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Il Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa
Francesco
Compagnoni
Il fatto
che il testo è composto nell’edizione italiana da 300 pp. di contenuto e
200 di indici mette in risalto che si tratta di un’opera di
consultazione, una specie di manuale.
Il lavoro è stato in cantiere per 5 anni presso il Pontificio Consiglio
della Giustizia e della Pace ed ha usufruito dell’opera di un notevole
staff di esperti da ogni parte del mondo. Nel frattempo è cambiato anche
il capo del Dicastero: all’inizio era il vietnamita Nguyen Van Thuan,
oggi è Renato Martino, che per lunghi anni è stato rappresentante
vaticano a New York presso l’ONU. Inizialmente il titolo previsto era
Catechismo, ma si è poi ripiegato su quello attuale, ritenendolo
meno impegnativo. Il compendio idealmente fa parte dei testi
fondamentali nati dal Vaticano II come il nuovo codice del Diritto
Canonico, i testi della riforma liturgica, il Catechismo della Chiesa
Cattolica, che nell’intenzione della Santa Sede costituiscono un insieme
di direttive intese ad applicare le indicazioni conciliari di
rinnovamento.
Le citazioni sono essenzialmente dalla Sacra Scrittura e dai documenti
ecclesiali papali e dei vari Dicasteri della Santa Sede, soprattutto dal
Catechismo. Gli unici autori citati sono quelli ecclesiastici del
periodo patristico, più S. Tommaso (il maggiormente richiamato) e S.
Teresa di Gesù Bambino (Atto di offerta all’Amore Misericordioso: con
una sua citazione termina il testo del Compendio, n. 583). Tra le fonti
‘laiche’ troviamo solo la Carta delle Nazioni Unite (1945), la
Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo (1948) e la Convenzione
dei diritti del fanciullo (1989).
L’intenzione generale è dunque quella di offrire una breve esposizione
organica delle posizioni ufficiali della Chiesa sui temi sociali ed
economici riunendo insieme indicazioni dalle encicliche, dal Catechismo
e dai documenti dei Dicasteri vaticani. Non si tratta però di una
compilazione materiale, in quanto è stato necessario delineare un quadro
teoretico generale nel quale inserire i frammenti, trovare uno schema
organico che permettesse di organizzare il materiale per temi specifici
e dare indicazioni per la loro applicazione nell’azione ecclesiale.
Infatti ci troviamo di fronte non ad una trattazione teoretica bensì ad
uno strumento che, se abbiamo ben capito, si pone tra la dottrina
teoretica e l’azione sul campo.
Le tre istanze citate hanno dato origine alle tre Parti nelle quali il
Compendio è diviso: una Prima Parte di ‘metateoria’ (cap. 1 Il
disegno di amore di Dio per l’umanità; cap. 2 Missione della
Chiesa e Dottrina Sociale; cap. 3 La persona umana e i suoi
diritti; cap. 4 I principi della dottrina sociale della Chiesa),
ed una Seconda Parte di temi specifici (famiglia, lavoro, vita
economica, comunità politica, comunità internazionale, l’ambiente, la
pace). La Terza Parte ha un unico capitolo: Dottrina sociale e azione
ecclesiale, ma di notevole utilità operativa.
Non vanno poi trascurate le 10 pagine dell’Introduzione, dedicate
a Un umanesimo integrale e solidale, né le 6 pagine finali della
Conclusione: Per una civiltà dell’amore. Questi due titoli
indicano bene da dove la Dottrina Sociale della Chiesa (DSC) vuole
partire e dove vorrebbe condurci.
Chi siano gli autori, secondo la tradizione vaticana, non è dato sapere
ufficialmente. Possiamo però dire che Giampaolo Crepaldi, Segretario del
Pontificio Consiglio, ha lavorato molto al documento come anche che
hanno dato contributi Ignazio Sanna (dell’Università Lateranense) e
Mario Toso (dell’Università Salesiana di Roma). Sembra evidente nella
parte economica anche l’opera di Stefano Zamagni (dell’Università di
Bologna).
L’impresa portata a termine dal Pontificio Consiglio non è cosa da poco.
Infatti se nel periodo immediatamente successivo al Vaticano II la
giustificazione medesima della DSC, accusata di ideologia in senso
marxista, era stata messa fortemente in discussione dall’interno stesso
della Chiesa, attualmente le tendenze ecclesiali sono diverse. Le une,
chiamiamole di alternativa sociale, la vorrebbero schierata con la
sinistra solidaristica, le altre, chiamiamole borghesi, vorrebbe una
piena accettazione del mondo capitalistico. Al di fuori della Chiesa poi
le cose sono ulteriormente diversificate. Infatti sia i movimenti
solidaristici che capitalistici non cristiani sono schierati su
posizioni liberali, nel senso che vorrebbero che la Chiesa cattolica
abbandonasse alcune sue posizioni morali tradizionali: riguardo agli
embrioni, all’eutanasia, al divorzio, magari anche sull’assolutezza dei
diritti umani, o sulla necessità che la coscienza non sia autorefenziale.
