{"id":1031,"date":"2002-02-01T12:00:00","date_gmt":"2002-02-01T12:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.oikonomia.it\/?post_type=articolo&#038;p=1031"},"modified":"2026-04-11T11:29:36","modified_gmt":"2026-04-11T11:29:36","slug":"metodologie-dintervento-per-la-gestione-ambientale","status":"publish","type":"articolo","link":"https:\/\/www.oikonomia.it\/en\/2002\/febbraio\/metodologie-dintervento-per-la-gestione-ambientale\/","title":{"rendered":"Metodologie d&#8217;intervento per la gestione ambientale"},"content":{"rendered":"<p><strong>1) Introduzione<\/strong><\/p>\n<p>La Conferenza di Rio de Janeiro del 1992, nonostante le difficolt\u00e0 che continua ad incontrare per la sua piena attuazione, ha il merito di aver lanciato una sfida alla comunit\u00e0 internazionale ponendo una serie di interrogativi sui quali definire strategie per armonizzare tutela dell\u2019ambiente e sviluppo economico. Le indicazioni fornite da diversi studiosi confermano che i tempi sono ormai maturi per intraprendere la strada dell\u2019eco-efficienza cio\u00e8 un uso pi\u00f9 razionale ed efficiente delle risorse. L\u2019attuale contesto produttivo \u00e8 tuttavia contraddistinto da una netta divaricazione tra obiettivi economici e compatibilit\u00e0 ambientale.<\/p>\n<p>Le aree di progettazione dell\u2019eco-efficienza (Fig. 1) sono:<\/p>\n<p>1. Lo sviluppo e la progettazione del sistema prodotto-processo;<\/p>\n<p>2. La gestione ed il miglioramento dei sistemi di produzione;<\/p>\n<p>3. L\u2019innovazione delle tecnologie di processo e fabbricazione.<\/p>\n<p>Per gestire le risorse in modo efficiente \u00e8 indispensabile introdurre strategie basate su prodotti e processi progettati per minimizzare l\u2019impatto sull\u2019ambiente, ma in primo luogo \u00e8 necessario intervenire sul contesto culturale esistente, ove permangono ancora diffidenze ed incomprensioni. Le imprese dovranno impegnarsi in un cambiamento radicale, passando da una percezione dell\u2019ambiente come costo, a una visione dell\u2019ambiente come fattore strategico di vantaggio competitivo.<\/p>\n<p>Pur essendo lontano dal traguardo ottimale, il nostro Paese sta percorrendo la strada della certificazione anche se le principali difficolt\u00e0 s\u2019incontrano soprattutto sotto il profilo culturale in quanto sussiste la compresenza, sulle stesse tematiche, di normative volontarie (EMAS ed ISO) e leggi statali (VIA) non perfettamente in sintonia in quanto perseguono finalit\u00e0 diverse.<\/p>\n<p><strong>Obiettivo eco-efficienza<\/strong><\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.oikonomia.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/studi_gomes_1.gif\" alt=\"studi gomes 1\" \/><\/p>\n<p><strong>Fig.1: Fonte: Galgano &amp; Associati, aprile 2000<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Sino ad una ventina di anni fa, non esistevano delle norme volontarie gestionali perch\u00e9 le uniche presenti riguardavano il prodotto. Al contempo, le leggi si limitavano a definire i limiti di emissione.<\/p>\n<p>Solo a partire dagli anni \u201990, inizia l\u2019azione convergente che si svilupper\u00e0 in tre aree sinergiche:<\/p>\n<p>1. Il settore della qualit\u00e0 per il quale ad oggi non esiste un provvedimento ad hoc specifico\u00a0<sup>1<\/sup>;<\/p>\n<p>2. Il settore ambiente, per il quale i provvedimenti specifici si ispirano alla logica del sistema di gestione ambientale ISO 14001\u00a0<sup>2<\/sup>\u00a0ed EMAS;<\/p>\n<p>3. Il settore sicurezza il quale presenta il pi\u00f9 alto livello di normazione\u00a0<sup>3<\/sup>.<\/p>\n<p>Un&#8217;ulteriore elemento di complessit\u00e0 che si aggiunge al panorama delineato \u00e8 la consapevolezza che, per procedere all&#8217;attuazione delle politiche ambientali e di conservazione della natura, necessitano sempre di pi\u00f9 ingenti risorse pubbliche e private che devono essere sottratte ad altri scopi. Pertanto, risulta fondamentale determinare quanto e come il benessere della societ\u00e0 aumenti in attuazione di un determinato progetto. A questo fine \u00e8 necessario identificare e misurare i suoi benefici e costi sociali in rapporto a quelli di altri progetti.<\/p>\n<p>Lo strumento principale di valutazione \u00e8 l&#8217;Analisi Costi-Benefici (ACB) che ha assunto rilevanza anche in campo ambientale e viene, tra l&#8217;altro, richiesto espressamente per l&#8217;attuazione dei nuovi Regolamenti sui Fondi Strutturali promossi dall&#8217;UE (artt. 25 e 26 del Regolamento 1260\/99).<\/p>\n<p>Sulla base di queste premesse il principio di comparazione si soffermer\u00e0 solo su tre metodologie d&#8217;intervento:<\/p>\n<p>1. La Valutazione d\u2019Impatto Ambientale (VIA), e la sua naturale evoluzione: la Valutazione strategica ambientale (VAS);<\/p>\n<p>2. L\u2019Analisi Costi-Benefici (ACB);<\/p>\n<p>3. L\u2019ecogestione e l\u2019audit ambientale.<\/p>\n<p>A complemento della terza metodologia, verr\u00e0 illustrato un caso-studio: l\u2019esperienza significativa del Comune di Varese Ligure, dove la popolazione, condividendo gli sforzi perseguiti dall\u2019Amministrazione Comunale, ha permesso il raggiungimento di eccellenti risultati gestionali.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>2) La Valutazione d\u2019impatto ambientale (VIA) ed il suo percorso evolutivo<\/strong><\/p>\n<p>La ricerca si \u00e8 riversata su pi\u00f9 fronti per definire una possibile ed armonica gestione tra questioni economiche ed ambientaliste.<\/p>\n<p>Trae spunto dall\u2019esperienza americana sviluppatasi verso la fine degli anni \u201960\u00a0<sup>4<\/sup>, con gli studi d\u2019impatto ambientale.<\/p>\n<p>In Europa la valutazione d\u2019impatto ambientale (VIA) si afferm\u00f2 rapidamente alla fine degli anni \u201970, sviluppando proprie forme in Danimarca, Francia, Germania Federale, Svezia e in forma pi\u00f9 semplificata nel Regno Unito, Olanda, Spagna , Belgio ed Austria.<\/p>\n<p>Secondo gli studiosi di questo specifico settore, gli studi d\u2019impatto sono l\u2019espressione di una societ\u00e0 che non intende rinunciare ad espandersi economicamente e socialmente, ma che per tale obiettivo non \u00e8 disposta a rinunciare alla qualit\u00e0 ambientale. Inoltre, detti studi rappresentano uno strumento al servizio di una politica non di pura conservazione, ma di sviluppo quali-quantitativo gestito, correntemente definito \u201csostenibile\u201d.