di accesso al mercato, la stabilit\u00e0 e la remunerativit\u00e0 dei prezzi delle merci, la conclusione di accordi multilaterali a lungo termine per i prodotti di base, l&#8217;accesso di quei paesi alle realizzazioni in campo tecnico e scientifico mediante il trasferimento della tecnologia.<\/p>\n<p>La cooperazione\u00a05\u00a0\u00e8 sicuramente il tema prioritario, la struttura portante per l&#8217;attuazione della Convenzione. Il tema della cooperazione viene ribadito ripetutamente sottolineando la necessit\u00e0 di garantire un pari livello di conoscenza tecnica e scientifica, tra tutte le Parti contraenti da attuare mediante idonee politiche nazionali, indirizzate alla valorizzazione delle risorse umane, incluse le pratiche tradizionali mantenute dalle popolazioni locali.<\/p>\n<p><em>2.3 Gli strumenti del diritto internazionale a favore del principio della responsabilit\u00e0 (liability)<\/em><\/p>\n<p>L&#8217;assenza di una legislazione internazionale che regoli le norme di tutela per l&#8217;accesso alle risorse genetiche \u00e8 uno degli aspetti che maggiormente influiscono negativamente sulla crescita economica dei Paesi in via di sviluppo (Pvs) in quanto sono i principali detentori di tali risorse.<\/p>\n<p>L&#8217;assenza di tali norme \u00e8 condizionata da forti interessi economici, da gravi problemi di giustizia sociale e di democrazia che affliggono questi Paesi.<\/p>\n<p>Consapevoli di questi limiti, i Pvs guardano con molto interesse alla formulazione di strumenti giuridici internazionali che offrano indicazioni certe e trasparenti, ispiratori di autentici principi democratici che rendano consapevoli delle proprie responsabilit\u00e0 i Governi.<\/p>\n<p>La V\u00b0 Conferenza delle Parti contraenti della Convenzione (Nairobi, maggio 2000) con la Decisione V\/18 si \u00e8 pronunciata invitando le Parti, i Governi e le Organizzazioni internazionali di promuovere e divulgare gli accordi internazionali a favore dell&#8217;ambiente in applicazione al principio della &#8220;responsabilit\u00e0&#8221; (liability), cos\u00ec come espresso nell&#8217;articolo 14 del testo della Convenzione\u00a0<sup>6<\/sup>.<\/p>\n<p>Riconoscendo la carenza strutturale ed ideologica di democrazia di alcuni Paesi, le Parti contraenti hanno promosso, mediante il proprio organismo scientifico, lo studio per la formulazione di un testo, o linee guida, in cui vengono individuati i processi, le categorie e le attivit\u00e0 suscettibili per la valutazione d&#8217;impatto ambientale.<\/p>\n<p>Con questo riconoscimento, i Governi e le Nazioni si sono resi consapevoli di operare al meglio per la tutela della biodiversit\u00e0 e della responsabilit\u00e0 nei confronti dei vicini: la natura non conosce le frontiere geopolitiche ed il principio di responsabilit\u00e0 sottolinea la consapevolezza di godere ed offrire i benefici derivati dai beni ambientali; essi possono anche essere depauperati se accompagnati da una mancata compensazione\u00a0<sup>7<\/sup>.<\/p>\n<p>Secondo l&#8217;impostazione teorica formulata da Buchanan e Stubblestine, \u00e8 stato possibile individuare due tipi di esternalit\u00e0, denominate rispettivamente unidirezionali e reciproche. Nel primo caso si ha quando una persona, o ditta, impone una esternalit\u00e0 all&#8217;altra senza che quest&#8217;ultima la impone a sua volta, nel secondo caso gli effetti sono reciproci nel momento in cui le esternalit\u00e0 sono prodotte da due soggetti contemporaneamente.<\/p>\n<p>Una applicazione di tale principio risulta evidente nel testo del Protocollo di Cartagena (o Biosicurezza), relativo al movimento trasfrontaliero di organismi geneticamente modificati, nel quale \u00e8 stato incluso un articolo specifico (il 27) denominato &#8220;Responsabilit\u00e0 e riparazione&#8221; (Liability and redress) in cui viene detto espressamente che dovr\u00e0 essere elaborato uno specifico strumento di diritto internazionale che definisca i termini della questione mediante idonee procedure. Il testo, una volta ultimato, sar\u00e0 adottato dalla Conferenza delle Parti come requisito necessario per la sua attuazione a livello mondiale.<\/p>\n<p>Tra le varie iniziative\u00a0<sup>8<\/sup>\u00a0\u00e8 meritorio ricordare l&#8217;impegno dell&#8217;Unione Europea che sin dal 1985, con una Direttiva, definiva quali classi di progetti dovevano essere sottoposti agli studi di valutazione di impatto ambientale.<\/p>\n<p>Successivamente nel 1993 ha pubblicato un &#8220;Libro Verde&#8221;. Un&#8217;opera di valore conoscitivo che ha condotto alla formulazione e alla pubblicazione negli anni successivi del &#8220;Libro Bianco&#8221; sulla responsabilit\u00e0 ambientale (COMM(2000) 66 Final) nel quale sono stati delineati gli orientamenti politici fondamentali per poter operare in un regime di sicurezza, circoscrivendo al massimo le attivit\u00e0 pericolose per la protezione della diversit\u00e0 biologica.