Rivista di etica e scienze sociali / Journal of Ethics & Social Sciences

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v. 1)  Questo era nei (miei) desideri: un pezzo di terra non tanto grande,pdf
dove ci fosse un orto e vicino alla casa una fonte di acqua perenne
e un po' di bosco oltre a queste cose: di più e
meglio hanno fatto gli dèi: va bene! Non chiedo nulla di più,

v. 5) o figlio di Maia (lett.: nato da Maia), se non che (tu) mi renda questi doni di mia proprietà.
Se non ho reso il mio patrimonio più consistente con mezzi illeciti
nè ho intenzione di render(lo) più esiguo con il vizio o con la colpa,
se, da stolto, non rivolgo (agli dèi) nessuna di queste preghiere: “O se si potesse
aggiungere quell'angolo così vicino, che ora rende irregolare il (mio) campicello!”

v. 10) “O se qualche colpo di fortuna mi facesse trovare un vaso (pieno) di soldi, come a quello
che, (da) bracciante (che era), trovato un tesoro, arò
quello stesso campo, dopo averlo comprato, (diventato) ricco con l'amicizia
di Ercole!”, se quello che ho (mi è) gradito (e) mi appaga, con questa preghiera ti invoco:
rendi grasso il bestiame al padrone e tutto il resto eccetto

v. 15) il cervello, e, come sei solito, assistimi (come) il massimo custode.
Dunque, da quando mi sono ritirato dalla città sulla roccaforte di (questi) monti,
che cosa dovrei cantare prima con le satire e la Musa pedestre?
Non mi distrugge il fastidioso brigare, né l'afoso scirocco,
né l'autunno malsano, (stagione di) guadagni per l'acerba Libitina.

v. 20) O padre mattutino, o Giano, se preferisci sentirti chiamare (così).
(tu) da cui gli uomini intraprendono le prime fatiche della vita operosa (lett.: delle opere e della vita),
- così piacque agli dèi - sii per me inizio del canto.
A Roma mi trascini (a far da) garante: “Suvvia,
Sbrigati, affinchè nessuna adempia al compito prima (di te)!”

v. 25) Sia che l'Aquilone spazzi le terre, sia che l'inverno trascini
il giorno nevoso con un giro più stretto, è necessario andare.
Poi, dopo aver detto in modo chiaro e fermo ciò che può nuocermi,
devo lottare in mezzo alla folla e far prepotenza a chi è lento (lett.: ai lenti).
“Ma che vuoi, pazzo?” e “Che cosa fai?” uno screanzato (mi) assale

v. 30) con imprecazioni adirate: “Tu travolgeresti tutto ciò che ti ostacola
se per caso corri col pensiero memore a Mecenate”.
Ciò mi piace ed è per me come il miele (lett.: è a me di miele), non mentirò. Ma, appena
si è giunti al tetro Esquilino, cento affari altrui
mi saltano addosso sulla testa e al fianco. “Roscio ti pregava

v. 35) di assisterlo domani prima delle otto al Puteale”.
“Gli scribi ti pregavano, Quinto, che ti ricordassi di ritornare
oggi per una cosa importante e nuova e di interesse comune”.
“Fai in modo che Mecenate imprima il sigillo su questi documenti”.
Avresti un bel dirgli: “Proverò”, “Se vuoi, puoi” aggiunge e incalza.

v. 40) Se ne saranno andati già sette anni, anzi otto (lett.: il settimo anno più vicino all'ottavo)
da quando Mecenate cominciò a considerarmi nel numero
dei suoi (amici), solo per questo, per far salire in carrozza qualcuno che volesse
facendo un viaggio e per confidargli sciocchezze
di questo tipo: “Che ora è?”, “Il trace Gallina è pari a Siro?”

v. 45) “I freddi del mattino mordono già quelli poco prudenti”,
e cose che si ripongono bene in un orecchio pieno di fessure.
Per tutto questo tempo di giorno in giorno e di ora in ora (sempre) più soggetto
all'invidia (è stato) il nostro (Orazio). Aveva assistito ai giochi insieme (a lui),
aveva giocato nel campo (Marzio), tutti (a dire): “Figlio della fortuna!”

v. 50) Una voce agghiacciante si diffonde dai rostri per i crocicchi:
chiunque (mi) viene incontro, mi consulta: “O caro - infatti
è inevitabile che tu (lo) sappia, poiché sei a stretto contatto con gli dèi -
hai sentito qualcosa dei Daci?” “Nulla, davvero”. “Tu sarai( lett.: come sarai)
sempre un burlone!” “Ma che tutti gli dèi mi tormentino

v. 55) se so qualcosa”. “Allora? Cesare ha intenzione di dare le terre
promesse ai soldati (veterani) in Sicilia o in suolo italico?”
Mentre giuro che non so nulla, mi ammirano come l'unico
mortale evidentemente (capace) di straordinario e profondo silenzio.
Tra queste cose si spreca per (me) misero il giorno non senza (simili) rimpianti:

v. 60) “O campagna, io ti rivedrò e quando mi sarà lecitopdf
ora coi libri degli antichi, ora con il sonno e con ore di inattività
abbandonarmi al felice oblio della vita affannosa?
Oh, quando le fave, parenti di Pitagora e insieme
i legumi ben conditi con grasso lardo, (mi) saranno imbanditi?

 

 

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