<\/p>\n<p>Pertanto gli studi d\u2019impatto sono classificabili sulla base di una \u201ccultura della previsione\u201d che studia l\u2019ambiente come un sistema di relazioni: la modifica del sistema di relazioni ad opera dell\u2019incontro con un agente esterno.<\/p>\n<p>La brevit\u00e0 della definizione racchiude argomenti estremamente complessi in quanto i tematismi che afferiscono agli studi d\u2019impatto sono di diversa natura: fisico-biologici, economici, giuridici, sociali ecc.<\/p>\n<p>L\u2019obiettivo principale dello studio \u00e8 quello di valutare modalit\u00e0 e dati relativi alla modifica del sistema di relazioni per opera dell\u2019incontro tra l\u2019agente \u2013 esterno al sistema \u2013 definito agente impattante, ed una componente del sistema, cio\u00e8 il bersaglio, che ne risulta modificato: tale azione costituisce un\u00a0<em>impatto ambientale<\/em>.<\/p>\n<p>Con la riforma dei fondi strutturali\u00a0<sup>5<\/sup>, da parte dell\u2019Unione Europea, \u00e8 stato rivisto il concetto di VIA sulla base degli obiettivi fissati dal Trattato d\u2019Amsterdam del 1997, tra cui \u201clo sviluppo armonioso equilibrato e sostenibile delle attivit\u00e0 economiche, l\u2019elevato livello di protezione dell\u2019ambiente ed il miglioramento di quest\u2019ultimo\u201d.<\/p>\n<p>La nuova metodologia di approccio alle problematiche di tipo ambientale ha evidenziato il carattere di trasversalit\u00e0, assumendo la denominazione di Valutazione Strategica Ambientale (VAS).<\/p>\n<p>L\u2019azione vede il coinvolgimento di tutti i soggetti istituzionali referenti a livello centrale ed a livello territoriale (principio del partenariato) mediante il contributo delle diverse professionalit\u00e0 operanti sul territorio, per le rispettive materie.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Da tale sinergia emergono le valutazioni della componente naturalistico-ecosistemica e di quella paesaggistico-culturale, scandite da tre fondamentali momenti:<\/p>\n<p>1. La valutazione\u00a0<strong><em>ex ante<\/em><\/strong>\u00a0che precede e accompagna la definizione dei Piani e dei Programmi operativi di cui \u00e8 parte integrante;<\/p>\n<p>2. La valutazione\u00a0<strong><em>intermedia<\/em><\/strong>\u00a0considera i primi risultati degli interventi, la coerenza con la valutazione ex ante, la pertinenza degli obiettivi e il grado di conseguimento degli stessi, la correttezza della gestione finanziaria nonch\u00e9 la qualit\u00e0 della sorveglianza e della realizzazione ;<\/p>\n<p>3. La valutazione\u00a0<strong><em>ex post<\/em><\/strong>\u00a0destinata ad illustrare i risultati conseguiti e specificatamente l\u2019impiego delle risorse, l\u2019efficacia e l\u2019efficienza degli interventi, la coerenza con la valutazione ex ante, infine utili indicazioni per l\u2019attuazione di politiche di coesione territoriale economica e sociale.<\/p>\n<p>Finalit\u00e0 ultima della VAS \u00e8 quindi la verifica complessiva della rispondenza dei piani di sviluppo\u00a0<sup>6<\/sup>\u00a0e dei programmi operativi\u00a0<sup>7<\/sup>\u00a0in funzione degli obiettivi fissati dallo \u201csviluppo sostenibile \u201c dell\u2019impatto ambientale (Fig. 2).<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.oikonomia.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/studi_gomes_2.gif\" alt=\"studi gomes 2\" \/><\/p>\n<p><strong>Fig.2: Fonte: Ministero dell&#8217;Ambiente, 1999<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>3) L\u2019Analisi costi-benefici<\/strong><\/p>\n<p>La cultura della \u201c<em>previsione<\/em>\u201d ha portato a sviluppare una serie di metodologie, prima tra tutte quella definita analisi costi-benefici (ACB), che nella sua forma tradizionale costituisce il bilancio consolidato di una azione mediante la sommatoria dei suoi effetti positivi e negativi espressi in termini monetari\u00a0<sup>8<\/sup>.<\/p>\n<p>L&#8217;ACB rappresenta un mezzo molto versatile di valutazione che comprende tutti gli aspetti fondamentali di un progetto, dai costi di esecuzione agli impegni di gestione e mantenimento, ai costi di eventuale smantellamento e, per tutte queste fasi, le ricadute occupazionali. Infatti con il programma per la tutela e la conservazione ambientale denominato LIFE II, l&#8217;Unione Europea ha introdotto l&#8217;ACB inquadrando l&#8217;operativit\u00e0 del progetto in ricadute socio economiche evidenti come la creazione di nuovi posti di lavoro.<\/p>\n<p>Per quanto detto, si pu\u00f2 notare come l&#8217;ACB rappresenti l&#8217;asse portante di una operazione di project financing in quanto consente di valutare l&#8217;auspicabilit\u00e0 di un progetto confrontandone i costi e i benefici arrecati.<\/p>\n<p>Come facilmente si pu\u00f2 intuire, non sempre un progetto pu\u00f2 avere ricadute economicamente valutabili ed apprezzabili, basti pensare a costi e benefici in funzione dell&#8217;aumento o riduzione dell&#8217;inquinamento. In questi casi l&#8217;analisi pu\u00f2 diventare difficile e ingombra di errori. Il fattore limitante di tale metodologia va ricercato nell\u2019assoluta mancanza di attribuzione di variabili economiche ai c.d. \u201cbeni liberi\u201d quali acqua, aria, salute, paesaggio ecc., che non si prestano ad una quantificazione (principio della\u00a0<em>res nullius<\/em>).<\/p>\n<p>L&#8217;applicazione dell&#8217;ACB alle questioni ambientali non \u00e8 priva di problemi, specialmente per quanto concerne i benefici. E&#8217; per questa ragione che vengono adottati strumenti decisionali affini come la valutazione d&#8217;impatto ambientale o l&#8217;analisi di efficacia, per misurare i benefici attesi dai progetti ambientali. Le decisioni sono normalmente assunte considerando solo i costi direttamente imputabili alle attivit\u00e0 o gli impatti fisici (danni) in termini quantitativi provocati all&#8217;ambiente.<\/p>\n<p>Obiettivo primario dell&#8217;ACB \u00e8 quello di mostrare l&#8217;effetto netto di un progetto sul valore della produzione e su altri flussi di &#8220;benessere&#8221;. Il criterio base da consolidare \u00e8 che il valore dei beni e servizi prodotti sia in definitiva aumentato focalizzando l&#8217;attenzione sulle seguenti fasi:<\/p>\n<p>a) Identificazione dei vari effetti del progetto o programma proposto;<\/p>\n<p>b) Quantificazione in termini fisici di questi effetti;<\/p>\n<p>c) Valutazione dei benefici in termini monetari;<\/p>\n<p>d) Presentazione delle informazioni rilevanti in modo ragionevolmente lineare, cos\u00ec che siano chiaramente evidenziate le ipotesi importanti che sottostanno all&#8217;analisi e le implicazioni di queste ipotesi per le conclusioni dello studio.