<\/p>\n<p><em>2.4 Il ruolo fondamentale dell&#8217;informazione<\/em><\/p>\n<p>Con il termine di complessit\u00e0, la teoria dei sistemi indica l\u2019esistenza di un problema operativo o conoscitivo relativo alla dinamica di un sistema in duplice riferimento:<\/p>\n<p>1. In funzione alla necessit\u00e0 di mantenere stabili i confini di sistema durante gli scambi tra interno ed esterno di una struttura;<br \/>\n2. In relazione alla prospettiva di un osservatore, che valuta la complessit\u00e0 stessa, come eccesso di possibilit\u00e0 decisionali, ovvero come insufficienza del suo punto di vista rispetto alla necessit\u00e0 di agire praticamente o di spiegare le interdipendenze che vi si affollano intorno.<\/p>\n<p>La complessit\u00e0, sta quindi ad indicare la circostanza secondo cui le possibilit\u00e0 di scelta, di controllo e di conoscenza, offerte da un sistema, sono superiori alle capacit\u00e0 di scelta, di controllo e di conoscenza possedute da un osservatore del sistema stesso.<\/p>\n<p>La Convenzione sulla Diversit\u00e0 Biologica \u00e8 una convenzione quadro che racchiude una molteplicit\u00e0 di argomenti, incidenti gli uni con gli altri in modo trasversale. Da ci\u00f2 nasce l&#8217;esigenza di poter disporre di uno scambio razionale delle informazioni che favorisca la condivisione del patrimonio delle conoscenze e il perseguimento dei molteplici obiettivi secondo i seguenti punti:<\/p>\n<p>1. Facilitare il confronto tra le diverse esperienze relative alla ricerca e alle sue applicazioni;<br \/>\n2. Accrescere la consapevolezza del fatto che la conservazione della biodiversit\u00e0 nel tempo \u00e8 un obiettivo comune;<br \/>\n3. Evitare la duplicazione degli sforzi di ricerca;<br \/>\n4. Fornire gli strumenti a tutti i Paesi, in particolare quelli in via di sviluppo, per affrontare le problematiche relative alla gestione sostenibile del territorio e del patrimonio in fatto di biodiversit\u00e0;<br \/>\n5. Mantenere la diversit\u00e0 culturale.<\/p>\n<p>La diffusione delle informazioni scientifiche, tecniche e socio economiche avviene attraverso la letteratura specialistica, la partecipazione a congressi, convegni e corsi di formazione, allestimento di campagne informative, l&#8217;incentivazione di partenariati attivi e di cooperazione internazionale, e attraverso la produzione di strumenti informativi multimediali.<\/p>\n<p>Al fine di perseguire una efficace azione di cooperazione \u00e8 necessario sviluppare e migliorare i meccanismi della condivisione, gestione e diffusione delle informazioni.<\/p>\n<p>Per questo scopo la COP, quale massimo organo decisionale della Convenzione, ha promosso la creazione di un meccanismo di scambio delle informazioni.<\/p>\n<p>Tale meccanismo denominato &#8220;Clearing-House Mechanism- CHM&#8221; \u00e8 uno strumento flessibile decentralizzato che consente l&#8217;equa distribuzione e fruizione delle informazioni, basandosi sulle necessit\u00e0 degli utenti sia privati sia operatori del settore pubblico e decisori.<\/p>\n<p>L&#8217;approccio epistemologico della CHM, dal carattere non esclusivamente scientifico, si rivela come lo strumento idoneo per l&#8217;indagine critica sull&#8217;origine e la struttura della conoscenza, ovvero offre l&#8217;opportunit\u00e0 ad ogni Paese di poter sviluppare un adeguato processo civile e democratico.<\/p>\n<p>La CHM \u00e8, dunque, la giusta risposta a quanto affermato dal Principio 10 della Dichiarazione di Rio su Ambiente e Sviluppo: &#8220;<em>la maggiore efficienza nella gestione ambientale si raggiunge con la partecipazione di tutti i cittadini e l&#8217;accesso alle informazioni ambientali detenute dalle autorit\u00e0 pubbliche<\/em>&#8220;.<\/p>\n<p>In tale contesto, risulta significativo evidenziare il progresso raggiunto nel campo dell&#8217;informazione ambientale raggiunto con la Convenzione di Aarhus.<\/p>\n<p>Storicamente il processo negoziale \u00e8 iniziato nel 1995 per concludersi nel 1998, con la firma da parte di 39 Stati e dell&#8217;Unione Europea hanno dato vita ad una Convenzione adottata sotto gli auspici della Commissione Economica per l&#8217;Europa delle Nazioni Unite (UN-ECE) che persegue come principale obiettivo &#8220;\u2026\u00a0<em>contribuire alla protezione del diritto di ogni persona, della presente e delle future generazioni, di vivere in un ambiente adeguato alla propria salute ed al proprio benessere, ogni Parte garantir\u00e0 i diritti di accesso all&#8217;informazione, alla partecipazione pubblica nel processo decisionale, e l&#8217;accesso alla giustizia in materia di ambiente..<\/em>&#8221; (Art.1), e che si propone tre specifici settori di intervento quali:<\/p>\n<p>\u00a8 Sviluppare l&#8217;accesso dei cittadini all&#8217;informazione di cui dispongono le autorit\u00e0 pubbliche;<br \/>\n\u00a8 Favorire la partecipazione dei cittadini alle attivit\u00e0 decisionali aventi effetti sull&#8217;ambiente;<br \/>\n\u00a8 Estendere le condizioni per l&#8217;accesso alla giustizia.