{"id":1053,"date":"2002-06-01T12:00:00","date_gmt":"2002-06-01T12:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.oikonomia.it\/?post_type=articolo&#038;p=1053"},"modified":"2026-04-09T09:19:28","modified_gmt":"2026-04-09T09:19:28","slug":"la-presenza-del-cristianesimo-nella-futura-costituzione-europea","status":"publish","type":"articolo","link":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2002\/giugno\/la-presenza-del-cristianesimo-nella-futura-costituzione-europea\/","title":{"rendered":"La presenza del cristianesimo nella futura Costituzione Europea"},"content":{"rendered":"<p><strong>1<\/strong>. Nel Preambolo della Carta dei diritti fondamentali dell\u2019Unione Europea (approvata a Nizza nel novembre 2000), il secondo paragrafo inizia diversamente in tedesco rispetto a tutte le altre lingue.\u00a0<em>In dem Bewusstsein ihres geistig-religi\u00f6sen und sittlichen Erbes gr\u00fcndet sich die Union<\/em>\u00a0(nella consapevolezza della propria eredit\u00e0 spirituale, religiosa e morale, l\u2019Unione si fonda..). Il testo italiano, che \u00e8 allineato invece sulle altre traduzioni, recita:\u00a0<em>Consapevole del suo patrimonio spirituale e morale, l\u2019Unione si fonda<\/em>&#8230;. Non considerando questo testo \u2018bicefalo\u2019, ritroviamo il termine \u2018religioso\/religione\u2019 agli art. 10,1 (Libert\u00e0 di pensiero, coscienza e religione), art. 14,3 (Diritto all\u2019istruzione); art. 21 (Non discriminazione), art. 22 (diversit\u00e0 culturale, religiosa, linguistica).<\/p>\n<p>Queste indicazioni sembrano voler esprimere, pi\u00f9 che la presenza storica del cristianesimo, la centralit\u00e0 nel patrimonio europeo dei \u2018diritti della coscienza\u2019. Infatti la Carta, riprendendo la dizione della Convenzione Europea dei Diritti dell\u2019Uomo (Roma 1950), disciplina la libert\u00e0 del singolo, anche se non si pu\u00f2 escludere che eventualmente associazioni esercitino in nome dei propri membri i diritti garantiti dalla disposizione dell\u2019art.10,1.<\/p>\n<p>La Convenzione di Roma sembra per\u00f2 aver avuto una maggiore estensibilit\u00e0 di principio. Infatti in un riferimento all\u2019analoga disposizione dell\u2019art. 9 di quest\u2019ultima la Corte Europea dei Diritti dell\u2019Uomo ha affermato che \u201cla libert\u00e0 di pensiero, di coscienza e di religione costituisce una delle basi della \u2018societ\u00e0 democratica\u2019 ai sensi della Convenzione. Nella sua dimensione religiosa, figura tra i principali elementi dell\u2019identit\u00e0 dei credenti e della loro concezione della vita, ma \u00e8 un bene prezioso anche per gli atei, gli scettici o gli indifferenti. Ne va del pluralismo &#8211; conquistato a caro prezzo nel corso dei secoli &#8211; insito in tale societ\u00e0. (25 maggio 1993, Kokkinakis c. Grecia; Principi Generali n.31)<\/p>\n<p>Nella Dichiarazione di Laeken\u00a0<em>Il futuro dell\u2019Unione Europea<\/em>\u00a0(15 dicembre 2001), con la quale \u00e8 partito ufficialmente il lavoro per la formulazione di una Convenzione\/Costituzione per l\u2019Unione, la parola religione appare una volta sola e nell\u2019espressione \u2018fanatismo religioso\u2019.<\/p>\n<p>Nel paragrafo\u00a0<em>Il nuovo ruolo dell\u2019Europa in un mondo globalizzato<\/em>\u00a0troviamo un luogo dove avrebbe potuto trovar posto la religione: \u201cQual \u00e8 il ruolo dell&#8217;Europa in questo mondo trasformato? Ora che \u00e8 finalmente unita, non deve l&#8217;Europa svolgere un ruolo di primo piano in un nuovo ordine planetario, quello di una potenza che pu\u00f2 assumere un ruolo stabilizzatore a livello mondiale e costituire nel contempo un faro per molti paesi e popoli? L&#8217;Europa, continente dei valori umanistici, della Magna Carta, del Bill of Rights, della rivoluzione francese e della caduta del muro di Berlino. Il continente della libert\u00e0, della solidariet\u00e0 e soprattutto della diversit\u00e0, il che implica il rispetto per le lingue, la cultura e le tradizioni altrui. L&#8217;unica frontiera che l&#8217;Unione europea traccia \u00e8 quella della democrazia e dei diritti dell&#8217;uomo.