<\/p>\n<p>Le fasi sono le stesse per ogni tipologia di progetto, ma quando vengono applicate a progetti ambientali emergono una serie di problemi.<\/p>\n<p>Per quanto riguarda le prime due fasi, dai progetti ambientali scaturisce una grande variet\u00e0 di benefici: la loro identificazione e valutazione richiede la conoscenza dei processi sia fisici che biologici e delle risposte economiche a questi effetti, spesso misurabili solo attraverso attivit\u00e0 di monitoraggio.<\/p>\n<p>Anche la terza fase presenta delle difficolt\u00e0. I benefici e i costi delle attivit\u00e0 del settore pubblico dipendono dalla disponibilit\u00e0 a pagare degli individui. Quando i beni implicati vengono scambiati in mercati chiaramente competitivi, allora i prezzi di mercato si misureranno con la disponibilit\u00e0 a pagare per l&#8217;ultima unit\u00e0 consumata, e l&#8217;area sottostante la curva di domanda rappresenta la disponibilit\u00e0 totale a pagare.<\/p>\n<p>Nel caso dei progetti ambientali pu\u00f2 non esistere sempre un mercato e, quindi, non \u00e8 possibile riferirsi ad indicatori di mercato. Questo tipo di problema introduce l&#8217;uso dei c.d. &#8220;prezzi ombra&#8221; e dei metodi indiretti di valutazione che si richiamano al concetto di disponibilit\u00e0 a pagare, o meglio la disponibilit\u00e0 dei consumatori a pagare per i servizi derivanti dall&#8217;impiego di determinate risorse. In altre parole, anche se non esiste un prezzo di mercato questi servizi possono essere indirettamente valutati in termini monetari in quanto il consumo comporta, in ogni caso, almeno i diversi costi connessi allo svolgimento di determinate attivit\u00e0. Diverse sono le metodologie suggerite in letteratura per giungere alla corretta valutazione di questi costi e, successivamente, alla costruzione della curva della domanda del bene.<\/p>\n<p>Nonostante i contributi originali desunti dalle esperienze nazionali ed internazionali, l&#8217;ACB restava, e resta, uno strumento inadatto ad affrontare le diverse problematiche che afferiscono al concetto di \u201c<strong>qualit\u00e0 della vita<\/strong>\u201d.<\/p>\n<p>Tale limite \u00e8 dovuto, in primo luogo, alle difficolt\u00e0 di ordine dialettico tra gli esperti delle discipline afferenti alle scienze sociali e quelli delle scienze naturalistiche; in secondo luogo, dagli interessi contrapposti dalle lobby di settore (ambientaliste e industriali).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>4) Ecogestione e audit ambientale.<\/strong><\/p>\n<p>L\u2019impostazione tradizionale dei sistemi di protezione dell\u2019ambiente \u00e8 prevalentemente basata sul principio \u201ccomando e controllo\u201d.<\/p>\n<p>Tale principio viene esercitato mediante la produzione di leggi, regolamenti o atti amministrativi che, oltre a definire le specifiche tecniche, ne garantiscono l\u2019applicazione mediante le autorizzazioni, i controlli e le sanzioni.<\/p>\n<p>Questo tipo di politica ambientale non ha sinora contribuito a definire una metodologia \u2013 idonea a chiarire le possibili azioni concrete per l\u2019attuazione dello \u201csviluppo sostenibile\u201d in termini generali \u2013 integrata nelle strategie aziendali di settore.<\/p>\n<p>Il mondo dell\u2019industria ha vissuto l\u2019approccio alle problematiche ambientali in modo conflittuale, quasi fosse un vincolo esterno, percepito come fonte di costi aggiuntivi senza alcun ricavo.<\/p>\n<p>Dal canto suo, la Pubblica Amministrazione ha prodotto gran parte della normativa ambientale al fine di rimediare situazioni compromesse, pi\u00f9 che per la prevenzione.<\/p>\n<p>La risposta nel ricercare ed utilizzare strumenti di mercato innovativi \u00e8 giunta nel 1992 con l\u2019istituzione del sistema comunitario di ecogestione e audit, nonch\u00e9 di sistemi di standardizzazione in materia di sistemi di gestione ambientale\u00a0<sup>9<\/sup>.<\/p>\n<p>La standardizzazione nel campo della gestione aziendale si \u00e8 affermata in anni recenti nel settore della qualit\u00e0, mediante le norme ISO 9000 e il concetto della qualit\u00e0 globale.<\/p>\n<p>L\u2019introduzione di questi sistemi pu\u00f2 considerarsi una vera\u00a0<em>rivoluzione copernicana<\/em>, in quanto da una impostazione tradizionale secondo cui il controllo della qualit\u00e0 veniva effettuato ex post, si \u00e8 passati all\u2019applicazione della qualit\u00e0 a tutte le fasi del processo produttivo, fino alla fase della commercializzazione e del servizio al cliente. La nuova visione globale del processo ha consentito agli operatori di poter inserire nell\u2019analisi del processo produttivo anche le problematiche ambientali.<\/p>\n<p>Sicuramente l\u2019iniziativa pi\u00f9 rappresentativa che funge da modello base \u00e8 costituita dalla norma del BSI (British Standard Institute) n.7750, relativa a sistemi di gestione ambientale.<\/p>\n<p>Questa norma codifica l\u2019impostazione sistematica della gestione ambientale in una organizzazione di qualsiasi natura, ispirandosi a quanto stabilito dalle norme ISO 14001 nel campo della qualit\u00e0. La norma BS 7750 \u00e8 stata preparata in concomitanza con il regolamento comunitario sull\u2019ecogestione e audit con cui \u00e8 possibile rilevare diversi punti comuni\u00a0<sup>10<\/sup>.<\/p>\n<p>Gli standard ambientali, quali ISO14001 e BS7750, sono strumenti volti a definire un quadro di riferimento per la costituzione di sistemi procedurali e documentali tendenti a rendere efficiente ed efficace la gestione delle fasi di processi produttivi che interagiscono con l\u2019ambiente.<\/p>\n<p>Aspetto peculiare della certificazione \u00e8 rappresentato dalla\u00a0<em>comunicazione<\/em>, intesa nel duplice aspetto: interno ed esterno\u00a0<sup>11<\/sup>. Mediante la comunicazione interna, la certificazione persegue l\u2019obiettivo di legittimare e riconoscere l\u2019efficacia dell\u2019attivit\u00e0 svolta dal management, dalla propriet\u00e0 e dall\u2019intera azienda, nonch\u00e8 l\u2019efficienza dell\u2019attuazione del sistema. Nei confronti dell\u2019esterno, la certificazione ambientale ha lo scopo di dimostrare che le iniziative svolte non sono un puro esercizio teorico, ma possono essere verificate da un soggetto esterno.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>4.1) I sistemi di certificazione ambientale.