<\/p>\n<p>Il senso di consapevolezza e responsabilit\u00e0 nel fornire, e garantire sempre una corretta informazione \u00e8 sottolineato dall&#8217;Art. 2, comma 3, che ne definisce il termine &#8220;<em>con informazione ambientale s&#8217;intende qualsiasi informazione scritta, visiva, radiofonica, elettronica o qualsiasi altra forma riguardante:<\/em><\/p>\n<p><em>a) Lo stato degli elementi dell&#8217;ambiente, quali aria ed atmosfera, acqua, terra, suolo, territorio, paesaggio e siti naturali, la biodiversit\u00e0 e le sue componenti, inclusi gli organismi geneticamente modificati e l&#8217;interazione tra questi elementi;<\/em><br \/>\n<em>b) Fattori, quali sostanze, energia, rumore e radiazioni, ed attivit\u00e0 o provvedimenti, inclusi i provvedimenti amministrativi, accordi volontari ambientali, politiche, normativa, piani e programmi, che influenzano o che possono influenzare gli elementi dell&#8217;ambiente compresi nell&#8217;ambito della lettera (a), ed analisi dei costi\/benefici ed altre analisi economiche utilizzate nei processi decisionali relativi all&#8217;ambiente<\/em>&#8220;.<\/p>\n<p>La Convenzione, sottoscritta ad Aarhus dai Paesi interessati, nel 2001 \u00e8 stata resa operativa grazie all&#8217;impegno politico perseguito, mediante gli atti di ratifica attuati dagli Stati, tra cui anche l&#8217;Italia.<\/p>\n<p>L&#8217;informazione ambientale si sta rivelando sempre di pi\u00f9 un argomento di non facile approccio, dato l&#8217;alto livello specialistico dei temi trattati, con implicazioni che spesso s&#8217;interfacciano tra scienza, politica e mezzi di comunicazione.<\/p>\n<p>I ricercatori del settore sono consapevoli di essere chiamati a restituire fiducia, garantendo la massima trasparenza, indicando preventivamente gli obiettivi prefissati, i risultati e i potenziali rischi.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>3. L&#8217;insegnamento sociale della Chiesa<\/strong><\/p>\n<p>3.1\u00a0<em>La Cooperazione e responsabilit\u00e0<\/em><\/p>\n<p>Per quanto concerne il tema della cooperazione, la Dottrina sociale della Chiesa, ricca nella sua tradizione nel perseguire i due principi fondamentali della continuit\u00e0 con il passato e nella capacit\u00e0 di rinnovarsi, intervenne gi\u00e0 nel 1961, quando la problematica non aveva assunto i drammatici toni odierni affrontando le questioni legate all&#8217;economia internazionale.<\/p>\n<p>E&#8217; la figura di Giovanni XXIII, che con la\u00a0<em>Mater et Magistra<\/em>, inizia il processo di analisi delle problematiche legate allo sviluppo dei popoli in funzione dell&#8217;economia internazionale, ponendo particolare attenzione alle relazioni tra paesi industrializzati e paesi in via di sviluppo, o sottosviluppati secondo la terminologia dell\u2019epoca.\u00a0<sup>9<\/sup><\/p>\n<p>Nell&#8217;Enciclica viene evidenziato il processo dell&#8217;interdipendenza a livello mondiale: &#8220;<em>I progressi delle scienze e della tecnica in tutti i settori della convivenza moltiplicano ed infittiscono i rapporti tra le comunit\u00e0 politiche, e rendono perci\u00f2 la loro interdipendenza sempre pi\u00f9 profonda e vitale. Di conseguenza pu\u00f2 dirsi che ogni problema umano di grande rilievo, qualunque ne sia il contenuto, scientifico, tecnico, economico, sociale, politico, culturale, presenta oggi dimensioni soprannazionali e spesso mondiali<\/em>&#8221; (MM. 200-201).<\/p>\n<p>Nel passo successivo (MM. 202) viene, inoltre, sottolineata l&#8217;impossibilit\u00e0 per qualsiasi popolo di risolvere i propri problemi rendendo necessario attivare una base d&#8217;intesa e di collaborazione per garantire il raggiungimento degli obiettivi e solo l&#8217;assenza di reciproca fiducia, ne svia il percorso.<\/p>\n<p>Per il superamento di questo stallo, l&#8217;Enciclica (MM) indica la necessit\u00e0 di attuare un &#8220;<em>ordine morale<\/em>&#8221; (MM. 207) in grado di sviluppare tra i popoli una collaborazione economica elevata.<\/p>\n<p>Giovanni XXIII, gi\u00e0 nel 1960 lanci\u00f2 un grande appello alla solidariet\u00e0 a favore dei paesi sottosviluppati nel corso della Conferenza internazionale presso la FAO\u00a0<sup>10<\/sup>\u00a0e successivamente nella MM verr\u00e0 puntualizzata la differenza che sussiste tra emergenza e cooperazione allo sviluppo Questo passaggio \u00e8 sicuramente il pi\u00f9 importante in quanto anticiper\u00e0 il concetto di sviluppo sostenibile espresso successivamente, nel 1992 con la &#8220;Dichiarazione di Rio&#8221;\u00a0<sup>11<\/sup>: distruggere o sciupare beni che sono indispensabili ad esseri umani per sopravvivere \u00e8 ledere la giustizia e l&#8217;umanit\u00e0&#8221; (MM. 161).<\/p>\n<p>La constatazione storica del momento poneva in evidenza il divario venutosi a creare, indirizzando le maggiori critiche al principio d&#8217;intervento dell&#8217;emergenza, contrariamente ad una base programmatica di cooperazione per incidere, in questo modo, in primo luogo sul sistema economico ed in secondo luogo di far acquisire &#8220;<em>ai propri cittadini attitudini e qualifiche professionali e competenze scientifiche e tecniche ed a mettere a loro disposizione i capitali indispensabili per iniziare ad accelerare lo sviluppo economico con criteri moderni<\/em>&#8221; (MM.163).