Il testo è ufficialmente indirizzato ai Vescovi (n. 11) “che troveranno
le forme più adatte per la sua diffusione e la sua corretta
interpretazione”. Da un punto di vista realistico l’influenza di questo
testo passa attraverso le Facoltà di Teologia e nei Seminari, ma
soprattutto le associazioni ecclesiali, come è ampliamente messo in
risalta dalla Terza Parte. I partiti cattolici, presenti nel passato in
Europa, o non esistono più o hanno un rapporto con la Chiesa molto
labile e diverso dal passato. In un passato non troppo lontano la forma
organizzativa della Chiesa era rappresentata dalla formazione del clero
diocesano e religioso e dalla estesa compattezza della miriadi di
associazioni laicali. Entrambi gli ‘eserciti’ sono molto cambiati dopo
il Concilio, per cui anche la diffusione delle idee all’interno del
corpo ecclesiale dovrà seguire vie diverse e differenziate (nn.
528-533). Comunque riteniamo che il Compendio possa contribuire
all’orientamento soprattutto di coloro che determinano e costruiscono i
programmi associativi di formazione.
Il paragrafo Trascendenza della salvezza e autonomia della realtà
terrene (nn. 45-48) è essenziale per comprendere il modo nel quale
il Compendio intende la relazione tra rivelazione cristiana e
consistenza naturale delle realtà terrene.“Si può anzi affermare che la
distinzione fra religione e politica e il principio della libertà
religiosa costituiscono un’acquisizione specifica del cristianesimo, di
grande rilievo sul piano storico e culturale” (n. 49)
L’affermazione è conseguente a quanto già detto al n. 45: “Quanto più
l’umano è visto alla luce del disegno di Dio e vissuto in comunione con
Lui, tanto più esso è potenziato e liberato nella sua identità e nella
sua stessa libertà che gli è propria”.
Nel paragrafo Natura della dottrina sociale della Chiesa viene
pienamente accettata la svolta teoretica impressa a suo tempo da
Giovanni Paolo II: la DSC è di natura teologica e specificamente
teologico-morale. Questo significa che essa trae il suo fondamento
essenziale nella Rivelazione biblica e nella Tradizione della Chiesa, ma
“La fede e la ragione costituiscono le due vie conoscitive della
dottrina sociale, essendo due le fonti alle quali essa attinge: la
Rivelazione e la natura umana” (n. 75). Pertanto “La DSC si giova di
tutti i contributi conoscitivi, da qualunque sapere provengano, e
possiede un’importante dimensione interdisciplinare” (n. 76).
Il n. 80 è dedicato alla comprensione che il Magistero ha della DSC sia
a livello papale che episcopale. “In quanto parte dell’insegnamento
morale della Chiesa, la dottrina sociale riveste la medesima dignità ed
ha la stessa autorevolezza di tale insegnamento”.
“La dottrina sociale implica altresì responsabilità relative alla
costruzione, all’organizzazione e al funzionamento della società:
obblighi politici, economici, amministrativi, vale a dire di natura
secolare, che appartengono ai fedeli laici, e non ai sacerdoti e ai
religiosi. Tale responsabilità compete ai laici in modo peculiare, a
ragion della condizione secolare del loro stato di vita e dell’indole
secolare della loro vocazione: mediante tali responsabilità, i laici
mettono in opera l’insegnamento sociale e adempiono la missione secolare
della Chiesa” (n. 83).
Sarebbe stato forse opportuno affermare anche che i laici, proprio nel
loro impegno secolare, traggono dalla prassi utili punti di vista,
scoperte e suggerimenti che propongono nella Chiesa e che, se opportuno,
verranno in seguito integrati nel Magistero. Ci sembra che questo
risponda all’esperienza storica degli ultimi 150 anni di DSC. Proprio
perché essa “non è pensata da principio come un sistema organico, ma si
è formata nel corso del tempo” (n. 72), la DSC riceve linfa
dall’esperienza, positiva e negativa, dei membri tutti della Chiesa che
in tal modo partecipano al compito universale cristiano di insegnare. Il
Magistero, quando assume i loro contributi e li integra con la
Tradizione, dà la garanzia di autenticità evangelica alla DSC e in
questo esplica la sua specifica ed unica funzione all’interno della
Chiesa stessa e di fronte alla società.