<\/p>\n<p>Il limite riscontrabile nella norma ISO14001 \u00e8 che, contrariamente all\u2019EMAS, non prevede che l\u2019azienda debba rendere disponibile al pubblico un documento che presenti il proprio sistema di gestione e prestazione ambientale. La norma richiede che venga valutata la possibilit\u00e0 di comunicare all\u2019esterno su argomenti ambientali e che venga registrata la decisione.<\/p>\n<p>I due schemi si differenziano in particolare per quanto riguarda l\u2019analisi iniziale e la dichiarazione ambientale. Infatti l\u2019EMAS richiede esplicitamente che l\u2019impresa produca un\u2019analisi ambientale iniziale.<\/p>\n<p>Essendo entrambi gli schemi strumenti di natura volontaria, ogni impresa deve valutare se per la propria realt\u00e0 sia pi\u00f9 conveniente ottenere una delle due certificazioni\/registrazioni, oppure se ottenerle entrambe, passando dalla certificazione secondo la norma ISO 14000 per arrivare alla registrazione EMAS del sito produttivo.<\/p>\n<p>Stando alle indicazioni della Comunit\u00e0 Europea (decisione Commissione del 14 aprile 1997), i due iter possono diventare passi successivi di uno stesso percorso. La decisione infatti definisce in dettaglio quali requisiti richiesti dal regolamento EMAS sono soddisfatti da quanto previsto dalla norma ISO 14001, guidando l\u2019integrazione ai fini della registrazione EMAS del sito.<\/p>\n<p>I vantaggi legati alla realizzazione del sito ambientale:<\/p>\n<ul>\n<li>monitoraggio della normativa ambientale<\/li>\n<li>controllo della conformit\u00e0 a leggi e regolamenti<\/li>\n<li>maggiore competitivit\u00e0<\/li>\n<li>efficienza organizzativa<\/li>\n<li>migliore immagine aziendale nei confronti di clienti, investitori, pubbliche amministrazioni<\/li>\n<li>facilitazioni nell\u2019ottenere permessi e autorizzazioni<\/li>\n<li>risparmio di materie prime ed energia<\/li>\n<li>possibilit\u00e0 di ottenere assicurazioni a prezzi inferiori<\/li>\n<li>miglior controllo dei costi ambientali<\/li>\n<li>riduzione del rischio d\u2019incidenti<\/li>\n<\/ul>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>TAB.1: Confronto tra ISO 14001 e Regolamento EMAS<\/strong><\/p>\n<table border=\"1\">\n<tbody>\n<tr>\n<td><strong>ISO 14001<\/strong><\/td>\n<td><strong>EMAS<\/strong><\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>Ente emanante<\/td>\n<td>Ente di normalizzazione (mondiale)<\/td>\n<td>Organo politico (europeo)<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>A cosa si applica<\/td>\n<td>Organizzazione<\/td>\n<td>Sito produttivo<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>A chi \u00e8 rivolta<\/td>\n<td>Alla struttura interna<\/td>\n<td>All\u2019esterno (dichiarazione ambientale)<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>Comporta<\/td>\n<td>Impegno a rispettare le leggi<\/td>\n<td>Garanzia di rispetto delle leggi<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p><strong>TAB.2: Costi di adesione alle norme volontarie<\/strong><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<table border=\"1\">\n<tbody>\n<tr>\n<td><strong>ISO 14001<\/strong><\/td>\n<td><strong>EMAS<\/strong><\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>Servizi di consulenza esterna (analisi ambientale, progettazione Sistema)<\/td>\n<td>X<\/td>\n<td>X<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>Personale interno da destinare alla gestione ambientale, compresa la formazione<\/td>\n<td>X<\/td>\n<td>X<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>Investimenti per miglioramenti ambientali<\/td>\n<td>X<\/td>\n<td>X<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>Spese di certificazione<\/td>\n<td>X<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>Convalida della dichiarazione ambientale da parte dell\u2019Ente verificatore<\/td>\n<td>X<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>Registrazione del sito<\/td>\n<td>X<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p>Le imprese italiane, pur essendo lontane dall\u2019optimum, secondo un sondaggio dell\u2019Istituto di certificazione Tuv, dimostrano interesse per questo tipo di approccio. Sulle 170 risposte inviate, il 66% ha dichiarato di essere certificato su pi\u00f9 sistemi gestionali; e di questi il 37% ha affermato di puntare all\u2019integrazione. Certo, la percentuale \u00e8 piuttosto bassa, ma la certificazione ambientale in Italia \u00e8 un fenomeno recente, ancora poco diffuso (vedasi Tabella 3).<\/p>\n<p>I dati della ricerca Tuv fanno emergere che il 58% delle imprese con sistema gestionale plurimo ha scelto la certificazione simultanea, principalmente per anticipare i tempi (33%) e ottimizzare le risorse (32%). Ma affrontando notevoli difficolt\u00e0, legate soprattutto alla complessit\u00e0 degli argomenti (50%), alle competenze richieste (27%) ed alla lunghezza dei tempi (20%).<\/p>\n<p>La stragrande maggioranza (75%) delle aziende che hanno scelto l\u2019integrazione, simultanea o meno, si \u00e8 dichiarata soddisfatta della scelta. Tuttavia emerge un dato inquietante: tra una serie di aziende interpellate ma non ancora certificate, l\u201982% lo far\u00e0 solo sul settore qualit\u00e0, il\u00a0<em>15% sceglier\u00e0 anche quello ambientale<\/em>, il 3% introdurr\u00e0 la gestione della sicurezza.<\/p>\n<p>E\u2019 importante sottolineare, in considera-zione delle attuali leggi statali in materia di gestione della qualit\u00e0 (come quella sull\u2019HACCP Hazard Analysis and Critical Control Points \u2013 D.Lvo 155\/97), il tentativo di trovare un collegamento tra tali leggi e le norme volontarie attuative, al punto da fare riferimento diretto alle ISO per l\u2019applicazione dei sistemi integrati.<\/p>\n<p>L\u2019intenzione \u2013 almeno secondo gli osserva-tori del settore \u2013 \u00e8 arrivare al punto che la legge non contenga pi\u00f9 procedure per assicurare la qualit\u00e0, la sicurezza sul lavoro o la protezione dell\u2019ambiente, ma rimandi alle norme volontarie esistenti. Un primo esempio di questa sinergia potrebbe essere la seconda versione dell\u2019EMAS, che prevede come sistema di gestione ambientale (SGA) il riferimento esplicito alla norma ISO 14001.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>4.2) Il Regolamento n. 1836\/93 (Environmental Management and Audit Scheme \u2013 EMAS).<\/p>\n<p>Tale Regolamento si propone di promuovere un\u2019impostazione che riconosca e valorizzi il ruolo autonomo dell\u2019impresa, in un regime di trasparenza nei confronti del pubblico.