<\/p>\n<p>Il pensiero di Giovanni XXIII, si ritrova nel Principio 9 della Dichiarazione di Rio\u00a0<sup>12<\/sup>\u00a0in cui si definisce con il termine di &#8220;capacity-building&#8221;, la conoscenza tecnica e scientifica, inclusa lo scambio di tecnologia innovativa adeguata, quale necessaria base d&#8217;intervento idonea per il perseguimento ed attuazione del modello economico locale definito sviluppo sostenibile.<\/p>\n<p>Il concetto di &#8220;capacity-building&#8221;, la capacit\u00e0 del saper fare, non risulta in contraddizione quando, nel momento in cui viene riconosciuto il sapere tradizionale, \u00e8 assegnato alla popolazione indigena e alle comunit\u00e0 locali il ruolo vitale per la gestione e lo sviluppo dell&#8217;ambiente cos\u00ec come espresso nel Principio 22\u00a0<sup>13<\/sup>. Concetto che trover\u00e0 successivamente la sua collocazione, con l&#8217;articolo 8(j), nel testo della Convenzione sulla Diversit\u00e0 Biologica.<\/p>\n<p>Il valore spirituale tracciato dalla\u00a0<em>Mater et magistra<\/em>\u00a0sul tema della cooperazione economica internazionale, verr\u00e0 successivamente ripreso nel Concilio Vaticano II, con la\u00a0<em>Gaudium et Spes<\/em>, (1965) e da Paolo VI con la\u00a0<em>Populorum Progressio<\/em>, (1967).<\/p>\n<p>I due documenti sociali saranno per lungo il punto di riferimento della riflessione cattolica sull&#8217;economia internazionale. Ad essi si aggiungeranno in seguito &#8220;<em>La giustizia del mondo<\/em>&#8221; del Sinodo dei Vescovi nel 1971, il documento &#8220;<em>Al servizio della comunit\u00e0 umana: un approccio etico al debito internazionale<\/em>\u00a0&#8221; elaborato dalla Pontificia Commissione &#8220;Iustitia et Pax&#8221; nel 1986 e nel 1987 in omaggio alla al 20\u00b0 anniversario della\u00a0<em>Populorum Progressio<\/em>, Giovanni Paolo II presenter\u00e0 l&#8217;enciclica\u00a0<em>Sollicitudo Rei Socialis<\/em>.<\/p>\n<p>Punto di partenza della dottrina del Concilio \u00e8 che mediante l&#8217;interdipendenza e la solidariet\u00e0 &#8220;si stabilisca una maggiore cooperazione internazionale in campo economico&#8221; in attuazione degli scopi prefissati dalle organizzazioni internazionali (GS. 85,1).<\/p>\n<p>Dal canto suo Paolo VI nella\u00a0<em>Populorum Progressio<\/em>\u00a0afferma che &#8220;<em>i popoli ricchi godono di una crescita rapida, mentre lento \u00e8 il ritmo di sviluppo di quelli poveri. Aumenta lo squilibrio: certuni producono in eccedenza beni alimentari di cui altri soffrono crudelmente la mancanza, e questi ultimi rese incerte le loro esportazioni. Nello stesso tempo, i conflitti sociali si sono dilatati fino a raggiungere le dimensioni del mondo<\/em>\u00a0&#8221; (PP 8-9). Una siffatta congiuntura mina allo sviluppo integrale dell&#8217;uomo il quale \u00e8 privato della solidariet\u00e0 umana dunque della nazione.<\/p>\n<p>Di fronte a una situazione da cui emergono solo sforzi dispersi ed isolati, Paolo VI ha posto l&#8217;accento sull&#8217;azione della &#8220;concertazione&#8221; tramite un programma escludendo la prassi dell&#8217;intervento occasionale lasciato alla buona volont\u00e0 del singolo: &#8220;<em>Esso suppone (\u2026) studi approfonditi, individuazione degli obiettivi, determinazione dei mezzi, organizzazione degli sforzi, onde rispondere ai bisogni presenti e alle prevedibili esigenze future. Ma \u00e8 anche molto di pi\u00f9 in quanto trascende le prospettive della semplice crescita economica e del progresso sociale e conferisce senso e valore all&#8217;opera da realizzare. Nell&#8217;atto stesso in cui opera nella migliore sistemazione del mondo, esso valorizza l&#8217;uomo<\/em>&#8221; (PP 50).<\/p>\n<p>La raccomandazione di adottare programmi concertati e integrati non \u00e8 vista in modo primario come un principio di efficienza, bens\u00ec di atteggiamento spirituale &#8220;<em>Senza dubbio, degli accordi bilaterali o multilaterali\u00a0<\/em><sup>14<\/sup><em>\u00a0possono utilmente essere mantenuti, in quanto permettono di sostituire ai rapporti di dipendenza e ai rancori derivati dall&#8217;era coloniale delle proficue relazioni di amicizia, sviluppare su un piano di uguaglianza giuridica e politica. Ma incorporati in un programma di collaborazione mondiale essi sarebbero immuni di ogni sospetto. Le diffidenze di coloro che ne sono i beneficiari ne uscirebbero attenuate, poich\u00e9 essi avrebbero meno ragioni di temere, dissimulare sotto l&#8217;aiuto finanziario o l&#8217;assistenza tecnica, certe manifestazioni di quello che \u00e8 in termini di pressioni politiche e di potere economico esercitati allo scopo di difendere e o di conquistare una egemonia dominatrice<\/em>.&#8221; (PP 52).<\/p>\n<p>Il merito attribuito a Giovanni Paolo II con l&#8217;enciclica Sollicitudo Rei Socialis, oltre ad analizzare le cause del ritardo politico dello sviluppo del Terzo mondo, tra cui il conflitto allora ancora esistente tra i due blocchi Est-Ovest, contiene delle precisazioni sulla dottrina della solidariet\u00e0 gi\u00e0 esposta in altri documenti.