Alla collaborazione dei laici è dedicato tutto il paragrafo Dottrina
sociale e impegno dei fedeli laici (n. 541 e ss.) ed all’interno di esso
particolarmente rilevanti sono i nn. 549 e 550 esplicitamente dedicati
alla DSC e l’esperienza asso ciativa. Il n. 554 e ss. trattano del
servizio alla cultura dei fedeli laici. Questo aspetto è estremamente
importante oggi, dal momento che viviamo nella società della
comunicazione globalizzata, dove i contenuti culturali vengono
moltiplicati all’infinito sia quantitativamente che qualitativamente.
Vorremmo concludere questa presentazione con una della ultime frasi del
Compendio: “Finalità immediata della DSC è quello di proporre i principi
e i valori che possono sorreggere una società degna dell’uomo. Tra
questi principi, quello della solidarietà in qualche misura comprende
tutti gli altri”.
Pontificio Consiglio
della Giustizia e della Pace
Compendio della Dottrina Sociale della
Chiesa
Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano, 2004, pp. 519, € 15
Indice
SIGLE VII
ABBREVIAZIONI
BIBLICHE
IX
LETTERA DEL CARD.
SODANO XI
PRESENTAZIONE
XV
INTRODUZIONE
UN UMANESIMO INTEGRALE E SOLIDALE
PARTE PRIMA
CAPITOLO PRIMO
IL DISEGNODI AMORE DI DIO PER L’UMANITA’
I.
L’AGIRE LIBERANTE DI DIO NELLA STORIA DI ISRAELE
13
II.
GESU’ CRISTO COMPIMENTO DEL DISEGNO DI AMORE DEL
PADRE 17
III.
LA PERSONA UMANA NEL DISEGNO DI AMORE DI
DIO 20
IV.
DISEGNO DI DIO E MISSIONE DELLA
CHIESA 26
CAPITOLO SECONDO
MISSIONE DELLA CHIESA E DOTTRINA
SOCIALE
I.
EVANGELIZZAZIONE E DOTTRINA
SOCIALE
32
II.
LA NATURA DELLA DOTTRINA
SOCIALE
38
III.
LA DOTTRINA SOCIALE NEL NOSTRO TEMPO: CENNI
STORICI 47
CAPITOLO OTTAVO
LA COMUNITA’ POLITICA
I.
ASPETTI
BIBLICI
206
II.
IL FONDAMENTO E IL FINE DELLA COMUNITA’
POLITICA 209
III.
L’AUTORITA’
POLITICA
214
IV.
IL SISTEMA DELLA
DEMOCRAZIA
222
V.
LA COMUNITA’ POLITICA A SERVIZIO DELLA SOCIETA’
CIVILE 227
VI.
LO STATO E LE COMUNITA’
RELIGIOSE
229
CAPITOLO NONO
LA COMUNITA’
INTERNAZIONALE
I.
ASPETTI
BIBLICI
233
II.
LA REGOLE FONDAMENTALI DELLA COMUNITA’
INTERNAZIONALE 235
III.
L’ORGANIZZAZIONE DELLA COMUNITA’
INTERNAZIONALE 240
IV.
LA COOPERAZIONE INTERNAZIONALE PER LO SVILUPPO
244
CAPITOLO DECIMO
SALVAGUARDARE L’AMBIENTE
I.
ASPETTI BIBBLICI
248
II.
L’UOMO E L’UNIVERSO DELLE
COSE
250
III.
LA CRISI NEL RAPPORTO TRA UOMO E AMBIENTE
253
IV.
UNA COMUNE
RESPONSABILITA’
256
CAPITOLO UNDICESIMO
LA PROMOZIONE DELLA PACE
I.
ASPETTI
BIBLICI
267
II.
LA PACE: FRUTTO DELLA GIUSTIZIA E DELLA
CARITA’ 269
III.
IL FALLIMENTO DELLA PACE: LA
GUERRA
271
IV.
IL CONTRIBUTO DELLA CHIESA ALLA
PACE 282
PARTE TERZA
CAPITOLO
DODICESIMO
DOTTRINA SOCIALE
E AZIONE ECCLESIALE
I.
L’AZIONE PASTORALE IN AMBITO
SOCIALE 287
II.
DOTTRINA SOCIALE ED IMPEGNO DEI FEDELI
LAICI 295
CONCLUSIONE
PER UNA CIVILTA’ DELL’AMORE
INDICE DEI
RIFERIMENTI
323
INDICE ANALITICO
349
INDICE
GENERALE
507
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