<\/p>\n<p>Obiettivo principale del Regolamento \u00e8 il miglioramento costante dell\u2019efficienza ambientale delle attivit\u00e0 industriali da conseguirsi mediante:<\/p>\n<p>1. L\u2019utilizzazione da parte delle imprese dei metodi di gestione ambientali pi\u00f9 avanzati (introduzione di politiche, programmi e sistemi di gestione aziendali);<\/p>\n<p>2. La valutazione periodica e sistematica delle performance ambientali;<\/p>\n<p>3. L\u2019informazione oggettiva e verificata dal pubblico su politiche, programmi stabiliti e risultati conseguiti.<\/p>\n<p><strong>TAB.3: \u00a0Incremento delle certificazioni \u00a0in Italia secondo le \u00a0norme ISO e EMAS<\/strong><\/p>\n<table border=\"1\">\n<tbody>\n<tr>\n<td><strong>Anno<\/strong><\/td>\n<td><strong>ISO 9001\/2<\/strong><\/td>\n<td><strong>ISO 14001<\/strong><\/td>\n<td><strong>EMAS<\/strong><\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>\u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 1991<\/td>\n<td>\u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 163<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>1992<\/td>\n<td>353<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>1993<\/td>\n<td>825<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>1994<\/td>\n<td>1628<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>1995<\/td>\n<td>3123<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>1996<\/td>\n<td>5326<\/td>\n<td>20<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>1997<\/td>\n<td>8729<\/td>\n<td>49<\/td>\n<td>1<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>1998<\/td>\n<td>13977<\/td>\n<td>106<\/td>\n<td>12<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>1999<\/td>\n<td>21427<\/td>\n<td>247<\/td>\n<td>25<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p><strong>NB<\/strong>: Alla data odierna il numero delle certificazioni ISO14001 \u00e8 di 1030, per l\u2019EMAS \u00e8 di 68.<\/p>\n<p>Elemento caratteristico del Regolamento, oltre al fatto di non fissare livelli predeterminati di rendimento ambientale da raggiungere\u00a0<sup>12<\/sup>, \u00e8 rappresentato da un adeguato livello di integrazione con i sistemi nazionali\u00a0<em>command and control<\/em>, anche se l\u2019idea stessa di concepire un sistema di autoregolamentazione nasce da una crisi dei sistemi autorizzativi tradizionali. (Fig. 3).<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.oikonomia.it\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/studi_gomes_3.gif\" alt=\"studi gomes 3\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fig.3: Il sistema di ecogestione e audit della Comunit\u00e0 Europea.\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>Fonte: B.DELOGU, M.DUBINI e P.GIUIUZZA op. cit.\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>L\u2019adesione al sistema comunitario di ecogestione e audit avviene su base volontaria, volta a promuovere costanti miglioramenti dell\u2019efficacia ambientale delle attivit\u00e0 industriali mediante:<\/p>\n<p>1. Attuazione di politiche, programmi e sistemi di gestione dell\u2019ambiente in relazione ai loro siti e valutazione della loro efficacia;<\/p>\n<p>2. Trasmissione al consumatore , attraverso uno schema prefissato e codificato, di tutte le informazioni necessarie circa l\u2019atteggiamento ecologico assunto dall\u2019impresa.<\/p>\n<p>Il sistema sta raccogliendo in Europa un generale consenso. In Italia\u00a0<sup>13 <\/sup>i siti registrati EMAS erano 68, al mese di giugno 2001.<\/p>\n<p>Il miglioramento delle performances ambientali e dei rapporti con pubblico ed istituzioni, oltre ad offrire un indubbio vantaggio competitivo alle imprese che aderiscono, contribuisce a garantire la massima trasparenza dell\u2019informazione ai consumatori riguardo l\u2019impatto ambientale dei prodotti.<\/p>\n<p>La crisi di tali sistemi, in termini di eccesso di burocratizzazione e di dirigismo statale nei confronti delle attivit\u00e0 d\u2019impresa, costituisce il motivo ispiratore dei vari strumenti alternativi tra i quali si colloca anche il sistema di ecogestione e di audit ambientale.<\/p>\n<p>Il punto d\u2019incontro tra i due sistemi, quello autorizzativo tradizionale e quello volontario di autoregolamentazione, deve necessariamente percorrere la strada della semplificazione e dell\u2019ottimizzazione delle risorse impiegate nelle varie attivit\u00e0 di certificazione, assicurando il principio della garanzia dell\u2019interesse pubblico nella salvaguardia ambientale.<\/p>\n<p>E\u2019 possibile, a questo punto, mettere in relazione l\u2019audit ambientale con i controlli di tipo regolamentativo basati su verifiche analoghe alla procedura di valutazione dell\u2019impatto ambientale (VIA) ed alla procedura di controllo di attivit\u00e0 industriali a rischio.<\/p>\n<p>Come gi\u00e0 illustrato in precedenza relativamente al sistema VIA , si auspica per il futuro una<em>\u00a0integrazione dei metodi<\/em>, tale da costituire la base per l&#8217;utilizzo dell\u2019audit ambientale applicato ad una filiera di produzione, contestualmente alla messa a regime di un nuovo impianto o alla creazione di un nuovo stabilimento.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>4.3) Analisi di un caso studio. L\u2019esperienza del Comune di Varese Ligure: dalla Certificazione ambientale ISO 14001 alla registrazione EMAS.<\/strong><\/p>\n<p>Al riguardo merita essere menzionata l\u2019esperienza dell\u2019Amministrazione comunale di Varese Ligure, in Liguria, la cui popolazione ne ha condiviso lo sforzo realizzativo nonch\u00e9 l\u2019eccellente risultato.<\/p>\n<p>Il territorio comunale \u00e8 uno tra i pi\u00f9 estesi dei \u201cpiccoli Comuni\u201d italiani (13.785 ettari con 2500 abitanti circa nel 1998). L\u2019occupazione interessa i settori agricolo, turistico, dell\u2019artigianato e dei servizi.<\/p>\n<p>Varese Ligure ha mantenuto la sua identit\u00e0 culturale senza subire degrado ambientale, situazione favorita da mancanza di industrie, corretta programmazione urbanistica, elevato senso civico degli abitanti.