\u201d<\/p>\n<p>Anche qui sembra aver prevalso lo statalismo giacobino, rappresentato simbolicamente dagli interventi a Nizza del Presidente francese Chirac (centro destra) e del suo Primo ministro di allora Jospin (centro sinistra). Che questa tendenza sia per\u00f2 generale presso gli estensori dei documenti europei lo si evince chiaramente dal fatto che nel Trattato di Maastricht (1992) le chiese e le tradizioni religiose non sono state nominate in relazione a problemi politici e sociali. Lo stesso vale per l\u2019atto finale di Amsterdam (1997). Soltanto nelle Dichiarazioni allegate all&#8217;atto finale troviamo la\u00a0<em>Dichiarazione (n. 11) sullo status delle chiese e delle organizzazioni non confessionali<\/em>\u00a0che recita: \u201cL&#8217;Unione europea rispetta e non pregiudica lo status previsto nelle legislazioni nazionali per le chiese e le associazioni o comunit\u00e0 religiose degli Stati membri. L&#8217;Unione europea rispetta ugualmente lo status delle organizzazioni filosofiche e non confessionali\u201d. Sembra quindi che a livello politico e sociale il cristianesimo non entrer\u00e0 in quei \u2018Prolegomena ad una Costituzione Europea\u2019 che saranno il testo che tra un anno la Convenzione dovr\u00e0 presentare.<\/p>\n<p><strong>2<\/strong>. Le riflessioni su tale dato di fatto ci possono portare in diverse direzioni a secondo delle premesse generali di ognuno di noi. Si tratta appunto di chiedersi a livello storico e teoretico che funzione debba avere in uno stato moderno la religione e il cristianesimo che storicamente \u00e8 stata la religione dell\u2019Europa per decine di secoli. Ne viene coinvolta addirittura la filosofia e la teologia della storia!<\/p>\n<p>Per non essere troppo astratti, si potrebbe ipotizzare che la societ\u00e0 attuale europea \u00e8 talmente pluralista che i discorsi sul senso della vita non possono pi\u00f9 essere pubblici. Lo saranno solo quelli dei diritti umani, come si evince dalla citazione fatta poco sopra. Potrebbe sembrare una soluzione brillante, se non vi si opponessero due ragioni serie.<\/p>\n<p>Innanzi tutto avremmo una realizzazione programmata della teoria degli \u2019stranieri morali\u2019, dove i cittadini non comunicherebbero pi\u00f9 se non nei valori formali di democrazia, libert\u00e0, ecc. ma con esplicita esclusione dei valori sostanziali. Questi ultimi verrebbero lasciati da coltivare alle singole comunit\u00e0 ideali o ideologiche, comprese le religioni. Lo stato sarebbe una comunit\u00e0 di servizi (compreso quella di garantire la democrazia e la libert\u00e0) ma senza nessuna competenza sostanziale che vada oltre i bisogni materiali sia collettivi che privati. Inoltre l\u2019accettazione di una tale visione ridurrebbe la visione della vita sociale a sole due dimensioni: lo stato e le comunit\u00e0 ideologiche. Il che sembra semplicistico.<\/p>\n<p>Nel Libro Bianco della Commissione delle Comunit\u00e0 Europee<em>\u00a0La Governance Europea<\/em>\u00a0( 5 luglio 2001), tra i cambiamenti proposti all\u2019Unione Europea, la prima elencata \u00e8 il rafforzamento della partecipazione. \u201cFar partecipare la societ\u00e0 civile\u2026 La societ\u00e0 civile svolge un ruolo importante, poich\u00e9 esprime le preoccupazioni dei cittadini e fornisce servizi in risposta alle esigenze di tutte. Le chiese e le comunit\u00e0 religiose hanno un particolare contributo da apportare. Le organizzazioni che costituiscono la societ\u00e0 civile mobilitano il pubblico a sostegno, per esempio, di chi \u00e8 vittima di esclusione o di discriminazione. L&#8217;Unione ha favorito lo sviluppo della societ\u00e0 civile organizzata nei paesi candidati, quale parte della loro preparazione all&#8217;adesione. Le organizzazioni non governative hanno un ruolo importante a livello mondiale nella politica dello sviluppo, spesso come segnale dell&#8217;orientamento che prender\u00e0 il dibattito politico.