<\/p>\n<p>La solidariet\u00e0 non \u00e8 semplice consapevolezza della interdipendenza, \u00e8 un atteggiamento morale propriamente detto: &#8220;\u00e8 la determinazione ferma e perseverante di impegnarsi per il bene comune: ossia per il bene di tutti e di ciascuno, perch\u00e9 tutti siano veramente responsabili di tutti&#8221; (SRS 38).<\/p>\n<p>L&#8217;enciclica insiste sul tema della solidariet\u00e0 tra i paesi sottolineando l&#8217;importanza della riforma del sistema commerciale internazionale, il sistema monetario finanziario internazionale e specificatamente la richiesta di giungere ad un miglioramento delle procedure in materia di scambi di tecnologia (SRS 45).<\/p>\n<p>Un contributo importante alla riflessione sino ad ora condotta, emerge dai risultati del Convegno &#8220;Futuro della nostra terra. Responsabilit\u00e0 cristiana per il sociale, il lavoro, l&#8217;ambiente&#8221; (Assisi, maggio, 2001) promosso dall&#8217;Ufficio Nazionale per i Problemi Sociali e il Lavoro della Conferenza Episcopale Italiana, in cui sono stati, tra l&#8217;altro, riconosciuti che ai tre grandi principi dell&#8217;etica cristiana, bene comune, solidariet\u00e0 e sussidiariet\u00e0, se ne aggiunga un quarto, la sostenibilit\u00e0 in quanto racchiude in se la dimensione economica, sociale, politica ed ecologica.<\/p>\n<p>Elemento di forza delle conclusioni sono offerte dal punto 9 della CHARTA OECUMENICA, un importante documento firmato congiuntamente dai Presidenti delle Conferenze delle Chiese europee (KEK) e dal Consiglio delle Conferenze episcopali europee (CCEE) il 22 aprile 2001 a Strasburgo, con la quale le Chiese dichiarano espressamente il loro impegno per uno stile di vita sostenibile &#8220;\u2026\u00a0<em>per realizzare condizioni sostenibili di vita per l&#8217;intero creato. Consci della nostra responsabilit\u00e0 di fronte a Dio, dobbiamo far valere e sviluppare ulteriormente criteri comuni per determinare ci\u00f2 che \u00e8 lecito sul piano etico, anche se \u00e8 realizzabile sotto il profilo scientifico e tecnologico\u2026 un impegno a sviluppare uno stile di vita nel quale, in contrapposizione al dominio della logica economica ed alla costrizione al consumo, accordiamo valore ad una qualit\u00e0 di vita responsabile e sostenibile<\/em>&#8220;.<\/p>\n<p>3.2\u00a0<em>Il principio dell&#8217;universalit\u00e0<\/em><\/p>\n<p>La sostenibilit\u00e0, come espressione della responsabilit\u00e0 cristiana verso il creato, \u00e8 la risposta ad alta valenza significativa con la quale si \u00e8 pronunciata la Terza Conferenza dei Responsabili presso le Conferenze episcopali d&#8217;Europa (CCEE) riunita a Badin (Slovacchia, 2001) rivolgendosi a tutti i credenti.<\/p>\n<p>Gli oltre 60 delegati di 20 Paesi hanno concordato sul fatto, che la questione ambientale \u00e8 considerata una sfida sociale di vasta portata che rivela, tra l&#8217;altro, una crisi etica e spirituale dell&#8217;uomo moderno.<\/p>\n<p>Nel riconoscere la lotta globale alla povert\u00e0, la compatibilit\u00e0 ecologica e l&#8217;efficienza economica nello sviluppo sociale, quali elementi portanti del principio di sostenibilit\u00e0, \u00e8 riconoscibile la radice comune nella dottrina sociale cristiana.<\/p>\n<p>In conclusione, la Chiesa attraverso i suoi documenti \u00e8 consapevole di un nuovo ordine mondiale caratterizzato dalla diversificazione di pi\u00f9 tipi di modelli di sviluppo, fortemente segnato dalle disparit\u00e0 e dalle disuguaglianze che si sono sviluppate dal dopo guerra ad oggi.<\/p>\n<p>Vasti settori sono ancora non completamente esplorati come il commercio dei servizi, dove la dipendenza \u00e8 ancora maggiore che per i beni, la circolazione della moneta, lo scambio di tecnologie, la propriet\u00e0 intellettuale legata alla gestione delle risorse genetiche, la circolazione delle informazioni, tematiche, queste che sono alla base della tutela dell&#8217;ambiente.<\/p>\n<p>L&#8217;appello finale alla Chiesa \u00e8 quello di continuare a considerare la dimensione internazionale, ponendo sempre in rilievo l&#8217;azione di solidariet\u00e0 verso tutti i popoli.<\/p>\n<p><strong>4. Considerazioni finali<\/strong><\/p>\n<p>L&#8217;indagine condotta, e riassunta nella Tabella Comparativa (Tab.1), pone in evidenza i numerosi punti di convergenza tra le azioni poste in essere all&#8217;indomani della Conferenza di Rio e gli insegnamenti contenuti nei documenti della Dottrina Sociale della Chiesa.<\/p>\n<p>Una sintesi a quanto delineato, si trova nelle parole del Pontefice durante il\u00a0<em>Giubileo degli agricoltori<\/em>\u00a0il 12 novembre 2000 a piazza S. Pietro.<\/p>\n<p>In quella occasione Giovanni Paolo II, rivolse l&#8217;invito a contribuire, in modo sempre pi\u00f9 incisivo, ad una &#8220;<em>cultura della solidariet\u00e0 sul piano politico, economico, nazionale ed internazionale, verso iniziative generose ed efficaci a vantaggio dei popoli meno fortunati&#8221;, ed ancora occorre &#8220;resistere alle tentazioni di una produttivit\u00e0 e di un guadagno che vadano a discapito della natura<\/em>&#8220;.