<\/p>\n<p>L\u2018ambiente \u00e8 stato, dal 1990 in poi, l\u2019architrave su cui si sono basati tutti i programmi delle varie attivit\u00e0 comunali:<\/p>\n<p>Conseguenze:<\/p>\n<ul>\n<li>recupero del centro storico del capoluogo, citato dal WWF come esempio di sviluppo sostenibile;<\/li>\n<li>approvazione di un Piano Regionale di Gestione eco-compatibile;<\/li>\n<li>rilancio dell\u2019agricoltura con il passaggio da un\u2019attivit\u00e0 assistita (costante nelle aree interne), che si limitava ad un utilizzo sociale degli aiuti europei, a vera impresa economica e miglior qualit\u00e0 della vita con nuove motivazioni per l\u2019imprenditore agricolo.<\/li>\n<\/ul>\n<p>La chiave di volta che ha reso possibile il salto di qualit\u00e0 \u00e8 stata l\u2019introduzione del metodo biologico attuato da nuove cooperative (coltura dei campi e zootecnia)che operano col metodo biologico. Tale metodo ha attecchito senza difficolt\u00e0 tra gli agricoltori di Varese, culturalmente non abituati ad usare fertilizzanti chimici.<\/p>\n<p>La scelta del biologico \u00e8 stata il primo passo che ha portato prima all\u2019ISO 14001 nel settembre 1999, poi all\u2019EMAS nel dicembre 1999.<\/p>\n<p>L\u2019Amministrazione di Varese Ligure, grazie ad un contestuale concorso di risorse umane assai motivate, ha visto partecipare le proprie componenti sociali con una crescita culturale virtuosa per tutti.<\/p>\n<p>Le scuole hanno dato un valido contributo con programmi innovativi di educazione ambientale. E\u2019 stato effettuato uno studio sul fiume con il concorso del WWF. Inoltre sono stati sperimentati su terreni agricoli innesti e messe a dimora di variet\u00e0 di mele della zona.<\/p>\n<p>La cittadinanza ha ben risposto all\u2019invito della raccolta differenziata con una percentuale del 15%, producendo la met\u00e0 dei rifiuti pro-capite di una citt\u00e0 come Genova: 280 Kg\/anno.<\/p>\n<p>Termini come\u00a0<em>audit, prevenzione, monitoraggio, riesame, formazione dei dipendenti, comunicazione e partecipazione al pubblico<\/em>\u00a0sono diventati di uso comune, al punto che l\u2019esperienza del Comune di Varese \u00e8 servita e serve come modello e campo scuola ad altre Amministrazioni.<\/p>\n<p>Il Comune di Varese Ligure ha ritenuto la certificazione ISO come\u00a0<em>propedeutica<\/em>\u00a0all\u2019EMAS, poich\u00e8 con la prima si \u00e8 meglio organizzata la macchina comunale puntando sull\u2019efficienza dei soggetti sia politici che tecnici, facendoli operare con metodiche a livello europeo. Con la seconda si \u00e8 sviluppato di pi\u00f9 il senso della comunicazione e della partecipazione al pubblico, della valutazione e dell\u2019immagine \u201cVarese\u201d.<\/p>\n<p>Soprattutto per il ritorno d\u2019immagine a fini turistici, la registrazione sulla Gazzetta Europea delle certificazioni ISO e EMAS potr\u00e0 attrarre persone che vorranno optare per localit\u00e0 in grado di offrire una buona qualit\u00e0 ambientale. Da sottolineare come parte del merito della crescita \u00e8 di tutta la collettivit\u00e0 locale, resa partecipe e corresponsabile dell\u2019iniziativa.<\/p>\n<p>I motivi di forza di tale processo sono ascrivibili:<\/p>\n<ul>\n<li>alla comunicazione al pubblico della politica e dell\u2019analisi ambientale, vissuta non solo in maniera formale;<\/li>\n<li>al controllo semestrale da parte dell\u2019Ente certificatore, cui deve sottoporsi il Comune, cosa che non gli consente di rimanere inattivo, pago del primo successo ottenuto;<\/li>\n<li>alla formazione dei dipendenti, che consente agli stessi di acquisire una sempre maggiore professionalit\u00e0;<\/li>\n<li>alle scuole, che trattano l\u2019educazione ambientale come materia a pieno titolo, consentendo agli studenti di trasferire in famiglia le conoscenze acquisite;<\/li>\n<li>al turismo. Ambienti naturali protetti, centri storici e prodotti biologici possono attrarre il turista durante l\u2019intero corso dell\u2019anno, non solo nel periodo di punta del mese di agosto, consentendo flussi turistici costanti nel tempo. Una localit\u00e0 turistica in effetti costituisce una particolare attivit\u00e0 industriale che deve tener conto di risorse disponibili limitate e deperibili; pertanto richiede una precisa, attenta, oculata strategia per uno sviluppo effettivamente sostenibile.<\/li>\n<\/ul>\n<p>I benefici che possono trarre le pubbliche amministrazioni dal modello di gestione sin qui descritto \u00e8 traducibile in:<\/p>\n<p>1. chiarezza e trasparenza<\/p>\n<p>2. esatta documentazione di tutti gli atti espletati<\/p>\n<p>3. precisa definizione di ruoli (chi fa cosa e come lo fa)<\/p>\n<p>4. seguire modelli di buona amministrazione riconosciuti a livello internazionale<\/p>\n<p>5. ridurre errori, costi, sprechi, insomma far bene le cose<\/p>\n<p>6. eliminare mentalit\u00e0 vecchie che sono freno all\u2019innovazione.<\/p>\n<p>L\u2019esperienza di Varese Ligure insegna che qualunque Ente pubblico pu\u00f2 raggiungere buoni risultati se esistono condizioni favorevoli che si basano su determinati punti di forza come:<\/p>\n<ul>\n<li>forti motivazioni nei vari co-attori di tutto il processo, con sforzi convergenti<\/li>\n<li>grande sforzo di comunicazione all\u2019interno e all\u2019esterno<\/li>\n<li>convinzione che chi parte deve arrivare, sarebbe controproducente interrompere le cose iniziate<\/li>\n<li>grande motivazione a creare nuove regole<\/li>\n<li>consapevolezza che eventuali costi (spese per consulenza, enti di certificazione, ore\/lavoro da parte del personale dipendente sottratte ad altri compiti, ecc) si tradurranno in investimenti di grande utilit\u00e0 per l\u2019Ente.<\/li>\n<\/ul>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>5) Considerazioni finali<\/strong><\/p>\n<p>Le politiche Ambientali sono caratterizzate dall\u2019impiego di notevoli risorse finanziarie sia nel settore pubblico che nel settore privato, risorse che vanno sottratte ad altri utilizzi.<\/p>\n<p>In particolare, il settore privato \u00e8 critico riguardo la definizione ed attuazione di tali politiche, per l\u2019alta incidenza dei costi che deve sopportare e che non corrispondono in modo ottimale, per quantit\u00e0 e qualit\u00e0, all\u2019offerta dei prodotti finali.<\/p>\n<p>Dal conto suo, la Pubblica Amministrazione incontra notevoli difficolt\u00e0 nel destinare in modo efficace le risorse finanziarie per il miglioramento ambientale in periodi di crescenti restrizioni fiscali e di difficolt\u00e0 economiche sia nazionali sia, per taluni aspetti, \u201cglobali\u201d.<\/p>\n<p>La ricerca di un possibile punto d\u2019incontro fra questioni economiche ed ambientali inizia verso la fine degli anni 60, con gli studi d\u2019impatto ambientale. Tali formulazioni portarono gradualmente a definire le teorie di uno sviluppo diverso: uno \u201cSviluppo Sostenibile\u201d .