\u201d<\/p>\n<p>Dove per societ\u00e0 civile si intende: \u201cLa societ\u00e0 civile comprende le organizzazioni sindacali e le associazioni padronali (le &#8220;parti sociali&#8221;), le organizzazioni non governative, le associazioni professionali, le organizzazioni di carit\u00e0, le organizzazioni di base, le organizzazioni che cointeressano i cittadini nella vita locale e comunale, con un particolare contributo delle chiese e delle comunit\u00e0 religiose. Per una definizione pi\u00f9 precisa della societ\u00e0 civile organizzata, vedasi il parere del Comitato economico e sociale riguardante &#8220;Il ruolo e il contributo della societ\u00e0 civile organizzata nella costruzione europea&#8221;, GU C 329 del 17.11.1999, p.30.\u201d<\/p>\n<p><strong>3<\/strong>. Potrebbe essere questa la via per riaffermare il ruolo della religione, e del cristianesimo in particolare, nell\u2019Unione Europea: dimostrare che essa ha un influsso nella societ\u00e0 per il bene di tutti (credenti e non credenti) e che il suo ruolo non \u00e8 eliminabile.<\/p>\n<p>E\u2019 una formulazione nuova e concreta della tradizione cristiana del diritto naturale, che altro non \u00e8 nella sua sostanza che una formulazione delle cose che non si possono mai fare e di quelle che si debbono sempre fare nella vita sociale e pubblica, secondo le indicazioni di J. Maritain.<\/p>\n<p>Un primo compito dei cristiani potrebbe essere proprio quello di affermare e sostenere i diritti umani nella loro assolutezza e indivisibilit\u00e0. Inoltre potrebbero essere paladini, seguendo la loro tradizione, della sussidiariet\u00e0 e della prevalenza del bene comune, inteso soprattutto come non esclusione intenzionale di nessuno.<\/p>\n<p><strong>4<\/strong>. Resta per\u00f2 il problema della presenza delle rappresentanze istituzionali delle comunit\u00e0 religiose a livello pubblico. Non ci vuol molto a rendersi conto che anche questo \u00e8 un compito non trascurabile. Se infatti la religione \u00e8 un bene per la societ\u00e0, le sue rappresentanze istituzionali non possono non avere rilevanza pubblica. Non prendiamo posizione sulle modalit\u00e0, compito degli esperti di diritto pubblico ed ecclesiastico. Ma non facciamoci illusioni: di fronte alle burocrazie solo le rappresentanze stabili ed istituzionali possono avere un\u2019 udienza efficace.<\/p>\n<p>Il consiglio di Tocqueville (\u201c In America la religione \u00e8 un mondo a parte, in cui regna il prete, ma dalla quale egli ha cura di non uscire mai; entro i suoi confini fa da guida all\u2019intelligenza, fuori per\u00f2 lascia gli uomini padroni di s\u00e9 stessi e li \u00a0abbandona all\u2019indipendenza e all\u2019instabilit\u00e0 proprie alla loro natura e al tempo\u201d p. 515, del testo citato nella rubrica Pagina Classica) non pu\u00f2 valere se non nel senso che le istituzioni ecclesiali non debbono partecipare alla politica partitica. Esso non \u00e8 invece applicabile ai cristiani in genere i quali nel loro credo sostanziale hanno l\u2019impegno ad essere sale della terra e luce del mondo. Per questo non possono accettare di diventare insipidi e di essere messi sotto il moggio quando si tratta dei principi primi della vita sociale e della difesa di tutti gli emarginati.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>","protected":false},"template":"","meta":{"_acf_changed":false,"_lmt_disableupdate":"","_lmt_disable":""},"autori":[872],"fascicolo":[55],"class_list":["post-1053","articolo","type-articolo","status-publish","hentry","autori-francesco-compagnoni","fascicolo-giugno-2002"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.0 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Oikonomia - La presenza del cristianesimo nella futura Costituzione Europea<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Leggi l&#039;articolo a cura di Francesco Compagnoni, pubblicato nel numero di Giugno 2002. 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