<\/p>\n<p><strong>Tab.1 &#8211; Tabella Comparativa<\/strong><\/p>\n<table border=\"1\">\n<tbody>\n<tr>\n<td>Contesto internazionale<\/td>\n<td>Conv. sulla Diversit\u00e0 Biologica<\/td>\n<td>Magistero della Chiesa<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>\u00a0 Cooperazione<\/td>\n<td>&#8211; AGENDA 21;<br \/>\n&#8211; Meccanismi finanziari;<br \/>\n&#8211; Convenzioni internazionali;<br \/>\n&#8211; Ruolo degli stakeholder;<\/td>\n<td>&#8211; Art. 5, cooperazione;<br \/>\n&#8211; Art. 8(j), pratiche tradizionali;<br \/>\n&#8211; Art. 15, accesso alle risorse genetiche;<br \/>\n&#8211; Art.16,accesso alla tecnologia;<br \/>\n&#8211; Art.18, cooperazione tecnica e scientifica;<\/td>\n<td>&#8211; MM (163)<br \/>\n&#8211; PP (8, 9 , 50, 52)<br \/>\n&#8211; GS (85,1)<br \/>\n&#8211; SRS (45)<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>\u00a0 Responsabilit\u00e0<\/td>\n<td>&#8211; Convenzione di Basilea;<\/td>\n<td>&#8211; Art. 19.3, gestione della biotecnologia e distribuzione dei benefici;<br \/>\n&#8211; Protocollo di Cartagena (Art. 27)<\/td>\n<td>&#8211; SRS (38)<br \/>\n&#8211; CCEE<br \/>\n&#8211; Charta Oecumenica (9)<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>\u00a0 Informazione<\/td>\n<td>&#8211; Principio 10 della Dichiarazione di Rio<br \/>\n&#8211; Convenzione di Aarhus<\/td>\n<td>&#8211; Art. 17, scambio di informazioni<\/td>\n<td>Universalit\u00e0<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p>Lo spirito del messaggio papale si coglie anche nei documenti preparatori al Vertice di Johannesburg, che si terr\u00e0 nel settembre prossimo, fissando tra i principali obiettivi strategici:<\/p>\n<p><em>1. l&#8217;eliminazione della povert\u00e0<\/em><br \/>\nNumerosi Paesi in via di sviluppo vivono in condizioni di estrema povert\u00e0 e questa grave situazione richiede uno sforzo decisivo da parte dei Paesi industrializzati;<br \/>\n<em>2. i modelli di consumo e di produzione sostenibile<\/em><br \/>\nGli attuali modelli di consumo e di produzione comportano un uso eccessivo di risorse naturali e un&#8217;ampia produzione di rifiuti. Le negative conseguenze sull&#8217;ambiente richiedono soluzioni urgenti per utilizzare in modo efficiente uso delle risorse, promuovere l&#8217;uso delle risorse rinnovabili, principalmente per usi energetici;<br \/>\n<em>3. la gestione sostenibile delle risorse naturali<\/em><br \/>\nL&#8217;eccessivo sfruttamento delle risorse naturali continua a produrre ingenti danni all&#8217;ambiente ad ogni livello dell&#8217;ecosistema naturale. Le risorse, un tempo abbondanti, si stanno riducendo e pertanto occorre intervenire per garantire un adeguato principio di tutela e gestione per il beneficio delle future generazioni;<br \/>\n<em>4. la globalizzazione sostenibile<\/em><br \/>\nMolti Paesi hanno registrato una pi\u00f9 intensa crescita economica, grazie ad una progressiva apertura dei mercati. Tuttavia i benefici dello sviluppo non sono equamente distribuiti, producendo maggiori disparit\u00e0 di reddito anche nei Paesi industrializzati.<br \/>\n<em>5. Il Governo dello sviluppo sostenibile<\/em><br \/>\nRappresenta il livello pi\u00f9 alto della consapevolezza politica basato su un processo decisionale aperto con l&#8217;impegno condiviso da parte di tutti i membri della societ\u00e0 civile.<\/p>\n<p>Se da un lato l&#8217;intera umanit\u00e0 ha preso coscienza delle precarie condizioni ambientali, dall&#8217;altro pervade un certo scetticismo, sia per gli scarsi risultati ottenuti in dieci anni dovuti al mancato raggiungimento degli obiettivi fissati dall&#8217;AGENDA 21, come ad es. il controllo dei cambiamenti climatici, il contenimento della perdita di biodiversit\u00e0 del pianeta, la gestione delle foreste, la distribuzione dei benefici, sia per la tentazione di alcuni Paesi a voler riaprire il piano negoziale di alcuni ambiti tematici che si ritengono gi\u00e0 consolidati come il Protocollo di Cartagena.<\/p>\n<p>Nel riassumere i principali elementi affrontati, risulta opportuno sottolineare in primo luogo l&#8217;aspetto peculiare che deve acquisire la cooperazione, connaturandosi in un cammino che porti alla piena consapevolezza di &#8220;imparare a fare&#8221;, e non soltanto ricevere.<\/p>\n<p>In secondo luogo l&#8217;emergere di una societ\u00e0 dell&#8217;informazione costituisce un&#8217;importante elemento di sviluppo sociale. Gli strumenti dell&#8217;informazione dovranno nel futuro, sempre e maggiormente, garantire il ruolo della trasparenza e della crescita democratica e civile della societ\u00e0 mediante il costante coinvolgimento di tutti gli attori sociali.<\/p>\n<p>In terzo luogo, incoraggiare il senso di consapevolezza, mediante lo sviluppo di normative che definiscano il principio della responsabilit\u00e0 verso se stessi e verso gli altri.<\/p>\n<p>Infine procedere sul piano comparativo, l&#8217;analisi critica degli elementi strutturali che pur esprimendosi unitariamente contribuiscono a rendere concreto il concetto di sviluppo sostenibile.