<\/p>\n<p>Successivamente, sul finire degli anni 70, gli studi si orientarono a valutare i possibili meccanismi di misura dei benefici e dei costi sociali assunti con la denominazione Analisi Costi Benefici ( ACB).<\/p>\n<p>I principi applicativi si basavano sull\u2019utilizzo delle metodologie derivanti dalla VIA o dall\u2019<em>analisi di efficacia<\/em>.<\/p>\n<p>La formulazione finale considerava criteri direttamente imputabili alle attivit\u00e0, o agli effetti fisici. Pertanto le stime dei benefici servivano come indici per comprendere i conseguenti progetti ambientali alternativi, pur mantenendo i metodi gi\u00e0 standardizzati.<\/p>\n<p>Obiettivo primario dell\u2019ACB \u00e8 mostrare l\u2019effetto del progetto sul valore della produzione e su altri flussi di benessere, cio\u00e8 l\u2019aumento del valore dei beni e dei servizi prodotti.Il limite di questa procedura \u00e8 legata alla necessit\u00e0 dell\u2019esistenza di un mercato con degli speciali indici di domanda e offerta.<\/p>\n<p>Il mancato successo dell\u2019applicazione dell\u2019ACB pu\u00f2 essere individuato nella netta separazione dei modelli economici da quelli ambientali: un progetto non sempre pu\u00f2 avere ricadute economicamente valutabili, basti pensare ai costi ed ai benefici connessi con l&#8217;aumento o la riduzione dell&#8217;inquinamento. In questi casi l&#8217;analisi pu\u00f2 essere di estrema complessit\u00e0.<\/p>\n<p>Nel corso degli anni 90, sono state formulate due nuove metodologie di analisi :<\/p>\n<ul>\n<li>la valutazione strategica Ambientale (VAS)<\/li>\n<li>i sistemi di certificazione ( ecogestione e audit ambientale).<\/li>\n<\/ul>\n<p>Tali metodologie sono caratterizzate da un principio di trasversalit\u00e0 che vede il coinvolgimento di tutti i soggetti istituzionali referenti a livello centrale e territoriale, mediante il contributo delle diverse professionalit\u00e0 specialistiche, per le rispettive materie.<\/p>\n<p>Da tale sinergia emergono le valutazioni della componente naturalistico-ecosistemica su quella paesaggistico-culturale in armonia con i piani ed i programmi definiti dall\u2019UE.<\/p>\n<p>I sistemi di certificazione, ecogestione ed Audit ambientale si collocano come una risposta positiva in favore del comparto produttivo.<\/p>\n<p>Esso si \u00e8 reso consapevole dei danni che ha prodotto e che potenzialmente potrebbe produrre, al punto che ha inserito i diversi tipi di problematiche che potrebbero influenzare l\u2019Ambiente in tutto il processo di filiera.<\/p>\n<p>Il dato rilevante del sistema di certificazione \u00e8 il principio di responsabilit\u00e0 etica del lavoratore sia all\u2019interno della struttura che nei confronti del sistema sociale che viene sviluppato tramite la comunicazione ambientale.<\/p>\n<p>Il Ministero dell\u2019Ambiente ha promosso e sostenuto il Programma Agenda 21 locali\u00a0<sup>14<\/sup>. Tale iniziativa \u00e8 indirizzata a tutti gli Enti locali e gli Enti di gestione che si siano gi\u00e0 impegnati o intendano impegnarsi in tale direzione.<\/p>\n<p>Le Agende 21 locali rappresentano una linea di intervento oggi all\u2019avanguardia per la pianificazione dello sviluppo sostenibile a livello locale.<\/p>\n<p>Il processo di Agenda 21 locale, derivato dalla Conferenza di Rio del 1992, ormai consolidato e convalidato dall\u2019esperienza di numerose realt\u00e0 locali europee e nazionali, si articola in una serie di passi.<\/p>\n<p>In primo luogo \u00e8 essenziale individuare una piattaforma di intervento a livello locale, che porti alla costituzione di un Forum rappresentativo dell\u2019intera cittadinanza da coinvolgere in tutte le fasi del processo. Esso \u00e8 attuato attraverso una strategia d\u2019intervento e la successiva individuazione delle priorit\u00e0 ambientali, frutto di un\u2019attenta analisi dello stato dell\u2019ambiente locale.<\/p>\n<p>In tale contesto, viene introdotto un sistema di gestione ambientale (SGA) secondo le procedure EMAS (Eco-Management and Audit Scheme) e ISO 14001 (International Standard Organization). All\u2019interno di realt\u00e0 organizzative quali possono essere gli Enti, detto sistema viene sviluppato con l\u2019obiettivo di valutare e promuovere miglioramenti costanti dell\u2019efficienza ambientale delle organizzazioni stesse.<\/p>\n<p>Il nuovo regolamento europeo sull\u2019adesione volontaria delle organizzazioni al sistema comunitario EMAS, detto EMAS II, prevede che questo schema comunitario, a tutt\u2019oggi riservato in Italia solo alle attivit\u00e0 produttive, possa essere applicato anche alle pubbliche amministrazioni, come da tempo avviene in Inghilterra e come prossimamente avverr\u00e0 in Italia.<\/p>\n<p>Inoltre, l\u2019adozione di un SGA certificato EMAS pu\u00f2 diventare strumento efficace di comunicazione con il pubblico e con altri soggetti, poich\u00e9 uno dei requisiti minimi previsti consiste nella necessit\u00e0 di redigere e rendere pubblica una dichiarazione ambientale.<\/p>\n<p>In conclusione, anche sulla base dell\u2019esperienza offerta dal Comune di Varese Ligure, \u00e8 possibile affermare che i tempi sono ormai maturi per l\u2019applicazione di una metodologia integrata delle istanze economico-sociali e quelle ambientalistico-conservatrici.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 di cui la societ\u00e0 \u00e8 tuttora carente \u00e8 una cultura multidisciplinare, che si scontra con la formazione unicamente di tipo specialistico.<\/p>\n<p><em>L\u2019auspicio, per il futuro, \u00e8 che le nuove generazioni possano avvicinarsi a tali problematiche con senso razionale, pi\u00f9 che su base istintiva, per garantire i principi di efficienza ed efficacia dell&#8217;azione.