<\/p>\n<p>Quest&#8217;ultima affermazione trae spunto dalla riflessione condotta in questi anni nell&#8217;ambito della Chiesa Cattolica e dai risultati conseguiti a livello locale, nazionale ed internazionale\u00a0<sup>15<\/sup>, nel definire il ruolo e la funzione della responsabilit\u00e0 dei credenti nei confronti del creato producendo un&#8217;abbondante letteratura. Pur considerando prioritario il principio della responsabilit\u00e0, appare rilevante iniziare ad affrontare il ruolo e la funzione degli &#8220;strumenti operativi&#8221; dell&#8217;etica ambientale cattolica.<\/p>\n<p>Il &#8220;Documento di Basilea&#8221; del 1989\u00a0<sup>16<\/sup>, al punto 76, offre l&#8217;opportunit\u00e0 per una riflessione finale: &#8220;<em>Consideriamo vitale ed urgente che le risorse di questa terra devono essere condivise con tutte le prossime generazioni e la vita futura<\/em>&#8220;.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>NOTE<\/strong><br \/>\n<sup>1<\/sup>Gli auspici degli estensori del documento AGENDA 21 erano di poter completare il quadro delle Convenzioni, articolate su quattro temi fondamentali: il controllo della funzione dei cambiamenti climatici, la conservazione e l\u2019uso sostenibile della diversit\u00e0 biologica, la lotta contro l\u2019avanzare del fenomeno della desertificazione e la protezione delle foreste equatoriali. Mentre le prime tre convenzioni sono attualmente in una fase operativa ed organizzativa avanzata, con l\u2019avvenuta istituzione di un Segretariato, lo svolgimento delle Conferenze delle Parti, la creazione di organismi scientifici sussidiari di supporto alle decisioni politiche, l\u2019istituzione di meccanismi finanziari, ecc.., per quanto riguarda la Convenzione sulle foreste tropicali, pur riconoscendo l\u2019importante ruolo che svolgono le foreste sui cambiamenti climatici, hanno operato diverse strutture a livello di Panel intergovernativo e nonostante gli sforzi, non si dispone ancora di uno strumento legislativo idoneo, ma solo guidelines di scarsa incisivit\u00e0.<br \/>\n<sup>2<\/sup>\u00a0Il Consiglio delle Conferenze Episcopali d&#8217;Europa (CCEE) ha promosso dal 1999 un ciclo di consultazioni di cui la prima si \u00e8 tenuta a Celjie (Slovenia) sui fondamenti teologici ed etici dell&#8217;impegno ecologico delle Chiese. La seconda nel 2000 a Bad Honnef (Germania), sulla spiritualit\u00e0 della creazione e le politiche ambientali. La terza nel 2001 a Badin (Slovacchia) sugli stili di vita cristiani e sviluppo sostenibile.<br \/>\n<sup>3<\/sup>\u00a0La Convenzione sulla Diversit\u00e0 Biologica si propone di:<br \/>\n1. Assicurare la conservazione della diversit\u00e0 biologica prevedendo interventi a carattere generale per l\u2019identificazione, la valutazione e la conoscenza delle risorse biologiche, la conservazione in situ ed ex-situ, preferibilmente nel Paese d\u2019origine, la valutazione d\u2019impatto ambientale, gli incentivi alla ricerca, l\u2019educazione e la formazione, la promozione delle attivit\u00e0 sostenibili, la biotecnologia, lo scambio di informazioni;<br \/>\n2. Assicurare l\u2019uso sostenibile della biodiversit\u00e0, l\u2019equa distribuzione dei benefici che ne derivano, il diritto di garanzia della propriet\u00e0 intellettuale;<br \/>\n3. Assicurare l\u2019istituzione di meccanismi finanziari per assistere i Paesi, in particolare quelli in via di sviluppo, per l\u2019attuazione della Convenzione.<br \/>\nUNEP\/CBD\/94\/1, ICAO, Canada, aprile 1998.<\/p>\n<p><sup>4<\/sup>\u00a0L\u2019ONU, per assicurare detti obiettivi, si avvale di\u00a0<strong>organismi sussidiari<\/strong>, come ad esempio il Programma per lo sviluppo UNDP, UNIDO, UNICEF, il programma a favore dell\u2019ambiente, UNEP, i quali svolgono le funzioni operative. Gli\u00a0<strong>Istituti che garantiscono l\u2019assistenza finanziaria<\/strong>, come la banca Mondiale, gli\u00a0<strong>Istituti specializzati<\/strong>, come FAO, UNESCO, WHO e IFAD, nonch\u00e9 l\u2019organizzazione a carattere regionale, la CEE, la quale garantisce l\u2019applicazione delle due Convenzioni di Yound\u00e9 del 1963 e del 1969, seguite dalla Convenzione di Lom\u00e9, con le quali vennero sanciti i rapporti tra la Comunit\u00e0 europea e i Paesi dell\u2019Africa, dei Caraibi e del Pacifico (Paesi ACP).<br \/>\n<sup>5<\/sup>\u00a0Al tema della cooperazione, la Convenzione dedica esplicitamente l\u2019articolo 5, \u201cCooperazione\u201d e l\u2019articolo 18, \u201cCooperazione tecnica e scientifica\u201d. In modo implicito viene trattata nell\u2019articolo 15, \u201cAccesso alle risorse genetiche\u201d, l\u2019articolo 16, \u201cAccesso e trasferimento della tecnologia\u201d, e l\u2019articolo 17, \u201cscambio di informazioni\u201d.<br \/>\nL\u2019articolo 5, in particolare, indica che \u201c<em>Ciascuna parte contraente cooperer\u00e0 nella misura del possibili e come opportuno, con le altri Parti contraenti, direttamente o, se del caso, tramite le Organizzazioni Internazionali competenti per quanto riguarda le zone non soggette a giurisdizione nazionale e le altre questioni di interesse comune, per la conservazione e l\u2019uso sostenibile della diversit\u00e0 biologica<\/em>\u201d.<br \/>\nUNEP\/CBD\/94\/1, op. cit.<br \/>\n<sup>6<\/sup>\u00a0L\u2019articolo 14, \u201cValutazione dell\u2019impatto e minimizzazione degli impatti nocivi\u201d, comma 2 \u201c<em>La Conferenza delle parti esaminer\u00e0, sulla base degli studi da effettuarsi, il problema della responsabilit\u00e0 e del risarcimento, compreso il ripristino e l\u2019indennizzo dei danni causati alla diversit\u00e0 biologica, salvo se tale responsabilit\u00e0 sia di natura strettamente nazionale<\/em>\u201d.<br \/>\nUNEP\/CBD\/94\/1, op. cit.<br \/>\n<sup>7<\/sup>\u00a0Nella letteratura economica, tale principio \u00e8 stato espresso con il termine di \u201cesternalit\u00e0\u201d. Riprendendo la definizione data Baumol \u201c<em>essa ( l\u2019esternalit\u00e0) consiste nell\u2019interdipendenza accompagnata dalla mancata corresponsione<\/em>\u201d.<br \/>\nIn W.J.BAUMOL ,<em>\u00a0Welfare Economics and theory of the State<\/em>, London, Bell and Sons, 1965, pag. 24.<br \/>\n<sup>8<\/sup>\u00a0Tra i principali accordi multilaterali vanno menzionali il Trattato Antartico, da cui deriva il Protocollo sulla Protezione Ambientale, la Convenzione di Basilea sul controllo dei movimenti transfrontalieri dei rifiuti pericolosi e loro disposizioni, ed infine il Protocollo di Cartagena, relativo lo movimento transfrontaliero, in regime di sicurezza, di organismi geneticamente modificati.<br \/>\n<sup>9<\/sup>\u00a0Enciclica di GIOVANNI XXIII,\u00a0<em>Mater et Magistra<\/em>, (1961).<br \/>\n<sup>1<\/sup><sup>0<\/sup>\u00a0GIOVANNI XXIII, Discorso ai partecipanti della Conferenza internazionale della FAO, 3 maggio 1960, AAS 52 (1960), 465.<br \/>\n<sup>11<\/sup>\u00a0UN, Report of the United Nations Conference on Environment and Development, Annex I, RIO DECLARATION ON ENVIRONMENT AND DEVELOPMENT A\/CONF.151\/26 (Vol.I).<br \/>\n<sup>12<\/sup>\u00a0Rio Declaration, Principle 9, \u201c<em>States should cooperate to strengthen endogenus capacity-building for sustainable development by improving scientific understanding through exchanges of scientific and technological knowledge, and by enhancing the development, adaptation, diffusion transfer of technologies, including new and innovative technologies<\/em>\u201d.<br \/>\n<sup>13<\/sup>\u00a0Rio Declaration. Principle 22, &#8220;<em>Indigenous people and their communities and other local communities have a vital role in environment management and development because of their knowledge and traditional practices. States should recognize and duly support their identity, culture and interests and enable their effective participation in the achievement of sustainable development<\/em>.<br \/>\n<sup>14<\/sup>\u00a0Per quanto concerne l&#8217;importanza attribuita al ruolo degli organismi internazionali che attuano gli accordi bilaterali e multilaterali, si segnala il significativo contributo contenuto nel documento del Sinodo dei vescovi del 1971\u00a0<em>Iustitia in mundo<\/em>, in cui viene &#8220;<em>sottolineata l&#8217;importanza degli organismi specializzati delle Nazioni Unite, in particolare di quelli che direttamente si occupano delle questioni immediatamente acute della povert\u00e0 mondiale, nel campo della riforma agraria e dello sviluppo dell&#8217;agricoltura, della sanit\u00e0, dell&#8217;educazione, dei posti di lavoro, dell&#8217;abitazione e della urbanizzazione esplosiva. In questo modo speciale ci sembra che debba essere indicata la necessit\u00e0 di un fondo comune, atto a procurare gli alimenti sufficienti e le proteine per il pieno sviluppo psichico e fisico dell&#8217;infanzia<\/em>&#8221; (IM 71).<br \/>\n<sup>15<\/sup>\u00a0Tra le iniziative a livello locale si segnala l&#8217;Istituto per la Giustizia, la Pace e la Salvaguardia del Creato, istituito presso la Diocesi di Bressanone. A livello nazionale \u00e8 attivo il Gruppo di lavoro &#8220;Responsabilit\u00e0 per il creato&#8221; da parte dell&#8217;Ufficio Nazionale per i Problemi sociali e il Lavoro e del Servizio per il Progetto Cultura della Conferenza Episcopale Italiana. A livello internazionale \u00e8 attiva la Conferenza delle Chiese Europee (CCE), Consiglio delle Conferenze Episcopali Europee (CCEE).<br \/>\n<sup>16<\/sup>\u00a0Assemblea Ecumenica Europea (CCE-CCEE) &#8220;Pace nella Giustizia&#8221;, Basilea 15-19 maggio 1989, Documento finale.<\/p>","protected":false},"template":"","meta":{"_acf_changed":false,"_lmt_disableupdate":"","_lmt_disable":""},"autori":[1018],"fascicolo":[55],"class_list":["post-1061","articolo","type-articolo","status-publish","hentry","autori-stefano-gomes","fascicolo-giugno-2002"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.0 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Oikonomia - Analisi comparativa degli elementi che esprimono il concetto di sostenibilit\u00e0<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Leggi l&#039;articolo a cura di Stefano Gomes, pubblicato nel numero di Giugno 2002. 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