<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Bibliografia<\/strong><\/p>\n<p>1. M. BRESSO: L\u2019economia ecologica, Roma, Nis, 1994<\/p>\n<p>2. B. DELOGU, M. DUBINI, P. GIUIUZZA: Gestire l\u2019ambiente, Milano, Pirola, 1996<\/p>\n<p>3. EC &#8211; European Commission: Application of environment impact assessment and methodology, Brussels, EC, 1996<\/p>\n<p>4. G. GUERINI: risorse naturali, ambiente e crescita industriale, Roma, ed. Kappa, 1991<\/p>\n<p>5. OECD &#8211; Organisation for Economic Cooperation and Development: The economic appraisal of environmental projects and policies: a practical guide, Paris; OECD, 1995<\/p>\n<p>6. P. SCHMID DI FRIEDBERG, G. MALCEVSCHI: Guida pratica agli studi d\u2019impatto ambientale, Milano, Il sole 24 ore, 1998<\/p>\n<p>7. UNEP &#8211; United Nations Environment Program: Environment Impact Assestment, NY, UNEP, 1996<\/p>\n<p>8. F. ZANGHIERI: La comunicazione ambientale e l\u2019impresa, Bologna, Il Mulino, 1998<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>NOTE<\/strong><\/p>\n<p><sup>1<\/sup>\u00a0Il punto di riferimento per i sistemi di qualit\u00e0 restano le norme della serie Iso9000, per le quali si attende una revisione ove \u00e8 gi\u00e0 evidente un avvicinamento alle norme ambientali e della sicurezza; il\u00a0<strong>quality management process model<\/strong>\u00a0\u00e8 infatti molto simile a quello dell\u2019Iso14001.<\/p>\n<p><sup>2<\/sup>\u00a0La norma volontaria relativa alla gestione ambientale \u00e8 la ISO14001 inserita complessivamente nella nuova versione del Regolamento EMAS. Gli elementi di armonizzazione tra i due sistemi sono l\u2019analisi ambientale preliminare e l\u2019analisi dei rischi, i requisiti legali, la gestione delle emergenze e la comunicazione.<\/p>\n<p><sup>3<\/sup>\u00a0Pur non esistendo una norma ISO specifica, la BS8800 \u00e8 una linea guida che integra il sistema di gestione della salute e sicurezza ambientale di lavoro con il sistema di gestione aziendale.<\/p>\n<p><sup>4<\/sup>\u00a0Gli Stati Uniti, considerati un Paese leader dello sviluppo tecnologico, risentono, tra l\u2019altro, di una tradizione culturale che presenta forti contraddizioni come:<\/p>\n<p>&#8211; la scoperta della dinamica accelerata della societ\u00e0 moderna, e le problematiche derivanti, come delineate da Tocqueville;<\/p>\n<p>&#8211; il rifiuto di una societ\u00e0 esclusivamente tecnologica e la tendenza a cercare rifugio in una natura incontaminata;<\/p>\n<p>&#8211; la grande tradizione dei parchi nazionali risalente alla seconda met\u00e0 del XIX secolo, nonch\u00e9 la nascita dei primi movimenti \u201cconservazionisti\u201d gi\u00e0 attivi negli anni \u201820;<\/p>\n<p>&#8211; la consapevolezza del ruolo innovativo del Paese ma anche dell\u2019esaurimento dei \u201cgrandi spazi\u201d.<\/p>\n<p>Si consiglia P.SCHMIDT DI FRIEDBERG, S.MALCEVSCHI\u00a0<em>Guida pratica agli studi di impatto ambientali<\/em>, Milano, Il Sole 24 Ore, 1998;<\/p>\n<p><strong>UNEP\u00a0<\/strong>&#8211; United Nations Environment Program,\u00a0<em>Environmental Impact Assestement<\/em>, NY, UNEP,1996;<\/p>\n<p><strong>OECD<\/strong>\u00a0 \u2013 \u00a0Organism for Economic Co-operation and Development,\u00a0<em>The Economic Appraisal of Environmental Projects and Policies,:a pratical guide<\/em>, Paris, OECD, 1995;<\/p>\n<p><strong>EC\u00a0<\/strong>&#8211; European Commissione,\u00a0<em>Application of Environment Impact Assestement and metodology<\/em>, Brussels, EC, 1996.<\/p>\n<p><sup>5<\/sup>\u00a0Nel 1975 fu creato il Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (FESR) dopo l\u2019adesione di Gran Bretagna, Irlanda, e Danimarca alla Comunit\u00e0 Europea . Il Fondo riceveva una dotazione annuale di bilancio del 95%, destinato ad azioni comunitarie a sostegno alle misure di politiche comunitarie ed alle misure di politiche regionali degli Stati membri . Successivamente sono stati istituiti il Fondo Sociale Europeo (FSE), il Fondo Europeo per le strutture Agricole (FEOGA) e da ultimo il Fondo di Coesione. Obiettivo primario di questi Fondi \u00e8 di promuovere uno sviluppo competitivo ed una crescita, da ridurre il pi\u00f9 possibile la disparit\u00e0 regionali esistenti. I nuovi regolamenti dei Fondi strutturali sono stati fissati nel documento AGENDA 2000, per il periodo 2000-2006.<\/p>\n<p><sup>6<\/sup>\u00a0Il riferimento \u00e8 relativo al Piano di sviluppo del Mezzogiorno (Psm) 2000-2006.<\/p>\n<p><sup>7<\/sup>\u00a0Programmi operativi (Po) per le Regioni Obiettivo 1 e i Documenti unici di programmazione (Docup) per le regioni Obiettivo 2.<\/p>\n<p><sup>8<\/sup>\u00a0Per i collegamenti della VIA con l\u2019analisi economica costi-benefici si veda:<\/p>\n<p>&#8211; G. QUERINI,\u00a0<em>Risorse naturali, ambiente e crescita industriale<\/em>, Roma, ed Kappa, 1991;<\/p>\n<p>&#8211; M. BRESSO,\u00a0<em>L\u2019economia ecologica<\/em>, Roma, Nis, 1994.<\/p>\n<p><sup>9<\/sup>\u00a0B.DELOGU, M.DUBINI, P.GIUIUZZA, Gestire l\u2019ambiente, Milano, Pirola, 1996.<\/p>\n<p><sup>10<\/sup>\u00a0La Commissione europea sulla base dell\u2019 art. 12 del Regolamento n.1836\/93 (sistema EMAS) ha recentemente riconosciuto la validit\u00e0 della norma BS 7750 come criterio applicativo del sistema EMAS. Stesso trattamento \u00e8 stato effettuato al sistema standard irlandese 15310 ed a quelli spagnoli UNE 77\/801\/94 e UNE 77\/802\/94.<\/p>\n<p><sup>11<\/sup>\u00a0A cura di F.ZANGHIERI,\u00a0<em>La comunicazione ambientale e l\u2019impresa<\/em>, Bologna, Il Mulino, 1998.<\/p>\n<p><sup>12<\/sup>\u00a0Questo aspetto della\u00a0<strong>non predeterminazione<\/strong>\u00a0\u00e8 l\u2019elemento caratteristico contestato principalmente dagli operatori che utilizzano in via esclusiva e prioritaria, il sistema VIA per le analisi ambientali.<\/p>\n<p><sup>13<\/sup>\u00a0In Italia l\u2019organismo competente per l\u2019esecuzione dei compiti previsti dal Regolamento 1836\/93 \u00e8 il Comitato Ecolabel-Ecoaudit-Sezione EMAS Italia, c\/o ANPA, Roma.<\/p>\n<p>A livello europeo \u00e8 possibile avere informazioni consultando il sito web\u00a0<a href=\"http:\/\/europa.eu.int\/en\/comm\/dg11\/emas.htm\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/europa.eu.int\/en\/comm\/dg11\/emas.htm<\/a><\/p>\n<p><sup>14<\/sup>\u00a0Vedasi al riguardo il documento \u201cCarta delle citt\u00e0 europee per un modello urbano sostenibile\u201d approvato dai partecipanti alla Conferenza Europea sulle citt\u00e0 sostenibili \u2013 Alborg (Danimarca) 27 maggio 1994.<\/p>","protected":false},"template":"","meta":{"_acf_changed":false,"_lmt_disableupdate":"","_lmt_disable":""},"autori":[1018],"fascicolo":[51],"class_list":["post-1031","articolo","type-articolo","status-publish","hentry","autori-stefano-gomes","fascicolo-febbraio-2002"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.0 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Oikonomia - Metodologie d&#039;intervento per la gestione ambientale<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Leggi l&#039;articolo a cura di Stefano Gomes, pubblicato nel numero di Febbraio 2002. 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